Dove vai pensiero?
“Il più solido piacere di questa vita
è il piacer vano delle illusioni”
“Verità, tu sei sparita dalla terra per sempre,
nel momento che gli uomini incominciarono a cercarti”
(Giacomo Leopardi “Zibaldone di Pensieri”)
- Almach. “… interminati spazi… e sovrumani silenzi, e profondissima quiete…” [1]
- Tosco. Ormai ci siamo abituati alle tue sortite liriche. Sto celiando, si capisce, vero? È sempre magnifico ascoltare le tue citazioni. Splendidi suoni in versi, che ben si adagiano al nostro esserci spinti quassù, sul cucuzzolo di questo monte. Come lo chiamano? Nuovamente scordato.
- Tiziano. È un nome che crea qualche difficoltà a lasciarsi pronunciare. Spitzbergen, è una fra le più suggestive elevazioni sulla superficie del nostro satellite.
- Almach. Hanno ragione a dire che bisogna provare a stare in posti come questo, circondati dal vuoto, per poter comprendere cosa significhi realmente sentirsi persi.
- Tosco. Credi che saremmo abbastanza al sicuro? Ho sentito affermare che qui le piogge di meteoriti di ogni dimensione sono un fatto usuale.
- Tiziano. Noi sì, siamo al sicuro. Ci hanno sistemato, vedi quel punto luccicante lassù allo zenit, e altri tre simili che si dipartono da quello a guisa di ombrello in direzione della linea d’orizzonte? Ebbene, proprio di un ombrello si tratta, è un generatore a energia solare di campi magnetici impostati in modo tale da deviare la traiettoria di qualsiasi meteorite. Emette impulsi di varia lunghezza e potenza, verso l’alto rispetto alla posizione da noi occupata ora, impulsi che dirottano particelle cosmiche di un diametro fino a quattro centimetri quando queste si avvicinano sino a cento metri dal campo magnetico. Le deviazioni di corpi più grandi sono effettuate a una distanza direttamente proporzionale alla massa dei corpi in caduta.
- Tosco. Bene, ora va meglio. Anzi, oltre la sicurezza di non essere colpiti da qualche sassolino vagante ci è concesso anche il piacere di assistere allo spettacolo della pioggia di meteoriti attorno a noi. Anche perché ho ancora ben vivo il ricordo di quel bolide che, nella notte fra il sei e il sette agosto 2007, solcò il cielo del Veneto attorno a una velocità di 40 chilometri al secondo: apparso a circa 96 chilometri di altitudine dal suolo nei pressi di Mestre, consumava la sua traiettoria rettilinea visibilissima per quasi due secondi, esaurendosi quando solcava il cielo di Feltre (Belluno) a un’altezza pari a 64 chilometri. Meno male che non è finito a terra!
- Mirach. Si sarebbe dovuto pensare per tempo a un marchingegno del genere, sulla nostra vecchia terra, prima dell’ultima devastante caduta di meteoriti, voglio dire.
- Tosco. Ora ci attende una lunga attesa per il nostro futuro, sempre con la speranza che tutto si ristabilisca laggiù in condizioni accettabili.
- Almach. Amo questo posto, mai in altra occasione potrei contemplare lo spazio siderale come da quassù. Non è soltanto suggestivo; è anche misterioso, affascinante, avventuroso, inquietante. Ne ricavo un senso di serenità, di pace, di conforto.
- Mirach. Lo spazio, dopo tutto, non ci è molto amico.
- Tosco. Che vorrebbe dire, questo?
- Mirach. Che serba per noi, con abbondanza e a sorpresa, una serie di calamità inaspettate.
- Tosco. Non ne sappiamo nulla, noi, di queste calamità.
- Mirach. Poco, pochissimo, poco o nulla in confronto ai pericoli che ci sovrastano dall’alto.
- Tosco. La morte viene dal cielo, eh?!
- Tiziano. È già successo, ripetutamente, e succederà ancora.
- Tosco. Diamo un’occhiata alla storia degli eventi di questo tipo, quella che conosciamo, evidentemente, d’accordo?
- Tiziano. Sì, senza andare troppo lontano, però; non occorre risalire all’ipotesi di ottanta milioni di anni fa, quella dell’asteroide che avrebbe causato l’estinzione dei dinosauri e vai a sapere quali altri stravolgimenti sul nostro pianeta. Abbiamo abbastanza materiale da poterci disporre a una seria riflessione oggi e, per di più, oggi come oggi disponiamo di un apparato tecnologico capace di rilevare fenomeni che sarebbero passati inosservati anche solo un paio di decenni fa.
- Tosco. Credo siamo tutti dell’avviso, no? E allora diamo inizio al nostro viaggio nel mondo del vuoto infinito, là dove hanno origine le minacce cosmiche, killer potenziali per noi.
