Ma che senso ha?
- Parte IX di 9
- Ottero. No, è certo che Hitler si macchiò di gravissimi delitti, fin dall’inizio della sua marcia di sfondamento all’interno dell’opinione pubblica. Lui era pazzo, ma c’era qualcuno che di quella pazzia aveva bisogno per farne strumento di perversione, altrimenti sarebbe stato fermato prima. Sto pensando a ciò che gli stava intorno. Purtroppo attorno a lui fece ressa uno stato maggiore di autentici criminali, di artisti della crudeltà. Lo stato maggiore da una parte, non a caso frutto di una scelta determinata, e il dittatore dall’altra costituivano quella conformazione che in astrofisica si chiama “sistema binario”, dove due corpi cosmici ruotano intorno a un centro comune o, in altri termini, l’uno attorno all’altro. Forse la strada che Hitler voleva seguire non era precisamente quella che poi gli si parò dinanzi, chissà. Con un’équipe diversa di collaboratori molto probabilmente egli stesso non sarebbe stato la persona che fu o, più ancora probabilmente, sarebbe rimasto il caporaletto insignificante con un ridotto quoziente di arianesimo nel DNA.
- Mirach. Perché, dunque, accettò una situazione così degradante?
- Ottero. Io credo che le cose, in un contesto di profonde sensazioni a livello sociale, politico, economico, espansionistico com’era al momento, si fecero, con lo svolgersi dei fatti, talmente complesse e intricate che, a un certo punto, egli stesso finì per trovarsi invischiato in un marchingegno i cui ingranaggi si muovevano ormai da soli. Era la spinta emergente della popolarità diventata carisma e, poi, potere, poi ancora prepotenza, prevaricazione, perversione.
- Tiziano. Possibile che una persona di tale statura non potesse dirigere un apparato simile e cambiarne la direzione?
- Ottero. No, a tal segno non più, per il fatto stesso che a dirigerlo non era più lui, ma lo erano i gerarchi che gli facevano da satelliti.
- Almach. Allora le colpe dei misfatti non furono di Hitler, ma del suo seguito.
- Ottero. Sì e no. C’è un fatto, però, ed è dimostrato anche dai tentativi di soppressione ripetuti contro la sua stessa persona a opera dei suoi fidati più vicini. Nelle zone occupate, inoltre, Hitler aveva commesso l’errore di dislocare uomini di comando non tutti votati al medesimo comportamento. Alcuni erano veramente bestiali, diabolici. Furono questi ad avere gran voce nelle vicende che si susseguirono.
- Tiziano. È fuor di dubbio che stai facendo accenno alle SS. Non erano altrettanto famigerati i soldati della formazione regolare, quelli della Wehrmacht, per capirci. I regolari erano un po’ come i nostri, più fanatici e lavorati di cervello volendo, ma uomini sempre, anche se qualche volta più simili alle bestie. Ma le formazioni delle SA e, di seguito, delle SS furono veramente una selezione accurata di gente armata dei propositi più perversi.
- Mirach. La perversione fu soprattutto di Hitler, come si potrebbe giudicare diversamente!
- Ottero. Sì, e anche la responsabilità, ma perché ormai gli ingranaggi lo portavano dove voleva la macchina infernale. Alcuni testimoni, reduci dal conflitto, ebbero a esprimere il proprio dubbio circa l’affermazione che Hitler fosse al corrente di tutte le orribili vicende orchestrate dai suoi gerarchi.
- Mirach. È risaputo che Hitler fosse malato, drogato, pazzo.
