STORIA  DELLA  FILOSOFIA – Parte 4 di 6

Kant

1724-1804. Immanuel Kant costruisce una filosofia critica nella quale la ragione umana delimita in modo autonomo i propri confini (razionalismo). La ragione, riconosciuta nei suoi limiti, ha diritto a criticare l’intero mondo dell’esperienza umana, rigettando ogni autorità e ogni tradizione.

Attività letteraria: 3 periodi: 1°) interesse per le scienze naturali – 2°) interesse filosofico – 3°) la critica: Critica della Ragion Pura, Critica della Ragion Pratica, Critica del Giudizio, La Religione nei limiti della semplice Ragione, Metafisica dei Costumi.

Indirizzo critico = riconoscimento che la ragione ha dei propri limiti, il divenire giudice di se stesso; polemica contro: il dogmatismo, l’arroganza dottrinale, la boria del sapere fittizio, il procedimento sillogistico.

Dio: è necessario persuadersi della sua esistenza, ma non è necessario dimostrarla.

Kant riconosce nella metafisica la scienza dei limiti della ragione umana; la metafisica ignora o trascura boriosamente i limiti dell’uomo; tutti gli errori della metafisica derivano dal considerare come fatti sensibili i concetti intellettuali o come concetti intellettuali i fatti sensibili. L’uomo è limitato nel dominio della conoscenza, del sentimento, del gusto, della religione e del dominio morale. Kant non cerca una via d’evasione dai limiti dell’uomo.

L’indagine trascendentale: Kant ammette, con Hume, che le affermazioni intorno a ogni realtà che trascenda l’esperienza non hanno valore, ma ammette il valore di quelle che concernono i fatti dell’esperienza, rifiutando lo scetticismo di Hume. Lo scetticismo nega che l’uomo possa raggiungere la stabilità e la sicurezza di un sapere autentico; ma per Kant questo sapere esiste ed è la nuova scienza matematica della natura. Lo scetticismo di Hume non ha accettato il limite della conoscenza umana. Per Kant è necessario accettare questo limite e farne la norma dell’indagine: l’indagine critica, la critica della ragion pura, cioè della ragione in generale. Nella conoscenza si distingue una materia grezza e una forma. Le conoscenze universali e necessarie (nella matematica e nella fisica pura) sono indipendenti dall’esperienza. Compito della critica della ragione è scoprire gli elementi formali della nostra conoscenza puri e a priori, cioè privi di ogni riferimento all’esperienza e indipendenti da essa. L’oggetto della conoscenza non è l’essere in sé, ma il fenomeno. L’intelletto umano, conoscendo, non produce la realtà; esso non intuisce, ma pensa; non crea, ma unifica. La conoscenza è sempre esperienza: questa è la totalità concreta della conoscenza ed è costituita dalla sensibilità e dall’intelletto. Kant, invece di ammettere che l’esperienza si modelli sugli oggetti, suppone che questi, in quanto fenomeni, si modellino sulle funzioni conoscitive dell’uomo.

Le forme a priori: Quelle che si riferiscono alla sensibilità sono lo spazio e il tempo che sono condizioni della nostra percezione. Sullo spazio è fondata la validità della geometria. Il tempo è la forma del senso interno. La conoscenza è sensibilità e pensiero. Pensare significa giudicare. Ci sono funzioni o forme a priori del pensiero: sono i concetti puri o categorie che sono tante quante sono le specie del giudizio. Vi sono 12 giudizi e 12 categorie, distribuiti in 4 divisioni: quantità, qualità, relazione, modalità. Le categorie entrano in azione in tutti i giudizi o proposizioni di pensiero. Pensare un oggetto significa mettere in funzione sempre una o più di queste categorie, mentre la percezione ci dà soltanto una determinata cosa nel tempo e nello spazio. L’esperienza è sempre sintesi di intuizioni sensibili e di categorie.

