Una trasvolata su vita e opere di rinomati Autori Latini
Per una conoscenza propedeutica al classicismo
AUTORI LATINI – SCHEMI
Parte IX di 11
Legenda:
n-m data di nascita-morte
isg inquadramento storico generale
op opere
tropp trama delle opere principali.
CESARE
Cesare fu un personaggio di primo piano nella storia di Roma, tanto che comunemente gli anni in cui dominò sulla scena politica vengono definiti “Età di Cesare”. Anche nella letteratura Cesare occupa un posto di rilievo e in lui, forse più che in qualsiasi altro autore, l’attività politico-militare e quella scrittoria appaiono strettamente e intimamente connesse.
La Vita.
Caio Giulio Cesare nacque a Roma nel 100 a.C. nella famiglia Julia di antica origine patrizia. Era però anche imparentato con Mario Cinna (del quale sposò la figlia Cornelia), cioè con gli esponenti più importanti del partito dei “Populares”.
Per questa sua parentela con i “Populares” fu oggetto di persecuzioni da parte di Silla e perciò fece il servizio militare nelle province d’Asia e di Cilicia.
Tornò a Roma dopo la morte di Silla (78 a.C.) e qui esordì come oratore giudiziario, sostenendo senza successo un’accusa di concussione.
Fu per qualche tempo allievo a Rodi del retore Apollonio Molone, maestro anche di Cicerone.
Tornò quindi a Roma, dove riprese la sua attività giudiziaria e politica appoggiando i “Populares”.
Nel 68 fu eletto Questore. Nel 65 fu Edile.
Nel 63 fu Pontefice Massimo e nello stesso anno, nella memorabile seduta del Senato presieduta dal Console Cicerone, si pronunciò, adducendo motivi legalitari, contro la proposta di condannare a morte senza processo i cittadini romani seguaci di Catilina; prevalse tuttavia la tesi contraria, soprattutto per il peso decisivo del discorso di Catone (così è scritto, ma forse è Cicerone).
Nel 62 fu Pretore, quando andò nella Spagna Ulteriore per provvedere a “pacificare” la regione e per rimpinguare le proprie (misere ormai) sostanze.
Nel 60 tornò a Roma notevolmente arricchito e chiese il trionfo per le imprese vittoriose condotte contro le popolazioni confinanti che aveva sottomesso fino all’Atlantico.
Nel 60, ancora, stipulò con Pompeo e Crasso un accordo privato di collaborazione: il primo Triumvirato.
Nel 59 fu eletto Console. Forte del favore del popolo attuò tutte le misure concordate con Pompeo e Crasso:
- legge agraria di distribuzione delle terre,
- ratifica di tutti i provvedimenti presi da Pompeo in Oriente dopo la vittoria su Mitridate.
Ma, soprattutto, fu assegnato a Cesare per 5 anni il governo Proconsolare:
- della Gallia Cisalpina,
- della Gallia Narbonese,
- illirico.
Nel 58 partì per la Gallia dove intraprese una serie di spedizioni vittoriose oltre i confini. Esse si conclusero nel 52 con la sottomissione di tutta la Gallia.
Fino al 50 fu impegnato a organizzare l’immenso territorio conquistato.
A Roma, intanto, si andava acuendo l’ostilità verso Cesare, poiché era evidente che egli mirava ad un potere assoluto fondato sull’Esercito. Pompeo si fece campione della legalità repubblicana e dell’autorità dell’esercito e il Senato, a inizio 49, intimò a Cesare l’ultimatum: se non avesse congedato l’esercito sarebbe stato considerato “nemico pubblico”. Ma Cesare non obbedì e, con il passaggio del Rubicone, diede inizio alla Guerra civile, entrando in Italia con le truppe armate.
Cesare si assicurò facilmente l’Italia, Roma (abbandonata da Pompeo) e la Spagna; poi sconfisse Pompeo in Grecia; quindi, allargò il suo impero in Egitto, Spagna e Africa.
Tuttavia, fu molto mite e clemente con i suoi avversari, in seguito alle conquiste (lo stesso Cicerone fu perdonato, tra i primi, da Cesare).
Ciò non fu però sufficiente a far accettare senza contrasti il suo programma di riorganizzazione dello Stato e di riforma istituzionale che egli riuscì soltanto ad avviare, poiché verrà ucciso il 15 marzo del 44 a.C. ad opera della congiura contro di lui.
Tale congiura e cesaricidio però non fermò il processo di trasformazione della “Res Publica” in Impero.
Le Opere.
