AUTORI LATINI – SCHEMI – Parte 10 di 11

Una trasvolata su vita e opere di rinomati Autori Latini
Per una conoscenza propedeutica al classicismo

AUTORI LATINI – SCHEMI

Parte X di 11

Legenda:
n-m                 data di nascita-morte
isg                   inquadramento storico generale
op                   opere
tropp              trama delle opere principali.

VIRGILIO

Le opere di Virgilio, prima fra tutte l’Eneide, il poema della grandezza di Roma, furono considerate già dai suoi contemporanei perfette e insuperabili. Virgilio fu venerato nel Medioevo come sommo poeta e sommo sapiente, mago e profeta. Fu assunto da Dante come il simbolo stesso della Ragione Umana.

La sua poesia è fra le più alte e significative di tutta la cultura occidentale.

La Vita.

Le vicende della vita di Virgilio ci sono note grazie a:

  • pochi ma preziosi dati ricavati dalle sue opere,
  • pochi ma preziosi dati ricavati dai testi di suoi contemporanei quali, ad esempio, Orazio,
  • una serie di Vite medioevali e umaniste di cui la principale è quella di Donato.

Virgilio nacque presso Mantova nel 70 a.C. da famiglia di condizioni certamente non modeste visto che egli ebbe una educazione completa in diverse città (Roma, Milano, Cremona).

A Roma completò gli studi di Retorica che gli sarebbero poi dovuti servire per la carriera politica (ma Virgilio non aveva propensione per la vita forense, poiché quieto ed estremamente timido).

A Napoli si dedicò allo studio della Filosofia.

Divenne poi amico di Mecenate che gli farà anche da protettore.

Condusse una vita quieta e ritirata (tanto che a Napoli gli venne dato il soprannome di “Verginello”), dedicandosi soprattutto allo studio e alla composizione delle sue opere.

Nel 19 a.C. partì per un viaggio in Grecia e in Asia Minore, con l’intenzione di revisionare l’Eneide, cioè di controllare e raccogliere di persona informazioni di carattere storico, geografico, mitologico nei luoghi stessi che aveva descritto nella sua opera. Ma il viaggio fu interrotto ai suoi inizi: incontrato ad Atene Augusto che ritornava a Roma dall’Oriente, il poeta, non si sa il perché, decise di rientrare in Italia con lui.

Morì di malattia a Brindisi il 21 settembre del 19 a.C., all’età di 51 anni non ancora compiuti.

N.B. Prima di lasciare l’Italia, aveva chiesto all’amico Vario di promettergli che avrebbe bruciato il poema incompiuto, se gli fosse capitato qualcosa durante il viaggio, ma Vario aveva rifiutato decisamente. Negli ultimi giorni della malattia richiese invano più volte gli “scrinia” (cofanetti) che contenevano l’opera, per distruggerla. Nel testamento affidò a Vario e ad un altro amico, Tucca, i suoi scritti, ponendo però la condizione che pubblicassero nulla che egli stesso avesse lasciato inedito. L’Eneide, però, fu pubblicata postuma, da Vario e da Tucca, appunto, per decisione di Augusto.

Le Opere.

Le Bucoliche: È la prima opera di Virgilio. È una raccolta di 10 Carmi composti dal 42 al 39 a.C.; composti mentre Roma e l’Italia erano dilaniate da guerre civili.

Virgilio si ispira agli Idilli Pastorali del poeta greco Teocrito, creando una poetica d’evasione raffinata.

L’ambiente in cui si svolgono le Bucoliche è una campagna idealizzata in cui la vita primitiva dei pastori-poeti scorre serena, a contatto con una natura incontaminata.

Il paesaggio è descritto per lo più con i tratti convenzionali e stilizzati del “locus amoenus” (locus amenus): il prato, il bosco, l’ombra degli alberi, l’acqua fresca della sorgente o del ruscello.

I luoghi a cui si fa riferimento sono:

  • la Sicilia (terra di Teocrito siracusano),
  • Mantova (luogo di origine di Virgilio),
  • l’Arcadia (regione montuosa del Peloponneso, in Grecia, patria di Pan, il dio dei pastori).