La deduzione trascendentale: ha il compito di giustificare la validità delle categorie e della loro applicazione all’esperienza. Dedurre significa derivare mediante dimostrazione certe conseguenze da uno o più principi (Hegel). Kant distingue la questione di fatto e la questione di diritto: la deduzione delle categorie non riguarda solo la prova che esse sono usate nella conoscenza scientifica, ma la giustificazione che questo uso è legittimo e la determinazione dei limiti circa il diritto che la ragione ha di usarle. Per le forme dell’intuizione, lo spazio e il tempo, la prova di fatto vale anche come giustificazione: senza spazio e tempo non ci potrebbero essere cose percepite, cioè fenomeni. Kant vuole dimostrare che i rapporti che le categorie stabiliscono sono oggettivi, non soggettivi come per Hume (le abitudini umane). Esiste una funzione unificante esercitata dal pensiero in una forma uguale in tutti gli esseri pensanti: è la coscienza in generale o “io penso” che è il principio supremo di tutta la conoscenza umana. Tutte le categorie sono funzioni unificatrici, e unificano le percezioni date dall’esperienza, quindi provenienti dall’esterno (contro l’idealismo di Berkeley che riduce la realtà a rappresentazione della coscienza). La coscienza ha carattere formale, non creativo; essa non è la conoscenza dell’Io. Mediante la coscienza so soltanto che io sono, ma non so che cosa sono; ho di me una conoscenza empirica, condizionata dai dati dell’esperienza che la coscienza si limita a unificare.

I principi dell’intelletto e la natura: La conoscenza umana ha validità universale solo finché si mantiene nei limiti dell’esperienza che fornisce alla coscienza il contenuto da unificare. I limiti della conoscenza umana sono quelli dell’esperienza possibile; ne sono esclusi gli oggetti non percepibili nello spazio e nel tempo e non pensabili secondo le categorie, dei quali parla la metafisica: il mondo, l’anima, Dio. La conoscenza è limitata all’esperienza possibile, per cui si limita alla natura e all’uomo. La natura è la connessione necessaria dei fenomeni. I principi dell’intelletto puro: 1) assiomi dell’intuizione (categoria della quantità) – 2) anticipazioni della percezione (qualità) – 3) analogie dell’esperienza (relazione) – 4) postulati del pensiero empirico in generale (modalità). Tali principi garantiscono la validità oggettiva dell’esperienza, sottraendola alla soggettività della percezione, e costituiscono la natura stessa.

Fenomeno e noumeno: I fenomeni sono le cose quali ci appaiono. I noumeni sono le cose quali sono in se stesse. La realtà conoscibile si conforma alle forme dell’intuizione (spazio e tempo) e alle categorie dell’intelletto. La realtà in se stessa ci rimane sconosciuta. Il noumeno è un concetto problematico, con funzione negativa, e serve a limitare le pretese dell’intelletto; esso è l’oggetto di un’intuizione che non riceve impressioni dall’esterno, ma produce la realtà intuita, crea le cose pensandole.

Le Idee della Ragion Pura: Kant chiama idee gli oggetti della metafisica dogmatica che vuole affermare la realtà del noumeno. Le idee sono prive di valore oggettivo, non sono realtà. L’anima, il mondo e Dio sono gli oggetti della metafisica dogmatica. L’idea dell’anima poggia su di un ragionamento errato. Le antinomie (sono 4) dimostrano l’illegittimità dell’idea del mondo. Le tre prove dell’esistenza di Dio (fisico-teologica, cosmologica, ontologica) non sono conclusive. Negate nella loro realtà, le idee si ripresentano come problemi. Ogni idea è per la ragione una regola che la spinge a ricercare nell’esperienza la massima estensione e la massima unità sistematica, stimolando la ricerca intellettuale.

