Donald A. Norman – Memoria e Attenzione
L’attenzione è un requisito indispensabile alla memoria. La prima regola scritta della memoria, l’attenzione, era considerata già nel 400 a.C.
Ci sono più di uno tipi di memoria: differiscono fra di loro per completezza, durata e per il modo in cui noi forniamo loro il materiale e da loro lo estraiamo.
Ricordare: si dice di un pensiero che era stato assente alla consapevolezza e poi è stato richiamato alla memoria. Vive nascosto finché non è ricercato e ripescato (MLT o Memoria a Lungo Termine).
Conoscenza immediata del passato (MBT o Memoria a Breve Termine): è la conoscenza del presente psicologico, diretta, immediata, all’interno della consapevolezza, quindi non richiede sforzo consapevole. Le sue immagini svaniscono in pochi secondi (la MBT può perdurare per un periodo dai 20 ai 30 secondi) se non sono catturate dall’attenzione. La MBT o memoria di lavoro è costantemente implicata per conservare determinate informazioni (es.: nella lettura). L’informazione non è un’immagine completa degli eventi. La MBT sembra conservare la loro immediata interpretazione; è una memoria diretta e immediata.
Pandemonium (Lindsay-Norman):
- Demoni dell’immagine: effettuano una registrazione dell’immagine iniziale del segnale esterno (A);
- Demoni della caratteristica: ognuno di loro osserva una particolare caratteristica del modello (linee, angoli, curve, contorni);
- Demoni cognitivi: ascoltano le voci dei demoni delle caratteristiche. Ciascuno di loro è responsabile del riconoscimento di una particolare configurazione (uno per la A, uno per la B…). Il demone cerca se ci sono caratteristiche associate al proprio modello e, quando ne trova una appropriata, comincia a strillare, e più ne scopre più strilla forte.
- Demone delle decisioni: ascolta il pandemonio prodotto dai demoni cognitivi e seleziona quello che sta strillando più forte decidendo che lui possiede la configurazione più simile a quella pervenuta dall’esterno.
La memoria di lavoro (Baddeley 1990) è adibita a tenere in mente un numero telefonico di 7 cifre. Ha capacità limitata. È richiamata anche nell’immaginazione visiva (richiamare alla mente un volto o un oggetto familiare).
Se si chiede a una persona di nominare ciò che ha appena visto, essa incespica, ed è in grado di ripetere solo poche cose.
È più facile ricordare materiale significativo e meno facile per i termini isolati.
Nella lettura gli occhi assimilano l’informazione solo nelle brevi pause tra i loro movimenti saccadici rapidi (Erdmann e Dodge, 1898).
Sperling (1966) propone tre stadi per la memoria:
- RS (registro sensoriale: è un archivio di informazione visiva, a capacità assai limitata) o immagine sensoriale completa degli eventi appena accaduti; è riconducibile più ai fenomeni di percezione che non a quelli di memoria; la memoria sensoriale viene meno nell’ordine di millisecondi;
- MBT o memoria immediata;
- MLT o memoria permanente.
La reiterazione è un tipo di discorso silenzioso e interiore attraverso il quale le persone sono in grado di mantenere una quantità limitata di materiale nella memoria per un tempo indefinito; è un processo vocale, seriale, lento, basato su parole dette. I bambini ne fanno uso solo a partire dai 7 anni e lo fanno spontaneamente dai 10 in poi.
RS. Il registro sensoriale ritiene ogni cosa per breve tempo e dà ai sistemi di estrazione delle caratteristiche e di riconoscimento di configurazioni il tempo per operare sui segnali in arrivo agli organi di senso (è la sentinella, la vedetta). Ha un decadimento di circa 150 msec.
MBT. La memoria immediata è un meccanismo di archiviazione temporanea che può ritenere una piccola, limitata quantità di materiale.
