Una trasvolata su vita e opere di rinomati Autori Latini
Per una conoscenza propedeutica al classicismo
AUTORI LATINI – SCHEMI
Parte V di 11
Legenda:
n-m data di nascita-morte
isg inquadramento storico generale
op opere
tropp trama delle opere principali.
ENNIO
È il primo vero poeta latino che scrive un poema in esametri: il suo poema fu tra i principali modelli stilistici del De Rerum Natura di Lucrezio e dell’Eneide di Virgilio.
A differenza di Plauto (più vecchio di lui di circa 15 anni) che si specializzò nella commedia, Ennio si dedicò a vari generi (epos, tragedia, commedia).
Fu dunque un artista multiforme, considerato nel I sec. a.C. il vero fondatore e “padre” della letteratura latina, tanto che Orazio e Properzio, in età augustea, lo chiameranno Pater Ennius.
Notizie biografiche.
- nacque a Rudiae (Rudie, presso Taranto) nel 239 a.C. (dunque originario della Magna Graecia). Svetonio lo definisce semigraecus;
- durante la II guerra punica combatté in Sardegna fra le truppe ausiliarie romane;
- dalla Sardegna fu condotto a Roma nel 204 a.C. da Catone e qui si legò a Scipione l’Africano;
- fu legato anche ad altre famiglie aristocratiche. Nel 189 a.C. fu al seguito di Marco Fulvio Nobiliore nella campagna di guerra contro gli Etoli. Per questo fatto Catone giudicò disdicevole per un console portarsi dietro un poeta;
- nel 184 a.C. Ennio ottenne la cittadinanza romana con un appezzamento di terreno c/o Pesaro;
- morì nel 169 a.C. secondo le notizie dateci da Cicerone il quale lo amò molto. Gli Scipioni vollero che una statua del poeta fosse collocata nella loro tomba di famiglia.
N.B.: Cicerone contrappose Ennio ai “poetae novi”, sostenitori di una poetica che si rifaceva a quella ellenistica, che attribuiva molta importanza alla forma. Ennio, in confronto a questa poesia, è ancora arcaico. Cicerone lo apprezzò per i valori tradizionali e patriottici e lo citò soprattutto nelle sue opere filosofiche. Infatti, molte citazioni di Cicerone si riferiscono agli Annales e alle tragedie di Ennio.
Esametro: verso tradizionale dell’epopea greca e romana; è costituito da 5 dattili, sostituibili con spondei (meno uno, solitamente il quinto) e da una clausola bisillaba. Metrica solo più quantitativa, legata all’alternanza di sillabe lunghe e sillabe brevi.
Epos: canto epico.
Saturnio: sistema di versificazione dell’antica poesia latina, oscillante tra la prosa ritmica e la metrica quantitativa.
Commedie: palliata (ambientata in Grecia dal pallio = mantelletto di lana); togata (ambientata a Roma, dalla toga utilizzata dagli attori).
Commedie e tragedie si chiamavano tutte Fabula.
LE OPERE DI ENNIO.
L’opera principale di Ennio fu un poema epico, in 18 libri, intitolato Annales. Cominciò presumibilmente a scrivere i vari libri, pubblicati a gruppi a mano a mano che venivano scritti, a partire dal 172 a.C. fino agli ultimi anni della sua vita.
Si tratta di un poema epico-storico che vuole ricostruire tutta la storia romana effettuando una sorta di compromesso tra la storia e l’epica, realizzando così un lavoro fantasioso.
Gli Annales di Ennio furono una novità all’interno della letteratura latina poiché furono il primo testo in esametri (metro che avrà poi grande fortuna in tutta la letteratura latina posteriore).
Ennio scelse come titolo Annales con l’intenzione di non raccontare un solo episodio della storia romana come aveva fatto, prima di lui, Nevio, ma tutta la storia di Roma dalle origini all’età contemporanea. Epos nazionalistico, dunque, come quello neviano, ma esteso all’intera storia romana e con una innovazione tecnica fondamentale: Ennio per primo abbandona il saturnio per adottare l’esametro, il metro dell’epos greco.
Argomenti principali del poema:
- I° Libro: le origini di Roma.
- II-VI Libro: da Numa Pompilio alla guerra contro Pirro.
- VII-XVIII Libro: la storia di Roma fino al 171 a.C.
Ennio intese dunque celebrare Roma e gli uomini che l’avevano resa grande.
