Su un altro fronte, così i dati del 25 aprile 2023, mentre il Pianeta ha bisogno emergente di fondi per rimediare ai mali che gli abbiamo inflitto, da quel che si dice in seno all’Istituto Sipri, abbiamo raggiunto il record di spesa per l’allestimento di arsenali nel mondo, con lo stanziamento di più 127 miliardi in un anno, gli Stati Uniti e la Cina primi in classifica. È del 26 aprile 2023 la notizia che la presidente della Commissione europea Von Der Leyen così si è espressa: “Oggi abbiamo fornito all’Ucraina altri 1,5 miliardi di Euro nell’ambito del nostro pacchetto annuale di assistenza macrofinanziaria”. Quanto di ciò per armamenti destinati a uccidere e a distruggere? Non trascorre molto tempo e siamo al 14 maggio 2023, allorché si viene a sapere che la Germania sta preparando un nuovo pacchetto di armi del valore di 2,7 miliardi di Euro per l’Ucraina, il rifornimento più consistente da quando iniziò l’invasione russa. Lo sappiamo da una dichiarazione del ministro della Difesa Boris Pistorius. Le armi includeranno carri armati, veicoli corazzati e sistemi di difesa aerea. Il giorno appresso veniamo informati che la Francia nelle prossime settimane fornirà e attrezzerà diversi battaglioni con decine di veicoli blindati e carri leggeri, fra i quali una serie di Amx10Rc.
In contemporanea i gridi di guerra totale si intensificano, con schieramenti di forze armate di qua e di là dei settori strategici mondiali, mentre in Russia Lavrov sottolinea che l’Ucraina ha messo al bando l’educazione in russo bruciando libri russi nelle piazze in stile nazista, mentre il Cremlino alza la voce ostentando di non volere discriminazioni in Ucraina contro i russofoni e i credenti della Chiesa ortodossa russa. Lo stesso Medvedev, vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, come da notizia diramata il 4 luglio 2023, sentenzia: “Un’apocalisse nucleare non è solo possibile, ma abbastanza probabile… Le armi nucleari sono già state utilizzate, sapete bene da chi e dove, il che significa che non ci sono tabù”.
Ma se tutta questa gente indaffarata a rinfocolare una guerra spietata e assurda si guardasse attorno… ben altre guerre ci stanno affliggendo su scala mondiale: il 6 maggio 2023 il Comitato Tecnico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità proclamava la fine dello stato di emergenza “Covid 19” iniziato il 30 gennaio 2020. Secondo l’Oms si sono superati i 20 milioni di vittime nel mondo, qualcosa che ha un malefico confronto con le stragi umane degli ultimi conflitti mondiali. A detta di Ghebreyesus, inoltre, occorrerà prepararsi per fare fronte ad altre eventuali pandemie. Quale sarà la prossima, dove e quando e quanto devastante?
Le fonti di informazione del 10 giugno 2023 comunicano una dichiarazione del premier Kristersson e del ministro della Difesa Jonsson: la Svezia consentirà a truppe e armamenti Nato di basarsi sul territorio svedese in via temporanea e aumenterà il livello di interoperabilità della Difesa svedese. La decisione è stata presa dal Governo per via della “seria situazione nella nostra parte del mondo” e l’intenzione è quella di rafforzare la collaborazione per la difesa. In attesa di aderire alla Nato il più presto possibile, il Governo ritiene importante “prepararsi al peggio” – e il peggio verrà, non c’è dubbio. Ma poi non è finita lì, perché vengono alla ribalta le bombe a grappolo, capaci di aumentare a dismisura gli effetti disastrosi sugli obiettivi colpiti. Le fonti di informazione diramate l’8 luglio 2023 comunicano che alla conclusione dei colloqui con il presidente Erdogan in Turchia, Zelensky ha ringraziato gli Stati Uniti per il nuovo pacchetto di aiuti militari a Kiev, che comprende anche le munizioni a grappolo. Le bombe a grappolo costituiscono anche un grave rischio per i civili. Contrario a questa mossa è il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Trascorrono altri sei giorni e le novità non fanno che ricalcare il cliché ormai ultra-conosciuto: Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva un pacchetto di misure per aumentare la produzione di munizioni e missili dei Paesi dell’Unione europea per fare fronte alle esigenze belliche dell’Ucraina. L’Atto prevede un finanziamento di 500 milioni per incrementare la capacità produttiva di materiale bellico.