Il materiale in MBT svanisce, a meno che non sia compiuto uno sforzo per trattenerlo, es. la reiterazione: questa mantiene una voce nella MBT, rinnovando la traccia della voce, prolungandola; la memoria, se non può aiutarsi, dimentica con estrema rapidità (decadimento dell’informazione), anche per una sequenza di sole 3 lettere. L’immagine nella memoria diviene sempre meno distinta nel tempo, con una diminuzione continua del numero di dettagli che possono essere recuperati (es: ricordare a chi ho imprestato un libro).
La reiterazione serve sia a mantenere il materiale nella MBT sia ad aiutare a trasferirlo a una memoria più a lungo termine.
MLT. Nella MLT una ricerca casuale dei contenuti è pressoché impossibile. Occorre uno schema organizzativo (il catalogo nella biblioteca – un libro fuori posto è difficilissimo ritrovarlo). La MLT è lenta e faticosa, richiede tempo e sforzo, è laboriosa e debole. Gli eventi trascorsi devono essere ripescati con fatica. Ha una capacità illimitata. Ha solitamente una durata di ore, giorni, mesi o anche anni.
George Miller (1956): lo spazio della memoria (span = pron. spæn: descrive l’ampiezza di memoria immediata; riguarda la ripetizione di una serie di item non connessi; si aggira intorno alle 7 unità) può essere aumentato attraverso un processo di ricodificazione. In una lista di parole ricordata arriviamo a ripeterne circa 7, più o meno, ma è possibile raggruppare le parole e formare un numero minore di parole, per ricordarne di più (processo di agglomerazione o chunking); si tratta di raggruppare od organizzare una sequenza udita in agglomerati (chunks): si tratta di questo quando si dice ricodificazione, ovvero: raggruppare gli eventi in arrivo, applicare un nuovo nome al gruppo e poi ricordare il nuovo nome piuttosto che gli originali eventi in arrivo.
La ricodificazione è il punto più importante, implicito nei meccanismi di memoria; è un mezzo estremamente potente per aumentare la quantità di informazioni che possiamo manipolare. Siamo soliti ricodificare costantemente durante il nostro comportamento quotidiano.
Il tipo di ricodificazione più consueto è quello di tradurre in codice verbale: se vogliamo ricordare una storia, un argomento o un’idea, cerchiamo solitamente di ricordarla “con le nostre proprie parole”, facciamo una descrizione verbale dell’evento e poi ricordiamo la nostra verbalizzazione.
Più persone possono ricordare uno stesso evento riportando dettagli diversi, perché ognuno utilizza un tipo particolare di ricodificazione, che dipende dalla storia stessa di tutta la sua vita.
Possiamo aumentare il nostro spazio manifesto di memoria ricodificando o raggruppando le voci che stiamo cercando di ricordare.
Poniamo maggiore attenzione alle lettere iniziali o finali (effetto di recenza) di una parola (o di un enunciato) e le archiviamo, trascurando parzialmente quelle intermedie: è l’ultimo tratto di informazioni quello che si ricorda di più. Per la maggior parte delle parole, allora, occorre prestare attenzione alle lettere centrali.
Bartlett: ricordiamo spesso ciò che ci aspettiamo di percepire, piuttosto che ciò che effettivamente abbiamo percepito perché ricordiamo organizzando le cose entro la trama delle nostre esperienze. Diamo così versioni più brevi, cambiamo la fraseologia, diamo più coerenza al racconto e più consequenzialità rispetto all’informazione ricevuta: sono “ricordi costruttivi”; inventiamo, più che ricordare; la mente resta confusa sulle esperienze passate.
L’organizzazione del materiale (gli schemi) che si trova già nella MLT influenza la quantità e la modalità di memorizzazione di nuovo materiale.
Cesare Cornoldi – Apprendimento e memoria nell’uomo
La capacità di contenimento dei tre tipi di memoria è diversa: ampia, ma limitata, per il RS; piccola e delimitata per la MBT; praticamente infinita per la MLT.
Un’informazione può avere accesso diretto alla MLT, senza necessariamente passare per la MBT.