L’esametro più celebre del poema è “moribus antiquis res stat Romana virisque” (la potenza romana poggia sui costumi e sugli uomini antichi).
Ennio, tra l’altro, elogiò Fabio Massimo il temporeggiatore ed esaltò la preminenza della sapienza politica sul valore guerriero.
Ennio esasperò l’uso dell’allitterazione:
- es.: “O Tite, tuti Tati, tibi tanta, turarme, tulisti!” (O Tito Tazio, tu, o tiranno, hai apportato a te stesso così grandi sventure!).
Cercò anche, in più occasioni, effetti onomatopeici ed ebbe un certo gusto del macabro, ad esempio in certi episodi di guerra.
Allitterazione: nel discorso, ripetizione spontanea o ricercata di lettere o sillabe in una serie di due o più vocaboli.
Esistono due tipi di tragedie e due tipi di commedie:
- coturnata: di ambientazione greca (perché gli attori portavano sandali detti coturni);
- pretesta: dalla toga listata di porpora, di ambientazione romana (che mette in scena fatti della storia di Roma.
Le opere teatrali.
Sono rimasti solo due titoli di Commedie (comiche):
- Caupuncula (“L’ostessa”),
- Pacratiastes (“Il campione del pancrazio”): uno sport che associava lotta e pugilato.
Ennio scrisse una ventina di tragedie di cui rimangono circa 400 versi sparsi, le quali furono fortunate soltanto nel suo tempo.
Alcuni titoli di sue tragedie:
- (mitologiche): Achilles, Aiax, Alexander, Andromacha, Aechmalotis (Andromaca prigioniera), Andromeda;
- (praetexta = preteste): Sabinae (“Le Sabine”: in cui si evocava il ratto compiuto da Romolo e dai suoi compagni), Ambracia: ispirata alla presa della città dell’Epiro a opera di Marco Fulvio Nobiliore nel 189 a.C.
N.B.: Tratto saliente dello stile tragico enniano è la massiccia utilizzazione degli artifici linguistici e retorici per ottenere forti effetti drammatici e patetici. Ennio vuole suscitare nel pubblico forti emozioni e, per questo, spesso utilizza un linguaggio magniloquente e assai elaborato.
Magniloquente: che ricorre abitualmente a una esagerata solennità di stile.
Le opere minori.
Accanto agli Annales e alla produzione drammatica Ennio scrisse numerose altre opere di cui restano tracce veramente esigue ma che attestano la ricchezza e la varietà dei suoi interessi culturali. Ennio non scrisse tali opere solo per fare sfoggio delle sue conoscenze, ma si rivolgeva a un pubblico, probabilmente ristretto, che condivideva i suoi interessi e trovava in lui una guida per itinerari culturali nuovi e stimolanti. Queste le opere minori:
- EUHEMERUS: opera in prosa che dà una interpretazione storica della religione.
- EPICHARMUS: ancora argomento religioso; interpretazione “fisica” della religione. Il problema religioso era dibattuto nei circoli colti.
- Tre operette (in esametri) tra le quali HEDYPHAGETICA (“cibi prelibati”): un trattato di gastronomia.
- Alcune SATIRE di cui restano pochi frammenti
- Alcuni PASSI di carattere personale e soggettivo.
N.B.: In generale, dunque, oltre agli Annales e alle tragedie, Ennio fu un autore di satira letteraria; ha mescolato prosa, poesia e argomenti vari.
CATONE
Marcio Porcio Catone visse 85 anni: infatti nacque nel 234 a.C. (c/o Frascati, da famiglia plebea) e morì nel 149.
Visse in un periodo cruciale della storia di Roma, durante il quale venne completata la conquista del Mediterraneo e si verificarono decisivi mutamenti di carattere storico-culturale.
Catone fu il più forte antagonista della cultura ellenica (greca). Si impegnò infatti in una vera battaglia culturale, combattuta su posizioni di netto conservatorismo, contro ogni atteggiamento che gli sembrasse capace di modificare il “Modus Maiorum” (il costume degli antenati).
Egli, preoccupato delle conseguenze di ogni mutamento culturale (ma anche politico) in atto nella società romana, utilizzò l’attività letteraria come mezzo di lotta politica.
In particolare, l’opposizione catoniana ebbe come obiettivo polemico la famiglia degli Scipioni (e specialmente la famiglia di Publio Cornelio Scipione Africano, il vincitore di Cartagine) che del movimento ellenizzante era l’espressione più rappresentativa.
