La madre di tutte le Riforme (parte 1)

Domenica 6 dicembre 2020 arrivò la notizia dell’ultima ora: in ambito ecclesiale Papa Francesco ha approvato il nuovo statuto dell’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF), cambiandone la denominazione che sarà “Autorità di Supervisione e Informazione Finanziaria” (ASIF). Siamo in clima di riforme, dove molti sperano caldamente che Papa Francesco possa dare un volto nuovo alla Chiesa cattolica incoraggiando il superamento della fase di scandali e immoralità che l’hanno colpita negli ultimi decenni e secoli. A quanto si apprende da fonti vaticane la revisione adottata rientrerebbe “nella complessiva riforma voluta da Papa Francesco per la Santa Sede e lo Stato Città del Vaticano, finalizzata a una maggiore trasparenza e al rafforzamento dei controlli in ambito economico-finanziario” per “allineare Statuto e compiti autorità”. Fin qui le voci di informazione di massa.
Subito avverto un contrasto di opinioni frullarmi nella mente: Vangelo alla mano, quando mai Gesù Cristo ha sollecitato gli apostoli e i discepoli a fondare un impero finanziario per la salute della Cristianità? E per contrapposizione, oggi, quanto si parla di interessi mondani, di denaro, e quanto di salvezza delle anime e di concretezza nell’applicazione dei Valori morali? Sì, è fuor di dubbio, Papa Francesco si dà un gran da fare per realizzare riforme sugli aspetti statutari e funzionali della sua Chiesa ma, poi, che cosa ne proviene di efficace e duraturo per quanto riguarda il messaggio d’amore del Maestro evangelico?

