Col di Lana

Se ci dirigiamo verso Bolzano e ci portiamo in zona Falzarego, percorriamo i campi di battaglia dove la guerra incrudelì con furore, in particolare negli episodi in cui fu fatto ricorso alle mine: siamo nei pressi del Col di Lana a sudovest del Falzarego e, verso nord, sulle pendici del Lagazuoi e delle Tofane. Il Col di Lana, non molto distante dalla Marmolada, direzione nordest, rappresentava un punto strategico di vitale importanza perché di là era possibile controllare e quindi dominare i movimenti che si svolgevano tra i Passi Pordoi e Falzarego. Come s’è detto altrove rispetto al comportamento temporeggiatore dei nostri generali a proposito delle occasioni perdute dai Comandi del nostro Esercito all’inizio del conflitto, così pure al Col di Lana doveva avverarsi la stessa situazione.

Le nostre artiglierie iniziarono i bombardamenti a partire dall’8 giugno 1915, ma l’iniziativa cercava un successo già abortito. Sarebbero state sufficienti un paio di settimane di anticipo ossia subito dopo la dichiarazione di guerra all’Austria-Ungheria per ottenere successi fermi e duraturi sulle forze di confine austriache, ancora deboli e disorganizzate. Il temporeggiamento a cui abbiamo assistito, per altro verso, vanificò le migliori attese e concesse agli avversari il tempo sufficiente per attestarsi a difesa e disporre ostacoli pressoché insuperabili ai nostri assalti. Avemmo dunque a che fare con la messa in posa e il tiro micidiale di batterie tedesche preparate alla perfezione. Ancora non avevamo dichiarato guerra alla Germania ma questa, alleata con l’Austria, era nel diritto di dare a quest’ultima un solido aiuto, astenendosi tuttavia dallo spingere le proprie truppe al di qua del nostro confine con l’Austria. Fu così che il 27 maggio 1915 giungeva in Tirolo il Corpo Alpino Tedesco al comando del generale Krafft von Dellmensingen con 4 battaglioni e 2 batterie come rinforzo al 4° Rayon (il Tirolo era suddiviso in cinque settori, detti Rayon).

In seguito alla perdita di 230 soldati caduti e altri 930 feriti, il generale Rossi desistette dall’idea di conquistare il Col di Lana. Era il 20 luglio 1915 e la stasi perdurò sino al successivo tentativo del 21 ottobre, arrestato dagli Austro-Ungarici con l’impeto delle loro mitragliatrici. Trascorse un giorno ancora e un potente attacco dei nostri dopo un bombardamento di undici ore a quota 2.221 decretò il successo, ma anche la denominazione di quel monte con il nuovo e più funesto appellativo di “Col di Sangue”.

La lotta non era finita e la vetta passò di mano dai nostri attaccanti ai Kaiserschützen. Non si vedeva altra via d’uscita, da parte italiana, per prendere possesso di quella cima mortale, se non quella di desistere dai tentativi di attacco frontale e di provare a scavare una galleria sotto la vetta presidiata dagli Austriaci per depositarvi una quantità di esplosivo che al momento opportuno avrebbe fatto saltare in aria la posizione nemica, annientandola. Si realizzò il piano con 5.000 kg di nitroglicerina. La preparazione fu attuata con un bombardamento medio di duemila proietti di medio e grosso calibro sulla cima dove stavano asserragliati circa 250 difensori austroungarici.

Il fatale 17 aprile 1916 arrivò con una tempesta di fuoco che neppure dei veterani come i Kaiserjäger avevano mai provato. Poi, alle 11,30 un boato terribile e uno squarcio sollevatosi dalla cima del Col di Lana fecero strage di 115 uomini.

Qui (Sud del Passo di Falzarego) si inaugurò tristemente la guerra di mine per stanare gli avversari dell’una e dell’altra parte. Fu una serie di mine e contromine fatte saltare per distruggere le posizioni avversarie. In seguito ai sanguinosi scontri e alle stragi conseguenti sulla quota 2221 a fine ottobre 1915, strage che aggiunse al Col di Lana l’appellativo di “Col di Sangue”, una lunga serie di esplosioni sotterranee si concluse, nella primavera successiva, con un sacrificio che, per le parti contrapposte, ammontò a 18.000 uomini. Gli Austriaci, coscienti della mina italiana che a breve sarebbe esplosa, non avevano deciso l’evacuazione preventiva della guarnigione che stava a presidio sulla cima del Monte, poiché si trattava di una questione d’onore e di prestigio. La «questione di prestigio» era più importante del sacrificio inutile di tanti e tanti Kaiserjäger”.

Immagine di copertina tratta da PeakAdvisor

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