STORIA  DELLA  FILOSOFIA – Parte 3 di 6

Spinoza

Amsterdam 1632 – 1677. Spinoza assume il procedimento geometrico come modello del suo metodo. Il suo interesse è morale e religioso più che metafisico. La sua vita è stata quella di un uomo libero. Il nucleo della sua filosofia: Dio è l’insieme di tutto ciò che è. Cartesio aveva ridotto a un rigido meccanismo, a un ordine necessario l’intero mondo della natura, ma ne aveva escluso l’uomo come sostanza pensante. Spinoza rivolge la propria attenzione soprattutto all’uomo. Cartesio aveva ammesso tre sostanze: l’estesa, la pensante e la divina. Per Spinoza la sostanza è Unità assoluta, Dio; egli riconduce all’ordine necessario anche il mondo umano. Annulla ogni separazione tra la natura e Dio e li identifica (G. Bruno) con l’ordine geometrico del tutto.

Deus sive natura: Dio è la sostanza che esiste in sé ed è concepito di per sé, è infinito, è natura naturante; natura naturata è l’insieme delle manifestazioni dell’essenza divina. Dio non crea, ma tutto deriva da lui per necessità. Anche la volontà umana è determinata da Dio, necessariamente. La natura è un ordine necessario: in essa vi sono solo cause efficienti, non finali. Non esiste il miracolo come sospensione delle leggi della natura. Dio è l’ordine geometrico dell’universo. La necessità della natura divina è una necessità geometrica. Nella natura si trova sempre un solo ordine della stessa realtà: il Deus sive (ossia) Natura.

Pensiero ed estensione: sono due attributi di Dio e sono prodotti da Dio nella loro connessione. Le idee inadeguate vengono concepite isolatamente (senso e immaginazione); le idee adeguate sono concepite nell’ordine necessario che le lega alle altre idee (ragione); la scienza intuitiva procede dall’essenza divina all’essenza delle cose.

Schiavitù e libertà dell’uomo: Le azioni e i desideri degli uomini vanno trattati in modo geometrico, come le linee, i piani, i corpi. Ogni cosa tende a perseverare nel proprio essere: da questo principio scaturiscono le passioni fondamentali, la gioia e la tristezza che si trasformano in amore e odio. La schiavitù dell’uomo consiste nella sua impotenza a frenare le passioni. L’uomo, se vuole dominare le passioni, deve riportarle alla natura umana e quindi all’ordine universale di cui la natura umana fa parte; solo così può passare dalla schiavitù alla libertà e agirà indipendentemente dalle passioni; ci riesce affidandosi alla ragione che gli fa scoprire la necessità naturale delle passioni. L’amore intellettuale di Dio è il termine più alto della libertà umana. L’uomo libero desidera operare, vivere e conoscere il proprio essere mediante la ricerca dell’utile.

Religione e politica: Si deve sottrarre l’uomo alla schiavitù della superstizione e restituirlo alla sua libertà religiosa e politica. La fede è obbedienza a Dio. La concezione politica di Spinoza ha per fine la difesa della libertà dell’uomo. Lo stato deve indurre i cittadini a vivere secondo ragione.

Leibniz

1646-1716. La dottrina di Spinoza è una filosofia dell’ordine geometrico del mondo. La dottrina di Leibniz vede nell’ordine geometrico del mondo una creazione libera, l’armonia spontanea di attività che non obbediscono ad alcuna necessità. Scoprì il calcolo integrale. Viaggiò in Francia, Germania, Italia. Lavorò all’organizzazione delle scienze. Si interessò di giurisprudenza, politica, storia, teologia, logica, matematica, fisica.

L’ordine universale: Esiste un ordine non geometricamente determinato e necessario, ma spontaneamente organizzato e libero. Per Spinoza c’è un solo ordine, univoco e necessario: Dio. Per Leibniz c’è soltanto la possibilità di rintracciare un ordine che è frutto di una scelta.

