Una visita quasi improvvisata

C’era una volta Londra.

Stava per arrivare il giorno in cui mio figlio Paolo avrebbe compiuto gli anni, un’ottima occasione per recarmi a festeggiare con lui, a Londra. Un’occasione unica e formidabile per unire una ricorrenza da non dimenticare all’apporto culturale di un’esperienza ricca di scoperte e di emozioni.

Al mio ritorno a casa ho portato e conservato un ricordo assai positivo della capitale UK, per le sue ricchezze culturali, per le sue bellezze architettoniche, per i suoi musei di indiscutibile pregnanza storica e scientifica, infine per i suoi parchi pubblici, per gli ampi spazi verdi ricavati quasi a correggere l’imporsi delle ardite costruzioni abitative e commerciali slanciate verso l’alto.

Londra, una città formatasi dall’unione di numerosi piccoli agglomerati urbani via via assemblati in una configurazione ampia e organica, offre la comodità di servizi puntuali e dettagliati. Uno fra i tanti, quello della rete metropolitana con treni che viaggiano a una velocità pazzesca per collegare zone anche assai distanti l’una dall’altra, non senza una molesta serie di vibrazioni sonore sgradevoli provenienti dallo sferragliare delle ruote sui binari che in alcuni tratti ti giunge all’orecchio come il latrato furioso di mille e mille cani arrabbiati, tanto da indurti a portare le dita delle mani alle orecchie per preservare i poveri timpani non abituati a quella musica infernale. Tale inconveniente è ripagato dalla notevole rapidità di spostamento, indispensabile per gente che si muove di continuo per lavoro o per diporto.

L’impressione riportata è quella di una civiltà avanzata nel rispetto di tutti. Una cosa che mi ha colpito in particolare è stata l’aver osservato quanta gente obesa circola per le vie di Londra, donne per lo più, ma anche uomini e giovani. Segno di un’opulenza che, oltre e al di là di determinate conformazioni patologiche, ha assunto sembianze di voracità coatta, come ormai accade in genere per ogni cosa ambita nella progenie umana.

La città è ricca di piste ciclabili che consentono di dedicarsi ampiamente allo sport e che vengono quotidianamente percorse da numerosi cicloamatori. Ciò che sorprende, ancora, è l’imponenza delle ardite costruzioni e degli abbondanti spazi che le circondano. Veloci spostamenti in metrò e amene passeggiate in parchi ombrosi che riescono a creare l’immagine del procedere nel fitto di un bosco verdeggiante, guidano il turista nella direzione di una serie di opere strutturali e di musei di immenso interesse culturale.

Ma prima di proseguire nella visita in Londra voglio dire che mio figlio è stato così premuroso da venirmi incontro a Parigi dove ci siamo incontrati alla Gare de Lyon. Nella capitale francese ci siamo fermati sino al giorno successivo e Paolo mi ha condotto con sé nel visitare le meraviglie offerte dalla metropoli. Così siamo transitati per Piazza della Repubblica, per piazza Aristide Cavaillé-Coll, rinomato costruttore d’organi; di lui si ricorda la realizzazione, a partire dal 1833, anno in cui l’artista prese dimora a Parigi, degli organi di Saint-Denis, delle chiese della Madeleine, di Sainte-Clotilde, di Saint-Sulpice e di Notre Dame.

Una sosta al ristorante Mamie e una capatina al Grand Boulevard per arrivare ad ammirare la statua della Libertà. Più avanti siamo approdati al Campo di Marte, abbiamo sfiorato la struttura del Grand Palais e siamo giunti ai piedi del lucente monumento dorato eretto in onore di Giovanna d’Arco impettita sul suo cavallo di battaglia. Devo osservare che mi aspettavo di ammirare un complesso molto più vistoso dopo aver ammirato più volte l’opera d’arte ripresa dalle telecamere francesi in occasione dei passaggi del Tour de France nella sua fase conclusiva. Allora l’eroina era ripresa dall’alto nel suo atto di dominare la scena. L’effetto ottico mi avvertì che mi ero parzialmente ingannato.

Ci attendeva, di lì in poi, la famosissima cattedrale di Notre Dame sul corso della Senna nell’Ile de la Cité, risalente a prima del XII secolo. L’edificio, della lunghezza di 130 metri, della larghezza di 108, con torri che si elevano sino a 69 metri, può vantarsi di occupare i primi posti nella serie mondiale delle grandi cattedrali gotiche. Di particolare interesse i tre grandi portali che si aprono sulla facciata principale: quelli di Sant’Anna, del Giudizio universale e della Vergine, rispettivamente orientati verso sud, al centro e verso nord.

Non poteva mancare una visita di sfuggita al conosciutissimo Moulin Rouge. Per concludere, trasferimento a Montmartre dove troneggia la bella basilica del Sacro Cuore alla quale fa da contraltare la struttura di St. Pierre. Con il fiato sospeso, infine, ai piedi della maestosa Torre Eiffel dove approfittiamo dello sfondo audace per qualche bella fotografia ricordo.

