Battaglione Alpini Saluzzo. Prima e dopo Caporetto
Parte II di 3
Il 3 agosto 1916 al batt. Saluzzo veniva conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare per la conquista del Cukla e il 27 agosto il battaglione otteneva il cambio dalle compagnie 13a e 14a del Borgo San Dalmazzo.
La posizione del Rombon rivestiva una grande importanza sotto il profilo tattico e strategico, diciamolo ancora, per il controllo che consentiva di allargare sulla Val Koritnica, sulla posizione del Ravelnik, dello Javorcek e dello Svjniak. Delle truppe austriache, chi deteneva il comando dal Rombon al Ravelnik, era l’Obstl Kuchynka.
Su ampia scala erano al comando del IV Corpo d’Armata italiano il Gen. Tassoni, del Settore Rombon il Gen. Ghersi, dell’Artiglieria di Corpo d’Armata il Gen. Assante, e del 2° Alpini il Gen. Piacentini che aveva sostituito il Gen. Frugoni.
Il 28 luglio 1916 al Ten.Col. Emilio Alliney era stato affidato il comando del Settore Rombon. La puntata offensiva italiana iniziò alle 6,30 con un bombardamento, però, non proprio efficace come sarebbe stato nelle attese: esisteva un’unica via di infiltrazione per raggiungere le postazioni austriache sulla cima del Rombon, ma i colpi sparati dalla nostra Artiglieria non arrivarono ad aprire un passaggio confacente alla bisogna. Occorreva inoltre superare un lungo tratto allo scoperto, irto di ostacoli, che faceva degli Alpini facile bersaglio per le armi automatiche degli austriaci. Nonostante le gravi perdite, furono ordinati tentativi di assalto successivi, ma tutti destinati al fallimento.
Il Gen. Ghersi fissò alla data del 14 settembre 1916 l’attacco al Rombon. Per il batt. Saluzzo la direzione di attacco volgeva dalla quota 1583 alla cima del Rombon, m 2208 e, più in particolare, sul Settore Destra Rombon, dall’area così denominata dei Pini Mughi sino alla quota 1300.
Al primo attacco, sulla linea estesa tra il Rombon e la quota 1583, fu mandata avanti la 21a del batt. Saluzzo, capeggiata dal Ten. Giuseppe Tornatore. Le rimanenti compagnie, la 22a e la 23a, agivano di rincalzo. Negli scontri seguiti rimasero feriti il Tenente Tornatore e il Maggiore Barbieri che in quel momento era al comando del batt. Saluzzo. L’impresa era costata 249 morti, 819 feriti e un centinaio di dispersi. Il batt. Saluzzo aveva perso tre ufficiali e 13 Alpini, oltre a 11 ufficiali e 240 Alpini feriti e 25 dispersi.
Il fallimento dell’attacco al Rombon fu addebitato a una inadeguata preparazione dell’azione e alla scarsa dotazione di mezzi a disposizione. Il giorno precedente l’attacco si poteva far conto su un solo pezzo d’artiglieria che era stato portato sul Plesivec, e su un altro che si trovava poco distante. Mancò inoltre il tempo occorrente per l’inquadramento degli obiettivi da raggiungere. Ma anche concorse, non ultima, la indubbia potenza sviluppata dalla parte austriaca.
Le disavventure del 16 settembre 1916 avrebbero avuto un seguito con il concepire un nuovo attacco, per iniziativa del Gen. Ghersi il 27 settembre, dopo le conquiste italiane del Cukla il 23 agosto 1915 e il 10 maggio 1916. Il 9 ottobre 1916 il batt. Saluzzo si portava in zona “Sacro Cuore”, non lontano dal Rombon. Nel novembre 1916 il Gen. Tassoni passò al comando della Zona Carnia, al posto del Gen. Lequio, mentre al Gen. Ghersi fu affidato il comando di Corpo d’Armata e al Gen. Alliney quello del 3° Alpini, nel maggio 1917.
Sull’Altare del Rombon
16 Settembre 1916
Poco dopo le 8 antimeridiane tre compagnie del batt. Saluzzo iniziarono l’attacco al Rombon, muovendo dai pressi della linea austriaca dei Pini Mughi a quota 1582, mentre un accanito duello di artiglierie si accendeva per contendere la cima del Rombon. Ma l’impeto degli Alpini del Saluzzo fu arrestato da un’irresistibile reazione delle armi automatiche austriache, tanto che la giornata si chiuse con una obbligata ritirata, viste anche le perdite assai gravi, comprese quelle che gravarono sul batt. Saluzzo. Ancora una volta avevano giocato a favore degli austriaci la incompleta preparazione del nostro attacco, il dover solcare zone già sotto il mirino delle mitragliatrici avversarie, la sfavorevole posizione delle nostre artiglierie che si prestavano facili a essere a loro volta bersagliate.