Cesare coltivò molteplici interessi culturali: Scienza, Filosofia, Astronomia; si cimentò, pertanto, in diversi generi letterari:
- arte oratoria: della quale è però rimasto quasi nulla,
- prosa e poesia in genere,
- grammatica, la cui opera maggiore è il De Analogia, composta nel corso della guerra gallica e dedicata a Cicerone.
Ma, soprattutto, sono importanti i Commentarii, le sole opere di Cesare conservate:
- sono 7 libri di Commentarii de Bello Gallico (Considerazioni sulla guerra in Gallia),
- sono 3 libri di Commentarii de Bello Civili (Considerazioni sulla guerra civile).
L’argomento dei Commentarii è storico, ma l’opera non appartiene al genere storiografico vero e proprio. Essi sono da considerarsi non una semplice raccolta di notizie, ma bensì una sorta di opera di memoria e autobiografica che tende a esaltare o a giustificare le azioni del protagonista.
De Bello Gallico: I 7 libri contengono il resoconto delle operazioni militari del proconsole dal 58 al 52. A ciascun anno è dedicato un libro. Pare che la stesura sia avvenuta, di anno in anno, nelle pause invernali tra le singole campagne.
De Bello Civili: L’opera, certamente incompiuta e pubblicata forse solo dopo la morte di Cesare, riferisce gli avvenimenti dei primi due anni della guerra: il 49 e il 48. Non si dispone di elementi oggettivi per congetturare l’epoca di composizione.
Si tratta, dunque, di due opere che, nello stesso tempo, sono resoconto storico e memoriale e che si rivolgono presumibilmente non solo ai posteri, ma anche ai contemporanei.
Nei Commentarii vi è, tra l’altro, l’esaltazione delle qualità militari di Cesare; il ribadire come la guerra gallica sia stata una guerra indiscutibilmente giusta; la ricusazione di Cesare del fatto che la guerra civile sia stata un male del quale sarebbe lui il responsabile.
Ma, tutto rivela l’intento principale di Cesare: Pace e Clemenza da perseguire anche denigrando la condotta immorale degli avversari e presentando se stesso come uomo rispettoso delle leggi.
Lo stile di Cesare si distingue per:
- lessico selezionato,
- sintassi rigorosamente logica,
- lingua “pura et inlustris brevitas” (giudizio di Cicerone).
SALLUSTIO
Fu il primo grande storico latino ed anche il primo di cui ci siano pervenute in buona parte le opere. Suo modello fu Catone il Censore (“homo novus”, impegnato nella lotta politica e ostile alla “nobilitas”). Anche Sallustio ebbe una concezione della storiografia simile a quella di Catone, considerandola la più nobile e utile attività cui un cittadino potesse dedicare il proprio “otium” (ozium = tempo libero). Ma, mentre Catone affiancò impegno politico e attività storiografica, Sallustio si dedicò alla storiografia soltanto dopo aver abbandonato definitivamente la vita politica attiva.
La Vita.
Nacque nell’anno 86 a.C. in Sabina da famiglia plebea abbastanza agiata.
Intraprese a Roma la carriera politica con l’aiuto di qualche personaggio illustre (forse Cesare), perché indispensabile per un “homo novus”. Sallustio fu, infatti, fedele seguace di Cesare.
Nel 52 fu Tribuno della plebe e subito manifestò la sua ostilità verso gli ottimati in occasione dell’uccisione di Clodio, uomo di fiducia di Cesare. Fu infatti uno dei più accesi sostenitori della necessità di punire il responsabile, Milone, che fu processato e condannato nonostante la difesa di Cicerone.
Nel 50 fu espulso dal Senato per via dell’accusa di essere “probrum” (uomo di vita scostumata).
Nel 49 fu reintegrato da Cesare dopo che, nel 50, lo aveva seguito in Gallia. Fu anche al fianco di Cesare nella guerra civile.
Venne nominato dallo stesso Cesare, nel 46, Governatore della “Africa nova”, ridotta da Cesare a provincia romana.
Tornò a Roma nel 44, notevolmente arricchito: di ciò venne accusato e processato, quindi salvato dallo stesso Cesare, ma in seguito a ciò si ritirò dalla vita politica, anche in conseguenza della uccisione di Cesare.
Morì nel 35 a.C. nella sontuosa villa che si era costruito a Roma.
Le Opere.
Sallustio si dedicò alla storiografia alla fine della sua vita politica. Due sono le opere che si sono conservate per intero:
- il De Catilinae Coniuratione (la congiura di Catilina),
- il Bellum Jugurthium (la guerra contro Giugurta).