- Ottero. Indubbiamente, ma, ripeto, la sua pazzia serviva ad altri come pretesto subdolo per manipolare gli eventi di una tragica storia. E, peraltro, anche una persona sanissima di mente, dopo aver vissuto una serie di esperienze a quei livelli di mostruosità, sarebbe uscita pazza! A procedere dalle mostruosità di cui si rivestivano gli ordini da lui emanati, c’è da pensare a una effettiva anomalia mentale. Tuttavia si può partire con una certa determinazione di propositi e poi impazzire quando la macchina ti sta divorando. Prendi, a esempio, le teorie di Cesare Lombroso a proposito di antropologia criminale, prendi il settore della fisiognomica e osserva attentamente, in situazioni diverse, l’espressione che si disegna sul volto di Hitler e, per contrasto, quella che emanava dal volto di Himmler. Su quest’ultimo vedevi gli occhi, la luce sinistra che schizzava da quegli occhi affilati, l’apparente rilassatezza dei muscoli facciali, l’atteggiamento assunto dalle pieghe della bocca, il portamento, il modo di rivolgersi agli altri. Tutto mal dissimulava un misto di rabbia, livore, ferocia, sadismo, violenza, insensibilità glaciale. L’espressione di Hitler, peraltro, era quella di un uomo ora esaltato, ora oppresso dalla pigrizia, ora pensoso. Ma, c’è una bella differenza! Lombroso parlava bene tracciando i profili dei criminali nati, quelli che portano la malvagità scolpita sul DNA, dei criminali alienati, di quelli occasionali e di quelli professionali. Criminali furono tutti, in quella congerie, ma, lasciatemi dire, l’errore di Hitler fu quello di circondarsi di criminali nati e professionali, forse faremmo meglio a dire professionisti di carriera. In quanto a lui, credo fosse un povero esaltato, un ideologo perverso che aveva composto un disegno di espansione imperialistica ambizioso e demenziale. Ma a quel disegno furono apportate troppe variazioni terribilmente nefaste. Guardatelo negli ultimi mesi della sua vita: un alienato, il viso disfatto dalla droga, le mani tremanti, il corpo incurvato come quello di un vecchio decrepito. E con questo credo di avervi convinto a non fraintendermi, non la penso diversamente da voi e non sono lontano dal giudizio emesso dalla Storia. Sono solo considerazioni, le mie, chiamiamole controfattuali se volete.
- Mirach. Ma ci devi dire di più, non è sufficiente e non mi basta il tuo punto di vista così come l’hai dato a intendere. Di “faccia d’angelo” che mi dici? Era la definizione riservatagli per via di quell’insieme di tratti somatici quasi serafici che distendevano sul suo volto qualcosa, se non proprio di rassicurante, per lo meno di compensatorio al turbamento che la divisa poteva incutere. Sto parlando di Heydrich, Reinhard Heydrich, l’avevate capito, il ragazzino dal viso pulito divenuto “l’angelo del male” delle SS tedesche.
- Ottero. Questo è innegabile. Come è vero che è necessario imparare a leggere oltre i fatti delle esperienze e oltre i dati di percezione. Una volta si diceva che bisogna mangiare il sale con le persone per poter dire di conoscerle.
- Mirach. Sei milioni di Ebrei massacrati nel breve spazio tra il 1938 e il 1945 non sono un fatto che parla da sé? Occorre altro?
- Ottero. No, di certo. Ma lasciatemi andare avanti ancora un altro po’ per assurdo, non per affossare punti di vista ampiamente condivisi, torno a dire, ma perché mi piace camminare fuori strada: non mi diverte, ma lo trovo eccitante. Purtroppo, come sappiamo, i compiti più sgradevoli e atroci venivano affidati alle SS tedesche oppure, se così la si vuol dire, erano i capi delle SS tedesche ad arrogarsi certi poteri nell’abbracciare le soluzioni dei problemi dichiarati urgenti. Quel che è fuor di dubbio è che nelle fila delle SS confluivano, in parte, fior di criminali i quali, sto congetturando, avranno assommato in sé tutte le tipologie di Lombroso. Criminali nati, alienati, occasionali e professionali. Il ruolo che ambivano ricoprire, e che veniva loro assegnato quasi a scaricare una preoccupazione e ad alleggerire di qualche po’ una serie di pesanti responsabilità decisionali, questo ruolo, dico, lo sapevano assolvere come per vocazione. La pazzia dei singoli si alimentava della pazzia dei membri delle squadre della morte e diventava pazzia collettiva, del tutto spoglia di sensi di colpa. Io non sono l’avvocato di Hitler. Voglio solo dire che, sono sempre conclusioni mie, lui aveva all’inizio impostato una certa direzione di sviluppo politico, sbagliando a puntare il dito sulle così denominate razze inferiori. E con questo aveva creato un congegno che, a un certo punto, iniziò a crescere da solo, alimentandosi di odio e perversione, eludendo anche il suo personale controllo perché sorretto, nel proprio funzionare, dalla pressione incontrastabile di potenze satellitari all’interno del Reich, potenze ormai troppo saldamente affermate in quanto a meriti militari e in quanto a garanzia di supporto al sistema perché potessero essere rimosse o ridotte al silenzio. E questo congegno finì per ingoiare il suo stesso costruttore. Non so se voi credete in Dio, ma io penso che, se un Dio c’è e nulla ha fatto per impedire le stragi operate dal nazismo, come tutte le altre orribili stragi annoverate in secoli e secoli di storia, sarà perché ne avrà buon motivo. Lui era nelle vittime che cadevano squartate o con un proiettile nel cervello. Ma era anche in coloro che alzavano la mano per colpire. Non parlo dei pazzi assassini per vocazione, non so, sospendo il giudizio. Ma per il fondatore del terzo Reich forse Dio avrebbe serbato una sola goccia della sua misericordia infinita. O forse anche per gli altri. O, per somma giustizia, li avrebbe sprofondati tutti nel profondo della Geenna a bruciare per l’eternità. C’è qualcosa che non posso spiegarmi, credo siano aspetti di una realtà che cadono oltre il campo d’azione della nostra capacità di analisi, di comprensione; aspetti che fanno parte di un disegno dai significati oscuri per la nostra mente. Dio sarebbe forse complice di crimini e di criminali oppure si trasformerebbe nel biblico fuoco sterminatore o, ancora, se ne starebbe quieto e beato a osservare l’umana tragedia?