Nelle Bucoliche i protettori ai quali il poeta dedica i suoi carmi (ecloghe?) sono Asinio Pollione e Alfeno Varo che ebbero entrambi parte nelle vicende, nelle quali anche il poeta fu coinvolto, delle confische e della spartizione delle terre nell’Italia settentrionale. Virgilio esalta inoltre l’amico Cornelio Gallo.

Esistono alcuni temi fondamentali che ricorrono nelle Bucoliche:

  • l’evocazione di una vita agreste idealizzata,
  • la centralità della poesia come: piacere, conforto, valore supremo,
  • l’infelicità amorosa,
  • gli amari riflessi della realtà storica.

Esempio: L’Amore (= furor) è presentato come una passione distruttrice che priva l’uomo del suo equilibrio interiore e lo condanna a una tormentosa inquietudine.

Le Georgiche: È la seconda opera di Virgilio. È un poema epico-didascalico in 4 libri in esametri. È dedicato a Mecenate, nel cui circolo Virgilio entrò, molto probabilmente, in seguito al grande successo delle Bucoliche.

La composizione delle Georgiche impegnò Virgilio per ben 7 anni (dal 38-37 al 30 a.C.). L’opera fu infatti completata mentre Ottaviano era ancora impegnato nelle campagne di guerra in Oriente, successive alla battaglia di Azio, come attesta il “sigillo” apposto dal poeta a conclusione dell’opera, che costituisce l’unico passo dichiaratamente autobiografico presente nei testi virgiliani.

L’argomento del Poema è sintetizzato dal poeta nei versi introduttivi in cui egli esplicita che argomenterà di agricoltura e di allevamento.

Come già nelle Bucoliche, anche qui vi sono alcuni grandi temi:

  • la vita agreste come ambiente ideale in cui si può realizzare la perfetta armonia uomo-natura,
  • l’eros,
  • le guerre civili,
  • e, per la prima volta, con drammatica urgenza, il formidabile problema della morte, che verrà in primo piano nell’Eneide,
  • il messaggio morale e religioso,
  • il senso etico del lavoro umano che ora sembra assecondare semplicemente una natura amica e generosa, più spesso deve invece lottare tenacemente contro gli ostacoli e le insidie di una natura ostile.

Le Georgiche, dunque, sono un’opera assai più impegnata delle ecloghe, ideologicamente e anche stilisticamente, con l’adozione di un tono più grave ed elevato, più serio e solenne, quasi in preparazione all’ulteriore e decisivo passo, dal poema didascalico al poema eroico.

L’Eneide: Secondo i biografi Virgilio dedicò gli ultimi 11 anni della sua vita alla composizione dell’opera (dal 30 al 19 a.C.).

In ogni caso, la redazione del Poema, così come ci è pervenuta (vedi N.B. nella Vita), non è definitiva; sappiamo infatti che nel 19 a.C., quando morì, Virgilio giudicava l’Eneide bisognosa, prima della pubblicazione, di una profonda rielaborazione e di un’accurata rifinitura alle quali avrebbe voluto dedicarsi nei tre anni successivi: tanto era il lasso di tempo che riteneva necessario per il compimento del suo lavoro.

L’Eneide è un Poema (12 libri) straordinariamente complesso che già gli antichi consideravano corrispondente ed equivalente, da solo, a entrambi i poemi omerici (L’Iliade e l’Odissea).

Argomento: I primi 6 libri raccontano il viaggio dell’eroe protagonista, reduce da Troia distrutta, come Ulisse nell’Odissea. I secondi 6 libri raccontano, come nell’Iliade, la guerra tra due popoli (Greci e Troiani nel poema omerico; Troiani e Latini in quello virgiliano).

L’Eneide è dunque la storia di Enea, eroe troiano, figlio di Venere e di Anchise, progenitore di Romolo e capostipite della “Gens Julia” alla quale appartiene Giulio Cesare Ottaviano Augusto.

Enea: È un eroe sul genere di quelli omerici, ma incarna e simboleggia i valori nazionali romani. Il viaggio di Enea ha, sì, come punto di partenza Troia distrutta, ma non è, come quello dell’eroe omerico, un ritorno in patria; bensì l’avventurosa e travagliata ricerca di una sede ove l’antico regno troiano rivivrà in una nuova città destinata a dominare il mondo (Roma e Ottaviano Augusto).

