Accordi e disaccordi diplomatici

Gli accordi di Monaco, siglati da Germania, Francia e Inghilterra sul problema dei Sudeti il 29 settembre 1938, approvavano il diritto della Germania a occupare una notevole area geografica della Nazione cecoslovacca. La firma dell’accordo fu posta nella residenza privata di Hitler nella notte fra il 29 e il 30 settembre 1938. Veniva accettato, dalle potenti forze politiche, che la Cecoslovacchia fosse lasciata sola di fronte al proprio destino e veniva sancita l’annessione dei Sudeti alla Germania come una risoluzione irrinunciabile. I Sudeti sarebbero dovuti evacuare dal 1° al 10 ottobre, secondo le indicazioni di una Commissione formata da Italia, Germania, Inghilterra, Francia e Cecoslovacchia.

Il 16 novembre 1933 Germania e Polonia decidevano di non ricorrere alla forza in ogni caso e firmavano un patto tedesco-polacco di non aggressione, della durata di dieci anni.

Il 18 giugno 1935 era stato firmato un accordo navale anglo-tedesco nell’intesa fra le due Nazioni di non farsi guerra per il futuro. Si era stabilito di fissare un rapporto di 35/100 per la potenza navale fra Germania e Inghilterra. Ma in un secondo tempo la Germania passò a denunciare le clausole dell’accordo. Hitler mirava a eguagliare la potenza navale germanica a quella britannica.

Il 22 maggio 1939 fu firmato fra Italia e Germania il “Patto d’Acciaio” che si prefiggeva fra i suoi obiettivi principali quello di “assicurare le basi della civiltà europea”, ma il testo del patto dissimulava il proprio carattere decisamente aggressivo.

Hitler avrebbe poi dato chiara dimostrazione della propria mancanza di fedeltà agli impegni sottoscritti con altre Nazioni, tanto che il 1° settembre 1939 aveva dato inizio all’invasione della Polonia.

Nel trattato di Monaco Hitler aveva dato piena assicurazione alle potenze occidentali che l’affare concernente i Sudeti sarebbe stato l’ultimo atto delle rivendicazioni naziste in Europa, ma intanto si stava prodigando alacremente per preparare un attacco prossimo a Francia e Inghilterra.

Ribbentrop si recò a Mosca il 23 agosto 1939 per la firma di un trattato di non aggressione con la Russia. In risposta al trattato di Mosca furono Inghilterra e Polonia a stipulare un patto di mutua assistenza nella giornata del 25 agosto 1939, della durata di cinque anni. Il 1939 fu l’anno che annoverò i grandi patti bilaterali di non aggressione in Europa.

Il primo patto di non aggressione concluso da Hitler con i piccoli Stati fu quello con la Danimarca il 31 maggio 1939, con l’accordo che nessuno dei due Stati si sarebbe entrato in guerra reciproca o avrebbero usato altri mezzi di violenza. Il trattato era reiterabile per i successivi dieci anni.

La prima Guerra mondiale aveva sancito la perdita dell’Estonia e della Lettonia ai danni della Russia. La Germania si fece subito avanti siglando un trattato con le repubbliche estone e lettone formulato in modo simile a quello fatto con la Danimarca. La Polonia subì una spartizione con la parte occidentale della linea fissata di competenza del governo tedesco e con quella orientale per il governo russo. Il 18 febbraio 1940 fu firmato un accordo economico fra Germania e Russia.

Nella foresta di Compiègne, all’interno del vagone-letto di Rethondes, alle ore 5 dell’11 novembre 1918 il maresciallo Maxime Weygand, già aiutante di Foch durante il primo Conflitto mondiale, aveva comunicato le condizioni di armistizio alla parte tedesca sconfitta. Lo stesso vagone entrò in scena il 22 giugno 1940 dopo che i soldati tedeschi, abbattuto un muro del museo di Compiègne dove era custodito il vagone-letto, lo estrassero e lo posizionarono su un binario morto. Al suo interno si ricalcò la situazione del 1918, ma in senso inverso: a guidare la delegazione tedesca per l’imposizione delle clausole dell’armistizio era il generale Wilhelm Keitel, con la presenza di Hitler e di Ribbentrop. Alle ore 18,50 Keitel e Huntziger firmarono l’accordo che prevedeva per i Francesi condizioni durissime.

