STORIA  DELLA  FILOSOFIA – Parte 2 di 6

La  Patristica

In ogni religione ci sono rivelazioni e tradizione. Ma da esse nasce l’esigenza della ricerca filosofica per comprendere la verità. Il cristianesimo tenne ad affermare la propria continuità con la filosofia greca. Nel suo primo periodo, la Patristica, identificò filosofia e religione. La filosofia cristiana nasce nel 2° secolo con i padri apologisti contro gli attacchi di pagani e gnostici. Giustino afferma che il cristianesimo è la vera filosofia, identifica la ragione col Verbo di Dio. Altri apologisti: Ireneo e Ippolito. Tertulliano, 160, afferma che tutto ciò che esiste è corporeo. Altri: Minucio Felice, Cipriano, Arnobio, Lattanzio.

Secoli 3° e 4°: I motivi polemici si affievoliscono e si rafforza il bisogno di fare della dottrina cristiana un organismo coerente: scuola di Alessandria (Panteno, 180), scuola di Cesarea (Origene). Origene corregge o rigetta gli antropomorfismi del Vecchio Testamento e raggiunge un concetto puramente spirituale e trascendente di Dio.

L’ultima Patristica: Dalla metà del 5° secolo essa perde ogni originalità. Dionigi distingue dalla teologia affermativa una teologia negativa. Severino Boezio tradusse in latino tutte le opere logiche di Aristotele. Altri: Isodoro di Siviglia, Beda il Vulnerabile.

La  Scolastica

È la filosofia cristiana del Medio Evo. Il problema fondamentale è portare l’uomo all’intelligenza della verità rivelata, la quale diviene la norma della ricerca scolastica. In questo tentativo l’uomo deve ricorrere alle autorità della Chiesa. Non si tratta di trovare la verità, ma solo di intenderla. Manca completamente del senso della storicità. Non ha un vero e proprio interesse scientifico per i fenomeni della natura. Ritiene diabolici e condanna i tentativi di astrologi, alchimisti e maghi.

3 Periodi: 1) l’alta Scolastica, 11°-12° secolo: fede e ragione in perfetta armonia – 2) il fiorire della Scolastica, 13° secolo: accordo parziale tra fede e religione – 3) dissoluzione della Scolastica, dal 1300 al Rinascimento: contrasto tra fede e ragione. – La prima Scolastica nasce quando la cultura cessa di essere patrimonio delle abbazie, ed è denominata dalla polemica tra dialettici (che vogliono affidarsi alla ragione per intendere le verità della fede) e antidialettici (che si appellano all’autorità dei santi e dei profeti): Pier Damiani, 1007. A partire dalla seconda metà dell’11° secolo la Scolastica si arricchisce di nuovi problemi: dal dominio puramente teologico passa più frequentemente a quello gnoseologico e fisico. La tradizione della logica aristotelica conduce ora a porre il problema del valore della logica, cioè di quei concetti di genere o di specie che sono studiati dalla logica. Le due soluzioni fondamentali del problema sono quelle chiamate del realismo (afferma che gli universali esistono fuori dell’anima) e del nominalismo (si ammette che la realtà non è costituita da forme che riproducono le idee divine, ma dalle cose esperibili: l’attenzione al mondo dell’esperienza è determinata dalla ripresa dell’attività e dell’economia: Repubbliche marinare, Comuni). L’alternativa nominalistica deriva storicamente dalla logica stoica che gli Scolastici conoscevano attraverso le opere di Boezio e di Cicerone (Roscellino). Dialettici: Abelardo (1079).

Anche la filosofia araba è una Scolastica: tentativo di trovare una via di accesso razionale alla verità rivelata (Avicenna, Averroé, Avicebron, Maimonide). – Il dissolvimento della Scolastica: Duns Scoto (1266/1308) aveva riconosciuto nell’aristotelismo l’ideale di una rigorosa scienza dimostrativa e perciò se ne era servito come criterio limitativo e negativo della ricerca scolastica. Di fronte all’ideale aristotelico di una dimostrazione necessaria molte dottrine scolastiche erano apparse prive di valore scientifico e quindi erano state respinte, fuori della scienza vera e propria, nel dominio della fede. Dopo Guglielmo di Ockham (1290/1348) la Scolastica non ha più grandi personalità né grandi sistemi. Le intuizioni fisiche di Ockham sono il punto di partenza della meccanica e dell’astronomia moderne: vengono riprese da Giovanni Buridano (1358). Nell’ultimo periodo della Scolastica la possibilità di dimostrare di intendere con la ragione le verità di fede fu negata; i problemi del soprannaturale erano dichiarati insolubili e venivano abbandonati a favore dei problemi della natura.