- Mirach. Era la fine dell’estate del 1998. Tutti erano da circa un mese tornati ai propri posti di lavoro, dopo la pausa ristoratrice delle ferie annuali quando, attraverso una comunicazione scientifica mandata in onda dalla tivù, si venne a sapere di un gravissimo evento verificatosi nello spazio. A una distanza pari a ventimila anni luce, poco di presso alla zona che contraddistinguiamo con la costellazione dell’Aquila. Lì c’è una stella di nuovo tipo, di quelle catalogate dalle ultime osservazioni eseguite con i mezzi dell’epoca. Una stella magnetica. Si diceva che un pezzo della superficie di quella stella si fosse letteralmente spezzato, lasciando sprigionare un enorme fascio di radiazioni “x-gamma”. Questo fascio avrebbe investito il nostro pianeta verso la fine dell’agosto del 1998, proprio nel tempo in cui i vacanzieri spensierati e un po’ tristi per la necessaria ripresa delle usate occupazioni stava facendo ritorno a casa[2].
- Tosco. Ci credo poco. Ossia, arrivo a capire che gli astronomi possano aver registrato una perturbazione di qualche genere nel settore celeste dell’Aquila, ma, ma… dopo ventimila anni, voglio dire! Ci starei di più se mi dicessero che qualche apparecchio ultrasofisticato abbia registrato il bombardamento di quel fascio di radiazioni sulla terra.
- Mirach. Quel che m’è rimasto impresso è soprattutto legato alla sensazionalità della notizia, data la enorme energia che sarebbe stata attribuita a quell’emissione di particelle.
- Tosco. D’altra parte, se veramente c’era tutta quella energia l’effetto ormai l’avremmo dovuto avvertire!
- Mirach. Forse molte cose che sono successe, da allora in qua, potrebbero aver avuto qualche connessione con quell’ondata radioattiva. Forse ne accadranno altre, inaspettate, sorprendenti. Ricordate il 10 marzo 2012? Sì, lo tsunami dal Sole, la tempesta che investì la Terra. Si parlava di un violentissimo tsunami di plasma generato sul Sole in seguito a una formidabile eruzione sulla sua superficie. L’evento aveva prodotto uno sciame di particelle ad alta energia che, così prevedeva allora l’Agenzia americana Noaa per gli oceani e l’atmosfera, avrebbe investito la Terra il 12 marzo e avrebbe raggiunto Marte il dì seguente.[3]
- Tiziano. E dei proiettili vaganti, che se ne dice? Mi riferisco a quegli asteroidi che appaiono e scompaiono, fanno parlare di sé per un po’, poi tutto torna calmo.
- Mirach. Ce ne sono stati tanti, anche recentemente, che hanno letteralmente sfiorato il nostro pianeta. Almeno due di essi si sono infilati addirittura nel breve spazio che separa la Terra dalla Luna, per perdersi poi nelle loro traiettorie sconosciute.
- Tiziano. Sembrano molti cento o duecento mila chilometri, ma sono proprio poco su scala cosmica. Basta un piccolo scarto di rotta e… BANG!
- Tosco. Come ottanta milioni di anni fa!
- Mirach. Sì, soltanto che non ci pensiamo e, se qualche scienziato ne fa cenno, se ne parla per poco, come s’è parlato per pochi secondi soltanto dell’apocalisse radioattiva scatenata dalla stella dell’Aquila.
- Tosco. Forse per fugare l’angoscia. Se vi poniamo mente, però, la cosa si trasforma in una vera spada di Damocle!
- Mirach. Qualche volta se ne parla, un po’ come dire che qualche volta proprio non se ne può fare a meno, ma se ne parla in modo blando, quasi consolatorio e rassicurante, certamente con l’intenzione di allontanare facili tentazioni allarmistiche. Eppure sappiamo benissimo che il nostro pianeta è immerso in un bagno piuttosto denso di questi piccoli proiettili spaziali. Come guadare un fiume infestato da caimani affamati o pullulante di piranha dalla mandibola assassina. Sono bolidi, quelli almeno che rappresentano un pericolo serio per noi, con un diametro superiore ai cento metri e si contano, nel loro girovagare in mezzo alle rotte planetarie, nell’ordine del centinaio di migliaia. I più micidiali, grossi come una montagna dal diametro di mille metri, sono un po’ meno numerosi e ci visitano con minor frequenza, ma costituiscono di certo, nel loro insieme, una popolazione indesiderata di oltre mille pezzi.
- Almach. Qualcuno di questi è stato catalogato, non è vero?