La moralità: Ragion pura: polemica contro l’arroganza della ragione di voler oltrepassare i limiti umani. Ragion pratica: polemica contro il fanatismo morale come velleità di trasgredire i limiti della condotta umana. La Ragion pura ha opposto la conoscenza umana, fondata sull’intuizione sensibile dei fenomeni, a una problematica conoscenza divina fondata sull’intuizione intellettuale della cosa in sé. La Ragion pratica oppone la moralità umana, che è il rispetto della legge morale, alla santità divina che è la conformità perfetta della volontà alla legge. La legge della ragione è un imperativo e obbliga l’uomo al dovere. Per vivere moralmente, l’uomo deve trascendere la sensibilità. L’imperativo categorico è una legge che prescrive la conformità dell’azione alla legge, quindi obbliga la volontà ad una massima universale. La libertà dagli impulsi significa eliminazione dell’egoismo. L’atto morale determina l’unico sentimento morale: il rispetto per la legge. La natura sensibile dell’uomo fa di lui un essere eteronomo; la natura razionale lo rende autonomo. L’azione morale dell’uomo è diretta al Sommo Bene. I due postulati della Ragion Pratica concernenti il Sommo Bene sono: l’immortalità dell’anima e l’esistenza di Dio. Il postulato della libertà condiziona l’intera vita morale. I postulati della Ragion Pratica costituiscono l’impegno morale così come le idee della Ragion Pura costituiscono l’impegno teoretico. L’imperativo morale: Opera in modo che l’umanità nella tua e nell’altrui persona valga sempre per te anche come fine, mai solo come mezzo: Riconoscimento della dignità umana in tutti.

Il giudizio estetico e teleologico: La critica della Ragion pura analizza le condizioni della conoscenza teoretica, la critica della Ragion pratica le condizioni della condotta morale, la critica del Giudizio le condizioni della vita sentimentale. Il dominio del sentimento è quello proprio del giudizio riflettente: l’accordo tra la natura e la vita morale risulta da una riflessione sugli oggetti naturali. Il giudizio del sentimento riflette sugli oggetti fenomenici per scoprire il loro accordo con le esigenze della vita morale. Quando questo accordo è appreso immediatamente, il giudizio è estetico; quando è pensato mediante il concetto di fine, il giudizio è teleologico. Il giudizio estetico è il piacere del bello, è soggettivo, privo di interesse, libero. Il giudizio teleologico è, come quello estetico, un giudizio riflettente. L’intelletto umano, finito, incontra un limite nella spiegazione meccanica e deve ricorrere alla considerazione finalistica.

La religione e la storia: Esiste un male radicale che non può essere distrutto. L’uomo è responsabile della propria inclinazione al male, che è un atto libero. Il peccato nell’uomo consiste nel sottrarsi alle massime morali. La religione naturale ha, come unico culto, la vita morale. Riti e preghiere sono superstizioni. Nel concetto di storia Kant vede un progresso problematico verso una società umana libera e giusta. Massima: l’onestà è migliore di ogni politica. Anche nel dominio della religione e della storia la ragione può prevalere, eliminando superstizioni, intolleranze e conflitti. Non è inevitabile il progresso della ragione, ma si ha il dovere di operare per essa perché è la sola forza su cui l’uomo può contare ed è l’ultima pietra di paragone della verità.

Romanticismo

Inizia in Germania, fine secolo XVIII, inizio XIX. Attribuisce valore al sentimento già riconosciuto dal ’700 illuministico. Quest’ultimo vedeva nella ragione una forza umana finita, in lotta con la realtà che vuole trasformare. Lo Sturm und Drang (tempesta e assalto) riteneva che la fede, o il sentimento, può fare ciò che la ragione non può: conoscere l’assoluto o Dio. Il Romanticismo nasce quando per ragione si intende una forza infinita e onnipotente che non è più in contrasto con il mondo, ma lo abita e lo domina, ed è la sostanza di esso. L’infinito (Idea o Ragione autocosciente per Hegel) è inteso come coscienza, attività, spontaneità, libertà, capacità di creazione incessante. L’infinito viene inteso come: 1) sentimento: nell’ambiente letterario e artistico; Sturm und Drang. – 2) Ragione assoluta che si muove con necessità rigorosa da una determinazione all’altra, sicché ogni determinazione può essere dedotta dall’altra necessariamente e a priori (Hegel).