Tommaso  d’Aquino

Alberto Magno (1193) ha dato all’aristotelismo il diritto di cittadinanza nella scolastica latina. San Tommaso riesce a renderlo flessibile e docile a tutte le esigenze della spiegazione dogmatica. S.T., Roccasecca (Cassino), 1225. Allievo di Alberto M. – Parigi, Colonia, Napoli. – Scritti: Summa contra gentiles, Summa theologiae, Commentario ad Aristotele, Commentario a Boezio. – Il fondamento del sistema tomistico: determinazione rigorosa del rapporto tra fede e ragione. La ragione può servire alla fede: 1) dimostrando i preamboli della fede – 2) chiarendo le verità della fede – 3) combattendo le obiezioni sulla fede. La fede è la regola della ragione.

Teoria della conoscenza: la funzione fondamentale della conoscenza è l’astrazione: nell’atto di conoscerle, l’intelligenza astrae le forme dai corpi, trae fuori l’universale dal particolare. L’astrazione non separa realmente la forma dalla materia, ma consente soltanto la considerazione separata della forma; separa la forma dalla materia individuale. La materia è comune o signata (individuale): quest’ultima è il principium individuationis. L’universale è reale solo nelle cose singole. L’intelletto che astrae le forme della materia individuale è l’intelletto attivo (agente) che fa parte essenziale dell’anima umana.

Metafisica: Per Aristotele potenza e atto si identificano con materia e forma. S.T. (San Tommaso) ritiene invece che non solo la materia e la forma, ma anche l’essenza e l’esistenza stanno tra loro nel rapporto di potenza e atto. L’essenza è potenza rispetto all’esistenza; l’esistenza è l’atto dell’essenza; il passaggio dalla potenza all’atto richiede l’intervento di Dio che è atto puro. Per Aristotele la forma o sostanza delle cose è necessaria ed eterna, ed esclude la creazione. La riforma tomistica muta la metafisica aristotelica trasformandola da considerazione dell’essere necessario in considerazione dell’essere creato. Aristotele non distingueva tra l’essere di Dio e l’essere delle altre cose. In S.T. i due significati dell’essere sono analoghi, ma di proporzioni diverse; la scienza dell’essere necessario, la teologia, è superiore a quella delle sostanze create, la metafisica.

Le prove di Dio: La dimostrazione dell’esistenza di Dio deve muovere da ciò che è primo per noi, cioè dalle cose sensibili e risalire alla loro causa. S.T. respinge la prova ontologica di S. Anselmo. – Le 5 prove: 1) cosmologica (il movimento, da Aristotele: il primo motore immobile) – 2) causale (da Aristotele: la causa efficiente prima) – 3) rapporto tra il possibile e il necessario (da Avicenna; qualcosa che sia necessaria di per sé) – 4) la via dei gradi (da Aristotele: il grado massimo delle perfezioni) – 5) il governo delle cose.

Teologia: L’esistenza di Dio è una verità di ragione; la sua essenza è puro oggetto di fede. Trinità e unità della sostanza divina: le persone sono costituite dalle loro relazioni reciproche. Incarnazione: Cristo ha essenza divina che ha assunto la natura umana. Si può ammettere per fede la creazione del mondo nel tempo.

Psicologia: L’anima è forma del corpo; è composta di sola forma. Nell’anima sussiste soltanto l’anima intellettiva che compie pure le funzioni sensitiva e vegetativa. Dopo la morte del corpo l’anima conserva la sua individualità come abitudine del corpo.

Etica: S.T. vuole che le azioni degli uomini si svolgano liberamente. L’ordine provvidenziale del mondo rende possibile e salvaguarda la libertà umana. La vita morale dell’uomo è fondata sulla libertà. La libera scelta produce una disposizione costante, l’habitus; tutte le virtù sono habitus. S.T. distingue tra virtù intellettuali e virtù morali che conducono alla felicità in questa vita. Le virtù teologali danno la beatitudine eterna.