Verso sera furono due ufficiali del batt. Saluzzo, Lorenzo Gallo e Carlo Clerici, a spingersi in avanti per recuperare i corpi dei Caduti: ne portarono indietro quindici, oltre le piastrine di riconoscimento e i documenti di altri dodici che, per le condizioni del momento, dovettero essere lasciati sul campo.
Il Maggiore Barbieri parlò di tre ufficiali uccisi e di dieci feriti, oltre a tredici Alpini morti, 240 feriti e 25 dispersi, come già accennato. Gli ufficiali caduti in combattimento appartenevano alla 22a compagnia: S.Ten. Umbero Vallarino, aspirante Guglielmo Pampuri, aspirante Mauro Bianchetti.
Il 23 settembre 1916 il batt. Saluzzo lasciò le erte infernali del Rombon e si trasferì a Serpenizza e a Plusne.
I Caduti venivano sepolti in cimiteri provvisori nelle adiacenze dei luoghi di battaglia. Massimo Peloia, nel suo Destinazione Rombon, ne dispone un dettagliato elenco, da pag. 310 a pag. 324, da cui raccolgo una serie di nominativi di Caduti del batt. Saluzzo e di alcuni del 2° Alpini. Soltanto del Saluzzo si annoverano le seguenti sepolture:
Cimitero dell’Addolorata: risultavano ivi sepolti gli Alpini Frigo Domenico del 1892, caduto il 16-9-1916, e Imerito Candido del 1884, caduto il 29-4-1916.
Al Cimitero dei Roccioni si trovavano i sepolcri di: Dompé Francesco del 1893, caduto il 16-9-1916, Lischetti Luigi del 1896, caduto il 16-9-1916, S.Ten. Guglielmo Pampuri, del 1882, caduto il 16-9-1916, Pavese Camillo del 1889, caduto l’8-4-1916.
Al Cimitero dell’infermeria del 2° Reggimento Alpini risultavano le sepolture di: Bossa Pietro del 1890, Durando Carlo del 1887, Fino Chiaffredo del 1893, Ricotti Pietro del 1895.
Nel Cimitero di Planina Goricica si potevano trovare le tombe degli Alpini: Allocco Giovanni del 1884, caduto il 4-5-1916, Belosali R., Bernardi Bartolomeo del 1891, caduto il 16-6-17, Sergente Bollati Severi del 1889, caduto il 10-1-1917, Bosca Giuseppe del 1983, caduto l’8-1-1917, Rovera Costante, Cariati Pietro del 1883, caduto il 16-1-1917, Citesili, Cortesi Carlo del 1883, caduto il 7-1-1917, De Vita Antonio del 1891, caduto il 16-12-1916, Delfino Chiaffredo del 1898, caduto il 25-10-1917, Fantone Domenico del 1885, caduto il 6-1-1917, Cap. Isoardi Felice del 1893, caduto il 16-9-1916, Magnino (Prino) Pietro del 1891, caduto il 21-12-1916, Mellano Giacomo del 1894, caduto il 16-1-1917, Perini Riccardo del 1897, caduto il 29-4-1917, Roasio Francesco del 1890, caduto il 5-5-1916, Sanino Filippo del 1884, caduto il 16-1-1917, Trespoli Enrico, 2° Alpini, del 1898, caduto il 18-7-1917.
Cimitero di Plusne. 2° Reggimento Alpini: Adamo Andrea, Bardellino Battista, Bernardo Luigi, Sergente Bertoletti Carlo, Borello Pietro, Boris Giovanni di Saluzzo, Brunesti Michele, Cavallo Enrico, Dalmasso Grato, De Rocco Angelo, Dutto Agostino, Faliozzi Costantino, Fenocchio Giulio, Golé Matteo, Gullino Michele di Saluzzo, Sergente Manino Giacomo Giuseppe di Saluzzo, Marcarino Francesco Giuseppe, Moiso Melchiorre, Robbione Giovanni Battista, Roatelli Chiaffredo, Sbocefaro Antonio, Vittori Luigi.