- Mirach. La misericordia che vai invocando è una gran bella parola. Ma gli eccidi ci sono stati e, se iniziamo a sollevare dalla responsabilità personale prima questo, poi quello, perché c’è da considerare questo e quell’altro, finiamo per dare peso alle attenuanti e trovare attenuanti a piacimento. Tutti assolti, allora. Ma tutti abbiamo visto certi documentari di grande efficace eloquenza, tutti abbiamo assistito alle testimonianze registrate, rilasciate da alcune giovani donne alla conclusione del conflitto, donne che furono oggetto di soddisfacimento per le voglie sporco-sessuali di Hitler. Raccontavano, più d’una, queste ragazze, che l’uomo a cui erano state date in pasto era un sadomasochista, un pazzo sfruttatore che abusava del loro giovane corpo femminile per torturare, per farsi torturare lui stesso, così da raggiungere l’eccitazione sessuale. Che schifo di perversione!
- Ottero. Chi potrebbe fare obiezioni!? Lo è, Lo è. Sai, tuttavia …
- Tiziano. Quando ci metti quel “tuttavia …” viene da pensare che stai andando a caccia di cavilli per sostenere una tesi che ti sta a cuore.
- Ottero. Può sembrare, ma, ti prego, lasciami dire. M’è venuto in mente ora e qui, e ci tengo a esprimere un pensiero, pur nella consapevolezza che possa apparire sbilanciato, inadeguato e fuor di proposito.
- Tiziano. Scusa … sentiamo.
- Ottero. S’è detto dei documentari. È vero. È anche giusto, è doveroso che simili testimonianze siano mandate in onda. La gente deve essere informata, la gente deve sapere, prima di esprimere opinioni o di formulare giudizi. Ma quali opinioni, se l’informazione è tutta di una sola risma?
- Mirach. Che vuoi dire con questo? Si sarebbe forse dovuto informare il popolo con “oh, sì, hanno fatto questo, hanno fatto quello, ma non avrebbero voluto, non avrebbero immaginato di … non credevano che …”?
- Ottero. Posso esprimermi con un esempio?
- Mirach. Forse ci capiamo meglio.
- Ottero. E, dunque, tu hai sempre goduto ottima salute in vita tua?
- Mirach. Sì, be’, non sempre. È stata quella volta che mi hanno operata di peritonite acuta, mi andò bene per un pelo quella volta. E poi l’ernia inguinale. A quattro anni fui colpita da difterite; anche allora, come si può inferire, l’avevo scampata. Per il resto, qualche influenza e qualche episodio relativo a dolori articolari, colpi della strega e compagnia bella, altrimenti tutto liscio.
- Ottero. E, dimmi. Tutti conosciamo la tua indole. Sei un carattere esuberante, un po’ focosa ma fondamentalmente socievole e accomodante. Ti è facile andare d’accordo con gli altri, in sostanza. Ma non t’è mai successo di irritarti, di oltrepassare la misura, “fuor dai gangheri” in parole povere, e trattar male qualcuno?
- Mirach. Oh, se è per questo, molto più di una volta. E m’è successo anche di pentirmi, subito dopo, per la scortesia e l’aggressività che avevo usato e che avevano arrecato offesa al mio interlocutore.
- Ottero. Ora immagina: due cineasti, due telecamere che ti seguono per tutta la vita, dal momento in cui hai acquisito l’uso della ragione sino a oggi. Quanti anni hai, se puoi dircelo?
- Mirach. Certo, quarantasette.