Rinascimento

Rinascita di uno spirito già proprio dell’età classica: spirito di libertà, rientrare in possesso di capacità e poteri che gli antichi avevano esercitato. Gli umanisti hanno fiducia nel potere dell’uomo di progettare se stesso e la propria vita nel mondo e di padroneggiare il proprio destino. Come essere naturale, l’uomo è legato alla vita corporea e ai suoi bisogni: polemica contro l’ascetismo medioevale. Nuova valutazione della filosofia di Epicureo. Gli umanisti si mettono in una prospettiva storica. La cultura classica va ripristinata nella sua autenticità perché possa esercitare un’azione formativa. Gli umanisti credono che le diverse religioni hanno un principio comune. I filosofi del Rinascimento (secoli XV e XVI) pongono come fine dell’uomo il ritorno a ciò che ha fatto nascere, conservare e sviluppare tutto ciò che esiste nel mondo. Il ritorno al principio è inteso in senso teologico (Pico), naturalistico (Bruno, Campanella), storico (Machiavelli). L’arte del Rinascimento ha come insegna il ritorno alla natura. I filosofi del Rinascimento hanno contribuito alla formazione della scienza moderna. – Umanisti: Dante A. (1265/1321): chiesa e stato devono rinnovarsi con un ritorno alle origini; F. Petrarca (1304/1374); Leon Battista Alberti (1404/1472); Michele Montagne (1533/1592). – Storici e politici: ritorno di una comunità storica alle sue origini storiche dalle quali trarre nuova forza e vigore; N. Machiavelli (1467/1527): ritorno a Roma repubblicana; Guicciardini (1482/1540); Tommaso Moro (1489/1535, utopia).

Riforma  e  Controriforma

Ritorno alla parola di Cristo, rivelata nella Bibbia. Liberare l’annunzio biblico dalle sovrastrutture tradizionali e ripristinarlo nella sua forma genuina e nella sua potenza salvatrice.

Erasmo da Rotterdam: 1466-1536. – Elogio della pazzia: la pazzia è l’impostura di cui la vita dell’uomo si riveste per nascondere la sua cruda realtà. De libero arbitrio: contro la negazione totale della libertà umana, propugnata da Lutero. La Bibbia deve essere letta e intesa da tutti. Ripudiò la speculazione scolastica come quella che aveva smarrito il senso originario del cristianesimo. Rinnovamento della coscienza cristiana mediante il ritorno alle fonti del cristianesimo.

Martin Lutero: 1483-1546. Nega in tronco il valore della tradizione cristiana e si riporta al Vangelo. Giustificazione per mezzo della fede: la fede è la fiducia nella giustificazione da parte di Dio; implica la rinunzia a ogni iniziativa da parte dell’uomo e l’abbandono fiducioso a Dio. La ragione è la più accanita e pestifera nemica di Dio. Solo due sacramenti. L’uomo che ha fede, l’uomo salvo, fa opere buone (sono le opere della vita civile). Dio predestina infallibilmente gli uomini alla salvezza. Dio non è tenuto ad alcuna regola e tutto quello che fa è giusto.

Zuinglio: 1484-1531. Dio è la natura stessa; la salvezza umana dipende dalla libera decisione di Dio; come Lutero, Zuinglio vuole impegnare l’uomo nella vita sociale.

Giovanni Calvino: 1509-1564. Ritorno al Vecchio Testamento: Dio assoluta sovranità e potenza; l’uomo è nulla ed è predestinato. Il lavoro è un dovere sacro.

Controriforma: Reazione della Chiesa alla riforma protestante; inizia con il Concilio di Trento (1545-1563). È una riforma della Chiesa stessa, un ritorno ai principi, alla tradizione patristica. Rivendica il valore della tradizione. Nega il principio della libera interpretazione. Riconferma la funzione mediatrice della Chiesa, la validità dei sacramenti e dei riti, il valore delle opere. Ritorno al tomismo: Cardinale Roberto Bellarmino (1542-1621); Francesco Suarez; Luigi Molina.

Le due principali correnti filosofiche del Rinascimento: 1) Platonismo: Platone è il rappresentante della più alta sapienza religiosa dell’antichità (Cusano, Ficino, Patrizzi, Pico della Mirandola) – 2) Aristotelismo: Aristotele è il filosofo della natura; rinascita della scienza della natura (Pomponazzi, 1462-1524: il mondo ha un ordine razionale necessario; si esauriscono i miracoli, finisce la religione).