Lo Sturm un Drang e il Romanticismo del sentimento: è la prima reazione all’Illuminismo, caratterizzato dalla “filosofia della fede”: la fede, considerata come un fattore di sentimento più che di ragione, è capace di afferrare le realtà trascendentali (contro Kant): Hamann (1730-1788); Herder; Jacobi: affermano che la fede costituisce l’uomo nella sua unità, intuiscono il valore del linguaggio come rivelazione, sostengono la fondamentale unità del reale. Goethe e Schiller: panteismo. Hölderlin interpreta l’infinito come sentimento; panteismo. Schlegel. Novalis identifica il finito con l’infinito, l’uomo con Dio. Schleiermacher: la religione non è moralità né sapere, ma sentimento; l’essenza della religiosità sta nell’unità del finito e dell’infinito; panteismo; l’individuo è, egli stesso, l’infinito.

Caratteri fondamentali del Romanticismo: Al Romanticismo del sentimento appartiene, come tratto fondamentale, l’ironia: consiste nel non prendere sul serio le manifestazioni particolari dell’infinito (natura, arte, io, Dio) in quanto provvisorie espressioni di esso. Primato della poesia e dell’arte nei confronti della scienza. Il Secondo Romanticismo (Ragione assoluta) vede la rivelazione più alta dell’Assoluto nella filosofia; i suoi caratteri fondamentali furono quattro: 1) l’ottimismo: la realtà è razionalità e perfezione; 2) il provvidenzialismo storico: la storia è un processo necessario nel quale la Ragione infinita manifesta o realizza se stessa, per cui in essa nulla c’è di irrazionale o di inutile; 3) il tradizionalismo: l’Illuminismo era stato una filosofia critica e rivoluzionaria; il Romanticismo riconosce la bontà di ogni momento della storia ed esalta il passato, rivaluta il Medio Evo; favorisce il nazionalismo; 4) il titanismo: culto ed esaltazione dell’infinito, insofferenza del finito (Prometeo, il ribelle al volere del fato). Le due manifestazioni filosofiche del Romanticismo: Idealismo e Positivismo. Il Positivismo infinitizza la scienza, come l’Idealismo infinitizza la ragione e lo spirito. Il Positivismo estende il concetto di progresso (evoluzione) a tutti gli aspetti del mondo. Nella politica, il Romanticismo difende ed esalta le istituzioni tradizionali (Stato, Chiesa); nell’arte, cerca la realizzazione dell’infinito in forme grandiose e drammatiche; nel costume, cerca l’unità assoluta fra gli amanti, la loro identificazione nell’infinito.

Il Secondo Romanticismo

L’identità del finito e dell’infinito è la parola d’ordine del primo Romanticismo. Il finito appare come la realizzazione dell’Infinito: si tratta di un romanticismo rigoroso, o panteismo. Nel secondo Romanticismo il finito e l’infinito non sono più totalmente identificati; Il finito non è la realizzazione dell’infinito, ma soltanto la sua rivelazione: si tratta di trascendentismo e teismo. Mentre l’Illuminismo opponeva tradizione e storia e vedeva nella storia la critica della tradizione, il Romanticismo difende la tradizione: questo aspetto si accentua nel secondo Romanticismo: la storia viene concepita come la manifestazione progressiva dell’Infinito cioè di Dio. – Madame de Staël (1766-1817); Chateaubriand; Lamennais (ritorno alla tradizione che si incarna nella Chiesa e nello Stato); P. Galluppi; A. Rosmini; V. Gioberti; G. Mazzini.

Hegel

1770-1831. Scritti: Fenomenologia dello Spirito, Scienza della Logica. L’interesse di Fichte era rivolto al dominio morale e religioso, quello di Schelling alla natura e all’arte. L’interesse di Hegel è storico-politico: il suo filosofare è essenzialmente storico.

Realtà e Ragione: La formula della speculazione hegeliana: Ciò che è razionale è reale; ciò che è reale è razionale: Realtà e Ragione sono identificate in modo necessario, totale e sostanziale. La ragione non è pura idealità, astrazione, schema, ma è ciò che realmente e concretamente esiste, razionalità intera e perfetta. Se la realtà è ragione, è assoluta necessità, e la filosofia che ne dimostra la necessità è sempre scienza o sistema (opposizione alla fede e al sentimento) che rende universale il contenuto della realtà e lo trasforma in categorie o concetti i quali si pongono come elementi o momenti della realtà. Il concetto vero non è quello dell’intelletto, ma quello della ragione dialettica.