- Mirach. Oh, sì, come se ne sarebbe potuto fare a meno, dopo che ci hanno fatto visita così da vicino! Rammento i comunicati radiotelevisivi che, all’inizio dell’anno 2002, avevano informato del passaggio di un asteroide dello spessore di trecento metri. Si era detto di un “passaggio”, commentando il fenomeno con parole che lo presentavano sotto le apparenze di una cosa spettacolare, assolutamente priva di rischi, quasi gaia. Ma quel pallone di roccia era transitato a una distanza dalla Terra neppure doppia rispetto alla distanza che separa la Terra dalla Luna. Non so se rendo l’idea, un contatto ravvicinato, ci ha sfiorato ancora, capite?! Se quella traiettoria fosse stata coperta con appena quattro ore di scarto l’impatto sarebbe stato inevitabile per la combinazione di prossimità e di attraversamento del campo di attrazione terrestre.
- Almach. Un impatto? E quali le conseguenze?
- Mirach. Come conseguenza immediata si è calcolato che sarebbe stata devastata un’area con un raggio di circa duecento/trecento chilometri. Quel che ne sarebbe derivato lo lascio all’immaginazione. Molto dipende anche dal luogo fisico dell’impatto. La scena sarebbe potuta apparire diversa e gli eventi scatenati avrebbero potuto assumere dimensioni differenti se l’asteroide fosse caduto in un’area densamente abitata, in un grande deserto oppure in pieno oceano. Ma non basta: neppure un mese prima, mentre tutti eravamo indaffarati nel preparare al meglio le feste natalizie e di fine anno,[4] ci passò molto vicino un altro asteroide che aveva una massa doppia rispetto a quella del suo successivo compagno. Ah, ora mi torna in mente, scusate l’amnesia, ricordo quando ci si avvicinò a tergo quello di cui parlavo poc’anzi: era l’otto gennaio del 2002, precisamente le otto e quarantacinque del mattino. Entrambi i bolidi, come tutta la serie dei loro colleghi che puntano a un atterraggio dirompente, furono rilevati dalle antenne radar direzionate sul cosmo. Siamo stati risparmiati anche quella volta, però… prima o poi … – E non è ancora tutto. In quanto a passaggi ravvicinati siamo stati visitati con straordinaria approssimazione da un mini-asteroide. È il “2009 DD45”, scoperto il 27 febbraio 2009 e già dietro l’angolo di casa nei primi giorni di marzo. Molto veloce nella sua corsa, è stato avvistato nei pressi della costellazione della Vela e ci ha quasi fatto lo sgambetto spingendosi molto al di qua della Luna, ad appena 75/80.000 chilometri dal nostro pianeta. Un’inezia, ancora, dopo cinque anni di tregua scorsi senza minacce e timori dallo spazio. Non era un mostro, l’ho infatti presentato come un mini-asteroide, appena trenta metri di diametro, ma immaginatevi lo sconquasso se fosse precipitato su un luogo densamente affollato, la tragedia, l’allarme a oltranza, la psicosi da insicurezza. E se fosse finito negli oceani? Tsunami giganteschi, di conseguenze impensabili sui litorali prospicienti. E se l’avesse inghiottito un deserto? Una nube così vasta e densa di polveri da oscurare il cielo di estese zone per un periodo imprecisabile di tempo. Se, ancora, fosse finito a capofitto fra i ghiacci dell’Antartide? Sconvolgimento nel rapporto ghiaccio-acqua, distruzione di intere catene biologiche, probabili effetti catastrofici sull’equilibrio climatico generale. Ma, vado divagando, proprio nessun effetto collaterale di più grandi dimensioni, che so, sul moto rotatorio della Terra, sull’inclinazione dell’asse terrestre, sulla velocità di rotazione? Sì, però che importa, forse l’uomo è troppo occupato nella corsa demenziale ad accaparrare ricchezze e profitti, a calpestare, distruggere e uccidere, forse troppo distratto in chimere e in fughe dalla realtà, per dare retta a un trenta metri di silice vagante per chi sa dove.
- Tosco. Lasciate che vi aggiorni, veniamo un pochino più vicino a noi. Vi dirò qualcosa di quell’altro intruso, il 2009 DD45 ricordato da Mirach e portatosi il 2 marzo seguente a una distanza da brividi dalla nostra Terra: erano le ore quattordici di quel 2 marzo quando ci passò molto al di qua della Luna, a un 20% appena della distanza che ci separa dal nostro satellite, un nulla in scala astronomica. Non denunciava dimensioni enormi, una robetta di trenta metri di diametro o giù di lì, ma immaginatevi l’effetto di un impatto.[5]
[1] Giacomo Leopardi, L’Infinito
[2] Notizia diffusa da Leonardo, Telegiornale scientifico di Rai3, il 30 settembre 1998.
[3] Da Televideo del 12 marzo 2012.
[4] Era il 16 Dicembre 2001
[5] Da un articolo di Giorgio Bianciardi, su ASTRONOMIA, La Rivista dell’Unione Astrofili Italiani, n° 2, marzo-aprile 2009, pag. 44.
Immagine di Copertina tratta da Hamstead Soundworks.
