Francis A. Yates
I Greci inventarono un’arte della memoria che, trasmessa a Roma, passò nella tradizione europea. Per i Greci, Mnemòsine, figlia di Urano e di Gea, era la madre delle Muse.
Era un’arte che cercava di fissare i ricordi attraverso la tecnica dell’imprimere nella memoria “luoghi” e “immagini”.
Nelle età precedenti l’invenzione della stampa (invenzione dei caratteri mobili: Cinesi 1040-1056 – Gutemberg 1438), una memoria ben addestrata era di importanza vitale.
Si racconta di un banchetto offerto da un nobile della Tessaglia, di nome Scopa. Il poeta Simonide di Ceo (556-468 a.C., età presocratica) cantò un poema che comprendeva un passo in lode di Castore e Polluce, in onore del suo ospite. Ma Scopa disse: Ti pago solo la metà, l’altra metà fattela pagare da Castore e Polluce. – Poco dopo Simonide fu avvisato che fuori lo attendevano due giovani. Uscì, ma non trovò nessuno. In quel mentre il tetto crollò schiacciando in modo irriconoscibile i convitati. Ma Simonide ricordava i posti in cui sedevano. I giovani erano Castore e Polluce che avevano così pagato la loro parte. – Questa esperienza suggerì al poeta i princìpi dell’arte della memoria di cui si dice sia stato egli l’inventore. Simonide si era reso conto che una disposizione ordinata è essenziale per una buona memoria: nacque il metodo dello scegliere alcuni luoghi e del formarsi immagini mentali delle cose che si desidera ricordare e collocare quelle immagini in quei luoghi.
Il racconto è di Cicerone nel “De oratore”, dove egli tratta della memoria come di una delle cinque parti della Retorica (Retorica = insieme di precetti relativi all’arte del bello scrivere ed eloquenza: 1. Inventio = ricerca delle idee e degli argomenti. – 2. dispositio = arte del disporre la materia. – 3. elocutio = modo di esprimersi secondo uno stile e un ritmo. – 4. memoria = mnemotecnica. – 5. actio = modo di gestire e di intonare la voce).
Altre due descrizioni della mnemonica classica sono giunte sino a noi: l’anonimo “Ad Caium Herennium libri IV” e la “Institutio Oratoria” di Quintiliano (40-100 d.C.). Quintiliano suggerisce di ricordare un edificio: l’oratore antico muoveva con l’immaginazione attraverso il suo edificio mnemonico mentre costruiva il proprio discorso, traendo dai luoghi fissati in memoria le immagini che vi aveva depositato. Il ricordo dei vari punti seguiva un ordine preciso. Il senso maggiormente implicato in questo processo di impressione di immagini nella mente è la vista. Quintiliano però non era molto convinto del sistema di loci e immagini. Per lui la memoria migliore si fondava su tre cose della massima importanza: studio, ordine, cura.
Quella basata su luoghi e immagini è chiamata “Memoria artificiale”.
La forma dei loci è della massima importanza: lo stesso sistema dei loci può essere usato ripetutamente per ricordare materiale diverso. Le immagini svaniscono e si cancellano, ma i loci restano nella memoria e possono essere utilizzati di nuovo.
Per rinforzare il ricordo dell’ordine dei loci è utile contrassegnarne uno ogni 5 con un connotato caratteristico (mano per 5 – frazione 1/10 per 10).
I loci della propria memoria devono essere formati in un luogo deserto e solitario, non troppo simili fra loro, di dimensioni modeste ma non troppo piccoli, non troppo illuminati né troppo scuri. Gli intervalli fra i loci devono essere di estensione modesta.
Esistono due specie di immagini: una per le cose, una per le parole (sedia – speranza).
È essenziale ripercorrere rapidamente di quando in quando con il pensiero tutti i luoghi mentali originali al fine di rinfrescare il ricordo delle immagini. È necessario esercitarsi ogni giorno a collocare immagini.
Appreso il metodo, ognuno può procedere con la propria personale inventiva (strategie personali di metamemoria).
Solo chi abbia una vigorosa memoria sa che cosa deve dire e fin dove spingersi nel discorso, e in quale stile parlare; e a quali punti ha già fornito risposta, e quali ancora l’attendano; e ricorda, da altre cause, argomenti che già ha avanzato, o che ha ascoltato da altri.