Magia e filosofia della natura: L’uomo è consapevole che il proprio destino deve realizzarsi nel mondo. La ricerca naturale è indispensabile e si sviluppa attraverso la magia, la filosofia naturale, la scienza. Paracelso (1493-1541) curava le malattie con la quinta essenza di certi corpi; Fracastoro. Telesio (1509-1588) vuole riconoscere la natura nella sua nuda oggettività e la spiega mediante le due forze principali, il caldo e il freddo: Dio è il garante dell’ordine e dell’autonomia della natura; la conoscenza si riduce alla sensibilità. Giordano Bruno (1548-1600): religione dell’infinito; rifiuta ogni speculazione teologica; Dio è causa e principio del mondo e non si distingue dalla natura. Campanella (1568-1639): tutta la conoscenza si riduce alla sensibilità; parte dalla fisica e dalla magia per giungere a una metafisica teologica; riforma morale del cristianesimo.

Le origini della scienza moderna: Leonardo da Vinci, 1452-1519: arte e scienza hanno per scopo la conoscenza della natura; esperienza e calcolo matematico rivelano la necessità delle operazioni naturali; principio di inerzia. – Copernico, 1473-1543: distruzione definitiva della cosmologia aristotelica. – Keplero, 1571-1630: Le leggi dei movimenti dei pianeti intorno al sole. – Galileo Galilei, 1564-1643: i tre satelliti di Giove, la via lattea, Saturno, le fasi di Venere, le macchie solari; la sensata esperienza e le dimostrazioni necessarie sono le sole fonti della verità scientifica; il libro della natura è scritto in lingua matematica. – Francesco Bacone, 1561-1626: vuole fornire una logica nuova come organo di ricerca sperimentale, diretta ad agire sulla natura e a impadronirsene (non la logica aristotelica, fondata sulla deduzione sillogistica ed estranea alla natura). Gli idoli impediscono la conoscenza della verità. Contro essi si ricorre all’esperienza.

Cartesio

I risultati fondamentali dell’Umanesimo e del Rinascimento si unificano nella personalità di Cartesio: il riconoscimento della soggettività umana e l’esigenza di approfondirla con un ritorno a se stessi, il riconoscimento del necessario rapporto dell’uomo con il mondo e il dominio dell’uomo sul mondo. Renato Descartes, 1596-1650. Educato dai gesuiti. Viaggiò per tutta l’Europa e si dedicò agli studi di matematica e di fisica.

Il metodo: procedimento autobiografico. Il metodo è teoretico e pratico: deve condurre a saper distinguere il vero dal falso, per orientare l’uomo nel mondo; è una filosofia che mira alla conservazione della salute, il primo bene per l’uomo e che ha per fine il vantaggio dell’uomo nel mondo. Nel formulare le regole del metodo, Cartesio si avvale soprattutto delle matematiche. Le 4 regole: 1) l’evidenza, che è la fondamentale – 2) l’analisi – 3) la sintesi – 4) l’enumerazione e la revisione, che controllano le precedenti.

Il dubbio: Bisogna sospendere l’assenso e dubitare di tutto: critica radicale. Se si giunge a un principio sul quale il dubbio non è possibile, questo principio servirà di fondamento a tutte le altre conoscenze (dubbio metodico). Io posso ammettere di ingannarmi o di essere ingannato, ma perché si verifichi ciò io devo esistere. La proposizione “io esisto” è la sola assolutamente vera. Io esisto perché dubito, cioè penso, quindi io sono un soggetto pensante. Su questa certezza originaria si fonda ogni altra conoscenza. Il principio del “cogito” giustifica il criterio dell’evidenza. La garanzia della verità è connessa direttamente all’evidenza del cogito.

Dio: Le idee esistono nel mio spirito, perché fanno parte di me come soggetto pensante. Idee: innate, avventizie, fittizie. Per sapere se alle idee corrisponde una realtà esterna si deve chiedere la possibile causa di esse. La causa dell’idea di Dio deve essere una sostanza infinita (prima prova). Io non sono la causa di me, perché sono finito e imperfetto. Dio mi ha creato finito, pur dandomi l’idea dell’infinito (2° prova). Per concepire Dio come essere sovranamente perfetto si deve ammettere la sua esistenza, perché l’esistenza è una delle sue perfezioni necessarie (3° prova, ontologica).