Più a est per la Russia si stava profilando la minaccia proveniente dal Giappone, tanto che la Russia si premonì concludendo, il 13 aprile 1941, un patto di neutralità con il Giappone, sottoscritto dal ministro degli Esteri Molotov e dall’omologo giapponese Yosuke Matsuoka per la validità di cinque anni.

Stalin era fermo nella convinzione che i Tedeschi non avrebbero mosso attacchi alla Russia. Ma all’entrare dell’anno 1941 l’addetto commerciale americano Sam E. Woods aveva inviato a Washington un messaggio che poneva in luce i piani tedeschi nell’imminenza di un attacco alla Russia, con l’obiettivo dello sfruttamento economico delle risorse sovietiche. Non solo, ma anche Winston Churchill il 3 aprile indirizzava avvertimenti simili alla Russia.

Ribbentrop, in un colloquio con Galeazzo Ciano, esordì affermando che un attacco sovietico alla Russia avrebbe portato a cancellare la stessa dalla carta geografica nel giro di sole otto settimane. Ma, ancora, Stalin e Molotov non diedero peso alle informazioni pervenute.

Il 12 luglio 1941 Inghilterra e Russia sottoscrissero un trattato di alleanza fondato su un mutuo appoggio militare in caso di conflittualità con la Germania. Peraltro il 27 settembre 1940 si era costituito un Patto Tripartito fra Italia, Germania e Giappone. Anche Stati Uniti e Inghilterra diedero vita, il 27 marzo 1941, a un accordo fra gli Stati Maggiori militari reciproci.

Al sopraggiungere del 22 giugno 1941 da Churchill perveniva un annuncio che dichiarava l’assoluta solidarietà con la Russia. Il 9 agosto 1941 Churchill era arrivato, via mare, alla baia di Placentia nell’isola di Terranova per un incontro diplomatico con gli Alleati, che addivenne alla stesura della “Carta Atlantica”, un documento che prevedeva l’esclusione a qualsiasi aspirazione a ingrandimenti territoriali, il diritto di ogni popolo a scegliersi la forma di governo più apprezzata, la partecipazione al commercio e l’accesso alle materie prime concesse da altri Paesi. Si puntava infine a garantire una pace che consentisse a tutte le Nazioni di vivere in piena sicurezza all’interno dei propri confini. Inoltre non ci sarebbero stati impedimenti per chicchessia ad attraversare in sicurezza mari e oceani. Era la prima volta che Inghilterra e Stati Uniti si trovavano in accordo nello stabilire le basi per il futuro ordine mondiale per preservare la pace secondo i principi di democrazia e di libertà.

Con la Russia gli Stati Uniti si prodigarono in una campagna di aiuti di grande mole: in soli tre mesi avevano inviato aiuti per 145 milioni di dollari nel 1941 e, l’anno successivo, materiali e merci varie per l’equivalente di 1.015 milioni di dollari, oltre a un aggiuntivo prestito di un miliardo di dollari. Nel periodo che decorse dal 1° ottobre 1941 al 31 maggio 1945 inviarono in Russia 2600 navi cariche di aiuti per oltre 16 milioni e mezzo di tonnellate. Di quelle navi, tuttavia, 52 erano state dirottate verso l’Inghilterra e altre 67 furono colpite e mandate fuori uso. In sostanza nell’intero arco del Conflitto la Russia ricevette dagli Stati Uniti oltre 400 mila autocarri, 13 mila veicoli da combattimento e 35 mila motocicli. In più venne rifornita di 2328 cannoni e di oltre 2 milioni e 670 mila tonnellate di petrolio con una serie copiosa di derrate alimentari.