Marco Tullio Cicerone (106-43 a.C.), nel “De invenzione” dice che la virtù (abito mentale in armonia con la ragione e l’ordine della natura) ha 4 parti: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza. La Prudenza è la conoscenza di ciò che è buono, di ciò che è cattivo, e di ciò che non è né buono né cattivo; le sue parti sono: memoria, intelligenza, preveggenza.
Aristotele (384-322 a.C.) distingue fra memoria e ricordo (o rievocazione); quest’ultimo è il recupero di una conoscenza o sensazione. Dice esserci due principi alla base della memoria: l’associazione (per somiglianza: camoscio/stambecco; per diversità: dromedario/hotel; per contiguità: aquila/nuvole). Ogni conoscenza dipende dalle impressioni dei sensi.
Platone (427-347 a.C.) usa anch’egli la metafora del sigillo nel suo “Teeteto” dove Socrate (469-399 a.C.) parla di un blocco di cera che esiste nella nostra anima: quando vediamo o udiamo o pensiamo qualcosa, pensieri e percezioni vengono impressi su questa cera, come un anello che porti un sigillo. Ma Platone crede anche nella presenza nella nostra memoria delle forme e degli stampi delle Idee che l’anima conobbe prima di entrare nel corpo.
Nel “Fedro” di Platone, Socrate narra una storia: A Naucrati in Egitto dimorava uno dei vecchi dei, Theuth, l’inventore dei numeri, della geometria, dell’astronomia. Re del paese era Thamus in Tebe. Theuth si presentò al re e gli rivelò le proprie arti. Quando giunse all’alfabeto, disse: “Questa scienza, o re, renderà gli Egiziani più sapienti e arricchirà le loro menti”. Il re rispose: “L’alfabeto porterà l’oblio nelle anime; gli uomini cesseranno di esercitare la memoria e richiameranno le cose alla mente non più dall’interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni esterni. Si crederanno d’essere dottissimi, mentre per la maggior parte non sapranno nulla”.
Metrodoro di Scepsi basava la propria memoria sullo zodiaco. Secondo Quintiliano (35-100 circa d.C.), Metrodoro trovò 360 luoghi nei 12 segni per i quali procede il sole.
Ciro (di Persia, 558 circa – 528 a.C.) conosceva il nome di tutti gli uomini del proprio esercito. Lucio Scipione il nome di tutti i romani (allevatori esperti conoscono il nome di ogni vacca di una numerosa mandria). Cinea poteva ripetere il nome di tutti i senatori (900 sotto Cesare). Mitridate del Ponto conosceva le lingue di tutti i 22 popoli dei propri domini. Il greco Carmada conosceva i contenuti di tutti i volumi di una biblioteca (i Savants).
Per Agostino (354-430) la memoria era una delle tre potenze dell’anima: memoria, intelletto, volontà (che erano le immagini della Trinità nell’uomo).
Nel tempo in cui Alarico (Visigoti) saccheggiava Roma (410) e i Vandali conquistavano l’Africa del Nord (430), Marziano Capella descriveva lo schema dell’antico sistema educativo, basato sulle 7 arti liberali: grammatica, retorica, dialettica, aritmetica, geometria, musica, astronomia (gr-dagma); nello schema delle arti liberali collocava la memoria e diceva: “La memoria è certo un dono di natura, ma, senza dubbio, può essere aiutata dall’arte. Quest’arte è basata su un numero esiguo di regole, ma richiede molto esercizio”.
Si dice di Tommaso d’Aquino (1225-1274, santo) che avesse una memoria formidabile.
L’arte della memoria emerse nel Medioevo.
Pietro di Ravenna (1491) portò la mnemotecnica al mondo laico: il miglior tipo di edificio utilizzabile è una chiesa non frequentata. Secondo lui le immagini di memoria dovrebbero rassomigliare a persone conosciute. Insieme a Publicio, Romberch, Rosselli, forma il gruppo dei più rinomati scrittori di memoria.
Romberch considera tre diversi tipi di sistemi di luoghi: le sfere (pianeti) dell’universo sopra il sistema dantesco; i segni dello zodiaco (l’ordine delle costellazioni era destinato ai predicatori per ricordare l’ordine dei loro sermoni su vizi e virtù in Inferno e in Paradiso); luoghi reali in edifici reali. Un luogo di memoria non deve essere più ampio di quanto possa stendersi un uomo.
Cosmo Rosselli (1579), membro dell’Ordine dei predicatori, divide l’Inferno in 11 luoghi che sono luoghi di pena per eretici, ebrei infedeli, idolatri e ipocriti. Vi sono poi altri 7 luoghi adattati ai 7 peccati mortali puniti in essi. Propone anche le costellazioni come luoghi di memoria.