Nell’Eneide, non la storia, ma il mito è il nucleo primario della vicenda, tanto che il protagonista non è Augusto, ma Enea che assolve una missione storica e provvidenziale.

N.B. La mèta conclusiva alla quale tende la storia universale è Ottaviano Augusto, colui che stenderà l’impero fino ai confini della terra, porrà finalmente termine alle guerre e restaurerà, nel benessere, nella concordia e nella pace, le condizioni della mitica età dell’oro. Così la celebrazione di Roma e del principe diventa l’elemento unificatore del poema sul piano ideologico; essa assume il massimo risalto, pur essendo pochissimi i passi in cui Augusto viene esaltato direttamente.

L’Appendix Vergiliana: È un certo numero di componimenti poetici minori, attribuiti a Virgilio, raccolti in età umanistica in una silloge. Però il problema dell’autenticità di tali componimenti è tuttora uno dei più controversi di tutta la letteratura latina.

Insieme a Virgilio, è l’autore che domina l’età augustea.

ORAZIO

La Vita.

Le notizie sulla vita del poeta si ricavano principalmente dalle sue stesse opere.

Nacque a Venosa (tra Puglia e Lucania) nel 65 a.C. – Suo padre era un liberto venuto a Roma per esercitarvi il mestiere di esattore delle aste pubbliche (ufficio socialmente poco stimato, ma redditizio).

Il poeta era dunque di umili origini, ma di condizione economica non disagiata.

Studiò prima a Roma, poi ad Atene.

Fu distolto dalla tranquillità degli studi dalla guerra civile che oppose i cesaricidi ad Antonio e Ottaviano: Orazio si arruolò nell’esercito che Bruto raccoglieva in Grecia e partecipò alla battaglia di Filippi (42 a.C.), combattendo come Tribuno militare a fianco dei difensori delle istituzioni repubblicane.

Tornò a Roma dove esercitò l’ufficio di “scriba quaestorius” (impiegato amministrativo alle dipendenze dei Questori).

Nel frattempo, aveva iniziato l’attività letteraria componendo Poesie giambiche e Satire.

La svolta decisiva della sua vita avvenne nel 38 a.C. quando, grazie a Virgilio e a Vario, entrò nel circolo di Mecenate.

Dall’ingresso nel circolo di Mecenate, l’esistenza di Orazio si svolse senza scosse, tutta dedita alla letteratura, agli studi e alla frequentazione di una ristretta e scelta cerchia di amici, fra i quali il carissimo Virgilio da lui definito in un’ode “animae dimidium meae” (la metà della mia anima).

Come Virgilio, non si sposò e non ebbe figli.

Mecenate gli regalò una villa e un podere in Sabina dove Orazio amava vivere lontano dagli impegni e dalla vita cittadina che gli appariva faticosa e dispersiva.

Per il tramite di Mecenate, Orazio entrò in contatto con Ottaviano che lo apprezzò al punto da chiedergli (25 a.C.) di diventare suo segretario, incarico che Orazio rifiutò.

Anche Orazio, come Virgilio, aderì ai programmi augustei di pacificazione e di restaurazione delle antiche virtù romane, di rafforzamento dell’impero; diede il suo contributo componendo Carmi celebrativi e politicamente impegnati.

Morì alla fine di novembre dell’8 a.C., a due mesi di distanza dalla morte di Mecenate, accanto alla cui tomba fu sepolto, sull’Esquilino.

Le Opere.

Scrisse: Satire, Odi, Epistole.

Le Satire: Vennero chiamate da Orazio Sermones. Furono raccolte in due libri: il primo contenente 10 componimenti; il secondo contenente 8 componimenti.

Nel comporre le Satire, Orazio eredita da Lucilio l’uso dell’esametro, che diviene così il primo e inequivocabile carattere distintivo della satira.

Per la composizione delle Satire, dunque, Orazio prende come modello Lucilio soprattutto per la consuetudine di attaccare direttamente e per nome gli avversari, ma ne critica la scarsa cura formale e la prolissità della sua produzione.