Alienazione e Dialettica: Quando Hegel parla dell’identità tra realtà e ragione parla della Ragione infinita (= Coscienza, Autocoscienza, Assoluto, Idea, Dio). L’infinito si manifesta nel finito, come diverso da sé, alienato o estraniato da se stesso. L’alienazione è solo una fase della sua realizzazione che l’Infinito supera per mezzo della filosofia, riconoscendosi come Ragione infinita: il processo di disalienazione e di ritorno della Ragione a se stessa è la dialettica: la Ragione pone di fronte a sé una realtà finita, estranea e opposta, per poi riconoscersi in essa togliendo o conciliando questa opposizione, e conciliandosi anche con se stessa. La dialettica sopprime il finito e fa vedere che esiste solo l’Infinito: è la legge del mondo e della Ragione che lo domina. La dialettica, come la provvidenza, giustifica tutto risolvendo tutto nella perfezione dell’Autocoscienza pacificata e felice.

La Fenomenologia dello Spirito: Per rendersi conto della razionalità del reale lo spirito umano deve riconoscersi come Ragione universale: attraverso lo spirito umano è lo stesso Spirito universale che si riconosce come tale. La fenomenologia dello spirito è lo sviluppo della Ragione nell’uomo ed ha per oggetti figure (vicende o atteggiamenti umani), come ad esempio la coscienza infelice dei medioevali, che riconosce la Coscienza assoluta, o Dio, trascendente, cioè estranea e inattingibile, separando il finito dall’infinito. Lo stato è la realizzazione ultima della Coscienza assoluta.

L’Enciclopedia della Scienza: La fenomenologia dello spirito serve a condurre l’individuo dal suo punto di vista particolare a quello universale della Ragione (identificandosi). La Ragione infinita è l’Idea che si manifesta come sistema totale, secondo tre momenti: 1) la logica o scienza dell’Idea in sé e per sé – 2) la filosofia della natura, che è la scienza dell’Idea nel suo essere “altro” – 3) la filosofia dello Spirito, nella quale l’Idea dal suo alienamento ritorna a se stessa. Hegel ha riportato l’infinito alla forma della metafisica aristotelico-scolastica: il finito stesso è, nella sua realtà, l’infinito.

La logica: è la descrizione di Dio prima della creazione del mondo. La logica si divide in tre parti: 1) la dottrina dell’essere, che considera i concetti più astratti – 2) la dottrina dell’essenza che contiene concetti più concreti – 3) la dottrina del concetto, che vede nel concetto lo spirito vivente e la realtà (= Idea, Ragione, Autocoscienza). L’Idea si determina prima come vita, poi come conoscenza, poi come Idea assoluta.

La filosofia della natura: Per il mondo naturale Hegel non ebbe alcun vero interesse. Il lavoro della scienza non ha altra utilità che quella di fornire alla filosofia della natura il materiale grezzo per la sua speculazione, in vista del concetto di necessità. Tutto ciò di cui Hegel non riesce a dimostrare la necessità razionale, lo ributta nella natura, trovandogli così posto e giustificazione. La natura è una specie di decadenza dell’Idea; è importante e costituisce per la filosofia un limite per la spiegazione totale.

La filosofia dello spirito: descrive il ritorno della Ragione a se stessa, attraverso tre momenti: lo spirito soggettivo, lo spirito oggettivo, lo spirito assoluto. La concezione hegeliana della storia è dominata da un ottimismo razionalistico (provvidenzialismo) per il quale ogni evento della storia è perfettamente quale deve essere. Nella storia contano solo i grandi eroi che sono gli strumenti dell’astuzia della Ragione.

