CORSO DI PSICOLOGIA DELL’INFANZIA
BAGNOLO PIEMONTE – Biblioteca Comunale – Via Roma
Parte IV di 4
Argomento n° 6
ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE
– Possibilità e dovere di far rifiorire la personalità del bambino in modo armonico e in tutte le sue manifestazioni.
– Le possibilità espressive del bambino in età prescolare: valore e importanza di incoraggiamenti in tale senso; implicazioni psicologiche in quanto fattore evolutivo.
TESTO
Dallo scarabocchio al disegno (Marthe Bernson). Esistono tre stadi riferibili all’espressività pittorica del bambino: 1°) Stadio vegetativo-motorio, a iniziare dall’età di 18 mesi. 2°) Stadio immaginativo-rappresentativo, fra i due e i tre anni. 3°) Stadio comunicativo-sociale, fra i tre e i quattro anni. Il passaggio da uno stadio a quello successivo è passibile di ampie sfumature. Verso i quattro anni il bambino inizia a eseguire figure chiuse. A cinque anni i cerchietti e i vortici diventano abbozzi di quadrati e forme oblunghe molto vicine al modello dato. A sei anni il bambino è in grado di eseguire i quadrati, le linee oblique e i punti in modo chiaro. Psicologicamente intese, le prime espressioni grafiche del bambino, e cioè gli scarabocchi, consentono all’Io di chiarirsi, di definirsi, di consolidarsi.
Il significato del disegno infantile (Anna Oliverio Ferraris). Il disegno infantile nella prima infanzia va inteso come una forma di stimolazione in grado di accrescere lo sviluppo di alcune strutture cerebrali. Ogni tipo di attività artistica rappresenta, nel caso del bambino, una delle forme o fasi di gioco più evoluto e creativo. Attraverso il disegno il bambino è posto nella condizione di rivelare i propri problemi, le proprie scoperte, le proprie ansietà. Il disegno può essere considerato come un mezzo di indagine e di scambio con l’ambiente sociale e anche come indice dello stato emotivo del bambino. Ad esempio, il bambino che ricopre tutta la superficie del foglio desidera occupare il maggior spazio possibile nell’affetto della madre. Verso i tre anni di età lo scarabocchio elaborato dal bambino rappresenta le sue sensazioni interne vissute intensamente. Il bambino disegna non ciò che vede, ma ciò che sa delle cose. Per lui il disegno è prevalentemente una definizione di significati. Il bambino, nelle sue creazioni, si appoggia a un realismo intellettuale. Verso i tre-quattro anni appare il cefalopode al quale presto verrà completato il volto: se ciò non avviene, si può pensare a una forma presente di disadattamento. A quattro anni e mezzo si nota il primo abbozzo del tronco. All’età di cinque anni l’omino è completo. A sei anni si affinano le proporzioni delle forme. Le figure in movimento indicano estroversione, attività, intelligenza buona. L’autore si colloca sempre all’interno del proprio disegno e ne resta coinvolto. Nei disegni della prima infanzia generalmente non è rispettata la collocazione dei colori in quanto il bambino, a causa di fattori emotivi profondi, sceglie i colori seguendo un impulso interiore. Inoltre, il bambino presenta una spiccata sensibilità all’astrattismo. È necessario lasciare che si esprima, quando lo desidera, con forme non realistiche e non figurative. Contenuti espressivi di tipo impersonale e convenzionale rivelano la presenza di introversione nel bambino. La ripetizione dello stesso tema nei disegni rivela una personalità disturbata con una percezione unilaterale della realtà. Essa, tuttavia, può essere dettata da motivi psicologici, da stati conflittuali, da esiguità di stimolazioni, da particolari situazioni emotive; può esprimersi come un’esigenza di consolidamento e di perfezionamento. La ripetizione diventa preoccupante soltanto qualora si noti un prolungamento eccessivo nel tempo, tale da compromettere le stesse capacità di esplorazione. L’attività artistica deve servire al bambino in quanto arricchimento emotivo e intellettuale. Non è tanto il prodotto del disegno ad avere valore educativo, quanto piuttosto il momento realizzativo tramite il quale prendono forma esigenze personali, stati inconsci, sensibilità, intelligenza.
Arte infantile (Arno Stern). Il bambino piccolo non fa altro che sovrapporre i colori inconsapevolmente. In genere si tratta di attività fine a se stesse. È inutile cercare punti di confronto fra arte infantile e arte adulta. Il fanciullo non restituisce le immagini visive, ma traduce plasticamente sensazioni e pensieri. Ogni disegno è uno specchio che filtra il volto interiore del bambino. La creazione grafica inizia con lo scarabocchio e la creazione plastica con l’agglomerato o pasticcio di colori. Il bambino disegna rappresentando l’immagine proiettiva di sé. Il disegno è un atto che permette al bambino di essere se stesso, totalmente, profondamente, senza isolarsi.