Mi chiedo ancora dove si vuole arrivare con questa proliferazione di mezzi di distruzione. È la via giusta per portare la pece nel mondo? Chi ci crederebbe ancora?
Poi arriva in 18 luglio 2023 con l’ultima: è durato quasi due ore il colloquio tra il cardinale Matteo Zuppi, inviato del Papa per la pace in Ucraina, e il presidente statunitense Joe Biden, al centro del quale l’impegno della Santa Sede per “il ritorno dei bambini ucraini deportati con la forza”. Il presidente Biden ha espresso i suoi auguri per il continuo ministero di Papa Francesco e per la sua leadership globale. Il cardinale e il presidente “hanno anche discusso dell’impegno della Santa Sede nel fornire aiuti umanitari per affrontare le diffuse sofferenze causate dalla continua aggressione della Russia in Ucraina”. Ancora, l’inizio dell’anno 2024. Il primo gennaio si leggono sui mezzi di informazione gli auguri per l’anno nuovo: Zelensky plaude e ringrazia tutti coloro che lo appoggiano nella guerra scatenata dalla Russia e continua a chiedere collaborazione “senza perdere tempo affinché – dice – l’Anno prossimo (2024) il nostro Paese disponga di quante più capacità possibili per combattere il male russo”. Di contro Putin esordisce nel discorso di fine anno: “Abbiamo ripetutamente dimostrato che siamo in grado di risolvere i compiti più difficili e che non arretreremo mai, perché non c’è forza che possa dividerci”, facendo leva sulla “lotta per la verità e per la giustizia”. E ognuno degli Stati in guerra, con queste parole e altre di significato parallelo, presume schierarsi dalla parte della ragione. Poco oltre è Netanyahu a ringraziare gli Stati Uniti, magazzino inesauribile di armi micidiali, per il loro sostegno continuo, inclusa l’approvazione di una nuova vendita di armi d’emergenza, la seconda in questo mese. La guerra contro Hamas a Gaza proseguirà “per molti altri mesi… non cederò alle pressioni internazionali”: per il leader israeliano porre fine alla guerra ora significherebbe la vittoria di Hamas. E si vanta del comportamento dell’esercito “Impareggiabile nostra moralità in guerra”, anche quando i suoi ordini di attacco hanno causato il massacro di donne, bambini e inermi. Da più lontano si ode l’eco di una voce minacciosa: è la Corea del Nord che s’intromette dichiarandosi pronta alla guerra. Il leader nordcoreano Kim-Jong-un ha chiesto un aumento della produzione di lancia-missili durante una visita a una fabbrica di armi, in preparazione di uno “scontro militare” con la Corea de Sud e gli Stati Uniti, così da una comunicazione dell’agenzia statale Kcna. La Casa Bianca il 4 gennaio 2024 ha dichiarato che Pyongyang avrebbe fornito a Mosca missili balistici e sistemi di lancio utilizzati nei principali attacchi degli ultimi giorni contro l’Ucraina, in particolare il 30 dicembre e il 2 gennaio. A metà strada ribolle l’aria nel Libano: come riferiscono le fonti di informazione del 3 gennaio 2024, un attacco attribuito a Israele, con l’uccisione del vice leader di Hamas a Beirut, fa temere un allargamento del conflitto armato nel Libano. Rapido il commento di Hezbollah: “Le nostre dita sono sul grilletto”. Il 5 gennaio 2024 si parla del Libano: durante la notte sul 5 un raid israeliano nel Sud del Libano uccide quattro membri Hezbollah e colpisce infrastrutture utilizzate dall’organizzazione. Il giorno seguente, festa dell’Epifania, Nesrallah, leader di Hezbollah, promette una reazione ravvicinata all’accaduto. E il presidente iraniano Raisi annuncia che saranno scelti “il luogo e il tempo” della vendetta iraniana per il doppio attentato di Kerman. Il conflitto promette di allargarsi. Così infatti dimostrano le informazioni diramate l’8 gennaio 2024 sull’onda dell’orrore: Save the Children denuncia: “Più di dieci bambini al giorno hanno perso una gamba o entrambe le gambe durante la guerra scoppiata tre mesi fa. Dal 7 ottobre 2023, secondo l’Unicef, a più di mille bambini sono state amputate una o due gambe. Molti interventi, ricorda l’OMS, sono stati effettuati senza anestesia per la paralisi del sistema sanitario nella Striscia di Gaza, causata dal conflitto e dalla carenza di medici, di infermieri e di forniture mediche come anestetici e antibiotici”.