Era giunto il 22 dicembre 1941 allorché il primo ministro inglese Winston Churchill atterrò all’aeroporto di Washington per un incontro di lavoro con Roosevelt, così per la prima volta nel giro di sei mesi. L’incontro si concentrò sulla necessità di agire prima dei Tedeschi in Africa Nord-occidentale e nelle isole dell’Atlantico. La proposta, caldeggiata dal presidente Roosevelt, era diretta a rafforzare i programmi di guerra contro il nazismo dilagante e si preannunciava come l’embrione della futura Organizzazione delle Nazioni Unite. I propositi di annientare il nazismo furono sottoscritti dai rappresentanti dei Paesi interessati il 28 dicembre. Si dava così realizzazione alla “Grande Alleanza” come unione delle Potenze libere e democratiche contro le dittature e la reazione mondiale. Al patto della “Grande Alleanza” avevano aderito 26 Paesi nel nome delle “Nazioni Unite”: Stati Uniti, Inghilterra, Russia, Cina, Australia, Belgio, Canada, Costa Rica, Cuba, Cecoslovacchia, Repubblica Dominicana, San Salvador, Grecia, Guatemala, Haiti, Honduras, India, Lussemburgo, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Nicaragua, Norvegia, Panama, Polonia, Sud Africa, Jugoslavia. Il patto restava aperto a tutte le Nazioni che avessero ambito a schierarsi contro il nazismo. Fu costituito anche un Comitato Interalleato dei capi di Stato Maggiore.

Il 20 giugno 1942 Churchill si recò a Hyde Park con una relazione sulle ricerche inglesi di una nuova arma, dopo che i servizi segreti inglesi ebbero la certezza che i Tedeschi stavano preparando la bomba atomica. Intanto arrivavano notizie catastrofiche: si era arresa ai Tedeschi Tubruk con la perdita di 25 mila prigionieri inglesi. Era urgente inviare rinforzi in Africa. Circa 300 carri Sherman e più di 100 cannoni intrapresero la via del Canale di Suez. Bisognava passare all’offensiva nel 1942 e non oltre. Il 12 agosto 1942 Churchill si recò a Mosca, accolto all’aeroporto da Molotov. Stalin voleva che fosse aperto un secondo fronte per alleggerire il peso che i Russi dovevano sopportare lungo migliaia di chilometri di frontiera. Si sarebbe dovuto formare un contingente di 27 divisioni rinforzate da altre 21 inglesi. Il 13 agosto Stalin avanzò la proposta di aprire il secondo fronte con lo sbarco alleato in Francia, ma i mezzi a disposizione non erano ancora sufficienti. Lo scopo era quello di riuscire vincitori in Egitto e di impedire a Tedeschi e Italiani di accedere all’Africa settentrionale francese. Come Churchill espose a Stalin, l’attacco decisivo alle forze dell’Asse si sarebbe potuto sferrare solo nel 1943. Il 12 gennaio 1943 Churchill raggiunse Casablanca per una Conferenza (dal 15 al 23 gennaio) nel sobborgo di Anfa. Il 14 arrivò Roosevelt e il 15 il generale Eisenhower, poi i generali De Gaulle e Giraud. Vi partecipava anche il maresciallo Alexander, ma non il presidente russo Stalin. Si convenne che le forze alleate si sarebbero mosse in Nord Africa per spingersi fino a Tripoli e alla Tunisia, per sferrare infine un decisivo attacco all’Italia con uno sbarco in Sicilia. Lo sbarco ebbe luogo il 10 luglio.

Nei primi mesi del 1943 l’Italia era sotto la minaccia dell’invasione alleata in Sicilia, passata sotto il nome di operazione Husky, caldeggiata dagli Inglesi in opposizione alla proposta americana di iniziare l’invasione dalla Sardegna. Churchill e Roosevelt si incontrarono l’11 maggio 1943 per la terza Conferenza di Washington. Churchill arrivò via mare con la Queen Mary sbarcando a Staten Island. Il giorno seguente si diede avvio alla Conferenza prendendo in esame lo sbarco in Sicilia, dopo di che si sarebbe attuato il colpo per far crollare l’Italia che, al momento, disponeva di 25 divisioni nei Balcani.

