Una trasvolata su vita e opere di rinomati Autori Latini
Per una conoscenza propedeutica al classicismo
AUTORI LATINI – SCHEMI
Parte III di 11
Legenda:
n-m data di nascita-morte
isg inquadramento storico generale
op opere
tropp trama delle opere principali.
Quinto Settimo Fiorente Tertulliano
n-m
Cartagine, verso la metà del secondo secolo.
Morì dopo il 220.
isg
Originario di famiglia pagana.
Studiò retorica e diritto. Apprese il greco, fu avvocato in Africa e a Roma.
Si convertì, verso il 195 e fu prete; nel 213 aderì alla setta ereticale dei Montanisti. Fondò un altro gruppo, dei Tertullianisti.
op
Abbiamo oltre 30 scritti, a orientamento teologico e polemico contro i pagani e i cristiani da lui dissenzienti.
Ad martyras (ai martiri): un’esortazione ai cristiani in attesa di martirio.
Ad nationes – Apologeticum – De testimonio animae, nel 197, a difesa del cristianesimo contro gli attacchi dei pagani.
De praescriptione haereticorum (argomentazioni sull’eresia), del 200 circa.
De anima (l’anima), del 211.
Ad Scapulam, del 212, indirizzato al governatore d’Africa, Scapola, che perseguitava i cristiani.
De spectaculis, contro la partecipazione agli spettacoli.
De culti feminarum, sui vestiti delle donne.
De virginibus velandis (le donne si devono velare il volto).
De pudicitia (pudore al di fuori della famiglia).
De corona, contro il servizio militare.
De idolatrìa, contro i culti pagani.
tropp
L’esperienza professionale dell’avvocato, lo spirito battagliero e pronto, la disposizione a sostenere le proprie tesi con pervicacia si uniscono alla ricorrente demonizzazione di tutto ciò che è femminile e alla convinzione che la donna sia il più pericoloso strumento di Satana, pur in presenza dell’indubbia grandezza del teorico e dell’acume del pensatore.
In Tertulliano convivono l’incapacità di mediare e l’intransigente integralismo che si pongono contro tutto il mondo. I suoi scritti abbondano di parole tecniche usate dall’avvocato, frammiste a termini di indiscussa dignità letteraria.
Ammiano Marcellino
n-m
Antiochia, in Siria, 330-335.
Morì intorno al 400.
isg
Proveniva da famiglia benestante di lingua e cultura greca.
Fu ufficiale sotto l’imperatore Costanzo. Combatté contro i Persiani, quindi si ritirò a vita privata in Antiochia.
Più tardi, a Roma, entrò in contatto con gli ambienti della aristocrazia pagana senatoria.
Verso la fine del secolo tenne letture pubbliche della sua Storia, con successo.
op
Rerum gestarum libri XXXI (31 libri di imprese belliche).
tropp
Rerum gestarum parte dal regno di Nerva (96) e va fino alla morte dell’imperatore Valente ad Adrianopoli (378); non ci è pervenuta per intero; le vicende di Giuliano (355-363) costituiscono la sezione principale di ciò che ci è rimasto; il resto è dedicato agli avvenimenti del regno di Valentiniano I e del fratello Valente.
Ammiano Marcellino prende a modello Tacito: ripropone la priorità degli eventi sui protagonisti, vuole recuperare la storiografia filosenatoria, convinto che un forte gruppo senatorio possa bilanciare il potere imperiale.
L’inquadramento fatto nella sua opera è profondamente pessimistico, caratterizzato dalla convinzione che lo stato sia ormai tutto in sfacelo: Roma rimarrà eterna, ma in un’esistenza sempre più squallida.
Ambrogio
n-m
Trèviri, Germania, verso il 339-340.
Morì nel 397.
isg
Proveniva da importante famiglia senatoria. Frequentò le migliori scuole di Roma.
Intorno al 370 fu a Milano in qualità di governatore del nord d’Italia, acquisendo stima e affetto dalle popolazioni.
Dopo la morte (374) di Aussenzio, vescovo di Milano, che era ariano, scoprì i conflitti e le violenze fra ariani e cristiani ortodossi.
Fu nominato vescovo, anche se non era stato battezzato.
Partecipò con grande abilità alle vicende politiche dell’Impero e della Chiesa. Nel Concilio di Aquileia (381), che sancì la sconfitta dell’arianesimo nell’occidente, contrastò Sìmmaco (capo del gruppo senatorio pagano).
In quanto alla chiesa orientale, fece pressioni su Teodosio per una politica decisamente antigiudaica, al punto da minacciare di scomunica l’imperatore.
op
Scrisse 91 lettere, inni famosissimi, prediche, discorsi funebri o polemici.
Hexàmeron, 6 libri sulla creazione.