I disegni infantili e l’arte primitiva (Jacques Depouilly). Esistono similitudini tra il graffito di un fanciullo e un graffito preistorico di Gargas. Appiattimenti come quello di una pittura tombale di Hierakompolis sono molto frequenti nei disegni dei bambini. Esistono in raffigurazioni antiche altri esempi di appiattimento: una pianta medioevale di Roma, la volta del Battistero degli Ariani di Ravenna, una miniatura persiana. I bambini tendono ancora a disporre i disegni a piani paralleli e sovrapposti come si può ammirare nelle scene di mietitura nella tomba di Nakht. Così un altro fenomeno espressivo, come l’espansione degli oggetti in contrasto con le regole della prospettiva, appare in disegni di bambini come in una miniatura del Pentateuco di Ashmurnham. Una miniatura degli inizi del XV secolo raffigurante il cavallo di Troia ricorda l’atteggiamento dei bambini alla composizione in trasparenza.
Argomento n° 8
ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE
– La coltivazione dell’intelligenza nel bambino; stimoli visivi, auditivi, tattili, logici.
– Le tecniche di presentazione dei vari stimoli.
TESTO
L’intelligenza del bambino, a prescindere da fattori ereditari immutabili, ugualmente vuota e ugualmente aperta a uno sviluppo ottimale già dal momento della nascita fisiologica, raggiunge in età prescolare una gradazione evolutiva in proporzione alla qualità e alla frequenza delle sollecitazioni provenienti dall’ambiente esterno. L’esempio, in via teorica, di uno stesso bambino allevato in uno stato permanente di grave carenza intellettuale e affettiva, contrapposto a quello del soggetto cresciuto in un ambiente selettivamente stimolante, conduce a considerare la creazione possibilistica di una personalità profondamente disorganizzata e intellettualmente deficiente, oppure di una personalità dai tratti armonici, felicemente inserita nel contesto sociale e dotata di alte possibilità creative e di apprendimento.
Se una sperimentazione siffatta non è pensabile evidentemente su un medesimo bambino, lo studio degli ultimi quindici anni sull’origine precoce delle caratteristiche strutturali della personalità adulta pone in netto risalto l’indispensabilità di una convergenza delle linee educative particolarmente per quanto riguarda il periodo della prima infanzia.
Gli stimoli consistono in accorgimenti della massima semplicità e devono investire le possibilità ricettive dei sensi, in forma variabile e rinnovata. Si deve iniziare dalla culla, subito dopo la nascita, con l’allestimento dell’ambiente prossimo per mezzo di figure grandi e colorate che periodicamente vanno sostituite, con l’applicazione di oggetti perfettamente visibili e afferrabili nella posizione supina, mentre non sono da trascurare gli effetti luminosi e sonori di fondo. La madre è, in ogni caso, la prima dispensatrice di stimolazioni: sensazioni di tatto di temperatura, di movimento nell’atto delle manipolazioni, espressione spiccatamente mimica del viso, uso frequente della parola con l’apporto di ampie modulazioni. Tutti questi atteggiamenti, in sintesi, saranno utili se confortati da una accettazione totale e consapevole della maternità da parte della madre. Può anche succedere, infatti, che una madre si prodighi in cure esasperatamente affettuose per mascherare un rifiuto inconscio del bambino o anche semplicemente della propria disponibilità materna. In questo caso l’intero rapporto emozionale diadico viene svalutato a detrimento della formazione integrale della personalità del bambino. Se la presenza della madre riveste la massima importanza nei primi mesi di vita, all’incirca nel primo anno di vita del bambino, per l’organizzazione dell’Io, per l’apparizione e lo sviluppo del linguaggio, dopo questo periodo, in concomitanza con l’evoluzione dei rapporti oggettuali maturata dal bambino, sarà necessario intensificare l’apporto di sollecitazioni provenienti da una cerchia di esperienze via via più ampia. Allorquando il bambino si impossessa delle primissime ed embrionali forme del pensiero astratto, vale a dire successivamente all’apprendimento della deambulazione, la possibilità di ampliare l’arricchimento delle esperienze prende sempre più consistenza. Alle stimolazioni del linguaggio, intese in particolar modo come ripetizioni e chiarificazioni a richiesta, è di grande utilità addizionare altre stimolazioni che, sotto l’aspetto di attività ludiche, concorrono alla definizione di capacità superiori specifiche: attenzione, memoria, intuizione, immaginazione, percezione intelligente, azione deliberata, attività pratica. È necessario tener presente che ognuna di queste attività non va mai intesa come una costruzione all’azione o una imposizione di qualità, ma nel senso espressamente di gioco e deve essere proposta nei momenti di più favorevole accettabilità da parte del bambino. Esistono innumerevoli giochi didattici in commercio, nell’acquisto dei quali è necessario porre l’attenzione sulla loro funzionalità e sulla qualità educativa che vi si accompagna. Molte attività sono facilmente realizzabili anche con il sistema del “bricolage” traendo spunto dalle indicazioni reperibili su pubblicazioni specializzate. Per bambini di anni 4.1 e 4.2, i giochi non devono assumere l’aspetto di una stimolazione a tutti i costi, in vista di un fine prefissato e neppure devono apparire come cose da farsi doverosamente da parte del bambino, ma devono rispettare, appunto, la propria caratteristica intrinseca di gioco e, in questo senso, essere proposti al bambino il quale sarà in grado di optare liberamente circa il momento e la durata. I giochi ai quali si fa riferimento si trovano nel libro Pensare a tre anni di Evelyn Sharp. Nel caso di un bambino oculatamente stimolato si può ricorrere anche alla consultazione dei due volumi. Alla conquista del numero uno e Alla conquista del numero due di Nicole Picard. Interessante ancora come complemento dell’attività stimolante e, nello stesso tempo, come prova al grado di maturità raggiunto dal bambino nelle varie competenze intellettuali, può presentarsi il libro di Ursula e Peter Lauster intitolato Il mio bambino è maturo per la scuola?