Cimitero di Plusne. Batt. Saluzzo: Chicco Bartolomeo di Barge del 1892, caduto l’11-5-1916, S.Ten. Galeotto Alfredo del 1894, caduto il 24-12-1916, S.Ten. Gallo Matteo del 1895, caduto l’8-5-1916, Giusiano Bernardo del 1897, caduto il 16-1-1917, Giusiano Pietro Antonio del 1893, caduto il 16-1-1917, Grasso Leonardo Giuseppe del 1882, caduto il 16-1-1917.
Cimitero di Serpenizza. Allio Pietro di Paesana (Valle Po): Ten. Besozzi Martino del 1891 – 23a del batt. Saluzzo, caduto l’11-5-1916, – 2° Reggimento Alpini: Brao Pietro, Calamari Agostino, Gai Giovanni, Minisini Augusto, Morel Chiaffredo, Pavese Francesco, Perrin Ferdinando, Rinaudo Domenico, Testa Giovanni, Viberti Pasquale.
Il Ten.Col. Luigi Pettinati e il Ten.Col. Luigi Piglione, entrambi decorati con MOVM, erano sepolti a Caporetto, con 1.000 Caduti italiani e 350 austriaci.
Una insigne memoria deve essere altresì conservata per gli Alpini caduti per la conquista del Cukla appartenenti al batt. Saluzzo e provenienti dal Comune di Barge, residenza di chi scrive: Trecco Costanzo del 1891, caduto il 27-4-1916, Sergente MAVM Marconetto Giorgio del 1890, caduto il 4-5-1916, Ferrero Giuseppe del 1883, caduto il 6-1-1917, Mattalia Bartolomeo del 1889, caduto il 6-1-1917, Marcon Pietro del 1891, disperso il 16-9-1916, Airasca Michelangelo del 1895, disperso il 25-10-1917, Chiri Stefano del 1887, caduto il 10-8-1916, Carle Domenico del 1894, caduto il 4-5-1916, Re Giovanni del 1895, caduto il 4-5-1916, Chicco Bartolomeo del 1892, caduto l’11-5-1916.
Tornando alle operazioni militari, sappiamo che ai primi di novembre 1916 al IV Corpo d’Armata (costituito da circa 135 mila uomini) venne comandato il Ten.Gen. Alberto Cavaciocchi e nello stesso mese il batt. Saluzzo faceva parte del Settore Saga nel contesto della 50a Divisione (Gen. Arrighi), IV Corpo d’Armata.
Il nuovo anno di guerra, 1917, vedeva schierata contro le nostre forze la XXVI Brigata da Montagna della 93a Divisione austriaca.
La forza del batt. Saluzzo, a fine maggio 1917, ammontava a 30 ufficiali e 1.294 Alpini effettivi. Attorno al mese di giugno 1917 il batt. Saluzzo si spostava da Serpenizza e prendeva posizione a Caporetto. Il 16 agosto 1917 si trovava a Kamno, circa sei chilometri a Sudest di Caporetto, sulla riva sinistra dell’Isonzo.
L’anno, peraltro, iniziava con il novero di nuovi lutti, come quello che colpì a morte dieci Alpini e lasciò 17 dispersi del batt. Saluzzo per la caduta di una valanga. Fu una serie tragica di perdite per eventi naturali, che dovette ripetersi minacciosa in successivi tristi eventi.
Il batt. Saluzzo faceva parte del IV Corpo d’Armata (Gen. Cavaciocchi), integrato nella 46a Divisione (Ten.Gen. Amadei), nel contesto dell’undicesima Battaglia dell’Isonzo. Deteneva la responsabilità del territorio proteso fra il Monte Pleca, a Nord, e il Krn Volarje-Dolje verso Sudest di Kamno.
Caporetto
Era dunque il tempo in cui stava divampando l’11a Battaglia dell’Isonzo (dal 18 agosto al 12 settembre 1917). La destinazione del batt. Saluzzo era per la prima linea dello Sleme, su un fronte di 1200 metri da presidiare. A dirimpetto delle compagini italiane erano schierati circa 120 battaglioni austro-tedeschi, un’entità veramente temibile per la minaccia che rappresentavano. L’obiettivo ambizioso, quelli del Saluzzo, lo avevano proprio davanti agli occhi: ancora il Rombon, con il vicino Cukla.