De sacramentis (i sacramenti); De virginibus (le vergini), esortazione alla verginità; De fide (la fede): tratta della teologia trinitaria; De paenitentia (leggi: de penitenzia): sul peccato e sulla grazia; De officiis ministrorum: i doveri dei sacerdoti; De Nabùthae, sulla proprietà.
tropp
Gli Inni: Sono vivaci composizioni che hanno condizionato il canto e la musica cristiana, nati dall’occupazione di una chiesa di Milano, la Porziana, attuata con lo scopo di sottrarla agli ariani. Ambrogio compose gli Inni come mezzo per intrattenere gli occupanti.
De officiis ministrorum: nacque da alcuni discorsi tenuti ai sacerdoti della diocesi.
Hexàmeron: nacque da una serie di omelìe per la settimana santa.
Sofronio Eusebio Girolamo
n-m
Stridòne, Dalmazia, intorno al 347.
Morì nel 419 o 420.
isg
A Roma nel 354, vi studiò nelle migliori scuole.
Viaggiò molto, soprattutto in Oriente dove apprese il greco e divenne sacerdote.
Trascorse tre anni di vita monastica nel deserto della Càlcide.
Tornato a Roma (382), incontrò grande successo: il papa Dàmaso lo fece suo segretario; divenne anche consigliere spirituale di nobili dame.
Alla morte di Dàmaso (384) perse in credibilità.
Nel 385 tornò in Oriente, seguìto da alcune delle matrone che in lui avevano riposto fiducia.
Stimolò la fondazione di conventi maschili e femminili: uno fu a Betlemme (389): qui Girolamo si fermò e morì.
op
Vulgata: traduzioneinlatinodellaBibbia.
Apològia adversus libros Rufini (apologìa contro i libri di Rufìno): testo di polemica religiosa.
Contra Iohannem Hierosolymitanum episcopum (contro il vescovo Giovanni Gerosolimita, o di Gerusalemme).
Adversus Iovinianum, sull’ascetismo e la verginità.
Adversus Vigilantium, sul culto dei martiri.
Dialogus adversus Pelagianos, tre libri contro l’eresia di Pelagio.
Il Chrònicon e il De viris illustribus, due importanti scritti di letteratura.
tropp
L’epistolario: vi si trova una grande ricchezza di temi e di argomenti, mentre l’epistola si trasforma fino ad avvicinarsi a diverse, specifiche forme letterarie.
La Vulgata: è il capolavoro di Girolamo. Su incarico di papa Dàmaso si dedicò alla traduzione del Nuovo Testamento e dei Salmi, dal testo greco dei Settanta che già aveva tradotto l’originale ebraico. Utilizzò l’edizione della Bibbia preparata da Orìgene: Girolamo si convinse della necessità di tradurre direttamente dall’originale ebraico, per questo si diede a perfezionare i suoi studi dell’ebraico. Il lavoro richiese 15 anni (391-406). Con la traduzione di Girolamo la Chiesa d’Occidente ebbe finalmente un testo unitario e abbastanza attendibile, destinato a rimanere praticamente fino ad oggi come unica versione autorizzata circolante.
Il Chronicon (cronaca): breve sintesi di notizie fino al 325 che Girolamo tradusse (traduzione della Cronaca di Eusebio) in latino e integrò con le notizie più recenti, dal 325 al 378.
Da Svetonio Girolamo trae il titolo dell’opera storiografica De viris illustribus che rielabora in parte materiale desunto dalla Historia ecclesiastica di Eusebio, con l’aggiunta di molte e interessanti vite di scrittori latini cristiani.
Aurelio Agostino
n-m
Tagaste, Numidia, Africa settentrionale, 354.
Morì nel 430, mentre Ippona era assediata dai Vandali che, guidati da Genserico, stavano procedendo alla conquista dell’Africa settentrionale.
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Figlio di Monica, fervente cristiana.
Studiò a Madaura, poi a Cartagine dove ebbe un figlio illegittimo.
A 19 anni la lettura dell’Hortensius di Cicerone gli causò una profonda crisi spirituale. Dapprima aderì al manicheismo (religione sorta in Persia ad opera di Mani, 215-276 d.C., che si fonda sul dualismo di due princìpi ugualmente divini: il bene e il male).
Insegnò a Tagaste, poi a Cartagine e, nel 384, a Roma. Grazie alla raccomandazione di Sìmmaco, il capo del gruppo senatorio pagano, ottenne la cattedra di retorica a Milano (384). Ascoltò le prediche di Ambrogio e si convertì.
Lasciato l’insegnamento e ricevuto il battesimo (387), tornò in Africa e si dedicò alla vita monastica. Nel 391 fu ordinato prete a Ippona (oggi Bona, in Algeria), dove fu vescovo nel 395-396.
Combatté contro varie sette ed eresie, soprattutto contro i manichèi, i donatisti e i pelagiani.
op
Autore di 1030 scritti, non tutti pervenuti: Sermoni, Lettere. Leopere, checopronounarcodi50anni, sono: autobiografiche, filosofiche, apologetiche, dogmatiche, polemiche, morali, esegetiche, poetiche, lettere sermoni.
