Potere e sopravvivenza – Parte 1 di 2

Contraddizioni a valanga sommergono, ancora in ascesa e in gravità, il Pianeta umano. Il giorno 2 dicembre 2022 si parla di “Emergenza 2023”. Una lunga serie di conflitti, ultimo quello in Ucraina, sconvolgimenti climatiche e infezioni virali gettano una moltitudine di persone in uno stato preoccupante di crisi che talvolta tocca il limite dell’insorgenza di vere e proprie carestie. È l’Onu a decidere di assumere provvedimenti drastici dando la stura al “più grande programma umanitario che il mondo abbia mai conosciuto”. Occorrono aiuti immensi per sollevare almeno di un po’ le sorti di milioni di persone prigioniere della sofferenza. Si calcola che, per realizzare questi aiuti, nel 2023 sarà necessario poter disporre della cifra, ormai a livelli record, di 51,5 miliardi di dollari. È quanto ha riferito il responsabile del piano di aiuti delle Nazioni Unite, Griffith. L’anno che nascerà fra poco, in totale, conterà 339 milioni di persone che nel mondo necessiteranno di avere aiuti urgenti, a confronto con i 274 milioni di persone nella miseria estrema calcolati nell’anno corrente.

La sete di potere

A fronte delle immani sofferenze che affliggono gran parte dell’umanità continuiamo a sperimentare oggi, come già verificatosi nel corso della Storia umana, quale sia il peso della sete di potere. Non per tutti ovviamente, non per coloro che sono flagellati dalla miseria, dalla fame, dalle malattie, dall’ignoranza. La sete di potere è un virus che colpisce una fascia minoritaria di arrivisti armati di avidità, di presunzione, di indifferenza, di superbia. Sono quelli che a calci e pugni scalano i gradini di una carriera fortunata che li porta a guardare al mondo degli umani dall’alto al basso, con alterigia, con vantata superiorità e in taluni casi con disprezzo. Sì, perché proprio il disprezzo della vita umana e delle più umili condizioni di esistenza è il vettore che spinge avanti la gran macchina del cosiddetto progresso, dove chi ha acquisito condizioni di privilegio nel contesto sociale e notevoli ricchezze si trova a vivere in una galassia sorda alle grida di dolore dei più fra i viventi.

Oggi non si fa che parlare di guerra e numerosi Stati si prodigano ad alimentarla, restando comunque in seconda fila, fornendo armi ai belligeranti anziché prodigarsi in termini convincenti nello sforzo di far cessare i conflitti armati in corso. Non ne siamo esenti neppure noi Italiani, nel momento in cui la Camera, come ne danno notizia le fonti di informazione di fine novembre 2022, decide di dare via libera alla mozione di maggioranza sulla guerra in Ucraina. Dunque piena approvazione per l’invio di armi a Kiev. E non pensano che un rogo non si spegne soffocandolo con fascine, perché saranno queste a renderlo più furioso.

Il pomeriggio del 30 novembre 2022 accendo l’apparecchio televisivo e mi sintonizzo sul canale di Rai Storia. Viene trasmesso un documento dal titolo “Prima e dopo la bomba” dal quale si assiste a una serie di interviste, risalenti al 1962, rivolte a personaggi militari della scienza, attorno al tragico sganciamento delle bombe atomiche sul Giappone il 6 e il 9 agosto 1945. Fra le numerose testimonianze tutte di un tono drammatico sconvolgente, mi ha colpito in particolare quella rilasciata dal dott. Alexandre Berenstein, segretario generale dell’Istituto internazionale per le ricerche sulla pace, con sede a Ginevra. Eccone il contenuto: “Risulta da uno studio recente delle Nazioni Unite, che uomini di scienza lavorano per l’arma nucleare. Sono 500 mila persone addette alla ricerca per produrre armi. La spesa della ricerca scientifica e tecnica per fini militari è di 35 miliardi di dollari all’anno. I 500 mila lavorano in particolare per lo sviluppo delle armi nucleari”. Dunque una cifra iperbolica per ricercare maggiore potenza distruttiva. Con tale sostegno finanziario immagino che fra non molto se ne uscirà fuori uno scienziato, chissà, forse semi-sconosciuto, a dichiarare di aver trovato qualcosa di immensamente sorprendente. Sarà riuscito a realizzare la fissione in elementi infimi, non più gli atomi bombardati dai neutroni, ma nuove particelle di cui si compongono i quark, bombardate, poniamo, da un fascio di neutrini. O qualcosa di simile. E quello scienziatello sarà portato agli onori della Storia scientifica per aver scoperto l’arma che svilupperà una potenza centinaia, migliaia di volte superiore a quella della bomba A. Soltanto fantasia? Chissà. Staremo a vedere o staremo a non vedere più niente. Per intanto di certo c’è che, secondo quanto riferito dall’Agenzia russa Tass, il presidente Putin avrebbe sostenuto che i sistemi militari russi, compresi quelli nucleari, “non hanno pari al mondo”, affermando anche che Rosatom, l’azienda pubblica russa in campo atomico, “aiuta a rafforzare lo scudo nucleare” del Paese. Né più né meno di Hitler: posseggo un’arma segreta…