Il 19 agosto 1943 Roosevelt arrivò a Quebec per partecipare a una conferenza vertente sulle operazioni Avalanche e Overlord. Con la prima si prevedeva la conquista di Napoli e delle basi navali di Brindisi, Taranto e altre ancora. Il piano Overlord prevedeva, secondo gli accordi raggiunti il 19 agosto, lo sbarco nella Francia occupata, con uno sforzo di grande portata per gli Alleati, da effettuarsi nel 1944. Con esso si sarebbe dovuta eliminare la partecipazione italiana al conflitto e si sarebbero sistemate basi aeree nei pressi di Roma; Si sarebbero inoltre conquistate la Sardegna e la Corsica e ci si sarebbe spinti contro i Tedeschi nell’Italia settentrionale. Nella riunione plenaria del 23 agosto si presero le misure per attuare il disfacimento dell’esercito giapponese, ma solo in seguito al definitivo annientamento delle forze militari naziste. Stalin insisteva per la creazione del secondo fronte che, secondo la valutazione del giornale Stella Rossa, avrebbero alleggerito le frontiere russe con la sottrazione di almeno 50 o 60 divisioni tedesche. Si decise poi di stabilire rapporti con il Comitato francese di Liberazione. Stalin, per parte sua, coltivava il timore che Americani e Inglesi addivenissero a un accordo separato che sarebbe apparso dannoso per la Russia.

La successiva Conferenza del Cairo si svolse nei pressi delle Piramidi. Churchill, dalla Renown sulla quale viaggiava, telegrafò a Roosevelt il 21 novembre, a sua volta in viaggio sulla Iowa. Avevano portato con sé un seguito di oltre 500 collaboratori protetti da altrettanti cannoni antiaerei e da una brigata di fanteria. Partecipò alla Conferenza anche il presidente cinese Ciang Kai-scek il quale insisteva per un intervento pesante degli Alleati nel Sudest asiatico, contro il Giappone, cosa che allarmò Stalin dal momento che i Russi non erano in conflitto con i Giapponesi. Churchill sbarcò nel porto di Alessandria il 21 novembre 1943. Una delle principali decisioni fu quella di costituire, appena dopo la resa della Marina italiana, una flotta inglese sulle acque dell’Oceano Indiano, con 5 navi da guerra, 4 incrociatori e 12 portaerei. Churchill sostenne che entro il mese di febbraio 1944 gli Alleati si sarebbero dovuti impossessare di Roma e dell’isola di Rodi come punti strategici per la prosecuzione del conflitto.

La successiva Conferenza di Teheran si svolse dal 28 novembre al 1° gennaio 1943, in seguito ai successi russi di Stalingrado e del bacino del Donez. Roosevelt avrebbe voluto portare l’offensiva in Birmania, mentre Churchill pensava fosse prioritario sconfiggere i Tedeschi in Europa e successivamente passare a battere il Giappone, dopo che il precedente 30 ottobre Stalin aveva promesso di muovere guerra al Giappone appena l’esercito tedesco fosse stato annientato. L’operazione Overlord si sarebbe dovuta attuare nella primavera del 1944. Tre furono le ipotesi prospettate: l’occupazione dell’Italia fino alla linea Pisa-Rimini; lo sbarco nella Francia meridionale (operazione Anvil); un movimento verso l’Istria, verso Lubiana e Vienna. Si parlò anche del futuro della Germania nella previsione di uno smembramento della stessa. Churchill proponeva di isolare e ridurre la Prussia, fucina dell’ideologia nazista. Stalin parteggiava per la proposta avanzata da Roosevelt, lasciando all’Austria pieno diritto di riprendersi la propria indipendenza; era inoltre d’accordo sullo smembramento dello Stato tedesco e sul recupero di tutti i suoi territori occupati. Anche la Corea, secondo Stalin, sarebbe dovuta diventare un Paese libero e indipendente. Russia, Stati Uniti e Inghilterra si impegnarono a garantire l’integrità territoriale e la sovranità all’Iran.