Catone partecipò alla II guerra punica e, alla fine di questa, intraprese la carriera politica:
- fu questore in Africa al seguito di Scipione (di cui criticò la prodigalità di donativi in denaro alle truppe);
- sulla via del ritorno dall’Africa, passando per la Sardegna, vi trasse, per condurlo a Roma, proprio quell’Ennio che sarebbe diventato il cantore dell’aristocrazia filoellenica (e rispetto alla cui opera quella di Catone si sarebbe collocata in netta contrapposizione);
- fu console nel 195, anno in cui si oppose invano alla proposta dei tribuni della plebe di abrogare la “Lex Oppia” che aveva imposto severi limiti al lusso femminile quando, nel clima della II guerra punica, era necessario concentrare ogni risorsa economica per finanziare la guerra;
- nel 190 a.C. avvenne lo scontro politico più aspro con Scipione l’Africano, quando Catone accusò l’Africano delle ingenti spese sostenute a danno dell’erario, che si concluse con l’esilio volontario di Scipione l’Africano;
- nel 184 a.C. completò la sua carriera politica divenendo Censore e dimostrandosi aperto oppositore del desiderio di lusso dell’aristocrazia ellenizzante e dei grandi finanzieri;
- addirittura, la sua ostilità culturale verso i Greci trovò esecuzione in un Decreto del Senato del 161, ispirato all’atteggiamento antiellenico e xenofobo della parte catoniana, che proibì la residenza a Roma di filosofi e di rétori greci;
- nonostante ciò, Catone, personalmente, approfondì la conoscenza e lo studio della lingua e della letteratura greca.
L’ultimo grande impegno politico fu l’azione insistente presso il Senato affinché venisse dichiarata guerra a Cartagine, ritenuta pericolosamente competitiva sui mercati mediterranei per la produzione dell’agricoltura italica.
N.B.: Catone fu un individuo contraddittorio (come è illustrato, ad esempio, da Plutarco) che, mentre si presentava nel De Agri Cultura come l’emblema della parsimonia contadina e legittimava sul piano etico l’agricoltura come attività onesta, nella realtà non indugiò ad arricchirsi anche con traffici disonesti e illeciti. Fu accusato di ciò dai suoi avversari, ma la sua abilità di oratore riuscì a difenderlo.
Questore: importante magistrato con funzioni prevalentemente amministrative e giudiziarie.
Console: uno dei due supremi magistrati.
LE OPERE.
Catone scrisse un’operastorica, le Origines, di cui ci sono pervenuti per tradizione indiretta solo dei frammenti. Fu Cornelio Nepote a darci delle notizie di alcune sue caratteristiche:
- vennero scritte quando Catone era già “senex”, cioè dopo i 60 anni (età in cui cominciava per i Romani la “senectus”);
- constavano di 7 libri che narravano: Libro I (le origini di Roma e le gesta dei Re); Libri II e III (le origini delle principali città italiche – da cui il titolo dell’opera – e le notizie geoetnologiche delle popolazioni italiche); Libri IV-VII (gli avvenimenti successivi fino all’anno della pretura di Servo Sulpicio Galba – 151 a.C. – che vinse in Spagna i Lusitani.
- Catone narrò dei fatti tralasciando volutamente i nomi dei singoli condottieri.
Dalle informazioni di Nepote si può desumere la personalità, come storiografo, di Catone:
- si interessò soprattutto alle vicende di Roma a lui contemporanee (delle quali era stato partecipe o diretto testimone);
- si interessò al problema delle origini di Roma inserendole in un contesto geo-etnografico più vasto, di dimensione italica;
- rifiutò l’interpretazione individualistica della storia di Roma, al contrario, ad esempio, di Ennio che negli Annales ritrasse l’Africano come eroe degno di ascendere al cielo tra gli dei;
- l’unico episodio narrato da Catone in cui egli esaltò un singolo atto eroico è quello in cui si celebra il sacrificio eroico del tribuno Quinto Cedicio (è il brano più famoso) il quale, nel 258 a.C., dimostrò la sua dedizione assoluta alla Patria fino al sacrificio di sé e al totale disprezzo della vita. In tale passo Catone intese dimostrare la pari dignità (se non la superiorità) dell’eroismo dei Romani rispetto ai Greci;
- Catone scrisse le sue Origines quando Roma era ormai padrona del Mediterraneo e utilizzò la lingua latina come lingua di scrittura, quando l’uso del greco non era più necessario;
- Catone inserì nelle Origines intere sue orazioni tenute in senato o davanti al popolo.