L’uomo del potere scherza con il fuoco, lancia sfide impossibili che hanno l’effetto di un boomerang, corre all’impazzata in una spinta sfrenata all’autodistruzione. “Produrre armi”, questo l’imperativo del momento, e lo stanziamento di una cifra da capogiro che viene prevista e spesa per ogni anno della nostra era. La somma di 35 miliardi di dollari, poi, non sarà ancora sufficiente; occorrerà infatti molto altro denaro per le manutenzioni degli ordigni di morte, per le strutture di supporto, per i trasporti, per la logistica necessaria, per il rinnovo del munizionamento, per il personale impiegato nella realizzazione e nella gestione dell’apparato mortifero. Si brucia letteralmente una fortuna di potenzialità enorme per impiegare risorse umane e tecnologiche a scopi distruttivi. Così manteniamo con tutti gli onori Sora Morte sul Pianeta. Viene da sé pensare a quanto bene perverrebbe all’umanità se quelle gigantesche disponibilità finanziarie fossero devolute a neutralizzare l’interminabile sequenza di piaghe che pesano su una moltitudine di persone. Non so spiegarmi perché accada così nella ristretta cerchia di coloro che detengono il potere. Forse paranoia mascherata? Paura di essere sorpresi e attaccati dal “nemico” sempre in agguato e ridotti in cenere? Oppure semplicemente mania di onnipotenza, sulla scia di quell’onnipotenza del pensiero codificata nella visione psicoanalitica di Sigmund Freud, attribuita in prima istanza allo psichismo infantile e dei popoli primitivi? Certo coloro che ne sono portatori si trovano ben lungi dall’operare un sano e ponderato esame di realtà, perché allora, se così fosse, non potrebbero evitare di chiedersi: “Ma che cosa stiamo facendo? Che senso ha? Che cosa vogliamo ottenere con il nostro comportamento, e la otterremo? A quali costi?”. Così è sempre stato, per tutte le guerre che hanno devastato il nostro Pianeta e arrecato lutti insanabili a milioni e milioni di famiglie, e così pare, dagli indizi che possiamo raccogliere, che ancora la follia autodistruttrice dell’uomo avrà a prevalere.

Ucraina 2022

25 aprile 2022. In Italia ricorre la memoria della Liberazione dal giogo nazista, caratterizzata da numerose manifestazioni tese a sottolineare i valori sottesi al sapere di essere liberi di condurre la propria esistenza e di esprimersi.

Non molto lontano da noi, oggi, superati ormai i cinquanta giorni di lotta, un popolo si batte per conservare la propria libertà schiacciata dall’invasione di un esercito super potente. 

Accendo il televisore e mi si parano dinanzi immagini orribili: morti, persone disperate in cerca di salvezza, feriti, distruzioni massicce. Soltanto una domanda: Perché? Le motivazioni a spiegare il fenomeno guerra potrebbero essere molteplici, così è sempre stato in tutti i conflitti armati, ricordando almeno quelli del XX secolo che ci hanno coinvolto più da vicino. Ma poi il nostro mondo è sempre stato scena aperta per scontri fratricidi di ogni genere. Con la rabbia che tratteniamo e coltiviamo in cuore è sufficiente una piccola scintilla a far deflagrare le polveri. Questo nel grande dei rapporti internazionali, questo nel piccolo di una comunità ristretta. Pare proprio che l’uomo non possa fare a meno di tuffarsi in situazioni conflittuali, di sfogare le proprie delusioni, rabbie represse, frustrazioni, insicurezze, paure. Basterebbe ricorrere alla ragione per evitare i disastri che qualsiasi guerra reca con sé e dopo di sé, ma la ragione ha i passi corti e non ce la fa a seguire le falcate dell’ira e della rivalsa; viene smarrita e lasciata per strada, abbandonata. Perché l’uomo, ogni uomo, vuole predominare, prevalere, superare, sorpassare, conquistare senza limiti per sé, senza pensare che egli non è solo su questo misero Pianeta e che non diverrà mai padrone dell’onnipotenza né dell’immortalità. Le parole di chi saggiamente si schiera contro la guerra sono per lui oggetto di derisione, manco ne fa la minima considerazione. E la guerra, quando scoppia, spinge i propri malefici tentacoli in ogni direzione dell’umana natura, dichiarando lecito, necessario, indispensabile ciò che un’aura di pace dipingerebbe con orrore. Nel giro di alcuni decenni, alcuni milioni di morti nulla dicono alla coscienza di chi ha in mano il potere? Distruzioni, energie bruciate, spese che mandano in fumo una montagna di capitali da fare invidia al bilancio di uno Stato qualsiasi, ferite insanabili inferte allo stesso Pianeta che ci ospita, nulla insegnano a chi dovrebbe amministrare con oculatezza l’uso e il consumo delle risorse che la Natura di casa nostra ci pone a disposizione, in misura sempre più ridotta e fonte di preoccupazione? Eppure nel rinfocolare i conflitti armati non si finisce mai di consumare le ultime risorse che ci restano per vivere e sopravvivere. 

Proprio il 25 aprile 2022 i mezzi di informazione diffondono la notizia che gli Stati Uniti d’America promettono nuovi aiuti all’Ucraina. Certo, non si può stare a guardare di fronte a un atto palese di aggressione armata nella misura alla quale stiamo assistendo. Ci sono civili che ne portano le conseguenze, bambini, donne, vecchi, malati e disabili che soffrono di mille tormenti, che muoiono, che vengono divisi, separati, abbandonati. Bisogna aiutarli, bisogna! Tuttavia pare che il dare aiuto non veda altra soluzione se non quella di armare più efficacemente la mano di chi si deve difendere. È sicuramente un problema grosso, anche e soprattutto sotto il profilo morale: desiderare la pace portando armi sulla scena dei combattimenti. 

Immagine di Copertina tratta da Il Fatto Quotidiano.

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