HOWARD GARDNER
EDUCARE AL COMPRENDERE
Stereotipi infantili e apprendimento scolastico
Milano, Giangiacomo Feltrinelli, febbraio 1993
Quinta edizione gennaio 1997
(Originale 1991)
12. L’educazione al comprendere negli anni dell’adolescenza
Anche se non si parla quasi mai di una disamina esplicita degli stereotipi e delle precedenti concezioni sbagliate, quando gli studenti lavoreranno insieme ai loro progetti, si interrogheranno tra loro su problemi che li coinvolgono e incominceranno a riflettere sui propri processi di apprendimento, non potranno fare a meno di mettere in discussione queste visioni intuitive. (236)
Gardner è convinto che un ambiente ricco come il museo dei bambini, le esperienze di apprendistato esterne e interne alla scuola, la prassi di valutare il proprio lavoro nel contesto e un insegnamento che fornisca punti di accesso e modelli diversi siano tutte cose capaci di promuovere forme di comprensione più piena e meno fuorviante. (237) Va detto, però, che a essere importanti sono non già i modelli in sé, bensì il pensiero e le indicazioni che essi incorporano. (264)
Una “cultura del dossier di progetto”.
L’approccio che va sotto il nome di Arts PROPEL porta in primo piano ciò che era sempre stato sullo sfondo; l’accento cade sul processo, non sul prodotto; all’alunno si chiede, da un lato, di produrre un cambiamento in se stesso, anziché di aspettare che gli sia imposto dall’esterno, dall’alto, di accettare la possibilità che la valutazione sia un compito del discente stesso, anziché principalmente dell’insegnante. In tal modo abbiamo abbandonato un ambiente educativo in cui domina il compromesso delle risposte corrette e abbiamo dato vita alla creazione di una situazione in cui gli alunni sono disposti ad affrontare i rischi del comprendere. (254)
Stimolazione alla comprensione individuale. Cinque tipi di approccio.
E’ convinzione di Gardner che qualsiasi argomento ricco e fecondo di possibili sviluppi – qualsiasi concetto degno di venire insegnato – può essere affrontato in almeno cinque modi diversi che ricalcano, grosso modo, la molteplicità delle intelligenze. Possiamo pensare all’argomento come a una stanza con almeno cinque porte o punti di accesso. Ogni alunno ha un punto di accesso più congeniale e altrettanto vario è il tragitto destinato a risultare più agevole a ognuno di loro, una volta che sia entrato nella stanza. La conoscenza di questi punti di accesso aiuterà l’insegnante a introdurre nuovi contenuti in forme tali da renderli facilmente assimilabili a un buon numero di studenti. Quando poi questi avranno esplorato altri punti di accesso, saranno anche in grado di sviluppare quella molteplicità di prospettive che è il migliore antidoto a un pensiero stereotipato.
1) Quando si usa un approccio narrativo si presenta una storia o un racconto concernente il concetto in questione. Nel caso dell’evoluzione, si può ripercorrere il corso di un singolo ramo dell’albero evolutivo e magari anche le generazioni di un organismo specifico.
2) Quando si usa un approccio logico-quantitativo, si affronta il concetto sulla base di considerazioni numeriche o di processi di ragionamento deduttivo. Nello studio dell’evoluzione si potrebbe partire dall’incidenza delle diverse specie nelle diverse parti del mondo o nelle diverse epoche geofisiche.
3) L’approccio filosofico-concettuale è quello che esamina gli aspetti filosofici e terminologici del concetto. Un approccio filosofico-concettuale all’evoluzione potrebbe consistere in un’analisi delle differenze tra evoluzione e rivoluzione, delle ragioni dell’origine e dei cambiamenti delle specie, dello status epistemologico della prospettiva teleologica e del finalismo. (256)
4) Rispetto ai precedenti, l’approccio estetico rappresenta una brusca svolta. Qui l’accento cade su quelle caratteristiche esteriori e sensoriali che appaiono affascinanti o che riescono a catturare l’attenzione. Nel caso dell’evoluzione, ad attivare la sensibilità estetica può essere la considerazione della struttura dei diversi alberi evolutivi o lo studio dei cambiamenti della morfologia degli organismi nel tempo.
