Battaglione Alpini Saluzzo. Prima e dopo Caporetto – Parte 3 di 3

Battaglione Alpini Saluzzo. Prima e dopo Caporetto

Parte III di 3

In Val Resia

Marco Pascoli, nel suo lavoro La Battaglia dimenticata della Val Resia – 25-29 Ottobre 1917 (Ed. Gaspari, Udine 2014), descrive minuziosamente i fatti d’armi seguiti alla disfatta di Caporetto, comprendendoli nell’arco di appena cinque giorni, ma densi di significato storico-militare.

Allorché al batt. Saluzzo pervenne l’ordine di ritirata per Sella Prevala, la 21a compagnia fu lasciata di retroguardia al Gruppo Rombon. A Sella Prevala la 21a era chiamata a contrastare il passo agli austriaci, cosa che realizzò con valore. Allora il batt. Saluzzo poteva contare sulla forza di 358 Alpini e 14 ufficiali.

Il 23 ottobre la 22a compagnia del batt. Saluzzo, con a capo il Ten. Osvaldo Martina, fu comandata di portarsi a Goricica Planina. Il trasferimento fu bersagliato da intensi bombardamenti che sacrificarono via facendo una trentina di Alpini. Di qui a Sella Prevala le difficoltà si inasprirono per l’insidia nemica e per le condizioni proibitive del tempo. La trasferta per Sella Prevala si concluse il mattino del 25 ottobre. Altri quindici Alpini, privati, come detto, dell’essenziale, subivano gli insulti del congelamento per non essere stati equipaggiati dei capi di vestiario invernali.

Al batt. Saluzzo era stato affidato l’incarico di assicurare la buona riuscita della marcia di ripiegamento per le nostre truppe, nello spostamento che avrebbe condotto alla Sella Prevala. Il batt. Saluzzo, superata una prova durissima per via della tormenta che non dava tregua, arrivò alla Sella alle 7 del mattino del 25 ottobre, ma già gli austriaci stavano in attesa per sorprendere gli Alpini al varco. I giorni dal 25 ottobre, con l’arrivo a Sella Prevala, sino al 27, furono teatro di aspri confronti armati, nei quali gli Alpini eccelsero in valore.  Si sviluppò infatti un repentino e violento fuoco tra le due formazioni contendenti. La mattina del 27 divampò una furibonda lotta fra la 22a del batt. Saluzzo e una formazione austriaca, costata quindici nostri caduti. Fu il Col. Cavarzerani, comandante della Difesa Va Raccolana, in quel frangente, a decidere manovre adatte a scongiurare il pernicioso aggiramento di marca austro-tedesca, ordinando al Batt, Saluzzo il ripiegamento da Sella Prevala a Sella Grubia e Sella Buia. Ormai gli avversari mantenevano salde posizioni alla testata della Val Resia; toccò allora alla 23a del batt. Saluzzo provvedere a presidiare il tratto che congiungeva due passaggi critici: il Passo di Terrarossa e la Sella Grubia. 

Intanto il Magg. De Giorgis, dopo che il Col. Cantoni subentrò al Col. Caverzerani al comando del Gruppo di Sella Prevala, il 26 ottobre passò al comando del Sottosettore Rombon-Sella Prevala-Canin. Il comando del batt. Saluzzo, pertanto, veniva affidato al Capitano Giovanni Mauro, e la 21a Compagnia fu assegnata al Ten. Alessandro Radaeli.

Il proseguimento della ritirata fino a Sella Buia, come accennato, aveva costretto le nostre truppe a transitare per le fiancate e la cresta del Monte Canin, per Sella Grubia e per il Passo di Terrarossa. Ma raggiungere Sella Buia fu un’esperienza tormentosa che, nelle condizioni di gelo, di bufera e di scarsissimo approvvigionamento di generi di sussistenza, lasciò numerosi Alpini sfiniti sulle piste impervie e sulle bianche distese di neve. Quelli che arrivarono alla meta, a detta del Ten. Radaeli, erano in uno stato pietoso. Da Sella Buia in poi, il 28-29 ottobre, alla volta di Stolvizza: non s’intravvedeva altro possibile spiraglio di salvezza.

A Sella Buia i reduci del Rombon erano chiamati a contrastare e vanificare tentativi portati dagli austro-tedeschi per muovere dalla Val Resia verso il Canale di Raccolana poiché, nella località di Saletto, a metà circa del Canale, erano attive ancora truppe italiane. Le minacce di rapida avanzata della colonna Eduard Mollinary von Jekova e delle forze condotte dal Col. von Wodtke in Val Resia si facevano sempre più vicine, non solo per la Val Resia, ma altresì per il Canale di Raccolana. La sera del 28 ottobre riprendeva voce l’ordine di ritirata lungo il Canal del Ferro, in direzione della Stazione della Carnia. Le truppe del Rombon, già provate ai limiti della sopportazione nei quattro giorni di aspri confronti a fuoco e da una marcia di ripiegamento irta di pericoli e difficoltà di ogni sorta, finirono per trovarsi circondate dalle colonne austro-tedesche. Il Magg. De Giorgis abbracciò la risoluzione di porre a difesa della Sella Buia i combattenti rimasti, inviando in ricognizione pattuglie che, quasi tutte, non fecero più ritorno, perché tratte in prigionia. Era stato lo stesso Magg. De Giorgis a portare con sé il resto delle truppe al seguito, ma la loro sorte non fu dissimile a quella delle pattuglie: tutti prigionieri, forse duecento uomini, forse mille, a seconda delle deposizioni e delle interpretazioni in sede di Commissione di Inchiesta.