Per vederci un po’ più chiaro proviamo a inoltrarci fra le mura vaticane e andiamo a cercare negli angoli meno appariscenti della struttura quali misteri possano essere disvelati. Da subito l’attenzione viene attratta da quanto accade in quella che si presenta come una vera e propria politica ecclesiale, con tanto di campagne elettorali per l’elezione del sommo pontefice, di dibattiti, di fazioni, di pressioni psicologiche. Più in largo nella cerchia degli affari vaticani c’è chi accenna a intrighi, a menzogna, a sfiducia, a paura, addirittura a tentativi di spionaggio. Viene da pensare che l’interesse generale non sia tanto diretto al bisogno di diffondere le parole di Cristo, quanto piuttosto mosso dalla smania di affrontare quella che si presenta come la piaga inestinguibile delle finanze vaticane.
Mettiamo piede nelle stanze segrete del Vaticano e scopriamo che l’andamento di tali finanze non sempre è stato ligio a correttezza e a trasparenza, come quando, nel 2012, si verificò con lo scandalo Vatileaks attorno alla causa sulla sottrazione di documenti segreti oppure sotto la direzione di Mons. Marcinkus allorché si parlò di associazione mafiosa avvalorata da tipi conosciutissimi come Calvi e Sindona.
Un caso che lascia molto a riflettere è quello riguardante il Cardinale Tp all’ombra del quale si svolsero fatti oscuri di clientelismo, di corruzione, di copertura di comportamenti sessuali immorali, con la movimentazione di enormi somme di denaro. Si disse persino di omosessualità, di droga e corruzione nella curia. Un evento particolare è possibile intravedere incontrando un Ordine ecclesiastico, quello dei “Legionari di Cristo” fondato da Marcial Marciel, dal quale sarebbero partite ingenti quantità di valuta destinate, nelle mani del Card. Tp, alle opere di religione. Si viene poi a sapere che Marcial Marciel non era nuovo all’attrazione esercitata dal profumo di valuta e di questo si era interessato già Papa Benedetto XVI nel 2005 allorché i Legionari di Cristo si trovavano in rapporti stretti con donatori abbienti e con certe istituzioni finanziarie, potendo in tale situazione disporre di forti quantità di denaro di cui buona parte era destinata al Vaticano. Fra le riforme episodiche dovute a Papa Francesco spicca quella che prevedeva l’inflizione di una pena, ridotta alla recita di alcune preghiere, a sacerdoti macchiatisi di abusi sessuali su minori. Venivano d’incanto a scomparire le precedenti riforme in materia di comportamento morale instaurate da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI.
I nostri passi ci portano in una stanza successiva dell’itinerario intrapreso, dove da una testimonianza di Cicioberlicio veniamo a sapere del lusso e degli sperperi in voga fra gli uomini di Dio, tanto che ad alcuni di loro, altolocati e benviventi, vennero appioppati certi epiteti tanto ridicoli quanto eloquenti. Nella stanza successiva è il confidente Taramanara a illustrarci testimonianze di evasione fiscale, di riciclaggio di denaro, di notevoli capitali elargiti alla Congregazione della Propaganda Fide e a quella per le Cause dei Santi, devoluti questi ultimi ai processi di beatificazione e di canonizzazione. Ancora oltre facciamo ingresso nella sala dell’Obolo di San Pietro, l’organizzazione vaticana incaricata di recepire le donazioni dei fedeli che piovono alla cadenza di oltre 50 milioni di Euro all’anno. Ancora Cicioberlicio si espone temerariamente nel confidarci che tali donazioni, o una parte di esse, sarebbero state dirottate all’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) per finanziare la campagna presidenziale di Hillary Clinton. Nella Segreteria per l’Economia, ci dice nell’orecchio, furono trovati oltre 900 milioni di Euro non registrati nei bilanci, che alla distanza di un anno sarebbero dovuti salire a quota 1.400.
Ci tallona di presso Taramanara che dà a vedere una frenesia incontenibile di rivelarci altro; ed ecco che si avvicina e ci racconta dell’Ospedale del Bambino Gesù dai conti finanziari del quale, nel 2013, furono deviati 400 mila Euro e convogliati a coprire le spese per la ristrutturazione dell’appartamento di 17 stanze occupato dal Card. Xy, alto prelato dello Stato Vaticano. Un malloppo di 30 milioni di Euro, inoltre, sarebbe stato usato indebitamente, senza che ne fosse stata data notizia al Papa. Poi veniamo a sapere che è la stessa APSA a gestire i conti di clienti privati e ad aprire a loro favore una serie di conti criptati appoggiati a banche svizzere.
Attorno a tutti questi loschi affari prospera un giro di corruzione. C’è, è vero, un Tribunale dello Stato della Città del Vaticano che dovrebbe indagare su queste devianze e irregolarità, ma pare non abbia mosso un dito; anzi, tentativi avanzati da individui onesti per denunciare i crimini sul profilo finanziario sono stati affossati, quando non sottoposti a severe misure punitive.
Nel procedere per le stanze del lungo androne capita di venire a conoscenza di altre tresche e frodi architettate sulla scena degli interessi finanziari. Qui si va a parlare senza mezzi termini di appropriazione indebita per decine di milioni di Euro investiti in società svizzere le quali, a dare seguito alle indiscrezioni, parevano non esser estranee neppure a turpi commerci di armi, a traffici di droga, a riciclaggi di denaro. In tali vicende fa la comparsa niente meno che l’Ordine religioso dei Francescani dell’Immacolata il cui fondatore, padre Manelli, ebbe a scontrarsi con padre Fidenzio Volpi allorché quest’ultimo, per incarico del Papa, si premurò di riportare giustizia all’interno dell’Ordine, non senza ricorrere, per certi versi, a una sorta di regime del terrore. Padre Volpi accusò il confratello Manelli di presunta frode, di falsificazione di documenti e di appropriazione indebita, arrivando al punto di porre sotto sequestro una bella somma di 30 milioni di Euro dalle casse della Missione dell’Immacolata Mediatrice e del Terzo Ordine dei Frati Francescani dell’Immacolata. Furono le suore dell’Immacolata a volersi appellare alla sentenza del Tribunale della Segreteria Apostolica; cosa quasi sorprendente, ottennero ragione dal prefetto della Segnatura, Card. Raymond Burke il quale, per questa sua decisione favorevole alla richiesta delle suore, venne istantaneamente rimosso dall’incarico su ordine di Papa Francesco.

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