La MBT, più che un archivio con una serie di posti da assegnare all’informazione, è un sistema in grado di usare una determinata quantità di risorse cognitive. La MBT può indicare periodi che vanno da una frazione di secondo a pochi minuti o più. Essa è solitamente labile e di capacità limitata.
Memoria dei sogni. Il nostro cervello registra il sogno in qualche forma nella MBT. Quando ci svegliamo si attiva il sistema di MLT. Qualunque cosa si trovi ancora nella MBT può allora essere trasferita in MLT (spesso non ricordiamo tutto il sogno, ma solo l’ultima fase). Se però dopo il risveglio veniamo disturbati (es.: una telefonata a cui rispondiamo) la nostra MBT del sogno può perdere vigore e svanire (terminata la telefonata non ricordiamo gli ultimi particolari del sogno).
Quando un’informazione viene presentata, la memoria semantica la elabora in base al significato a essa sottostante, riferendola alle conoscenze già possedute.
L’uso della memoria semantica si sovrappone alla elaborazione episodica (memoria episodica).
Agglomerazione: interessante sapere la natura della traccia mnestica, la relazione fra le varie tracce mnestiche, i raggruppamenti privilegiati delle tracce.
Metamemoria. Intenzioni, scopi e piani di memoria si svolgono a livello di consapevolezza ed è pertanto logico attendersi che vengano influenzati da quanto sappiamo sulla memoria in generale e sulla nostra in particolare, cioè dalle conoscenze di metamemoria. Partiamo da ciò che sappiamo sulla nostra memoria; tutto ciò che viene dopo è metamemoria. Tutte le volte che utilizziamo la memoria stiamo facendo cognizione e tutte le volte che abbiamo una consapevolezza sulla nostra memoria stiamo facendo metacognizione e metamemoria. È la conoscenza del proprio sistema di memoria.
Una capacità di organizzare il materiale per meglio ricordarlo pare appaia già attorno ai 5-6 anni.
L’organizzazione del materiale può, nei bambini, essere guidata. Si creano strategie di memoria.
L’organizzazione del materiale può avvenire in fase di archiviazione, ma anche in fase di recupero.
Interferenza proattiva: è il fenomeno per cui materiale acquisito in precedenza peggiora la ritenzione di materiale acquisito in seguito.
Si possono considerare tre indici predittori della prestazione mnestica (Paivio):
- Frequenza con la quale una parola è usata;
- Significanza: numero di associazioni evocate dalla parola, legami;
- Valore dell’immagine: è l’indice che predice di più il ricordo in compiti diversi; predice di più la capacità che possiamo avere di imparare o memorizzare qualcosa.
Memoria visiva: la memoria di stimoli visivi significativi può essere formidabile, ma la memoria visiva è estremamente incompleta.
Emotività: gli stati emotivi giocano ruoli specifici in fase di recupero dell’informazione, ma ancor prima sul riconoscimento degli stimoli. Fattori di personalità, emotività e motivazione incidono sui processi cognitivi e viceversa. Quando il ricordo che desideriamo richiamare è associato a un altro, può capitare che quest’ultimo (l’altro) si intrometta e impedisca di trovare il primo.
Effetto Zeigarnik: i compiti interrotti si ricordano meglio di quelli completati.
Il ricordo: già Jean Piaget (Piaget e Inhelder, 1968) sosteneva che ciò che un bambino riesce a ricordare non è tanto determinato dal tempo che passa per la presentazione di uno stimolo e la sua richiesta di rievocazione, quanto piuttosto dall’adeguatezza degli schemi cognitivi utilizzati per la ricostruzione del ricordo; il ricordo corretto è reso possibile dal possesso di schemi adeguati e lo sviluppo di tali schemi tende a sua volta a modificare il risultato dell’attività di ricostruzione dell’informazione.
Prima dell’uso del linguaggio il bambino utilizza una memoria per immagini.