Anche alla 22a pervenne l’ordine di ritirata, verso le ore 21 del 27 ottobre. Fra nebbia, neve e tormenta la 22a si pose a retroguardia del battaglione che avrebbe percorso il tragitto dal ricovero Canin al Passo di Terrarossa e a Sella Buia dove il reparto pervenne il 28 ottobre. Ancora a retroguardia del battaglione, la 22a, per ordine del Magg. De Giorgis, avrebbe scortato il contingente in direzione della Val Resia, non presentandosi altra via d’uscita.

Il Magg. De Giorgis dispose quindi il batt. Saluzzo su tre plotoni schierandoli a presidio della mulattiera discendente dalla zona Canin e di Stolvizza. La 21a stava di riserva al Ricovero Regina Margherita con altre due compagnie di Fanteria. Questi contingenti sostarono a Sella Buia sino al giorno successivo, allorché il Magg. De Giorgis scorse una colonna avversaria diretta verso Chiusaforte. Niente proseguimento allora per il Canale di Raccolana, meglio decidere per la Val Resia. Fu dunque presa la via per Stolvizza, ma l’abitato era ormi in mano agli Hessen. Infine, vista l’impossibilità di trovare un’ulteriore via di sbocco, bloccati sul posto dalle pattuglie austriache armate di mitragliatrici, fu la resa delle armi.

La 23a compagnia del batt. Saluzzo, con a capo il Ten. Lelio Castagna, si era mossa per raggiungere la Sella Prevala, ma a causa di una fitta nebbia perse la direzione e finì per trovarsi sul Plesivech. Tornato sui suoi passi, il Ten. Castagna ritrovò il Cap. Ghidella (14a del batt. Dronero) e al suo fianco affrontò una serie difficilissima di scontri armati, fidando nelle poche munizioni rimaste e ricorrendo a produrre frane di roccia pur di creare impedimenti all’avanzata degli avversari, sino al momento della resa senza scampo avvenuta il mattino del 26 ottobre, con l’intero reparto composto ancora forse di 1.500 uomini. Si parlò di circa 600 uomini pervenuti a Sella Prevala il 25 ottobre e di circa 350 per coloro che raggiunsero Sella Buia il mattino del 28: più di quattro Alpini su dieci erano rimasti sul terreno. La discesa verso Stolvizza in Val Resia aveva richiesto ancora il superamento della cresta e dei baratri del Canin, in quanto il fondo valle già pullulava di truppe austriache. La traversata per raggiungere il Passo di Terrarossa e Sella Buia si era svolta a una quota che superava quasi sempre i 2000 metri. Molti Alpini si persero per strada, per fatti di congelamento e per incidenti dovuti alle insidie del percorso, tanto che a Sella Buia, il 28 ottobre, il Magg. De Giorgis non disponeva che di uno sparuto gruppo di quei 350 uomini, per la maggioranza appartenenti al batt. Saluzzo. Poi, alla spicciolata, si aggiunsero altri reduci, per un afflusso di circa due centinaia, provenienti da Sella Prevala. In questa situazione si arrivò a contare, per la 21a del Ten. Goatelli, una forza ridotta a una quarantina di uomini disponibili alla difesa.

Marco Pascoli- La Battaglia Dimenticata della Val Resia – Ed. Gaspari – 2014

Sella Buia, come conferma Marco Pascoli, non fu soltanto un ripiego per offrire la salvezza ai nostri corpi inseguiti dagli invasori austro-tedeschi, ma si offrì come un indispensabile punto di collegamento fra le formazioni in ritirata postate sulla Alta Val Resia, tenendo pertanto a bada la colonna austriaca Mollinary.

Come a buon proposito descrive Marco Pascoli, il 27 ottobre 1917 sulla Sella Prevala i nostri Alpini si difendevano mentre incalzava la CCXVI Brigata della Divisione austriaca Edelweiss, comandata dal Gen. Heinrich Wieden von Alpenbach. La Divisone Edelweiss faceva parte del I Corpo d’Armata austroungarico, comandato dal Gen. Alfred Krauss, responsabile dei fatti d’arme dal Rombon a Sella Prevala. Erano i reduci dai combattimenti sul Cukla-Rombon ossia gli appartenenti al batt. Saluzzo, al Borgo San Dalmazzo e al Dronero, componenti il 2° Reggimento Alpini insieme ad altre formazioni di Fanteria e di Alpini. Inizialmente si contavano circa 3.500 uomini ma, quando si riunirono a Sella Prevala, non ne erano rimasti più di mille. A Sella Prevala i reduci dell’esodo di Caporetto dovettero difendersi aspramente dagli attacchi dei Rainer e dei Kaiserjäger.