Le Confessiones: sono l’opera più nota e diffusa, in 13 libri; il loro significato è “lode, esaltazione di Dio”; composte fra il 397 e il 400; trattano le vicende di Agostino fino alla morte della madre, riflessioni filosofiche, un commento al testo biblico della creazione, l’esame del concetto di tempo.
Le Retractationes, due libri del 426-427 in cui Agostino riesamina e corregge tutte le sue opere precedenti, eccetto i Sermoni e le Lettere che non fece in tempo a rivedere.
I Dialoghi di Cassiciàco (386-387): tre opere filosofiche in forma dialogica che riportano le discussioni del gruppo di intellettuali che si erano ritirati con lui in una villa di Cassiciaco presso Milano.
De musica, 6 libri sull’armonia musicale.
De magistro, sui metodi e i limiti dell’insegnamento scolastico.
De civitate Dei (la città di Dio), opera apologetica, 22 libri tra il 413 e il 427: dopo il sacco di Roma del 410 i pagani accusavano i cristiani di aver provocato la caduta dell’impero; Agostino risponde ribadendo gli errori del paganesimo e teorizzando l’esistenza di due città, la città terrena, del diavolo, e la città celeste, di Dio.
De Trinitate (la Trinità): opera dogmatica, 15 libri scritti in 20 anni (399-419); è affrontato il problema della Trinità sulla base di citazioni bibliche e di speculazioni filosofico-teologiche.
De libero arbitrio, opera polemica in opposizione alle dottrine dei menichèi, in difesa della libertà di scelta.
Contra Faustum Manichaeum, 397-400, 33 libri con la definizione del rapporto tra fede e ragione.
De baptismo, 400-401, sette libri contro i donatisti.
Post conlationem contra Donatistas, 412, con la difesa della validità dei sacramenti.
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Le Confessioni: Il protagonista non è un personaggio eccezionale ma un comune peccatore che per volontà di Dio ha trovato la strada della salvezza. L’episodio del furto delle pere, ad esempio, tratta di una ragazzata che tuttavia acquista il suo spessore perché consente all’autore di scoprire, alla base di questa azione trasgressiva, il gusto per l’atto gratuito. Il ricordo di quella bravata giovanile, di per sé banale, offre ad Agostino lo spunto per una serie di riflessioni di eccezionale profondità sulla natura e le motivazioni del peccato.
La Città di Dio: La grandezza dell’idea di fondo è che la storia non deve essere più storia delle nazioni, ma storia dell’umanità. È l’opera più imponente per impegno e per mole, ma anche la più consapevole che Agostino abbia mai scritto: si trattava di contrastare definitivamente la forza della grande intellettualità pagana; scritta da un antico protetto di Sìmmaco; doveva sancire il definitivo ripudio del paganesimo da parte di un’aristocrazia che aveva preteso di dominare la vita intellettuale della sua epoca.
EPICUREISMO
È la filosofia di Epicùro (nato a Samo o ad Atene; 341-270 a.C.) che ha fornito a Lucrezio la materia per il poema De rerum natura (la natura delle cose) e che deriva fondamentalmente dal pensiero di Democrito: tutta la realtà è materia costituita da atomi in movimento che, combinandosi fra loro, formano tutte le cose. L’atomismo di Epicuro ammette la possibilità del caso, a motivo di una spontanea “deviazione” degli atomi. Non c’è alcun intervento divino. Anche l’anima è formata da atomi, quindi materiale e mortale. Per Epicuro la filosofia è come un farmaco che libera dal timore degli dei, della morte, del dolore e rende possibile un moderato piacere. La morale epicurea ha come fine la felicità dell’individuo, raggiungibile attraverso un uso equilibrato e ragionevole dei piaceri; una felicità fatta di tranquillità, di pace, di atarassìa (assenza di turbamento).
STOICISMO
Fondato da Zenone (IV secolo a.C.). La filosofia comprende tre parti: la logica (arte del pensare e del discorrere bene), la fisica (esatta cognizione delle cose) e l’etica (arte del vivere bene). Gli Stoici portavano il paragone dell’uovo: la logica è il guscio, la fisica è la chiara e l’etica è il tuorlo.
Tutte le conoscenze derivano dalle impressioni lasciate sui sensi dalle cose. Il soggetto concede il proprio assenso quando un oggetto di conoscenza si impone con evidenza. L’uomo è partecipe di una ragione universale ed è portatore di una scintilla di un fuoco eterno. L’universo, scaturito dalla tensione del logos-fuoco e della materia, chiude ogni fase della sua esistenza nella conflagrazione universale per poi tornare a vivere in necessari cicli identici perennemente ricorrenti (eterno ritorno).
Lo stoico nega il libero arbitrio dell’uomo, subordinandolo ai disegni della Provvidenza. Il saggio stoico raggiunge una sorta di assenza delle passioni (apatìa), raccogliendosi in sé e vivendo in una impassibile autosufficienza.
Immagine di Copertina tratta da StoicLife.