Lindsay – Norman
Quando l’attenzione è concentrata altrove, le altre informazioni in entrata non sembrano andare al di là della MBT. Ma in seguito si dissolvono senza lasciare tracce.
L’attenzione (William James) implica l’allontanamento della mente da alcuni oggetti al fine di trattenerne efficacemente altri. L’attenzione agisce da filtro nei confronti degli eventi ai quali non badiamo. Essa rende l’evento più facile da ricordare. L’attenzione è un processo che opera in modo prevalentemente seriale (cioè che tratta un oggetto dopo l’altro, uno per volta) e non parallelo (come sarebbe invece se trattasse molti oggetti simultaneamente). (F. Crik)
Natura ricostruttiva della memoria: se il nuovo materiale presentato non si adatta alla preesistente struttura organizzativa della memoria, esso sarà soggetto ad essere ricordato poco o nulla più tardi.
Memoria semantica: riguarda il ricordare informazioni alle quali diamo specifiche definizioni (significato).
Memoria episodica: riguarda il ricordare informazioni che si riferiscono ad eventi particolari che sono da noi stati sperimentati. Le due memorie sono connesse. Di solito la memoria semantica si sviluppa dalle informazioni immagazzinate nella memoria episodica.
F. Crick: Si può distinguere la memoria in:
- Episodica: il ricordo di un evento (ricordarsi dove ci si trovava quando abbiamo saputo delle Torri Gemelle);
- Categorica: il significato di una parola;
- Procedurale: nuotare, guidare l’auto, andare in bicicletta.
I concetti in memoria semantica sono accessibili prontamente, senza evidente ricerca o sforzo. È invece spesso difficile ricordare le informazioni episodiche.
Sotto un punto di vista neurologico la MBT sarebbe in relazione con cambiamenti temporanei a livello sinaptico. La MLT dipenderebbe dalla creazione di nuove proteine che modificano permanentemente la sensibilità di un neurone.
Ken Wilber – Lo Spettro della Conoscenza
Noi crediamo, grazie alla memoria, di poter conoscere il passato, ma si tratta di una sottile illusione. Non siamo mai direttamente consapevoli di un passato reale. Siamo, piuttosto, consapevoli della sua immagine nella memoria, di ciò che di esso nella nostra memoria si è depositato e si è costituito in schemi e rappresentazioni. Ma tale immagine esiste soltanto nel presente e come presente!
Francis Crick – La scienza e l’anima
La memoria potrebbe essere definita come una modificazione apportata a un sistema, dovuta all’esperienza e tale da indurre qualche alterazione nei pensieri o nel comportamento successivo.
La memoria iconica (per le immagini, le lettere dell’alfabeto) ha durata da un secondo a qualche decimo di secondo (Sperling 1960).
Memoria – uso pratico
Sistemi mnemonici: sono un insieme formale di tecniche adatte per organizzare materiale – di per sé privo di rapporti – nella memoria, attraverso la costruzione di nessi logici che ne rendano possibile successivamente la ricostruzione e il recupero.
Possiamo organizzare l’archiviazione del materiale in memoria in molti modi (come i libri; per genere, per argomento, per materia, per autore, per nazionalità), ma per il recupero è prima di tutto necessario conoscere la posizione.
Anche il porsi da un’altra prospettiva può aiutare a ricordare meglio (vedere in una scena i lati migliori e quelli peggiori).
Mnemotecniche: acronimo (PIGS = Portogallo, Italia, Grecia, Spagna), acrostico, rime, lettere in numeri, numeri in lettere, concatenamento di immagini (treno – miniera di ferro), parola sostitutiva, parola chiave (aristocratico – gatti), costruire una storia. – Sono utili ed efficaci con materiale scarsamente organizzato.
L’esercizio (James) non migliora facilmente le abilità di memoria, ma migliora l’abilità di stabilire buoni piani di memoria e usare le strategie appropriate (si diventa più bravi in metamemoria).