I maggiori maestri umanisti (Melantone) erano contrari all’uso della memoria artificiale e raccomandavano il normale apprendimento come l’unica arte di memoria.
Nel secolo XVI l’arte della memoria può apparire ormai in declino. I libri stampati stanno distruggendo le vecchie abitudini di memoria.
Ma l’arte della memoria non declinò del tutto, anzi, riprese vigore con l’inserimento nel principale filone filosofico del Rinascimento, il movimento neoplatonico inaugurato, nel tardo ’400, da Marsilio Ficino e da Pico della Mirandola. I neoplatonici del Rinascimento non erano così ostili al Medioevo. Attraverso il neoplatonismo rinascimentale l’arte della memoria subì una nuova metamorfosi, questa volta in arte ermetica o arte occulta.
Giulio Camillo Delminio fu uno degli uomini più famosi del secolo XVI. Fu dimenticato perché non pubblicò mai. Ideò un teatro per il re di Francia e disse che si trattava di una mente e di un’anima artificiale, un’anima provvista di finestre. Il Teatro s’innalza in 7 gradi o scalini, separati da 7 corsie corrispondenti ai 7 pianeti (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno). Negli antichi teatri le persone di maggiore riguardo sedevano nei posti più bassi; così, nel Teatro di Camillo, le cose più grandi e più importanti saranno al livello più basso. Tutto il sistema del teatro poggia alla base su 7 pilastri, i sette pilastri della Casa della Sapienza di Salomone.
Camillo parla dei tre mondi dei cabalisti: il mondo sovraceleste delle Sephiroth (divine emanazioni), il medio mondo celeste (stelle), il mondo subceleste (elementi). Egli basava il proprio sistema di memoria sulle cause prime, sulle Sephiroth, sulle Idee che sono i “luoghi eterni” della sua memoria. Il suo edificio di memoria ha il compito di fissare nella mente la verità eterna.
Il Teatro di Camillo rappresenta l’universo che si espande dalle Cause Prime attraverso gli stadi della creazione. È un sistema di luoghi di memoria, un sistema mnemonico classico per oratori.
Le immagini portano caratteristiche emozionali e affettive: la tranquillità di Giove, l’ira di Marte, la malinconia di Saturno, l’amore di Venere. Le diverse correnti emozionali che percorrono la suddivisione dei luoghi per 7 assolvono alla funzione di stimolare emozionalmente (un evento si ricorda meglio se legato ad una carica emotiva) la memoria.
Poiché crede nella divinità dell’uomo, Camillo proclama la straordinaria pretesa di essere in grado di catturare con la memoria l’universo, guardando giù ad esso dall’alto, dalle prime cause, come se fosse Dio: il microcosmo può comprendere e ricordare pienamente il macrocosmo, può contenerlo entro la sua divina mens o memoria (in linguaggio neurofisiologico: le combinazioni mentali fra i collegamenti intersinaptici sono superiori alle molecole di cui si compone l’Universo).
Correlazione tra sfere planetarie, Sephiroth ebraiche ed angeli, secondo Camillo:
Pianeti Sephiroth Angeli
Luna (Diana) Marcut Gabriele
Mercurio Iesod Michele
Venere Hod e Nisach Honiele
Sole Tipheret Raffaele
Marte Gabiarah Camaele
Giove Chased Zadchiele
Saturno Bina Zafchiele
Camillo, come Ficino, è un ermetico cristiano, che si adopera per accordare le dottrine ermetiche con il Cristianesimo. Ermete Trismegisto (“tre volte grandissimo” – Nome dato dai Greci a Thoth, dio egizio lunare e della scrittura, già identificato nell’epoca classica con Ermete, dio greco originario dell’Arcadia) era considerato una figura sacra, di cui si credeva avesse profetizzato, con le sue allusioni a un “Figlio di Dio”, la venuta del Cristianesimo.
L’Ermetismo (inizi era cristiana) racconta una cosmogonia incentrata sulla creazione dell’uomo. Nel Medioevo e nel Rinascimento fu considerato come dottrina occulta degli alchimisti i quali sostenevano che Ermete Trismegisto fosse il padre dell’alchimia.
Il sistema di memoria di Camillo doveva riflettere le immagini perfettamente proporzionate dell’arte rinascimentale (fare una statua secondo le regole della proporzione era un modo per introdurre in essa l’armonia celeste – animazione magica, come gli Egizi che credevano di mantenere lo spirito celeste nelle loro statue magiche con riti celesti che riflettevano l’armonia cosmica).