È “Save the Children” a denunciare, sulla stampa del 13 gennaio 2024: “Secondo il Ministero della Sanità di Gaza più di diecimila bambini sono stati uccisi dagli attacchi aerei a Gaza in quasi 100 giorni di violenza, con altre migliaia di dispersi, presumibilmente sepolti sotto le macerie”, confermando l’uccisione dell’uno per cento della popolazione infantile della Striscia, mentre i bambini sopravvissuti “stanno sopportando orrori indicibili tra cui ferite mortali, ustioni, malattie e cure inadeguate, perdita dei cari”. Nel complesso sono oltre 23 mila le vittime palestinesi nella Striscia.
Mentre si sente parlare dell’Ucraina continuamente sotto i bombardamenti e del Myanmar dove 17 persone, fra le quali nove bambini, sono morte a seguito di un raid delle forze birmane sul villaggio di Kanan, nella regione a nord-ovest di Sagaing, in mano ai ribelli che combatterebbero per la democrazia, mentre Israele sembra non voler rinunciare ad alimentare la guerra contro l’etnia palestinese, anche la Natura si scuote e compie disastri, come il recente micidiale terremoto in Giappone.
Una voce di tono differente si leva oltre oceano: il senatore del Vermont, Bernie Sanders, valuta che la risposta di Israele al “barbaro attacco terroristico” di Hamas sia “sproporzionata, immorale e in violazione delle leggi internazionali, responsabile di oltre 22 mila palestinesi massacrati, “tra cui la maggioranza di donne e bambini”. E ha affermato che il Congresso ha l’obbligo di bloccare il finanziamento militare di dieci miliardi di Dollari per Israele: “I contribuenti americani non devono essere complici nel distruggere le vite di innocenti donne, uomini e bambini a Gaza”. Questo accade nel momento stesso in cui, come riferisce Zelensky, negli ultimi cinque giorni la Russia ha lanciato sull’Ucraina oltre 500 missili e droni.
A questo punto mi domando: innanzitutto due particolari. Il primo discende da quanto si dice del presidente Biden che avrebbe espresso i propri auguri per il continuo ministero di Papa Francesco. Auguri: facile profezia e nulla di fatto, come se fosse una ricorrenza di compleanno e finta lì. Ci sarebbe ben altro da fare al di là degli auguri, gratuiti e insignificanti. Il secondo particolare ha a che fare con l’impegno a fornire aiuti umanitari. Benissimo, cosa encomiabile ma, mentre entrano aiuti umanitari, dalle carlinghe degli aerei escono centinaia di bombe micidiali, solo per uccidere e distruggere. E, infine: ma che cos’è andato a fare negli Stati Uniti il presidente della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), cardinale Matteo Zuppi, nell’intento di parlare di pace con Biden? Quando sa benissimo che costui fornisce l’Ucraina di armi, munizioni, bombe e aerei per mantenere viva una guerra già folle di per sé e, insieme, l’apparato produttivo dell’industria bellica statunitense? Banale assai, inoltre, la dichiarazione del cardinale sul fatto che i papi del ’900 abbiano sempre cercato le vie della pace. Perché, dovrebbero comportarsi in altro modo, come molti dei loro predecessori? Ci mancherebbe altro! Il filone politico non smette di scorrere su un sentiero fatto di ipocrisia e di facciamo fina che…, ma la realtà è un’altra!