Verità di ragione e verità di fatto: Un ordine reale non è mai necessario. Le verità di ragione sono necessarie, ma non riguardano la realtà; sono innate. Leibniz si oppone alla negazione totale di ogni idea innata fatta da Locke. Le verità di ragione delineano il mondo della pura possibilità. Le verità di fatto invece sono contingenti e concernono la realtà effettiva; sono fondate sul principio di ragion sufficiente che inclina senza necessitare e implica la causa finale. Sul principio di ragion sufficiente e sul presupposto finalistico che ne è fondamento Leibniz stabilisce il suo ottimismo metafisico: tutto si svolge per il meglio nel migliore dei mondi possibili verso la massima perfezione possibile dell’universo.

Forza e meccanismo: Il meccanismo di Cartesio ammette solo la sostanza estesa e il suo movimento: il meccanismo di Leibniz trova invece il suo centro nella forza nella quale viene a risolversi la stessa estensione. Per Cartesio l’estensione era il carattere fondamentale dei corpi; per Leibniz è la forza, mentre l’estensione è la tendenza della forza a diffondersi. Al principio cartesiano della conservazione del movimento Leibniz oppone il principio della conservazione della forza. Se l’essenza del corpo è la forza, il corpo stesso si riduce allo spirito. Non c’è veramente estensione, materia, corporeità nell’universo; tutto è spirito e vita, perché tutto è forza.

La monade: L’elemento ultimo che entra a comporre il mondo dello spirito e dell’estensione è la monade: l’atomo della natura, un atomo spirituale, privo di estensione e di figura, indivisibile, eterno, creato o annullato da Dio. Non ha finestre. Ogni monade è diversa dall’altra. È sottoposta a mutamento per gradi. Può avere molti stati, le percezioni. Contro Cartesio, Leibniz sostiene che gli animali hanno un’anima. Le monadi si distinguono tra loro per il grado di chiarezza e di distinzione delle loro percezioni. Dio è la monade suprema. La monade è un atomo di sostanza o punto metafisico.

L’armonia prestabilita: Le monadi non possono comunicare, ma sono legate fra loro. Ognuna è uno specchio del mondo. – Esistenza di Dio: argomento ontologico di S. Anselmo e Cartesio: Dio è l’essere la cui essenza implica l’esistenza. Le monadi sono folgorazioni, emanazioni di Dio. Ogni monade è armonizzata alle altre monadi dall’azione preordinatrice di Dio. Il male è connesso a tutti i mondi possibili: tra essi Dio ha scelto il migliore. Libertà umana: la predeterminazione divina dell’ordine del mondo inclina, ma non necessita.

Vico

1668-1744. La ragione geometrica è incapace di conoscere il mondo della società mana e della storia. Vico ebbe una vita povera e oscura. Del 1730 è la Scienza Nuova.

Il vero e il fatto: Come Hobbes, Vico afferma che la scienza umana è indubitabile quando ha per oggetto creazioni dell’uomo, ma si oppone alla pretesa di Cartesio di ridurre ogni conoscenza all’evidenza razionale. Per Vico il certo non sempre è vero, spesso è soltanto verosimile. Alla ragione cartesiana Vico contrappone l’ingegno e alla critica contrappone la topica. Vero e fatto sono identici. Dio intende l’oggetto; l’uomo lo pensa. Abbiamo solo coscienza del nostro essere, non la scienza, per cui l’uomo non può raggiungere la realtà vera e propria.

La Scienza Nuova: Vico riconosce il mondo della storia come oggetto proprio della conoscenza umana: l’uomo non è sostanza fisica o metafisica, ma prodotto della propria azione. Vico vuole trovare l’ordine e le leggi del mondo della storia. La meta dell’uomo è l’ordine perfetto della vita associata. La storia ideale eterna è il dover essere della storia del tempo; è costituita da tre momenti: l’età degli dei, l’età degli eroi, l’età degli uomini.

