AUTORI LATINI – SCHEMI – Parte 7 di 11

Una trasvolata su vita e opere di rinomati Autori Latini
Per una conoscenza propedeutica al classicismo

AUTORI LATINI – SCHEMI

Parte VII di 11

Legenda:
n-m                 data di nascita-morte
isg                   inquadramento storico generale
op                   opere
tropp              trama delle opere principali.

LUCREZIO

Scarse e incerte sono le notizie sulla vita di Lucrezio. Le più affascinanti, ma largamente discusse, sono quelle riportate da San Girolamo (4° sec. d.C.) che le desumeva dal De Poetis (I Poeti) di Svetonio.

San Girolamo afferma che Lucrezio nacque tra il 94 e il 96 a.C., ma il rigore di molti critici ha contestato questi dati e oggi si considera che Lucrezio sia vissuto tra il 98 e il 55 a.C. Non si sa nulla, invece, sul luogo di nascita, né sulla sua condizione sociale in quanto i suoi contemporanei, tranne Cicerone in una lettera al fratello Quinto, non parlarono di lui.

Il poeta, forse, coerentemente con la filosofia a cui aderiva, visse appartato lontano da quella vita di società che nella sua opera dipinge a fosche tinte e giudica in modo totalmente negativo.

LE OPERE.

Compose il De Rerum Natura (La natura delle cose), un poema epico-didascalico in esametri, suddiviso in sei libri, forse rimasto incompiuto e privo dell’ultima mano, a causa della morte prematura del poeta.

Il De Rerum Natura è dedicato a Gaio Memmio, aristocratico appartenente al partito degli ottimati, che fu pretore nel 58 a.C., quel Gaio Memmio che fu definito da Cicerone un coltissimo intellettuale filoellenico.

Fu proprio Cicerone il primo editore del poema, nonostante ci fosse una netta contrapposizione tra l’eclettismo stoicizzante e il tradizionalismo culturale e politico di Cicerone da una parte, e l’epicureismo di Lucrezio dall’altra.

N.B.: In generale si può affermare che il De Rerum Natura lucreziano, insieme con le opere dei “poetae novi”, e in primo luogo Catullo, operarono una indubbia erosione oggettivamente anticonservatrice e di rinnovamento letterario, ma non solo: in entrambi i casi si fa avanti con prepotenza l’uomo con i suoi problemi esistenziali talvolta drammatici, con le sue passioni e la sua lotta contro di esse, con i suoi orgogli, le sue presunzioni, gli angosciosi smarrimenti.

Trionfa dunque il privato sul pubblico, con tutte le conseguenze positive ma anche disastrosamente negative che esso comportò.

Oggetto del De Rerum Natura: l’esposizione della filosofia epicurea che verso la metà del primo secolo d.C. aveva già raggiunto un’ampia diffusione nel mondo romano e che il poeta si propone di diffondere ulteriormente poiché è sicuro che essa, ed essa sola, possa assicurare agli uomini la soluzione dei loro problemi esistenziali.

Lucrezio si propone cioè di diffondere a Roma la dottrina di Epicuro scegliendo di scrivere non un trattato filosofico come facevano all’incirca in quegli anni alcuni oscuri personaggi, peraltro criticati da Cicerone, ma un poema in esametri ricollegandosi alla tradizione greca della poesia epico-didascalica e lo fa, come spiega a Gaio Memmio nel primo libro, per illuminare, con la bellezza dell’arte, una materia difficile che, diversamente, risulterebbe ostica e sgradevole ai Romani, digiuni di filosofia (così, aggiunge il poeta, il medico spalma di dolce miele la tazza, quando deve propinare una medicina amara a un bambino).

Struttura e contenuti del poema.

I° Proemio. Elogio a Venere e preghiera rivolta a essa, la dea progenitrice e protettrice dei Romani.

Dedica a Gaio Memmio.

Elogio (breve ma fervido) a Epicuro, esaltato come l’eroe che ha saputo farsi salvatore dell’umanità, sconfiggendo e calpestando sotto i suoi piedi l’orribile mostro della religione. Lucrezio dà grandissimo risalto alla polemica antireligiosa che costituisce uno dei principali motivi conduttori del Poema.

I-II Libro. Teoria degli atomi.

III Libro. L’Anima.

Finale del III Libro. La paura della morte.

IV Libro. La teoria delle sensazioni.

V Libro. La cosmologia e la storia dell’umanità.

VI Libro. Fenomeni meteorologici e terrestri.

In sintesi, il poema è strutturato chiaramente in tre gruppi di due libri che trattano:

I-II: argomenti fisici;

III-IV: argomenti antropologici;

V-VI: argomenti cosmologici.

Manca una esposizione sistematica della dottrina morale del poeta, ma l’etica epicurea è sempre presupposta e viene richiamata spesso dal poeta, in relazione a quei princìpi della fisica, dell’antropologia e della cosmologia che ne stanno alla base.

Lucrezio è stato considerato il poeta della ragione, che ha difeso ed esaltato la dottrina epicurea ma ha anche saputo andare oltre, arricchendo il pensiero epicureo da un punto di vista, soprattutto, fenomenologico, supportato da una stupefacente vitalità poetica.

Il De Rerum Natura, dunque, esprime un messaggio radicalmente razionalista e materialista, perché anche gli dei sono composti di atomi, benché di natura più sottile, sono quindi composti di materia e vivono beati, incuranti degli uomini, negli ipotetici e ineffabili spazi denominati “intermundia”.

Si possono così evincere i bersagli della polemica lucreziana:

  • non esiste un disegno divino provvidenziale,
  • la realtà è brutale (il pessimismo cosmico di Lucrezio);
  • contro ogni forma di fede o metafisica anche la più elaborata e nobile;
  • l’anima muore con il corpo;
  • angoscia generata dal dubbio che esistano gli dei;
  • effetti rovinosi provocati dall’ambizione politica;
  • condanna della guerra;
  • dura polemica contro la passione amorosa;
  • solo la ragione può salvare l’uomo (è l’unica certezza di fondo del Poema);
  • paura e turbamento di fronte ai fenomeni naturali.

Immagine di Copertina tratta da Centro Studi Livatino.

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