Quella di Dumbarton Oaks, nei pressi di Washington, fu la più lunga conferenza di tutta la guerra. Si tenne dal 21 agosto al 7 ottobre 1944, ma non raggiunse conclusioni di rilievo. Si stabilirono tuttavia le basi per garantire la pace nel mondo e per annientare sul nascere ogni tentativo di guerra. Vi parteciparono Stati Uniti, Russia, Inghilterra e Cina, con l’assenza della Francia. Fu varata la proposta di creare un’organizzazione mondiale alla quale si diede l’appellativo di “Nazioni Unite”, ma una serie di questioni di primo piano per le Nazioni Unite rimase senza soluzione. L’organizzazione sarebbe stata composta da un’Assemblea generale con il compito di esaminare e discutere sui mezzi idonei alla promozione e al mantenimento della pace, senza tuttavia godere di potere deliberante, e di un Consiglio di Sicurezza con potere di attuazione sulle misure pervenute dall’Assemblea. La deliberazione finale della conferenza assegnava alle Nazioni Unite il compito di mantenere la sicurezza e la pace nel mondo, di prevenire e debellare i fattori che sarebbero stati dannosi per la pace e di “procedere alla soppressione di ogni forma di aggressione e di rimuovere ogni altra causa che possa essere di ostacolo al rafforzamento della pace”. Le Nazioni Unite si sarebbero inoltre attivate per risolvere “dispute e controversie internazionali che potrebbero compromettere la pace mondiale”. Primaria sarebbe stata la volontà di “sviluppare le amichevoli relazioni fra le Nazioni e prendere tutte le misure appropriate per assicurare la pace”, per “favorire e sviluppare la cooperazione internazionale sul piano economico e sociale, in modo da risolvere tutti i principali problemi che interessano l’umanità”. Tassativo veniva determinato il “divieto alle singole Nazioni di usare la forza per comporre le loro controversie”. I punti garanti del mantenimento della pace mondiale sarebbero dovuti essere il disarmo generale e la regolamentazione degli armamenti.

Era il 9 ottobre 1944 allorché Chulchill giunse a Mosca per discutere, in accordo con l’America, la questione dei criminali di guerra.

Il 4 febbraio 1945 si tenne a Yalta, sul Mar Nero, la Conferenza con oggetto di discussione l’operazione Argonauta. Si trattava di deliberare sulla sorte della Germania, sul futuro dei Paesi liberati nell’Europa orientale, sulla eventualità che la Russia entrasse a far parte della guerra contro il Giappone e sul destino da delinearsi nei confronti della Polonia. Rimanevano tuttavia contrasti tra Americani e Inglesi sul modo di portare avanti la guerra e sul futuro politico da riservare ad alcuni fra i Paesi liberati, nella fattispecie l’Italia, la Grecia e il Belgio. A Yalta si affrontò il problema delle riparazioni di guerra, nei riguardi delle quali i Russi si dimostrarono pesantemente severi stabilendone l’ammontare nella cifra di 20 miliardi di dollari. In sostanza fu stabilito un “Piano per la sconfitta finale della Germania” con il proposito inflessibile di “distruggere il militarismo tedesco e il nazismo e fare in modo che nel futuro la Germania non attenti più alla pace mondiale”.

Al sopravvenire della Conferenza di Potsdam, in Polonia, si apriva una nuova fase nella politica mondiale con il verificarsi di due episodi di rilievo: la morte del presidente Roosevelt, il 12 aprile 1945, e la preparazione della prima bomba atomica. Con Truman, successore di Roosevelt, le spese per l bomba atomica segnavano già una soglia di 400 milioni di sterline. La Conferenza iniziò il 17 luglio con l’affrontare una terna di problemi: quanto della Polonia sarebbe stato assegnato alla Russia, quanto della Germania alla Polonia e la posizione della Germania e della Russia nel dopoguerra. A Yalta Stalin si era impegnato a combattere contro il Giappone, ma si limitò a denunciare il patto di neutralità stipulato a suo tempo con il Giappone. Inglesi e Americani si dichiararono per una intimazione di resa da presentare al Giappone. La Conferenza terminò il 2 agosto. Si era votato favorevolmente per la divisione della Germania in quattro territori occupati. Si creò un Consiglio dei ministri degli Esteri in rappresentanza delle cinque grandi Potenze (Stati Uniti, Russia, Inghilterra, Francia, Cina) con il compito di preparare i trattati di pace con gli Stati nemici: Italia, Romania, Bulgaria, Ungheria, Finlandia. Fu curata la regolamentazione delle vie d’acqua in Europa: Danubio, Dardanelli, Mar Nero, Reno, Canale di Kiel, da tenere aperte a tutti i Paesi. La Romania il 12 settembre 1944 veniva assoggettata dall’esercito russo. Americani e Inglesi erano sbarcati in Normandia nella primavera. La Germania crollava sotto l’impeto degli Alleati, mentre i Russi si impossessavano della zona danubiana. A parziale risarcimento per l’occupazione romena di territori russi, la Romania dovette pagare, nel giro di oltre sei anni, 300 milioni di dollari.