5) Il quinto e ultimo tipo di approccio è quello esperienziale. Alcuni studenti imparano di più da un approccio pratico, affrontando direttamente le cose che incarnano o rappresentano i concetti. Coloro che desiderano impadronirsi dei concetti legati al fenomeno dell’evoluzione potrebbero far nascere numerose generazioni di drosofile (il moscerino dell’aceto) e osservare quali mutazioni avvengono.
Un insegnante capace, per venire a una definizione, è una persona capace di aprire un gran numero di finestre diverse sullo stesso concetto: attiverà in tempi diversi approcci diversi. (257)
L’uso di una molteplicità di approcci può rappresentare uno strumento potente per affrontare concezioni sbagliate, preconcetti e stereotipi degli studenti. (258)
Tra concezioni iniziali, primi copioni, stereotipi e forme primitive di comprensione da un lato, e comprensione piena degli esperti disciplinari dall’altro, c’è una distanza enorme. Occorre che le procedure educative descritte vengano messe in atto in una gamma di istituzioni educative che vanno dalla scuola per l’infanzia fino alla scuola secondaria superiore, e forse fino all’università e oltre.
Un’educazione che prenda sul serio le idee e le intuizioni del bambino ha probabilità di successo molto maggiori di quella che le ignora o perché le giudica prive di importanza o perché le considera destinate a scomparire da sole. Le idee del bambino piccolo – il teorico in erba – sono alquanto robuste e probabilmente resteranno vitali per tutta la sua esistenza. Solo se queste idee verranno prese sul serio, attaccate e alla fine corrette o trasformate, in modo che possano farsi strada concezioni più evolute e comprensive; solo allora diventerà possibile un’educazione al comprendere. (259)
13. Il comprendere come obiettivo globale per l’individuo e per la nazione
Il problema non è rappresentato tanto dagli insuccessi dell’apprendimento scolastico tout court, quanto dalla difficoltà di integrare le conoscenze notazionali e concettuali trasmesse dalla scuola con le robuste forme di conoscenza intuitiva maturate spontaneamente durante i primi anni di vita. (260)
La storia raccontata fin qui.
I) Prima parte del libro: i bambini sviluppano una vasta gamma di concezioni intuitive ancora prima di entrare nella scuola. Mettono a punto robuste e funzionali teorie della materia, della vita, delle menti degli altri individui, delle proprie e di se stessi. Essi sono aiutati da diversi vincoli, alcuni dei quali sono iscritti nel genoma, mentre altri sono una funzione delle particolari circostanze della loro cultura e altri ancora l’espressione dei loro stili e delle loro inclinazioni più peculiari. Queste loro concezioni non sono tutte adeguate, e le potenti teorie dell’infanzia convivono con una larga collezione di stereotipi e di semplificazioni.
II) Seconda parte del libro: Gardner ha rivolto l’attenzione alle procedure con cui i bambini vengono educati in tutto il mondo.
Al pari delle persone, le scuole sono sottoposte a vari vincoli. Quando entrano in gioco insieme i vincoli del discente e quelli della scuola, diventa evidente l’enorme difficoltà del compito che attende gli educatori. (261)
Gli studenti incontrano notevoli ostacoli nell’acquisizione di una comprensione approfondita dei contenuti disciplinari presentati loro. Scienze: le difficoltà si presentano sotto forma di concezioni sbagliate. Matematica: le difficoltà assumono l’aspetto di una rigida applicazione degli algoritmi. Arte e discipline umanistiche: le difficoltà consistono in stereotipi e semplificazioni che impediscono allo studente di cogliere la complessità e la profondità di fenomeni sociali, storici ed estetici.
