AUTORI LATINI – SCHEMI – Parte 1 di 11

Una trasvolata su vita e opere di rinomati Autori Latini
Per una conoscenza propedeutica al classicismo

AUTORI LATINI – SCHEMI

Parte I di 11

Legenda:
n-m                 data di nascita-morte
isg                   inquadramento storico generale
op                   opere
tropp              trama delle opere principali.

Lucio Annèo Seneca

n-m

Cordova (Spagna), 4 a.C. (forse).
Condannato a morte da Nerone, si suicidò, 65 d.C.

isg

Originario di ricca famiglia equestre.

Educato a Roma (studi retorici e filosofici) in vista della carriera politica.

26 d.C., in Egitto.

31 d.C., ritorno a Roma: iniziano l’attività forense e la carriera politica. Ottiene successo; invidiato da Caligola che lo condanna a morte; salvato da un’amante dell’imperatore.

41 d.C., l’imperatore Claudio lo confina in Corsica, accusandolo di coinvolgimento nell’adulterio di Giulia Livilla, sorella di Caligola.

49 d.C., richiamato da Claudio, a opera di Agrippina, madre di Nerone, diventa tutore di quest’ultimo.

54 d.C., Nerone imperatore: periodo del buon governo (fino al 59, con il matricidio).

62 d.C., Nerone condizionato da Poppea. Seneca si ritira a vita privata e cura i propri studi.

65 d.C., coinvolto nella “congiura di Pisone”, viene condannato a morte.

op

La maggioranza è a carattere filosofico: Dialogi in 12 libri: questioni etiche e psicologiche; De beneficiis in 7 libri; De clementia (clemenza); Epistulae (epistule) morales ad Lucilium in 20 libri (124 epistulae).

Di carattere scientifico: Naturales quaestiones in 7 libri.

Tragedie cothurnatae: 9 tragedie di argomento greco; Ludus de morte Claudii (o Apokolokyntosis).

Diverse opere perdute, tra cui Moralis philosophiae (filosofie) libri e la corrispondenza con S. Paolo.

tropp

I Dialogi. La Consolatio (consolazio) ad Marciam, indirizzata alla figlia dello storico Cremuzio Cordo per consolarla della perdita di un figlio: tratta di temi morali (la fugacità del tempo, la precarietà della vita, la morte come destino ineluttabile dell’uomo). La Consolatio ad Helviam matrem (sul figlio esule). La Consolatio ad Polybium (per la perdita di un fratello. De ira: fenomenologia delle passioni umane, dedicata al fratello Novato. De vita beata: al fratello Novato, sul problema della felicità: l’essenza della felicità è nella virtù, non negli agi; la ricchezza è soltanto funzionale alla ricerca della virtù. Dedicati all’amico Sereno: De constantia (constanzia) sapientis, De otio (ozio), De tranquillitate animi; trattano dell’imperturbabilità del saggio stoico, della partecipazione del saggio alla vita politica, della serenità di un’anima capace di giovare agli altri. De brevitate vitae (vite): tratta il problema del tempo, della sua fugacità. De providentia (providenzia): tratta della contraddizione fra il progetto provvidenziale e la sorte che sembra essere dalla parte dei malvagi: la volontà divina mette alla prova i buoni nell’esercizio della virtù.

Opere filosofiche. Naturalium quaestionum libri VII (septem): tratta fenomeni atmosferici e celesti. Epistulae ad Lucilium: tratta della natura e delle varie modalità degli atti di beneficenza. De clementia: è la traccia di un ideale programma politico ispirato a equità e moderazione; concezione stoica di un ordine cosmico governato dal logos, la ragione universale.

Le Epistulae ad Lucilium: sono di produzione tarda; richiama il modello di Epicuro; sono lettere intese come strumento di crescita morale, soprattutto in vista della prima fase della direzione spirituale, fondata sull’acquisizione di alcuni princìpi basilari e sull’invito al bene; la conquista della libertà interiore è l’estremo obiettivo del saggio stoico.

Le Tragedie: Hercules furens, Troades, Oedipus (Edipus). Le tragedie di Seneca erano soprattutto destinate alla lettura.

L’Apokolokyntosis: narra la morte di Claudio e la sua ascesa all’Olimpo, condannato dagli dei a discendere agli inferi per essere assegnato al liberto Menandro.

Aulo Persio Flacco

n-m

Volterra, in Etruria, da ricca famiglia equestre, nel 34 d.C.

Morto nel 62 (a 28 anni).

isg

A sei anni, orfano di padre.

A 12-13 anni, a Roma, frequenta le migliori scuole di grammatica e retorica; educato dallo stoico Anneo Cornuto il quale lo mise in contatto con gli ambienti dell’opposizione senatoria al regime.