In quanto all’Italia, Eisenhower aveva in mano, il 30 agosto 1943, la bozza dell’armistizio che stabiliva la resa dell’Italia senza condizioni. A tale scopo si stava muovendo da Lisbona, per raggiungere Algeri, il generale italiano Zanussi che si presentava con lo pseudonimo di La Martine. Cassibile, a circa trenta chilometri da Siracusa, era la sede della firma dell’armistizio che avvenne il 3 settembre 1943 per la mano del generale Giuseppe Castellano. Si parlò di un “Corto armistizio” suddiviso in dodici articoli che intimavano la cessazione di ogni attività ostile dell’Italia nei confronti degli Alleati, la resa immediata della Sardegna e dell’intero territorio italiano e il libero uso di tutti i porti e degli aeroporti italiani. Era il tempo in cui gli Alleati sbarcavano in Calabria.

I Tedeschi scesero dal Passo del Brennero e bloccarono ogni via di accesso a Roma. Lasciarono aperta soltanto la Tiburtina che sarebbe stata usata dalla famiglia reale che, con Badoglio e due ministri militari, sarebbe fuggita verso Pescara per imbarcarsi sulla nave militare Baionetta e proseguire quindi alla volta di Brindisi.

L’8 settembre 1943 l’armistizio con l’Italia fu annunciato da Eisenhower e da Badoglio. Si parlò di “Lungo armistizio” allorché Badoglio firmò, a Malta, sulla corazzata Nelson, il documento che prevedeva l’avvio dello stato di guerra dell’Italia contro l’invasore tedesco. Il testo era composto da 44 articoli e prevedeva il trattamento da assumere nei confronti di Mussolini, dei suoi collaboratori fascisti e di tutti i soggetti presunti autori di crimini di guerra. La dichiarazione di guerra dell’Italia alla Germania fu decisa in data 13 ottobre 1943. Il 10 febbraio 1947 la triste vicenda si concluse con la firma di Italia, Romania, Bulgaria, Ungheria e Finlandia al trattato di pace imposto dagli Alleati. Per l’Italia fu stabilito che la dotazione in carri armati non avrebbe dovuto superare l’entità di 200 elementi e che nessuno fra ufficiali e sottufficiali che avessero militato nella milizia fascista o nell’ex esercito repubblicano fascista o nei Carabinieri avrebbe conservato il grado acquisito. In quanto alle riparazioni di guerra l’Italia, già di per sé devastata dai bombardamenti e dalla miseria in cui era stata ridotta la popolazione, fu chiamata a pagare cifre da capogiro: 100 milioni di dollari alla Russia, 105 milioni di dollari alla Grecia, 125 milioni alla Jugoslavia, 25 milioni all’Etiopia e 5 milioni all’Albania, il tutto entro il tempo di sette anni.

Il 25 aprile 1945 a San Francisco si tenne l’ultima conferenza, denominata United Nations Conference International Organisation nel corso della quale fu approvata la Carta delle Nazioni Unite. Il 29 aprile 1945 in Italia le forze di occupazione tedesche avevano dichiarato la propria resa incondizionata, e lo stesso accadde per la Germania il 7 maggio nei confronti degli Alleati.

In Germania il 30 aprile 1945 Hitler nominava alla propria successione il grand’ammiraglio Doenitz e si dava la morte il 1° maggio.

Immagine di Copertina tratta da History.

Una opinione su "Accordi e disaccordi diplomatici"

  1. Un tratto di Storia che noi abbiamo vissuto ma che non viene studiata a scuola. Men che meno la parte successiva al 45 Ottieni Posta per Android <www.anymailapp.com/ai>

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