Sì, la realtà è un’altra, e di tutt’altra fatta. Siamo arrivati al punto di poter confermare che ci troviamo nel bel mezzo di un dibattito agli ultimi termini: le due maggiori potenze mondiali non possono più nascondere le proprie vere intenzioni: vanno gareggiando per spartirsi il mondo, anzi per essere, ognuna di esse, padrona del mondo. Ma, dove credono di arrivare? Non si accorgono che soluzione non c’è e che tutto quel che succede pare verosimilmente portare verso la fine dell’insetto-uomo? Lo confermano solennemente le notizie degli ultimi tempi sul procedere dei conflitti armati. Il 29 luglio 2023 si legge sulle fonti di informazione che, mentre la Russia promette ad alcuni Stati africani la fornitura di grano a titolo gratuito, ma anche di armi e campagne di istruzioni per il loro uso, dalla parte opposta la Casa Bianca annuncia che invierà un nuovo pacchetto di armi a Taiwan per il valore di 345 milioni di Dollari. Il pacchetto include difesa, istruzione e formazione per i taiwanesi. Immediata la protesta della Cina che rivendica la sovranità sull’isola, intravedendo l’emergere di nuovi fattori di tensione e rischi per la pace e la stabilità della regione. E poi, assurdo per assurdo, tutti costoro declamano di voler lavorare per la pace, e intanto ci pensano bene ad alimentare la guerra e a mantenerla più che mai viva con risorse inesauribili. E intanto la guerra dilaga, a nulla valgono i progetti di pace episodicamente rinnovati nel mondo, parole buttate al vento e disperse nell’indifferenza più assoluta. Si chiude il mese di luglio 2023 mentre si osserva che ora è l’Ucraina a farsi avanti con una serie di droni su Mosca e altri 25 in Crimea. Una guerra, dunque, ampiamente alimentata dall’esterno, destinata a crescere anziché a spegnersi. La Russia non esita a rispondere a questi attacchi potenziando la Marina con altre 30 nuove navi da guerra operative nell’anno in corso, mentre sferra attacchi missilistici su varie parti dell’Ucraina. E la storia continua: il 30 agosto 2023 si viene a sapere che gli Stati Uniti hanno annunciato l’invio di un nuovo pacchetto di aiuti militari del valore di 250 milioni di Dollari a favore dell’Ucraina, con attrezzature per la rimozione di mine e ostacoli, con missili di difesa aerea anti-corazza, colpi di artiglieria e oltre tre milioni di munizioni per armi leggere. Dall’atra parte poi, come informano u mezzi di divulgazione il 5 settembre 2023, in particolare il New York Times, si viene a sapere che il leader nord-coreano Kim Jong-un si recherà in Russia, questa l’intenzione, in settembre, mese corrente, per discutere con Putin la possibilità di fornire a Mosca più armi per la sua guerra contro l’Ucraina e altre forme di cooperazione militare.
E dall’altra parte del mondo le cose non sono dissimili. L’8 dicembre 2023, giorno dell’Immacolata, le fonti di informazione ci dicono che il presidente degli Stati Uniti d’America va chiedendo al Congresso nuovi fondi per l’Ucraina, lanciando l’allarme: “Putin non si fermerà lì, lo ha detto chiaramente e finirà per attaccare un alleato della Nato”. A quel punto, prosegue, “avremo qualcosa che non vogliamo: truppe americane che dovranno combattere contro truppe russe”. Biden ha chiesto al Congresso di autorizzare un pacchetto di 61 miliardi “entro Natale”. Non farlo “sarebbe il più bel regalo a Putin. Non possiamo lasciare che vinca. Il mondo ci guarda. Se non difendiamo noi Kiev, chi lo farà?”.
Tornando a papa Francesco si sente dire che dal 1° settembre fino al 4 ottobre 2023 assumerà un deciso impegno per la cura del creato inaugurando il Tempio del creato con l’obiettivo di “custodire il creato come dono sacro del Creatore, schierarsi a fianco delle vittime delle ingiustizie ambientali e climatiche, sforzandosi di porre fine alla insensata guerra alla nostra casa comune, che è una guerra mondiale terribile”. Il giorno 7 di settembre 2023 si viene a sapere che dagli Stati Uniti sono attesi nuovi aiuti per oltre un miliardo di dollari che serviranno per migliorare la difesa aerea di Kiev e per potenziare le forze di terra conto le “linee davvero potenti” dei russi su Kiev, e il giorno appresso perviene la conferma dopo che viene annunciato che gli USA forniranno a Kiev munizioni anticarro all’uranio impoverito come parte di nuovi aiuti militari per 175 milioni di dollari. Le munizioni armeranno i carri Abrams che gli USA faranno avere all’Ucraina nei prossimi mesi. Dalla parte opposta si legge sulle informazioni del 28 settembre 2023 una dichiarazione del presidente russo Putin rivolta ai dipendenti dell’industria nucleare: “L’agenzia per l’energia atomica russa Rosatom lavora alla creazione di armi avanzate in grado di mantenere l’equilibrio strategico nel mondo”. E via così, si continua ad armare il mondo e a incrementare l’indice di conflittualità e di disgregazione.