III) Nella terza parte del libro Gardner ha affrontato il dilemma educativo attuale. (262) Una sfida che attende gli educatori è quella di definire il modo migliore per collegare tra loro le istituzioni; di stabilire come introdurre il metodo dell’apprendistato nelle scuole, come mettere la scuola in rapporto con gli ambienti di lavoro della comunità e come colmare le distanze geografiche e psicologiche tra scuola e museo. Un’altra sfida è quella di preparare una squadra di educatori – siano essi maestri d’arte, insegnanti, broker o curatori – capaci di mettere a fuoco con disinvoltura i legami tra le varie forme di conoscenza e di accostare maggiormente bambini e famiglie all’apprendere e al comprendere. (263)
Gardner ha sostenuto la tesi che gli educatori devono penetrare nella mente dei loro studenti e cercare di comprendere il più possibile la radice e la forza delle loro concezioni. (264)
I quattro nodi della riforma scolastica.
Il problema della riforma scolastica dipende da quattro nodi diversi: la valutazione, il curricolo, la formazione degli insegnanti e il sostegno della comunità.
Quanto più gli insegnanti crederanno in ciò che insegnano e sapranno valutare i progressi dei loro allievi sul terreno della comprensione, tanto più diventeranno guide sicure e insostituibili del processo educativo. (265)
Definizione e perseguimento degli obiettivi di comprensione su scala nazionale.
Ciò che occorre è la creazione di un clima in cui gli studenti giungano naturalmente a collegare tra loro i propri modi intuitivi di conoscere e le forme di conoscenza scolastiche e disciplinari. Altrettanto necessario è un ambiente educativo in cui essi usino le conoscenze complessive derivanti da questa sintesi per illuminare problemi e difficoltà nuove che vengano loro presentate o in cui si imbattano. In vista della creazione di questo ambiente educativo e della formazione di individui pronti ad assumersi i rischi del comprendere, si può facilmente e opportunamente mobilitare tutta una serie di cose: dal pragmatismo americano, ai valori progressivi, a istituzioni come i musei dei bambini, fino a ingegnose tecnologie interattive. (269)
Il curricolo deve basarsi sul comprendere, non su velate ideologie, su conoscenze isolate, o su prestazioni meccaniche, rituali e convenzionali.
Il gruppo indipendente National Board of Professional Teaching Standards sta definendo gli standard che un insegnante deve raggiungere per ottenere una speciale certificazione – ossia un’attestazione che gli riconosce il possesso di un alto livello di capacità professionali. I candidati alla certificazione dovranno dar prova della propria capacità di creare curricoli, di analizzare testi e di riflettere sul proprio insegnamento. Un momento centrale di queste valutazioni consiste nella presentazione di dossier individuali in cui gli insegnanti documenteranno il lavoro svolto e mostreranno in che modo concettualizzano i risultati raggiunti, come affrontano le difficoltà e quali tecniche usano in vista di una valutazione comprensiva dell’apprendimento degli studenti. (270)
Vincoli e possibilità: un’istruzione in sintonia con l’età evolutiva.
I vincoli che governano la conoscenza umana sono potenzialmente costruttivi. È solo in virtù di vincoli profondamente radicati nel nostro sistema cognitivo che noi siamo in grado di impadronirci dei sistemi simbolici fondamentali della nostra cultura e di sviluppare quelle teorie iniziali della vita e della materia, della mente e dell’io, che preludono a un’esistenza produttiva nel nostro mondo. Sono i vincoli a rendere possibili autentiche conquiste umane, come l’innovazione e la creatività. (273) I vincoli, oltre che un limite, possono diventare anche uno strumento di libertà.
Questo saggio ha preso le mosse da una breve ricostruzione dello sviluppo cognitivo umano, in particolare dalla considerazione dei modi in cui lo sviluppo vincola e guida le conoscenze e l’apprendimento umani. (274)
Immagine di Copertina tratta da Flavia Cantini.