Entrambe le opere iniziano con un Proemio in cui sono sviluppati dei temi generali, non propriamente collegati con gli argomenti specifici in essi trattati. Sallustio definisce soprattutto e spiega il tema dell’Utilità della Storia, l’importanza dell’opera e del ruolo dello storico per la “Res Publica”. Sallustio considerava molto pericoloso il prevalere degli interessi privati.
Per Sallustio la Storia era da intendersi come la naturale prosecuzione dell’attività politica. L’immagine dello Storico, quindi, viene sublimata: egli, dopo avere sperimentato le bassezze della politica, se ne ritrae disgustato e sceglie di proseguire nella storia il suo impegno a favore della “Res Publica”: lo Storico, infatti, è colui che rievoca la propria esperienza.
Analisi delle due Opere.
La congiura di Catilina: Prima opera storica scritta da Sallustio. È una monografia, cioè un’opera che tratta un argomento e un periodo di tempo ben delineato: l’evolversi della congiura di Catilina, effettuato con alcuni excursus di inquadramento storico dei fatti che permettono all’autore di riflettere e fare considerazioni morali sulla malattia incurabile che ha investito la “res publica”.
Catilina è dunque l’emblema della crisi della “res publica”, il frutto estremo e velenoso di quel processo degenerativo che ha avuto inizio con la caduta di Cartagine.
Attorno a Catilina ruotano le altre figure: i complici e gli avversari, primo fra tutti Cicerone. Ci sono anche le voci di: Catone (caratterizzato dal rigorismo della tradizione) e Cesare (importante per le sue nuove istanze politiche). Costoro non sono dei veri personaggi, ma appaiono come figure emblematiche delle principali posizioni che si fronteggiano a Roma. Sallustio, dunque, non concepisce la vicenda come un lungo duello tra Catilina e Cicerone, ma mostra la pluralità delle forze che si oppongono alla sovversione dei congiurati. A Catilina, visto come prodotto tipico della decadenza di Roma, si oppongono i rappresentanti di quel corpo della “res publica” che, pur malato e corrotto, sa ancora reagire al male che ha espresso dal suo intimo.
La Guerra contro Giugurta: È la seconda monografia di Sallustio, che segue la stessa struttura, ma che si differenzia per alcune modificazioni e approfondimenti: sempre presente è l’attenzione per il tema centrale e il contesto storico-politico in cui si esplica, cioè: 1) la lunga guerriglia nel lontano Paese africano; 2) la lotta fra le varie componenti della società romana.
Sallustio approfondisce una riflessione etico-politica in un ampio excursus, secondo la quale la vicenda politica estera diventa l’elemento catalizzatore di importanti eventi di politica interna.
N.B. Rispetto alla Congiura, questa opera è più complessa strutturalmente, perché le divagazioni riflessive la rendono più articolata, anche perché la vicenda di fondo è più composita e si svolge in un arco di tempo più lungo (dal 117 al 105, contro i 19 mesi della Congiura).
Anche qui, in posizione di rilievo, vi è un personaggio negativo (Giugurta) di fronte al quale si ergono una pluralità di antagonisti che sono espressione dello Stato romano: essendo un nemico esterno, egli viene fronteggiato dai rappresentanti dell’intera “res publica” e non soltanto (come Catilina) da quelli della sua parte onesta.
Sallustio, dopo le prime due opere, abbandonò lo schema monografico e si dedicò alla stesura di annali: le Historiae di cui restano frammenti di un’opera in 5 libri che trattava la storia di Roma dal 78 al 67 a.C. – In tale opera lo storico non si impegnava più, come nelle monografie, in una moraleggiante apologia della storia e dello storico, ma valutava la tradizione storiografica latina precedente (lodando, ad esempio, Catone), poi trattava nuovamente il tema della corruzione della “Res Publica”.
Lo stile è uno degli aspetti più vistosi di Sallustio. In contrasto con il suo contemporaneo Cicerone, che auspicava per la storia una prosa pacata, fluente e dolce, egli si muove nella direzione opposta e, prendendo come modelli Tucidide e Catone, scrive in maniera ardua e brusca.
Sallustio usò specificatamente:
* la brevitas: concentrazione del massimo dei significati nel minimo spazio verbale (concisione),
* la variatio: prosa veloce, densa, talora scabra come diretta conseguenza della “brevitas”.
Sallustio, dunque, alla pacatezza della simmetria, preferisce di gran lunga la tensione del brusco cambiamento.
Immagine di Copertina tratta da Romano Impero.