Il sistema di memoria del Teatro è destinato a essere usato per fissare nella memoria ogni nozione reperibile nelle opere di Cicerone. È un sistema che appartiene al mondo dell’oratoria veneziana.
Raimondo Lullo (Maiorca, 1235) intuì la possibilità di costruire un’arte della memoria sugli attributi divini di: bontà, grandezza, eternità, potestà, sapienza, volontà, virtù, verità, gloria. Lullo introduce il movimento nella memoria: le figure della sua arte sono rotanti.
Nel Lullismo manca l’uso delle immagini mnemoniche al modo della mnemotecnica classica di tradizione retorica, manca l’appello emotivo a immagini umane suggestive, mancano le similitudini corporee dell’arte medioevale. Il metodo di Lullo è meno artistico e più scientifico.
Giordano Bruno nacque 4 anni dopo la morte di Camillo, nel 1548. Scrisse “De umbris idearum” che dedicò a Enrico 3° re di Francia. Viaggiò in Inghilterra e Germania. Invitato a Venezia da Mocenigo che voleva apprendere l’arte della memoria, fu poi da questi deferito all’Inquisizione di Venezia.
Nel suo libro G. Bruno ripete la figura di un cerchio segnato con 30 lettere. In alcune di queste figure appaiono cerchi concentrici, segnati con le 30 lettere.
G. Bruno divide in 30 segmenti le sue ruote lulliane dopo aver tenuto, a Parigi, lezioni sui “trenta attributi divini”. Era ossessionato dal n° 30. Vi sono ruote concentriche divise in 30 segmenti principali, ciascuno dei quali è diviso in 5 settori: si hanno così, in tutto, 150 divisioni che contengono delle scritte.
Le immagini delle stelle sono intermediarie fra le idee del mondo sovraceleste e il mondo subceleste degli elementi. Le immagini astrali sono le “ombre delle idee”, più prossime alla realtà delle ombre fisiche del mondo inferiore.
La magia presupponeva leggi e forze che solcano l’universo, che l’uomo può utilizzare qualora conosca il modo di catturarle. La concezione rinascimentale di un universo animistico, su cui opera la magia, preparava la via a una concezione di un universo meccanico sul quale opera la matematica.
La convinzione di Giordano Bruno che le forze astrali poste a governare il mondo esterno operano anche all’interno dell’uomo e possono esservi riprodotte o catturate per far agire una memoria magico-meccanica sembra portarci curiosamente vicino al computer che è capace di eseguire con mezzi meccanici tanta parte del lavoro del cervello umano.
G. Bruno insiste sulle immagini interiori delle cose, perché sono più vicine alla realtà, meno opache alla luce di quel che non lo siano le cose in sé nel mondo esterno. Lo scopo del sistema mnemonico è allora di porre all’interno, nella psiche, le condizioni per un ritorno dell’intelletto all’unità, attraverso l’organizzazione delle immagini significative; di porre nell’interiorità questa ascesa magica, per mezzo della memoria basata sulle immagini astrali magiche. G. Bruno anela alla Luce Unica, che deve accendersi nella memoria non appena tutta la molteplicità delle parvenze sia stata coordinata in essa con il ricorso alle complesse tecniche del sistema di memoria magico.
Pierre de la Ramée (Pietro Ramo) nacque nel 1515. Il suo è un sistema di memoria locale. Egli approva Quintiliano (anche Melantone, fautore del normale apprendimento), rifiuta il sistema di luoghi e immagini e accetta un sistema che renda capaci di ricordare “per divisione e composizione”.
Lo stimolo “naturale” per la memoria non è più l’immagine della memoria eccitante sul piano emozionale, ma è l’ordine astratto dell’analisi dialettica (discutere, ragionare, confronto di opinioni).
Ramo concepisce un’arte di memoria basata su un ordine logico e dialettico, spoglio di immagini, come vero ordine naturale della mente.
Robert Fludd (sec. 17°) ideò un sistema di Teatro come sistema di luoghi mnemonici per le cose e per le parole. I suoi edifici di memoria comprendono un palcoscenico con una sequenza di 10 luoghi (5 porte e 5 colonne).
Fludd si avvicina molto a Giordano Bruno: entrambi attivano i loro sistemi di memoria occulta facendo ricorso a filosofie ermetiche.
Il Teatro di Camillo è analogo per molti aspetti al sistema del Teatro di Fludd.
Immagine di Copertina tratta da The Met.