Il mondo: Dio, essendo perfetto, non può ingannarmi. Avendomi egli dato la facoltà di giudizio, tutto ciò che mi appare chiaro ed evidente deve essere vero. L’errore dipende dall’intelletto e dalla volontà: questa può affermare o negare ciò che l’intelletto non riesce a percepire chiaramente, quando cioè io mi pronuncio su ciò che non è evidente abbastanza. L’errore dipende dal libero arbitrio e si può evitare attenendosi alle regole del metodo: l’evidenza elimina il dubbio. Oltre alla sostanza pensante (res cogitans, inestesa) c’è una sostanza corporea (extensa). Lo spirito è libertà, il corpo è necessità. Dalla immutabilità di Dio derivano le due supreme leggi della meccanica cartesiana: il principio di inerzia e il principio della conservazione della quantità di moto. Dio ha creato il mondo come un insieme caotico. Tutto ciò che è corpo è puro meccanismo. Solo l’uomo ha l’anima.

L’uomo: L’unione tra anima e corpo avviene nella ghiandola pineale. Nell’anima vi sono azioni e passioni. La volontà deve dominare le passioni eccessive. Il punto culminante della morale è la scelta dell’occupazione da seguire nella vita. Cartesio vede nell’esperimento la conferma di ogni dottrina scientifica e il limite di ogni possibilità di ricerca. La sua dottrina del metodo è una teoria della ragione, unica, infallibile e onnipotente.

Il  Razionalismo

La ragione, per Cartesio, è una forza unica, infallibile, onnipotente; per Hobbes è una forza finita o condizionata dall’esperienza. Entrambi riconoscono nella ragione la sola guida autonoma dell’uomo. Il secolo XVII si pone a difesa della ragione (l’occasionalismo francese, il neoplatonismo inglese, il libertinismo erudito, Pascal).

L’occasionalismo: è una specie di scolastica cartesiana. Geulincx, 1624-1669: Dio produce nell’anima la sensazione in occasione di una modificazione corporea, o il movimento corporeo in occasione di una volizione dell’anima; ciò che accade nel corpo e nell’anima è soltanto un’occasione per l’intervento della causalità divina. – Malebranche, 1638-1715: si propone di portare sul piano della ragione cartesiana l’intero contenuto della fede; l’evidenza razionale è preferibile alla fede; l’attività razionale è un atto di partecipazione alla vita divina; noi non vediamo in Dio le cose, ma le loro idee, cioè i loro archetipi o modelli; Dio è trascendente.

Il giansenismo e la logica di Portoreale: Per Giansenio il peccato originale ha tolto all’uomo la libertà e lo ha inclinato necessariamente al male; la salvezza è concessa a pochi eletti. Per Arnaud (1612-1694) l’uomo, nell’atto stesso di dubitare (Cartesio), è certo del proprio dubbio, quindi vede la Verità che è Dio stesso; le idee non sono prodotte in noi direttamente dall’azione di Dio (Malebranche), ma dalle cose percepite. La logica di Portoreale assume per oggetto le operazioni dello spirito: 1) concepire – 2) giudicare – 3) ragionare – 4) ordinare i giudizi secondo un metodo. Tali operazioni dello spirito consistono nel combinare insieme idee che derivano dalla percezione delle cose; su questi due punti si fondano l’empirismo inglese da Locke in poi e la filosofia kantiana.

Pascal: (1623-1662) A favore dei giansenisti, contro i gesuiti. Dio, negando o concedendo la grazia, ci fa fare ciò che a lui piace. Scienziato, portorealista. Dà all’esperienza un risalto maggiore di Cartesio. Dà valore, al di là dell’evidenza (Cartesio), alle ragioni dell’istinto, del cuore, del sentimento. La ragione è debole e incerta, perciò Pascal contrappone allo spirito di geometria lo spirito di finezza che sente le cose più che vederle. Il Dio di cui l’uomo ha bisogno non può essere dimostrato dalla ragione.

Il platonismo inglese: Obiettivo: liberare la religione dalle superstizioni, dalle credenze irrazionali e ridurla al suo nucleo essenziale razionale: deismo.

Il libertinismo: libertino = libero pensatore; critica delle credenze religiose tradizionali e preparazione allo spirito dell’illuminismo. – Cirano di Bergerac (1619-1655) mette in ridicolo le credenze religiose tradizionali; la religione è un’invenzione per tenere a freno gli uomini; la sola morale che guida la condotta umana è l’istinto. – Gassendi (1592-1655): il suo punto di partenza è lo scetticismo; al dubbio scettico resiste solo il materialismo.

Immagine di Copertina tratta da Brasil Paralelo.

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