- Ottero. Ebbene, ammettiamo che l’uso della ragione tu l’abbia posseduto in maniera soddisfacentemente strutturata all’età di sette anni, quell’età che lo psicologo ginevrino[1] stimò come traguardo approssimativo per l’incipiente maturazione di una capacità logica di tipo adulto. Ora, il primo dei cineasti ha il compito di riprendere tutti i momenti negativi della tua vita: malanni, cattiva disposizione verso gli altri e cose di questo genere. Quanto durerà secondo te la sua pellicola?
- Mirach. Mmm, è una domanda difficile, come è possibile fare il conto? Va bene, capisco, mi stai richiedendo una stima grossolana, serve come esempio … vediamo, poche veramente le malattie, un po’ più i momenti di contrarietà a livello di carattere … quindici giorni interi in tutto, sono presuntuosa?
- Ottero. Ma no, sei fortunata! E, dunque, al secondo cineasta, quello che ha ricevuto il compito di riprendere le situazioni positive della tua vita, quante ore di pellicola occorreranno?
- Mirach. Facile fare il conto. Visto che ho compiuto gli anni ieri, poi c’è l’età del giudizio, quindi tolgo sette, e sono quarant’anni di vita. Tolgo ancora quindici giorni e sono 39 anni e 350 giorni.
- Ottero. Ti facciamo tutti insieme gli auguri! … A conti fatti, la tua vita è ora raccolta in due film. Ma sarebbe troppo lungo assistere alla loro proiezione integrale. Vogliamo fare una riduzione? E pertanto i due cineasti sono incaricati di condensare il filmato nella proporzione di 360 a 1, come nelle scale geografiche, conservando soltanto le fasi e le scene salienti delle loro riprese, le più negative e le più positive. Ancora un piccolo calcolo e … ecco, il cineasta dei momenti negativi avrebbe un nastro della durata di un’ora. Può andare, no? Non ci annoieremo troppo a vederlo. L’altro, quello di tutto il resto della vita, se ne arriverebbe con un film di 972 ore circa. No, non allarmatevi, a puntate, a puntate! Come i teleromanzi televisivi che superano disinvoltamente il migliaio di puntate e non accennano a finire. E, per giunta, è un condensato, non è vero? E, come i teleromanzi, riportando le scene più caratteristiche e più caratterizzanti, potrebbe essere interessante, almeno per molti, non siete di questo parere?
- Mirach. Sì, ma … e con questo? Dove sta l’esempio?
- Ottero. Poniamo che a una parte di noi sia dato di vedere il film di cinquecento puntate e che l’altra parte non sappia neppure che quella versione esista ma si limiti a prendere visione del documento di un’ora di durata. Quali opinioni andranno formandosi nel primo gruppo di telespettatori e quali nel secondo?
- Mirach. Ah, credo di capire. Certo che è ingegnosa la tua trovata.
- Ottero. Grazie. Come vedete, coloro che hanno la ventura, o la sventura di sorbire le centinaia di puntate ne usciranno con l’animo leggero, formeranno nella propria mente idee positive e arricchiranno la propria dimensione emotiva di tonalità piacevoli, gratificanti.
- Tosco. E, invece, quegli altri diranno alla fine che Mirach è una creatura disgraziata, ne ha sempre una e non gliene va dritta una, esce da un ospedale ed entra nell’altro; se non fosse per la disparità di età da un episodio a quello successivo si direbbe che sia nata proprio sotto una cattiva stella. Ma non è tutto: è scorbutica, musona, villana e prepotente. Proprio una tipa da non poterci fare insieme, meglio perderla che trovarla, ma chi la vuole, stai a vedere che porta pure iella!
- Ottero. Questo lo penserebbero, lo direbbero dopo aver assistito alla proiezione del film di un’ora. Ed eccolo qua l’esempio, ormai l’avete afferrato. I canali visivi di informazione fanno proprio questo, ci in-formano, cioè danno una certa forma, quella e non un’altra, al significato globale che la nostra mente sarà stimolata a elaborare. A meno che la mente sia così educata alla critica da aprire la possibilità persino ad atteggiamenti di scetticismo.
- Tosco. Ma pensate, se ci fossero stati i canali visivi e televisivi di informazione al tempo di Garibaldi? O dietro le scorrerie di Buffalo Bill? O al seguito delle trame di corte in pieno Medioevo? O nel bel mezzo delle discordie fra Roma e Cartagine? La storia sarebbe stata quella che è stata? O si sarebbe trattato, sulla scorta del procedimento adottato da Ottero, di una storia di tipo controfattuale?
- Mirach. Veniamo al sodo. Tu, Ottero, stai sostenendo che le informazioni fornite dai mezzi di divulgazione di massa sino a oggi ci hanno costretti a vedere il mondo e la sua storia nel modo in cui qualcuno voleva che li vedessimo, e che per non cadere in questa trappola dobbiamo essere scettici su tutto, questo stai sostenendo!