Condusse una vita austera e appartata, dedita agli studi e alla famiglia.

op

Scarsa produzione, non pubblicò in vita. Ebbero successo le Satire.

tropp

Nel prologo delle Satire polemizza contro le mode letterarie del tempo. La Satira I illustra la degenerazione morale che accompagna la poesia contemporanea; la satira II è contro la religiosità di opportunismo; la satira III invita un giovane signore a seguire i precetti della filosofia stoica; la IV esorta al “conosci te stesso”; la V analizza il tema della libertà secondo la dottrina stoica; la VI deplora il vizio dell’avarizia.

Marco Anneo Lucano

n-m

Cordova (Spagna), 3 novembre 39 d.C.; figlio del fratello di Seneca.

Suicida il 30 aprile del 65 (26 anni).

isg

Nel 40, a Roma; ha per maestro lo stoico Anneo Cornuto e conosce Persio.

Entra nella corte di Nerone; diventa questore.

Ai Neronia (feste per Nerone) recita delle laudes.

Pubblica i primi tre libri della Pharsalia (Farsalia).

Rottura con l’imperatore (gelosia di Nerone, ostilità per idee repubblicane di Lucano).

Lucano aderisce alla congiura di Pisone; scoperto e costretto al suicidio.

op

Bellum civile (guerra civile) o Pharsalia, in dieci libri, incompiuto.

Alcune opere perdute (restano i titoli): Ilìacon, De incendio urbis, Medea, Saturnalia, Silvae, Laudes Neronis.

tropp

Pharsalia: l’argomento riguarda la guerra civile fra Cesare e Pompeo; è un’esaltazione dell’antica libertà repubblicana e un’esplicita condanna del regime imperiale; si contrappone all’Eneide di Virgilio: non ha un personaggio principale; il suo personaggio, Cesare, rappresenta il trionfo di quelle forze irrazionali che nell’Eneide venivano domate e sconfitte; in quest’opera Lucano spoglia Cesare del suo attributo principale – la clemenza verso i vinti – a costo di stravolgere la verità storica; alla frenetica energia di Cesare si contrappone una relativa passività da parte di Pompeo; lo sfondo filosofico è di tipo stoico; altro personaggio: Catone il quale rifiuta di sottomettersi alla volontà del destino, affermando che il criterio della giustizia sia da ricercarsi non nel volere del cielo ma nella coscienza del saggio.

Petronio (T. Petronius Niger)

n-m

Console verso il 62, muore suicida nel 66, per volontà di Nerone.

isg

Come scrittore è nominato pochissimo e solo a partire dal III secolo.

op

Satyrica (probabile titolo) o, più usualmente, Satyricon.

Alcuni carmi e frammenti poetici all’interno dell’Anthologia Latina (una collezione formata nel V-VI secolo).

tropp

Del Satyrycon sono incerti l’autore, la data di composizione, il titolo e il significato del titolo, l’estensione originaria, la trama, il genere letterario in cui si inserisce e le motivazioni che gli hanno dato origine; l’opera deve essere stata composta entro la fine del Il secolo d.C. – Gli elementi desunti dal testo concordano con una datazione non oltre il principato di Nerone.

Tacito, nei suoi Annali, parla di un cortigiano di Nerone, di nome Petronio, maestro di raffinatezza: ne è accettata in grande misura l’identità con Petronio autore del Satyricon.

Lo stile del romanzo e il linguaggio parlato da alcune figure minori sono una preziosa fonte di informazione sulla lingua di uso popolare.

Si tratta di un frammento di narrazione che si presenta continuo ma che deve aver subìto dei tagli; la parte più integra è l’episodio della Cena di Trimalcione.

La storia è narrata in prima persona dal protagonista Encolpio il quale attraversa una successione indiavolata di peripezie.

La forma del romanzo è un avvicendarsi di prosa narrativa e di inserti poetici.

Più che di satira, si può parlare di parodia che è un modo di vedere le cose carico di ambiguità.

Marco Valerio Marziale

n-m

Bilbilis, Spagna Terragonese, 1° marzo tra il 38 e il 41 d.C.

Muore a Bilbilis verso il 104.

isg

A Roma nel 64, trova l’appoggio della famiglia di Seneca. Conosce Calpurnio Pisone e gli ambienti dell’opposizione senatoria a Nerone, contrastata dalla cruenta repressione fatta dall’imperatore nel 65 (congiura pisoniana).

Nell’80 compose e pubblicò una raccolta di epigrammi per celebrare l’inaugurazione dell’Anfiteatro Flavio, ottenendo riconoscimento da parte dell’imperatore Tito.

Pubblicò regolarmente a partire dall’84-85, con successo.

Fu tribuno militare e ottenne il rango equestre.