Il batt. Saluzzo, con la 21a, raggiunse l’obiettivo il mattino del 28 ottobre, dove lo colse il compito di impedire agli austriaci il passaggio dalla Val Resia al Canale di Raccolana. Di qui, allora, il conflitto si spostò al Canale di Raccolana, dove il batt. Saluzzo si scontrò con le retrovie di una colonna austriaca diretta verso Chiusaforte sul Canal del Ferro. Al di là delle intemperie per l’imperversare di una situazione meteorologica estremamente ostile, gli Alpini dovettero fare i conti con l’esiguità delle dotazioni personali, di vitto e di armamento: esaurite le munizioni, non c’era verso di ottenerne il rifornimento. Falcidiato dalle avversità che nei giorni 26 e 27 ottobre 1917 travolsero le nostre formazioni, il batt. Saluzzo aveva perso intorno a un centinaio di Alpini e quattro ufficiali. Non sarebbe dovuto tardare il momento che le nostre forze, già accerchiate, sarebbero cadute esse pure nelle mani degli austriaci.

In quanto alla 22a compagnia del batt. Saluzzo, cadde anch’essa nella trappola di Stolvizza, dove si accertò che i suoi ranghi non contavano ormai più di una ventina di Alpini.

Il Ten.Col. Trincheri, comandante del battaglione Ceva, il 27 ottobre radunò i superstiti della Stretta di Saga e del Monte Rombon, insieme alla compagnia complementare del batt. Saluzzo al cui comando stava il Ten. Cesare Parola e li riordinò con il compito di impedire agli austriaci di raggiungere la confluenza del Canale di Raccolana, in modo che le nostre truppe del Fella potessero proseguire in buon ordine la ritirata. Il mattino del 29 ottobre il Col. Emilio Alliney, al comando della Difesa Avanzata della Val Resia, ordinò il ripiegamento su Resiutta, allo sbocco della Val Resia, nei pressi di Moggio Udinese, con proseguimento verso Tolmezzo e la destra del Tagliamento. Nel corso del mattino dello stesso gioreno il movimento fu pressoché completato.

Il 29 ottobre la compagnia complementare coprì il tragitto Resiutta – Stazione della Carnia – Tolmezzo e si dispose a difesa della riva destra del Tagliamento. Ma il 4 novembre anche questa posizione dovette essere abbandonata. Il 3 novembre sera si era formato il così denominato Gruppo Cantoni, dal nome del suo comandante che condusse la schiera così costituita in direzione di Clauzetto, di Maniago, di Pielungo, nella speranza di trovare un varco di salvezza per la via di Tramonti. Ormai quasi senza munizioni, i nostri fecero l’impossibile per salvarsi dal tiro ravvicinato delle mitragliatrici austriache. Erano rimasti soltanto una cinquantina, quasi tutti feriti e con le armi per lo più inservibili. La disavventura di questo Gruppo terminò con la resa del Col. Cantoni, del Ten. Parola, di altri cinque o sei ufficiali e di quei pochi Alpini rimasti.

Il batt. Saluzzo non contava ormai più di un’ottantina di Alpini e la stessa 21a non disponeva che di una quarantina di uomini atti al combattimento.

Ufficiali e Alpini fatti prigionieri ottennero l’Onore delle armi da un Maggiore austriaco che aveva ammirato l’ardore e il coraggio degli Alpini negli scontri verificatisi a Sella Prevala. In tutte queste disavventure e nei pericoli corsi si distinse in particolare, fra gli altri, il Cap. Giovanni Mauro per coraggio ed esempio profuso tra i suoi Alpini.

Il Col. Mollinary, a capo della CCXVII brigata austriaca, relazionò circa il numero dei prigionieri caduti nelle sue mani a Stolvizza: 30 ufficiali con 300 uomini di truppa; altri 17 ufficiali e 31 uomini presi in una azione precedente.

L’odissea del batt. Saluzzo aveva annoverato il reparto al Rombon il 24 ottobre, a Sella Prevala il 26 e 27, a Sella Buia il 28, a Stolvizza il 29; questo il consuntivo di cinque giorni terribili, vissuti nell’incubo degli agguati e in una serie di sofferenze che sarebbe ancora troppo lunga a descriversi. Anche per questi ultimi difensori delle linee già conquistate la mala sorte spalancò le porte della prigionia in quel di Stolvizza. Il destino del batt. Saluzzo doveva portarlo nei pressi di Carpeneto (PC), con le compagnie 21a e 22a, al comando del Magg. Vincenzo Villa. Il 6 dicembre 1917 il battaglione si trasferì a Edolo, poi a Monno, in Val Camonica. Infine, a Incudine, in Val di Pezzo, e al Tonale. Il nuovo anno portò il batt. Saluzzo a Pontagna, al Colle Aprica, a Santa Caterina Valfurva. Il 23 marzo si ricostituì la 23a compagnia presso Bormio.

Immagine di Copertina tratta da Italia.it.

Lascia un commento