Mnemonica. La memoria non è un’abilità e non può essere migliorata con la pratica o l’allenamento. Aumentare la sua efficacia significa imparare a utilizzare l’attenzione e imparare come organizzare gli oggetti. È di grande aiuto formare disposizioni ritmiche e immagini e associazioni tra le voci che devono essere imparate. Soltanto l’apprendimento consapevole di regole e di tecniche può servire allo scopo.
Si elaborano piani di vari tipi per ricordare. Un piano (Miller, Galanter, Pribram) è “un processo gerarchico nell’organismo che può controllare l’ordine in cui una sequenza di operazioni deve essere eseguita”, come un programma per il computer.
Migliorare la capacità di memorizzare. Valorizzare l’organizzazione: organizzare il materiale, raggrupparlo in strutture significative, formare associazioni uniche e bizzarre e riporlo in memoria secondo un piano formale ordinato.
Le difficoltà nel memorizzare stanno più nel recupero che non nell’archiviazione (come è facile riporre un nuovo oggetto in un posto opportuno, ma più difficile ritrovarlo dopo molto tempo). È proprio l’organizzazione a facilitare il recupero (come i libri e i cataloghi nella biblioteca).
Per cercare nella memoria qualcosa che sappiamo esistervi occorre ottenere le associazioni adeguate allo scopo (il libro: partiamo dall’ultima persona che pensiamo l’abbia avuto in mano).
Noi raggruppiamo e categorizziamo gli oggetti di conoscenza che desideriamo imparare (le rime a gruppi di lettere nell’alfabeto – Chi crede non avere bisogno delle rime provi a recitare l’alfabeto a rovescio).
Non si apprendono facilmente cose se non sono ordinate in una qualche struttura; e, se questa non c’è, allora deve essere elaborata o per strategie individuali (Capitale della Romania: Bucarest – associazione con “buco”: il Colosseo o il Foro romano) o attraverso l’applicazione di un sistema formale di regole mnemoniche.
Strategie. Es.: lista della spesa (10 parole): pane (sulla porta di casa), uova (sulla barca), burro (sul treno), salame (sulla strada), granoturco (sulla spiaggia), lattuga (rotola giù per la discesa), sapone (schiuma fra gli alberi), marmellata (fragole sul campo da golf), pollo (sta guidando un aliante), caffè (piove sull’edificio). – Oppure si inventa una storia per associazioni: Mi sono alzato di buon mattino, mi sono lavato con il sapone, ho preparato il caffè. Avevo fiocchi di granoturco ma sono finiti, prendo allora due uova con pane e burro. Ho trovato la marmellata, ma poi ho fatto un panino con salame e lattuga per pranzo. So che ho in frigo un pollo per la cena.
Noi impariamo e ricordiamo per “unità significative”, non per quantità di informazioni. Lo spazio della memoria umana viene occupato in forma stabile soltanto da voci significative.
Ogni miglioramento nei risultati della capacità di memorizzare viene dal significato che noi aggiungiamo al materiale da imparare, non dal diminuire la quantità di tale materiale.
Lo schema “numero/consonante” riduce la quantità di cose da ritenere in memoria e aggiunge significato alla sequenza.
È possibile combinare fra loro più tecniche di memoria, come, per esempio, quella della sequenza di cifre binarie e quella della trasformazione numero/consonante.
Il sistema, evidentemente, richiede sforzo, sia a motivo del lungo esercizio necessario ad impararne le regole sia per la loro applicazione pratica.
L’esigenza di categorizzare in gruppi piccoli il materiale da apprendere e ricordare deriva dalla capacità limitata della MBT.
Per migliorare la memoria, dunque, si osservano tre momenti: 1) sintetizzare brevemente il significato complessivo e la struttura del materiale da imparare; 2) decidere quali legami esistono con ciò che già si conosce; 3) dividere il materiale in un piccolo gruppo di suddivisioni logiche.
Immagine di Copertina tratta da Magic In Streaming.