La sapienza poetica: Gli uomini primitivi erano insensati, ma dotati di grande fantasia; fondarono la famiglia e i primi ordini civili, frenando i loro impulsi bestiali per timore degli dei (età degli dei). Si fondano città e repubbliche; si ricoltivano le virtù eroiche; la fantasia prevale sulla riflessione (età degli eroi). Gli uomini fondano il loro accordo sull’idea del bene; nasce la filosofia platonica (età degli uomini). La sapienza poetica è il prodotto della sensibilità e della fantasia degli uomini primitivi, indipendentemente dalla ragione.

La provvidenza: L’ordine provvidenziale garantisce l’ordine e la libertà. L’azione della provvidenza non è un intervento esteriore correttivo, non è una ragione impersonale che agisce negli uomini. L’ordine provvidenziale è trascendente agli uomini e realizza un disegno più vasto che è presente all’uomo, prima nella forma della sapienza poetica, poi nella forma della sapienza riflessa. La sapienza umana è essenzialmente religiosa. L’ordine provvidenziale dirige la coscienza umana, ma non la determina. Quando le filosofie decadono nello scetticismo le guerre civili sommuovono le repubbliche provocando totale disordine al quale vi sono tre rimedi provvidenziali: 1) la repubblica si trasforma in monarchia assoluta – 2) assoggettamento da parte di nazioni migliori – 3) rinselvatichirsi degli uomini fino alla decimazione e alla rinascita.

Locke

1632-1704. La filosofia di Locke è l’analisi e la giustificazione dei procedimenti scientifici che avevano permesso a Newton le sue scoperte. – Influenza di Cartesio, Hobbes, Gassendi. Viaggiò in Inghilterra e in Olanda. Del 1690 è il Saggio sull’intelletto umano.

Ragione ed esperienza: Contro Cartesio, Locke afferma che la ragione non è unica o uguale in tutti gli uomini, non è infallibile, non può ricavare da sé idee e principi. Ma la ragione, debole e imperfetta com’è, è l’unica guida efficace per l’uomo. Con Locke è nata la prima indagine critica della filosofia moderna, diretta a stabilire le effettive possibilità umane. La ragione deve essere controllata dall’esperienza.

Le idee semplici e la passività dello spirito: L’oggetto della nostra conoscenza è l’idea (Cartesio). Le idee derivano dall’esperienza, sono frutto della passività dell’intelletto umano di fronte alla realtà. Idee di sensazione derivano dall’esterno; idee di riflessione derivano dall’interno. L’idea, per esistere, deve essere pensata. L’esperienza ci fornisce idee semplici; il nostro spirito le riunisce e produce le idee complesse. L’intelletto non può mai creare un’idea semplice nuova. Le qualità primarie (oggettive) delle cose: producono idee semplici di solidità, estensione, figura, movimento, quiete, numero. Le qualità secondarie (soggettive) sono prodotte in noi dalle varie combinazioni delle qualità primarie: colori, suoni, sapori, odori.

Le idee complesse e l’attività dello spirito: Lo spirito diventa attivo quando riunisce e organizza le idee semplici. Le idee complesse si riconducono a tre categorie: modi, sostanze, relazioni. L’attività dello spirito si manifesta anche nella formazione di idee generali che sono segni di un gruppo di cose particolari fra le quali è possibile riconoscere una certa somiglianza: la specie “uomo” è soltanto un segno, cioè una parola adoperata nei discorsi in luogo di un gruppo di cose particolari (dottrina nominalistica di Ockham, secolo XIV).