- Ottero. Andiamo piano. Una cosa è rifiutare tutto senza discriminazione, altra cosa è usare la dovuta prudenza, sorretta magari da un pizzico di scetticismo su tutto un po’. Dunque, andiamo con calma. Dico, a me piace, piace nel senso che mi interessa, non che mi diverta, vedere certi filmati che parlano di orrori nati all’interno dei conflitti armati. Mi interessa avere notizie, rendermi conto dei fatti, per tentare di capire, oltre al “che cosa” e al “come”, anche il “perché” di certi eventi, se mai il perché potrà essere svelato. Farei ancora una distinzione fra documenti storici e film da proiettare in sala. I documenti riprendono la realtà cruda, i film ricorrono per lo più alla ricostruzione della realtà e alla simulazione/rimaneggiamento/enfatizzazione dei suoi aspetti. Ora, ecco che cosa intendo: certi film, soprattutto i film, e lascerei per un momento da parte i documentari storici, sono messi su come la pellicola di un’ora della vita di Mirach. I nazisti sono i tentacoli di Satana, Hitler è l’incarnazione del male, Mussolini detiene la paternità delle leggi razziali. Non si può negare più di tanto. Non si vedono, tuttavia, gli aspetti positivi di ciascuna delle varie realtà. Non tutti i soldati erano assetati di sangue, non tutte le decisioni prese ai massimi livelli di responsabilità furono dettate da voglia di distruzione e di annientamento. Non si dà peso a tutto un insieme di intenzionalità, di iniziative intraprese sul piano sociale, produttivo che pur tuttavia ebbero buon esito negli anni dominati da quei regimi. Torno a dire, non voglio essere frainteso. Io sono e mi ritengo un convinto antinazista, antifascista, antirepressionista in qualunque forma le ideologie legate a questi termini vengano attuate. Credo però che noi, oggi, abbiamo opinioni forgiate in un certo modo “in relazione” alle informazioni che ci sono pervenute. Se potessimo vedere quell’altro film, quello di cinquecento o mille puntate, non so, probabilmente il nostro spirito critico ne sarebbe influenzato in forma un po’ diversa. La verità, infine, non sta nell’una né nell’altra versione dei fatti. Quella, con buoni margini di sicurezza, non la conosceremo mai.
- Tiziano. Nel caso del nazismo, per fortuna, non ci fu assuefazione. Ricordate? Avevamo anche parlato di questo atteggiamento deviante, l’assuefazione. È un male che colpisce chi vive ormai in un certo agio e non sente il bisogno di curarsi o di preoccuparsi per ciò che gli accade intorno, ammesso che non lo tocchi personalmente. Ricordo un altro aspetto della violenza, un’altra forma di crimine contro l’umanità, quella dei rapimenti per estorsione. Quale più eloquente esempio di assuefazione, questo che ci ha invaso al pari dei tentacoli di una piovra! Un giorno fu rapito un uomo. Oh, Dio, dove siamo arrivati, hanno rapito un uomo. Poi fu la volta di una donna. Oh, Dio, addirittura una donna, e i rapimenti di uomini furono accantonati nei fatti di cronaca. Poi rapirono un ragazzo. Oh, Dio, un ragazzo ora, non se ne può più. Poi del ragazzo spedirono ai familiari un orecchio mozzato. Poi, ancora, bambini che scomparivano nell’acido muriatico. Su un altro versante del crimine e del malaffare, bambini rapiti, squartati e fatti scomparire, usati dunque per l’espianto d’organi che sarebbero quindi andati ad alimentare l’ennesimo mercato dell’orrore e della vergogna. Ogni volta che succedeva qualcosa di più grave, questa occultava in parte la gravità del delitto precedente. La nostra assuefazione cresceva in statura come un arbusto ben irrorato. Ci troviamo a passare in pieno centro cittadino e non degniamo d’uno sguardo la vecchietta che viene scippata o la ragazza che urla mentre la stanno violentando. Siamo tragicamente malati di assuefazione. Una piaga che non ha fine, che ci trasforma in creature diaboliche, creature che guardano e, senza essere osservate, danno una scrollatina di spalle e si rivolgono altrove. Siamo molto migliori dei gerarchi nazisti? C’è da chiederselo, c’è proprio da chiederselo.
- [1] Jean Piaget, La nascita dell’intelligenza nel fanciullo, 1936
Immagine di Copertina tratta da Edition – CNN.