Orazio applica infatti il principio del “labor limae” (pron. labor lime = rifinitura a colpi di lima), dell’accurata elaborazione stilistica, del rigido autocontrollo dello scrittore.

Per Orazio, ma d’altra parte anche già per Lucilio, le Satire sono dei “Sermones”, cioè conversazioni con componente moralistica in cui l’autore riporta esplicitamente la propria esperienza personale, presentando la sua attività poetica come il naturale proseguimento della riflessione che egli, giorno dopo giorno, dedica al proprio miglioramento interiore.

Le Satire hanno dunque un’impostazione soggettiva che permette all’autore di esprimere direttamente le proprie opinioni e i propri giudizi.

Orazio parte dall’io interiore per trattare temi generali.

Nelle Satire si trova una vasta gamma di argomenti che abbracciano la quotidianità nelle sue diverse manifestazioni.

Esistono due forme di satira:

*     Satire narrative: prendono spunto da un fatto ben preciso (come in Lucilio) che viene raccontato in maniera diffusa e brillante per intrattenere il lettore.

*     Satire discorsive: prendono spunto da un complesso di idee che viene svolto con debite argomentazioni ed esemplificazioni.

Gli Epodi (I Jambi): Componimenti giambici composti parallelamente alle Satire (30 a.C.). Si tratta di una raccolta autonoma della poesia oraziana.

Orazio, nel comporre gli Epodi, dichiara di rifarsi alla tradizione giambica greca, ma in maniera non pedissequa.

I contenuti e i toni sono vari: temi civili, temi erotici, invettive, temi magici, temi politici.

Negli Epodi, dunque, vi è una varietà di registri che è diversa e più estesa rispetto a quella delle Satire.

Il tono generale è quello di un’arte che nasce a caldo, come reazione immediata a determinate situazioni.

Le Odi: Poesia lirica contenuta in 3 libri (“Carmina”) comprendenti 88 componimenti. Più tardi Orazio aggiungerà un quarto libro.

Questi “Carmina” non si possono considerare propriamente come poesia lirica nel senso moderno del termine in quanto non sono l’effusione assolutamente libera di una soggettività poetica. Ma, come afferma Orazio nel prologo, rivolgendosi a Mecenate, egli vuole porsi sulla linea della Lirica greca arcaica, essere “liricus vates” (un vate della lirica).

Orazio si rifà dunque ad autori greci quali, ad esempio, Pindaro, anche se solo raramente egli ricercherà la sublimità pindarica; il suo sarà ancora “labor limae”.

L’altro modello di Orazio fu Alceo che diventò un punto di riferimento costante soprattutto per quanto riguarda la forma.

Argomenti e temi: furono molteplici, ma se ne possono individuare alcuni filoni principali: religioso, erotico, conviviale, gnomico, virile sopportazione delle avversità, brevità della vita (carpe diem = afferra il giorno; cogli l’attimo), poesia civile, esaltazione di Augusto e della sua ideologia, amicizia, natura e paesaggio.

N.B. Degne di nota sono le Odi Romane, scritte nel 17 a.C., in occasione dei grandiosi “Ludi Saeculares” (giochi secolari), su incarico di Augusto. Famoso è il Carmen Saeculare, un inno agli dei protettori di Roma.

Le Epistole: In esametri, come le Satire. Sono raccolte in due libri, più quella denominata Ars Poetica nella quale Orazio espone sistematicamente i precetti di poetica. Furono composte nell’ultima parte della vita del poeta.

Si tratta di lettere in versi indirizzate a destinatari ben definiti: Floro, Augusto, e altri.

Argomenti trattati:

  • riflessione critica su se stesso,
  • ricorso a diverse filosofie (epicureismo, stoicismo)
  • fugacità del tempo,
  • insofferenza verso la vita mondana,
  • antitesi fra campagna e città,
  • difficile ricerca della saggezza,
  • eccellenza della poesia moderna rispetto a quella del passato,
  • preferenza per la poesia destinata alla lettura,
  • fine umorismo e sottile ironia.

Immagine di Copertina tratta da Historia Universal.

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