La conoscenza: L’esperienza fornisce il materiale della conoscenza, ma non è la conoscenza stessa. Questa ha sempre a che fare con idee e consiste nella percezione di un accordo o di un disaccordo delle idee tra di loro. La conoscenza può essere intuitiva o dimostrativa: questa è meno sicura della prima. Inoltre c’è la conoscenza delle cose al di fuori di noi. La conoscenza è vera solo se c’è conformità tra le idee e le cose reali. Noi conosciamo i tre ordini di realtà: l’io, attraverso l’intuizione; Dio, attraverso la dimostrazione; le cose, attraverso la sensazione. Per l’io: il cogito cartesiano; per Dio: la prova causale; per le cose: la sensazione attuale. Accanto al dominio della conoscenza certa Locke ammette il dominio della conoscenza probabile; entrambe le conoscenze costituiscono il dominio della ragione.

I limiti dell’uomo nella politica e nella religione: Hobbes aveva ritenuto il diritto naturale come il diritto illimitato di tutti su tutto; Locke considera il diritto naturale di ogni uomo come limitato dall’uguale diritto degli altri uomini. La chiesa non può esercitare alcuna forza coercitiva: noi siamo obbligati a credere solo a quello che intendiamo e la propria fede ognuno deve costruirsela da sé. La formazione del carattere è lo scopo fondamentale dell’educazione. Il modello filosofico di Locke è l’empirismo.

Hume

1711-1776. Avvia l’empirismo verso una conclusione scettica; l’esperienza non è sufficiente per la conoscenza la quale è soltanto probabile (probabilismo accademico). Viaggiò in Francia e a Torino. “Trattato sulla natura umana”.

La natura umana: è più sentimento e istinti che ragione. Hume critica i concetti fondamentali della metafisica tradizionale: quello di sostanza e quello di causa. La certezza risiede solo nel campo delle matematiche; nelle cose reali si deve fare ricorso all’esperienza. La nostra vita s’impernia tutta su probabilità.

Impressioni e idee: Le percezioni più violente sono le impressioni; le loro immagini illanguidite sono le idee o pensieri. Ogni idea deriva dalla corrispondente impressione. Locke aveva riconosciuto, al di là dell’idea, l’esistenza di Dio, dell’io e delle cose. Hume ammette nulla al di là delle idee. L’abitudine: quando abbiamo scoperto una certa somiglianza tra idee che per altri aspetti sono diverse, le indichiamo con un unico nome (uomo, triangolo); si forma l’abitudine di considerare fra loro unite le idee designate da un unico nome.

La connessione tra le idee: Tre principi associano e connettono insieme le idee: la rassomiglianza, la contiguità nel tempo e nello spazio, la causalità. La relazione tra causa ed effetto non può mai essere conosciuta a priori, ma solo per esperienza; rimane comunque arbitraria e priva di qualsiasi necessità oggettiva. La necessità del rapporto causale è puramente soggettiva, è dovuta all’abitudine che è la disposizione a rinnovare uno stesso atto (il sole domani si leverà). L’abitudine è una guida infallibile per la pratica della vita, ma non è un principio di giustificazione razionale o filosofica.

La credenza: Seguendo l’istinto naturale crediamo che gli oggetti esistano esternamente alla nostra mente che li percepisce; ma la nostra mente non ha che l’immagine, la percezione dell’oggetto e non vi è mai un rapporto immediato tra questa immagine e l’oggetto stesso. La riflessione filosofica distingue le percezioni soggettive dalle cose oggettive. La sola realtà di cui siamo certi è costituita dalle percezioni. La realtà esterna è dunque ingiustificabile, ma l’istinto a credere in essa è ineliminabile: fa parte della natura umana la curiosità che spinge a indagare e il bisogno di giustificare ciò che si crede.

La vita morale e religiosa: Gli atteggiamenti e le valutazioni fondamentali dell’uomo sono ricondotti a bisogni o a istinti della natura umana. A fondamento di tutti i giudizi umani Hume riconosce il criterio dell’utilità; l’obbligo della giustizia nasce unicamente dall’utilità che la giustizia presenta per la natura umana. L’utilità sociale è pure il fondamento della massima virtù politica: l’obbedienza. La natura umana valuta le proprie azioni e quelle degli altri sull’utilità che esse arrecano alla collettività umana. L’origine di ogni religione è il politeismo: le idee religiose sorgono dagli interessi per gli eventi della vita e quindi dalle speranze e dai timori dell’uomo. Al politeismo è estranea l’intolleranza.