Fu a contatto con il futuro imperatore Nerva e con scrittori come Silio Italico, Plinio il Giovane, Quintiliano, Giovenale.

Nell’87-88 lascia Roma e soggiorna a Forum Corneli (Imola) e in altre città emiliane. Torna a Roma che abbandona poi per sempre nel 98 per tornare a Bilbilis dove vive tranquillo ma in preda a rimpianti.

op

Epigrammi, raccolta in 12 libri (tra l’86 e il 101-102), preceduti da Liber de spectaculis o Liber spectaculorum (libro degli spettacoli), dagli Xenia (“doni per gli ospiti”) e dagli Apophoreta (Apoforeta = “da portar via”), tra l’84 e l’85.

Gli Epigrammi sono in totale più di 1500 per complessivi quasi 10.000 versi.

tropp

L’origine dell’epigramma risale all’età greca arcaica, dove la sua funzione (il nome significa “iscrizione”) era essenzialmente commemorativa. In età ellenistica l’epigramma diventa un tipo di componimento adatto alla poesia d’occasione, a fissare nel giro di pochi versi l’impressione di un momento, di un piccolo avvenimento quotidiano (come per noi nel sonetto e nella lirica). I temi sono di tipo leggero. Nell’ambito della poesia latina l’epigramma non aveva una grande tradizione. È solo con l’opera di Marziale che l’epigramma trova riconoscimento artistico. Marziale fa dell’epigramma il suo genere esclusivo, l’unica forma della sua poesia, improntandolo al realismo, a ciò che succede nella vita concreta: un tipo di poesia che coniuga fruibilità pratica e divertimento letterario: Marziale osserva lo spettacolo della realtà e dei vari personaggi con uno sguardo deformante che ne accentua i tratti grotteschi. L’atteggiamento del poeta è però quello di un osservatore attento ma per lo più distaccato, che raramente si impegna nel giudizio morale e nella condanna, con una prevalenza dell’aspetto comico-satirico alla quale si accompagnano forme espressive molto varie.

Marco Fabio Quintiliano

n-m

Calagurris (oggi Calahorra) in Spagna, 35 d.C. circa.

Morto dopo il 95.

isg

Il padre era maestro di retorica.

Trasferitosi in gioventù a Roma, seguì l’insegnamento del grammatico Remmio Palèmone e del rétore Domizio Afro.

Tornò in Spagna, forse per svolgere attività forense.

Richiamato a Roma da Galba, nel 68, fu maestro di retorica con successo. Ebbe come discepoli Plinio il Giovane e probabilmente Tacito.

Nel 78 ebbe da Vespasiano la prima cattedra statale, per centomila sesterzi annui.

Domiziano gli affidò l’educazione dei suoi nipoti, conferendogli gli ornamenta consularia (onorificenza di console).

Si ritira nell’88, per dedicarsi agli studi.

op

Perduti un trattato De causis corruptae eloquentiae (le cause della corruzione dell’eloquenza).

Opera principale: Institutio oratoria in 12 libri, iniziata forse nel 93 e pubblicata nel 96.

Due raccolte di declamazioni: 19 declamationes maiores e 145 declamationes minores; le prime sembrano non potersi attribuire a Quintiliano; delle seconde alcune potrebbero anche essere autentiche.

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De causis corruptae eloquentiae (corrupte eloquenzie): si argomenta attorno al diffuso malcostume della delazione, alla presenza di insegnanti corrotti e corruttori della moralità degli allievi. Quintiliano vede in termini moralistici il problema della degenerazione dell’eloquenza e ne addita le cause nella generale degradazione dei costumi.

Institutio oratoria: dedicata a Vittorio Marcello (oratore); i primi due libri sono didattici e pedagogici; dal III al IX esaminano la retorica sotto un profilo tecnico. Il libro X insegna i modi di acquisire la disinvoltura nell’espressione. L’XI riferisce le tecniche di memorizzazione. Il XII affronta varie tematiche attinenti ai requisiti culturali e morali che si richiedono all’oratore.

Il tipo di oratore ideale che Quintiliano delinea si avvicina a quello ciceroniano. Negli scrittori arcaici egli vede per esempio notevoli manchevolezze, ma dà per certo che le letture degli autori più diversi hanno lo scopo precipuo di formare lo stile dell’oratore.

Un problema particolare trattato da Quintiliano è la questione dei rapporti fra oratore e principe: l’oratore quintilianeo non pone in discussione il regìme, ma le doti morali che egli deve possedere sono utili, prima che al principe, alla società in generale; Quintiliano cercò di recuperare, per l’oratore, lo spazio di una missione civile altrettanto aliena dal ribellismo sterile quanto dal servilismo avvilente.

Immagine di Copertina tratta da Petit Palais.

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