L’Empirismo psicologistico

È una reazione all’idealismo romantico il quale aveva abbassato il valore dell’esperienza giudicandola nulla se le sue attestazioni non sono speculativamente giustificate dalla ragione. Fries (1773-1843) e Beneke ritengono che l’unica guida possibile per la conoscenza umana è l’esperienza interiore e l’unica vera filosofia è la psicologia. Si contrappone al razionalismo. Secondo Platone i principi della conoscenza sono innati nell’anima umana. Aristotele li ritiene frutto sia dell’esperienza sia della ragione. Gli epicurei hanno sostenuto un empirismo integrale. Contro la teoria delle idee innate di Cartesio, Locke ha sostenuto che tutte le nostre conoscenze sono originate dall’esperienza esterna e interna. Leibniz ha cercato di conciliare i due punti di vista, sostenendo che i principi sono innati, ma come semplici virtualità, e che non occorre l’esperienza perché si trasformino in un conoscere vero e proprio (nulla è nell’intelletto…che prima non sia stato nel senso). Hume, che ha portato l’empirismo alle sue estreme conseguenze, e Stuart Mill hanno considerato frutto dell’esperienza ogni contenuto di coscienza.

Il Neo-empirismo (o positivismo logico) – Bertrand Russel – è l’indirizzo instaurato nel Circolo di Vienna dal 1929 al 1937. Tendenze positivistiche e antimetafisiche. Wittgenstein (1889-1951): la scienza è l’unica conoscenza della realtà; il compito della filosofia consiste nell’analisi del linguaggio scientifico; la filosofia è attività logica; gli enunciati che riguardano cose esistenti hanno significato solo se sono verificabili empiricamente; gli enunciati della logica e della matematica non concernono cose esistenti, ma sono veri perché costituiscono tautologie. Carnap nega la divisione della scienza in filosofia e scienze particolari. Due principi: 1) principio della verificabilità: hanno significato solo le proposizioni che possono essere messe a prova nell’esperienza – 2) principio di tolleranza: un sistema di logica e di matematica non è né vero né falso, ma solo deve definire i concetti e le regole di ragionamento di cui si avvale e deve attenersi a loro. Popper sostiene che non la verificabilità, ma la falsificabilità costituisce il criterio per distinguere le proposizioni empiriche; il procedimento della scienza non consiste nell’induzione, ma nella formulazione di teorie che la scienza mette a prova e cerca di smentire in tutti i modi, sicché vengono abbandonate appena si osserva anche un caso solo che le contraddice.

Kierkegaard

1813-1855. La sua opera costituisce l’opposizione più radicale al razionalismo hegeliano. – Kierkegaard nega la radice stessa della dialettica hegeliana: cioè il presupposto che la realtà sia, in quanto razionale, necessaria; e che tutto ciò che è debba essere. – Kierkegaard vede nella realtà non un processo razionale unico e continuativo, ma un complesso di possibilità che non si conciliano insieme e implicano sempre negazione e distruzione. Possibilità che paralizzarono lo stesso Kierkegaard di fronte alle decisioni impegnative. Vi sono tre alternative: la vita estetica, la vita etica e la vita religiosa. La vita estetica: vivere l’attimo fuggente e cercare la novità del piacere (Don Giovanni). La vita etica: fedeltà a un compito e lavoro (matrimonio); a questi due stadi sono connesse l’insufficienza e la contraddizione interiore; tra essi non c’è continuità né sviluppo; essi si escludono. Così c’è esclusione tra essi e la vita religiosa: fra il principio religioso e il principio morale non c’è conciliazione (Abramo e il sacrificio di Isacco). Il dubbio e l’angoscia si accompagnano anche alla religione. La vita umana, in quanto costituita essenzialmente da possibilità, si svolge in uno stato di incertezza e di instabilità. L’angoscia è il puro sentimento del possibile, più terribile della realtà. Ogni condizione umana nel mondo è caratterizzata dall’angoscia; ma nel rapporto con se stesso l’uomo incontra la disperazione che nasce dall’impossibilità di essere se stessi come di non essere se stessi, e che può essere sanata solo dalla fede. Dio è il principio di tutte le possibilità. La filosofia di Kierkegaard non ha il suo centro nella ragione, ma nell’uomo singolo concretamente esistente e in rapporto diretto solamente con Dio. Kant aveva riconosciuto una possibilità reale o trascendentale, ma ne aveva messo in luce l’aspetto positivo. – Kierkegaard mette in luce l’aspetto negativo di ogni possibilità umana. Tutto ciò che all’uomo si prospetta come possibile cade sotto la minaccia della mancata realizzazione, se non interviene la fede.

Immagine di Copertina tratta da Conceito De.

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