Illuminismo

Fiducia nella ragione. Onnipotenza della ragione: Cartesio, Spinoza, Leibniz. Limiti della ragione: esperienza: Hobbes, Gassendi, Locke. L’Illuminismo polemizza contro il dogmatismo della ragione cartesiana; intende estendere la critica razionale a tutti i campi dell’esperienza umana (morale, politico, religioso); l’essenza metafisica e la trascendenza religiosa diventano pure superstizioni. La ragione illuministica non riconosce altra guida che se stessa: ostilità verso la tradizione che è una forza ostile all’iniziativa razionale. Distinzione tra tradizione e storia: soltanto la storia fa appello alla verità della ragione e rifugge dal sapere tramandato e garantito dall’autorità. Kant, con la critica della ragione stessa, ha condotto la ragione dinanzi al tribunale della ragione.

L’Illuminismo inglese: Locke, Berkeley, Hume, Newton (1642-1727): parte dalla conoscenza dei singoli fatti dati dall’esperienza per arrivare ai principi generalissimi: descrizione della natura e non spiegazione di essa; descrizione empirico-matematica dei fatti naturali e non costruzione di teorie metafisiche. Newton intendeva riportare le stesse credenze religiose nell’ambito della ragione scientifica: conferma della religione naturale.

Il deismo: è la religione naturale che insegna solo quelle verità che la ragione può dimostrare o comprendere (liberi pensatori: Toland, Tindal, Clarke).

La morale del sentimento: La condotta dell’uomo è affidata a una specie di sentimento o istinto piuttosto che alla ragione ritenuta troppo debole e soggetta a errore: Shaftesbury (1671-17171), Hutcheson, Mandeville, Smith, Reid (contro lo scetticismo di Hume).

L’Illuminismo francese: ha desunto dall’Illuminismo inglese tutti i temi della sua filosofia e vi ha aggiunto quello della storia. Contrapposizione tra storia e tradizione. Bayle (1647-1706): difensore della tolleranza religiosa: Montesquieu: gli eventi della storia obbediscono a determinate leggi; Condorcet; Voltaire: l’uomo è immutabile, bisogna contare solo sui lumi della ragione; nega la continuità della storia; la filosofia è essenzialmente tolleranza; gli eventi umani non dipendono da Dio, ma dalle passioni.

L’Enciclopedia: è il massimo strumento di diffusione della scienza e della filosofia dell’Illuminismo – Diderot (1713-1784); D’Alambert: solo osservazione dei fatti, niente interpretazioni o ipotesi; Condillac: tutte le cause derivano dalla sensazione.

Il materialismo francese: descrizione del mondo naturale che si attenga ai fatti e conceda il meno possibile alle ipotesi metafisiche. Dio ha dato alla materia la qualità di pensare.

Rousseau (1712-1778): Gli illuministi assegnano alla ragione il compito di guidare l’uomo verso la verità; Rousseau assegna questo compito all’istinto; l’istinto naturale nell’individuo è sempre buono; educazione negativa; religione naturale.

L’Illuminismo italiano: Prevalenza dei problemi giuridici e politici. Romagnosi (1761-1835); M. Gioia; P. Verri; C. Beccaria (1738-1794); Genovesi; Filangieri.

L’Illuminismo tedesco: L’ideale illuministico della ragione si trasforma in un preciso metodo di analisi razionale: il metodo della fondazione per il quale si cerca di ogni concetto la sua giustificazione razionale: Wolff (1679-1754); Baumgarten (estetica).

Immagine di Copertina tratta da Complesso Pilotta.

Lascia un commento