Argomento n° 9
ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE
– La lettura precoce come stimolo allo sviluppo delle capacità intellettuali.
– Il problema degli handicappati con riferimento alla lettura precoce.
TESTO
Prevenzione e trattamento della dislessia. (Edo Bonistalli e il Gruppo fiorentino Movimento di Cooperazione Educativa). La dislessia in età scolare si richiama a fattori organici, a capacità funzionali, a fattori socio culturali e allo stesso patrimonio di esperienze posseduto dal bambino. Alla base della dislessia sta frequentemente una perturbazione della vita affettiva. Molte dislessie sono di origine esclusivamente emotiva. In particolare, si fa riferimento ai rapporti del bambino con i genitori. Un atteggiamento iperprotettivo da parte della madre, una rigidità affettiva da parte del padre fanno parte della eziologia nelle dislessie.
Leggere a tre anni. (Glenn Doman). L’Autore pone grande importanza, ai fini dello sviluppo del potenziale psichico, nella concessione al bambino piccolo di ampie libertà di movimento. L’incisività della stimolazione in età precoce si è rivelata in tutta la sua efficacia in seguito alle applicazioni eseguite su bambini cerebrolesi. Da questi ai bambini superdotati esiste un perfezionamento progressivo della organizzazione neurologica che può essere realizzato in modo elettivo con l’insegnamento della lettura precoce. La facilità nell’apprendimento è proporzionata inversamente all’età del bambino. I bambini possono leggere singole parole a un anno, frasi a due, libri interi a tre, e con gusto. Essi sono naturalmente portati ad apprendere e questa, assieme al loro manifesto desiderio ad apprendere, è forse una delle cose che generalmente noi siamo riluttanti ad ammettere. Se il campo di esperienza nel quale si evolve il vissuto del bambino viene limitato, parimenti diminuisce il desiderio di apprendere. La gamma di sollecitazioni culturali dirette a offrire al bambino un numero illimitato di opportunità all’apprendimento non ha tanto per scopo l’incremento del bagaglio conoscitivo, quanto lo sviluppo del potenziale individuale di conoscenza. Gli stessi atteggiamenti inquisitivi del bambino stanno a dimostrare che egli è teso nell’atto di apprendere tutto ciò che riesce a raggiungere e nel più breve tempo possibile. Nella prima infanzia l’apparato neuro cerebrale possiede una capacità assimilativa ed elaborativa incommensurabile e una energia di lavoro pressoché inesauribile.
Dai nove mesi di vita ai quattro anni la capacità del cervello nel registrare dati informativi e il desiderio a tale riguardo trovano il loro momento più favorevole. Si può dire che, a partire dall’atto del concepimento, in una linea di crescita rapidissima ma sempre decrescente in velocità, il cervello raggiunga la sua completezza evolutiva all’età di otto anni. La capacità di apprendimento che si struttura inizialmente nei primissimi anni di vita sarà un indice condizionatore della stessa possibilità futura di sopravvivenza dell’individuo e della specie. Tuttavia, è da tenere presente che, mentre l’abilità del bambino di recepire le informazioni va decrescendo di giorno in giorno nel senso della sua possibilità organizzativa, via via prende consistenza l’abilità di formulare giudizi. Chiaro l’esempio di un bambino che, a nove anni, capiva, leggeva e scriveva con discreta facilità ben nove lingue. Si ribadisce il concetto secondo il quale il cervello è un organo insaziabile e ricco di risorse ancora non valutabili alla luce delle attuali conoscenze scientifiche. La futura possibilità di usare le capacità intellettive dipende dalle possibilità offerte dal linguaggio acquisito nelle quali ha largo influsso la lettura nella prima infanzia. Insegnare a leggere a un bambino in età prescolare significa introdurre il bambino nel mondo delle conoscenze umane con qualche anno di anticipo, aumentando le garanzie della vita creativa.
Immagine di Copertina tratta da Today.