Le Orazioni.
Catone ebbe grandi doti di oratore e le sue Orazioni influirono per circa 50 anni sul dibattito politico di Roma. Fu infatti oratore vivace e famoso fino ad 85 anni (quasi fino alla morte), producendo una mole enorme di orazioni di cui ci restano frammenti più o meno ampi e una ottantina di titoli, anche se Cicerone nel suo Brutus, lamentando che nessuno dei suoi contemporanei leggesse ormai più le orazioni di Catone, affermò di possederne più di 150. Catone, dunque, nella storia dell’eloquenza romana dell’età arcaica fu forse il più grande rappresentante.
Celebre fu ed è la sua definizione dell’oratore ideale: Vir bonus (il cittadino onesto) dicendi peritus (capace di esprimersi efficacemente). Celebre anche: Rem tene (sii padrone dell’argomento) verba sequentur (le parole verranno da sé). Egli, cioè, riconobbe il primato della concretezza e della solidità dei contenuti rispetto alle tecniche dell’espressione e della comunicazione.
N.B.: Dalle Orazioni emergono i tratti del profilo morale e civile di Catone che furono:
- l’orgoglio dell’origine contadina;
- l’orgoglio della milizia dura (e formativa del carattere) nel lavoro su una terra ingrata;
- la probità civica;
- l’accanimento contro i nemici personali, incarnazioni del vizio, che esercitarono il potere con spudorato disprezzo della legalità;
- la predilezione per l’uso della moderazione come contenuto nell’esordio dell’orazione Pro Rhodiensibus, tenuta in senato nel 167 a.C. al termine della III guerra macedonica per consigliare moderazione verso i Rodii i quali avevano, durante il conflitto, manifestato un atteggiamento equidistante tra Roma e il re macedone Perseo, conservando con quest’ultimo rapporti di amicizia.
Opere pedagogiche, precettistiche, tecnico-didascaliche.
Scaturisce l’impegno di opposizione culturale di Catone e di difesa dei caratteri nazionali del MOS (costume degli antenati).
Contro la tendenza ellenizzante del nuovo costume e degli ambienti romani aristocratici e filoellenici che lo rappresentavano.
I LIBRI AD MARCUM FILIUM. Una enciclopedia per una educazione nazionale, in prosa, una serie di prescrizioni pratiche indicate anche dagli antichi con il titolo di PRAECEPTA. Tali insegnamenti, per la brevità della definizione, hanno il taglio della “Sententia”, della massima proverbiale.
Scrisse anche il CARMEN DE MORIBUS, una raccolta di sentenze in cui concentrò il succo del suo moralismo conservatore, austero e severo. È scritto in prosa.
Importante è il DE AGRI CULTURA, l’unica opera di Catone e la prima in assoluto nella storia della prosa latina, che sia giunta a noi per intero. È una raccolta a uso tecnico-pratico di precetti e di suggerimenti relativi ai vari aspetti e problemi connessi alla conduzione e gestione di un’azienda agricola. Nell’opera Catone mette certamente a frutto le personali esperienze di proprietario terriero e di coltivatore. Appare il portavoce del ceto agrario dei ricchi proprietari terrieri, i cui interessi economici di produzione e commercializzazione del prodotto dipendevano dalla stabilità della situazione sociale e politica di Roma. Con quest’opera, cioè, Catone volle legittimare moralmente e socialmente l’agricoltura come occupazione economica privilegiata della classe senatoria, meno rischiosa economicamente dei commerci e non riprovevole come l’usura.
In tutto il De Agri Cultura domina il concetto dell’utile, la ragione del maggior profitto e del maggiore risparmio possibili, sinteticamente espressi nella celebre “sententia” Patrem familias vendacem non emacem esse oportet (un padrone deve essere incline a vendere, non a comprare).
Esempi di contenuti precettistici:
- il Pater familias deve controllare la produttività della fattoria, visitandola;
- gli schiavi (sono solo forza-lavoro) malati sono considerati un peso nell’economia dei costi e benefici aziendali;
- anche i buoi sono forza-lavoro la cui cura deve essere attenta e costante.
Lo stile del De Agri Culturae è privo di ogni abbellimento letterario: la prosa di Catone è organizzata in un periodare prevalentemente paratattico, scandito per lo più dal ritmo degli imperativi. Ci sono allitterazioni e assonanze.
Ellenizzante: che imita i Greci nei costumi e nella lingua.
Immagine di Copertina tratta da Medium.