Il 24 ottobre 1917 fu il giorno che segnò una svolta fatale per le sorti della guerra, con la penetrazione delle forze austro-tedesche della 14a Armata in territorio italiano e con lo smacco delle posizioni difensive sul nostro fronte orientale. Il nostro Esercito, nonostante fosse dotato di una forza che superava un milione e 800 mila uomini, dispiegati in 856 battaglioni con la dotazione di quasi settemila pezzi di artiglieria e di 42 squadriglie di arei, subì completamente o quasi l’attacco per poi retrocedere sulle linee arretriate, fino al Grappa-Piave.
Contro il Rombon i nostri Alpini tentarono più volte, a muovere dal Cukla, assalti risolutivi per conquistarne la cima, ma dovettero piegarsi sotto la tempesta delle mitragliatrici austriache che li falciavano con relativa facilità, anche perché l’assalto imponeva, come già detto, l’attraversamento di terreno scoperto, assai accidentato e il superamento di strettoie obbligate che costituivano bersaglio facile per le armi austriache. Si doveva affrontare il confronto armato in condizioni avverse che si opponevano all’avanzata, come il dover proseguire dal basso verso l’alto, fra asperità di ogni genere e l’alta probabilità di cadere colpiti a morte.
Con il progredire dei fatti di guerra, anche la concezione dello sferrare gli attacchi dava segni di cambiamento, tanto che da una dichiarazione del Magg. De Giorgis, comandante del batt. Saluzzo,si ricava che il Saluzzo e altri tre battaglioni del 2° Bersaglieri avevano dimostrato di essere “i soli del Corpo d’Armata capaci veramente di fare guerra manovrata”.
A seguito dei fatti occorsi il 24 ottobre 1917 il batt. Saluzzo, insieme a tutto il 2° Reggimento Alpini, dovette abbandonare il teatro di guerra del Rombon e ripiegare sulla linea del Canin, con il superamento della Sella Prevala, dove si appostò a difesa a oltranza contro l’avanzata dei contingenti austro-tedeschi. Tutto era ostile all’eroica difesa profusa dai nostri Alpini: dalla superiorità numerica e in mezzi dell’avversario alle condizioni proibitive poste dalle precipitazioni atmosferiche, ai passaggi improbabili e insidiosi fra le forre del massiccio Monte Canin, sino allo stato di sfinimento fisico degli Alpini, alla fame, al gelo, ad dolore delle ferite riportate negli scontri armati precedenti e nel corso del ripiegamento difensivo, al morale che non poteva essere al livello migliore, alla scarsità e all’esaurirsi delle munizioni senza poter confidare in opportuni rifornimenti.
Già nella mattinata del 24 ottobre gli austriaci si erano fatti presenti con tre attacchi sulle nostre linee occupate dal 2° Reggimento Alpini, respinti ogni volta dai nostri valorosi.
Il 24 ottobre 1917 fu il giorno che impose un’atmosfera di disorientamento fra i nostri Comandi; in aggiunta, il silenzio quasi totale dei nostri cannoni schierati dal Rombon a Gorizia completò il resto della tragedia. La nostra 50a Divisione fu costretta al ripiegamento sulla Stretta di Saga. L’inversione di marcia delle nostre formazioni iniziò il mattino del 25 ottobre allorché il Gen. Rocca (63a Divisione) emanò l’ordine di ritirata per la 36a Divisione e, due giorni dopo, con l’ordine di ripiegamento al Tagliamento, emanato dal Comando Supremo.
Sulle erte del Rombon i nostri avevano dovuto abbandonare le salme di 205 loro commilitoni. Quando si trattò di difendere la Sella Prevala, al batt. Saluzzo restavano solamente 300 Alpini. Dopo Caporetto, dunque, così erano ridotti i precedenti 1.300 Alpini che avevano rappresentato la forza del batt. Saluzzo.
I resti delle Truppe del Rombon, il 24 ottobre, appartenenti alla 50a Divisione, passarono alla Zona Carnia ossia alla difesa del Canale di Raccolana, dopo essersi impegnati nella difesa di Sella Prevala.
La decisione di appostarsi in posizione di combattimento, assunta dal batt. Saluzzo e da altre formazioni italiane a Sella Prevala, fu un motivo di notevole valore strategico, perché valse a trattenere grossi contingenti austro-tedeschi impedendo loro di aprirsi la via verso le pianure con la presa di Chiusaforte, alla confluenza del Canale di Raccolana con il Canale del Ferro.
Immagine di Copertina tratta da Medium.