E torniamo a Londra, dove un lasso di tempo più generoso e condizioni meteorologiche eccellenti ci hanno consentito di scoprirne la dovizia di tesori architettonici, artistici e storici. Transitiamo a fianco del Church Studios Crouch End e percorriamo camminamenti fra la quiete di un parco silenzioso e rilassante, diretti al Freud Museum. La visita è straordinariamente interessante per via dei reperti raccolti e catalogati. Nello stabile che ospita il Museo freudiano, il fondatore della Psicoanalisi Sigmund Freud (1856-1939) visse negli ultimi due anni della propria vita, poiché la sua permanenza in Germania non era più possibile vigendo le persecuzioni naziste antisemitiche. Freud trascorse questo atto finale della propria esistenza accompagnato dalla figlia Anna (1895-1982), anch’essa psicoanalista, che in questa residenza dimorò dal 1938 sino alla morte.

Si prosegue verso il centro della capitale e si arriva al famoso Big Ben che spicca ardito verso il cielo di Londra. Raggiungiamo quindi la House of Parliament (Sede del Parlamento inglese) per spostarci poco dopo alla Westminster Abbey e al Westminster Bridge ed eccoci di fronte alla grandiosa ruota London Eye (vista su Londra) con la possibilità di estendere lo sguardo sulla City. Si passa quindi nei pressi della St. Paul’s Cathedral e si raggiunge il Millennium Bridge. Ancora un edificio religioso, la Southwark Cathedral, poi la Tower of London e la Tower Bridge.

I nostri passi, celeri e spediti, ci portano a Bermondsey e, ancora, in zona Highgate dove entriamo, per una visita accurata, nell’Highgate Cemetery East Wing, uno dei più antichi cimiteri privati in Inghilterra. Percorriamo con mesto incedere i sentieri che si aprono fra le tombe.

Poco dopo l’ingresso ci imbattiamo nel massiccio sepolcro monumentale di Karl Marx (1818-1883). Con il grande personaggio del pensiero filosofico sono sepolte l’amata moglie Jenny von Westphalen e altri componenti della famiglia. Più avanti troviamo il tumulo di Anna Mahler (1904-1988), figlia secondogenita del musicista austriaco Gustav Mahler di cui divenne orfana a soli sette anni. Anna Mahler studiò scultura a Roma con Giorgio De Chirico e a Vienna, scoprendo la propria vocazione artistica. Durante il periodo nazista fuggì in Inghilterra. Dopo il conflitto visse in California, prima di tornare in Inghilterra. Le sue principali sculture sono in pietra ma realizzò anche i busti in bronzo di alcuni importanti musicisti del XX secolo.

Il cimitero Highgate Cemetery ospita fra le sepolture più appariscenti, oltre a quella di Marx, numerose tombe di persone illustri, come ad esempio quella di Michael Faraday (1791-1867) sepolto con la moglie Sarah deceduta nel 1879. C’è un’aura di tristezza e di pietà che accompagna il nostro incedere: tombe di ricca fattezza e semplici lapidi consunte dal tempo, quasi una a ridosso dell’altra, in un succedersi di tumuli simili a una fitta foresta silente.

Mutato lo scenario, ricordo con ammirazione e non senza un certo sbigottimento il Museo Imperiale della Guerra (IWM, Imperial War Museum) sorto nel periodo del primo Conflitto mondiale, anno 1917, per far conoscere gli sforzi e i sacrifici a cui tutti indistintamente andarono incontro e per mantenere nella memoria i fatti e le conseguenze terribili della guerra.

Qui si possono ammirare reperto storici di una grande varietà: armi, uniformi, veicoli, bandiere, mappe, medaglie, fotografie, diari e lettere dal fronte, manufatti e lavori artistici attinenti alle caratteristiche implicite nella guerra. All’ingresso ti colpisce immediatamente un groviglio di lamiere contorte nel quale fu ridotto un veicolo nel corso del bombardamento a Baghdad del marzo 2007. Si possono ammirare numerosi tipi di aerei, di carri armati e di missili, persino del tipo V2, di armi leggere e pesanti, di macchine da guerra di ogni specie utilizzate in una guerra senza fine. Così per il primo, così per il secondo Conflitto mondiale.

Una sezione di un particolare tono cupo è dedicata all’Olocausto e al triste epilogo della cosiddetta “Soluzione finale”. Impressionante l’incontro con il “Little Boy”, l’ordigno nucleare che rase al suolo Hiroshima il 6 agosto 1945 massacrandone la popolazione.

Lasciamo il museo con un’emozione profonda e, per esorcizzare quella che stava diventando un’atmosfera assai lugubre, subito ci inoltriamo verso Piccadilly Circus e, di seguito, a Buckingham Palace, non senza soffermarci ad ammirare “Queen Victoria”, la Regina secolare. Poi The Mall e Trafalgar Square. Quindi, senza sostare, Elephant & Castle, Cutty Sark e Canary Wharf.

Una lunga sosta ci intrattiene infine a Greenwich, con l’immancabile foto sulla linea del meridiano zero e con una spettacolare vista sulla città di Londra.

Grazie Paolo!

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