Filippo Castagnotti
Un mio carissimo amico di Paularo (UD), Manuel Moro, esperto conoscitore dei siti attraversati dalla Grande Guerra sulle Alpi Carniche di Paularo, mi ha fatto gradito dono di un suo lavoro di ricerca tratto dalla sua tesina di 5a classe Superiore. Vista la data del 31 luglio nella quale occorsero i fatti in quell’ormai lontano 1915 e considerato che il Reggimento interessato nella vicenda era al tempo il 2° Alpini di provenienza piemontese, mi corre l’obbligo e l’onore di pubblicare il lavoro di Manuel, dietro suo personale consenso, in veste di documentazione storica rivelatrice e significativa di uno scorcio drammatico di vita militare ambientato nella prima Guerra mondiale sul Fronte Orientale. Quanto Manuel Moro espone riguarda l’eroismo di un Alpino, Filippo Castagnotti di Lequio Berria (prov. di Cuneo), Caporal maggiore del Battaglione Borgo San Dalmazzo, 2° Reggimento Alpini. In un intervento di estremo coraggio l’Alpino Castagnotti si meritò il conferimento della Medaglia d’Argento al Valor Militare, con la seguente Motivazione: “Si slanciava per primo all’assalto di una trincea nemica e, primo, vi entrava. Veniva mortalmente ferito dallo scoppio di uno shrapnel nella trincea stessa. – Punta Medatte, 31 Luglio 1915” (La motivazione è tratta dal I Volume – 1915 – dell’opera a cura di Pierluigi Scolè, Degni delle glorie dei nostri Avi, 2a Edizione: Associazione Nazionale Alpini, Milano 2017).

“Durante i primi combattimenti sulla cima “Medatte” (situata a nord-est del monte Cuestalta) perse la vita il Cap. Castagnotti Filippo Mario dopo un duro scontro con il nemico nella mattinata del 31 luglio 1915 e di cui segue documentazione.
“Lequio Berria. La prima nostra vittima. – Noi lo riconoscevamo tutti sotto il nome di “Mario”, ma veramente era Filippo Castagnotti. Giovane dalle più liete speranze, amato e stimato da un mondo di amici, caro ai parenti nel grado più superlativo. Della classe 1893, venne arruolato negli alpini.

“Partì col settembre 1913 e dopo un anno venne promosso caporale. Nel mattino del 31 Luglio in un fiero combattimento si distinse così fattamente per cui il capitano suo gli fece formale promessa di proporlo per la medaglia al valore militare. Alcune ore dopo rinnovandosi l’assalto, il povero Filippo Castagnotti veniva terribilmente colpito e precipitava, da un’altura, verso il nemico. In un batter d’occhio, con estremo sforzo, s’arrampicava su e riusciva a raggiungere i suoi dai quali, trasportato tosto al luogo di medicazione, dopo brevi istanti, spirava. A me che scrivo, fu dato in questi tragici momenti di sfogliare il suo voluminoso carteggio postale e non una sola delle sue lettere rinvenni che non incominciasse dal saluto cristiano: Sia lodato Gesù Cristo. “Trasparisce poi da quelle nitide pagine come il nostro Mario sentisse ognor prepotente il bisogno di intrattenersi colla mamma che poi ringrazia ad ogni piè sospinto delle premurose cure che sempre s’ebbe per lui e domandale perdono e poi ritorna alla carica e ripete la cosa.
“Un cuore ben fatto! Conscio del pericolo e forse persuaso della sua prossima fine, peraltro sapendo della trepidanza dei fratelli e sorelle, ad arte cercò sempre di persuader tutti a non impensierirsi di lui, ma che contassero sul sicuro circa il suo ritorno in seno alla famiglia a celebrar solennemente la vittoria contro gli austriaci.

Col fratello sacerdote però apre tutto il suo cuore ed il 29 (antivigilia della sua morte) scriveva testualmente: “Amato fratello, so che preghi molto per me, eppur tuttavia sento prepotente il bisogno di raccomandarmi ancora. Senti: non so preciso determinare, ma quanto prima dovrò condurre la mia squadra ad occupare una difficile posizione nemica. Altre squadre ci han preceduto; ora spetta a noi e vi ci batteremo a corpo perduto. Pertanto se questa sarà l’ultima che ti scrivo, conservala per memoria e sappimi consolar tutti, la mamma in ispecie”.
“Alle volte, in quelle lettere, discorre della guerra e scrive dei punti improntati a perizia non comune. Due giorni prima della morte scriveva alla famiglia preparandola egli stesso con ammirabile fortezza e rassegnazione al sacrifizio che l’attendeva e ripeteva ai parenti il suo abituale motto: “Sia lodato Gesù Cristo. – arrivederci in cielo”.
“Giorni fa mi si accollò il penoso incarico d’annunziar la sua gloriosa fine alla famiglia. Stavo appunto congetturando circa la tattica da tenere quando mi si fa incontro la buona sua mamma che, seria e risoluta, mi dice: “Avevo dieci fiori; il signore si è tolto il più bello; io lo ringrazio per la sua degnazione”. E qui il pianto le strozzò la parola e restammo così muti entrambi.
“Col Castagnotti Filippo son due qui da noi i caduti per la patria sulle brulle creste del Carso e della Carnia; ebbene tutte e due son fratelli a Sacerdoti. Destefanis Andrea fratello al don Carlo vicecurato a Govone (Cuneo); Castagnotti Filippo fratello di don Fiorenzo direttore spirituale presso le suore Luigine in La Morra (Cuneo)”.
(M. Moro)
Immagine di Copertina tratta da Langa Del Sole.