Il mondo, intanto, questo nostro piccolo mondo chiamato pianeta Terra, pare proprio non riuscire a fare a meno di protrarre senza fine tentativi di distruzione-autodistruzione. È diventato o, meglio, lo è sempre stato, come un incendio nella foresta. Le formazioni di volontari corrono là dove le devastazioni sono più gravi ma, mentre sono intente a eseguire il proprio lavoro, ecco che giunge la notizia di un altro incendio sviluppatosi in un altro lato della foresta, e non è l’ultimo perché numerosi sono i focolai che stanno per divampare. È il pianeta delle guerre, il “Pianeta Guerra” come ebbi a definirlo in altre occasioni. Ne danno prova le notizie pervenute il mattino della domenica 8 ottobre 2023: “Israele è sotto attacco di Hamas. Dalla Striscia di Gaza sono stati lanciati almeno 5 mila razzi verso il sud e il centro del Paese, compresi Tel Aviv e Gerusalemme. In territorio israeliano sono entrati decine di miliziani armati di Hamas: un assalto a sorpresa nel 50° anniversario del giorno dello Yom Kippur. Almeno 300 i morti, 1.800 i feriti. Israele ha dichiarato lo stato di guerra e ha risposto con l’aviazione. Nei raid israeliani sulla Striscia sono morti 232 palestinesi, feriti 1.700. Mentre il numero di morti e feriti va aumentando sotto ulteriori bombardamenti dall’una e dall’altra parte, il presidente Joe Biden, nel discorso del 21 ottobre 2023 alla Nazione, chiede la disponibilità di 100 miliardi di dollari in aiuti militari per Ucraina, Israele e Taiwan, eleggendo gli USA come “nazione essenziale” alla guida del conflitto bellico globale. E mentre Netanyahu prepara l’invasione di Gaza, Biden assicura che i primi aiuti arriveranno entro 48 ore per debellare “terrorismo e tirannia”. La foresta brucia, il fuoco dilaga e la furia della Follia semina morte sempre più lontano. Sono constatazioni che emergono dalle ultime notizie apparse sui mezzi di informazione di massa del 23 ottobre 2023: Gli Stati Uniti hanno annunciato un rafforzamento della loro presenza militare in “tutto” il Medio Oriente a causa della “recente escalation da parte dell’Iran e delle sue forze affiliate”. Il segretario della Difesa USA, Lloyd Austin ha confermato che saranno schierati in tutta la regione “un sistema di difesa antimissile ad alta quota (Thaad), diverse batterie di missili terra-aria Patriot” e altri mezzi. Intanto razzi Katyusha sono stati lanciati contro la base irachena nella quale sono stazionati militari americani.
Chiudo con una citazione a compendio di quanto scritto finora. Mi riporto allora a un grande filosofo e matematico tedesco, Gottfried Wilhelm Leibniz (nato a Lipsia nel 1646 e deceduto ad Hannover nel 1716) il quale, nei “Saggi di teodicea” scritti nel 1710, tentò di dare una spiegazione all’esistenza di Dio insieme a quella del male. La sua posizione si può definire ottimistica, nonostante egli sia lontano dall’affermare la bontà assoluta del mondo. Leibniz è piuttosto del parere che l’Universo da noi conosciuto sia il migliore dei mondi possibili in quanto portatore della minore quantità di male, per volontà e scelta del Creatore nel novero di infinite possibilità. Una spiegazione ottimistica? Ma davvero? E, allora, fatti i debiti confronti, che cosa succederà negli altri mondi? Soltanto luoghi in palese combutta con gli orrori dell’Inferno?
