Pensieri di corsa – Parte 3 di 4

La severa Torre di San Grato – Bagnolo Piemonte

Bagnolo Piemonte (CN) : Torre dei Gossi - Archeocarta
Immagine tratta da Archeocarta

Camminando per i dintorni di Barge è possibile compiere un bel giro a piedi: dalla via Torre Moccia a Sant’Anna di Bagnolo; risalendo poi verso Bagnolo, più o meno a metà strada, nei pressi di un pilone con immagini di Santi si lascia la strada asfaltata per imboccare a destra una carrareccia che in poco tempo conduce alla frazione di San Grato. Qui, sul bordo di una antica strada di epoca romana il cui nome, Barrata, ricorda o riporta un confine, in località Gossi si erge solitaria una torre, visibile anche da lontano. Questa torre, denominata “Torre Cherà”, o in provenzale “Querà”, evidentemente per la forma quadrata, è indicata sulle carte catastali come “dè Gossi” per il nome di proprietari dei fondi circostanti. Purtroppo non ben conservata, fu costruita nel XIV secolo o precedentemente (alto medioevo) a difesa del castello detto dei Racconigi situato sulla rocca di Cavour o anche soltanto con la funzione di avvistamento.  Nel secolo XV si trovava nel comune di Cavour.

La torre quadrata sulla cui sommità è visibile uno stemma degli Acaja, ha la base a scarpa, edificata con grandi blocchi di pietra a corsi orizzontali e con qualche fila a “lisca di pesce”. Ha un unico accesso in un punto elevato e molto probabilmente aveva compiti più di avvistamento che di difesa. Nel XV secolo dipendeva dalla rocca di Cavour.

La Terra non ha età

Oppure sì, da quanto gli scienziati e ricercatori sono riusciti a mettere insieme. È del 10 novembre 2022 la notizia, apparsa sulle fonti quotidiane di informazione, che in seguito alla ricerca di una équipe internazionale, è stata dimostrata l’origine biologica di alcune fra le più antiche stromatoliti australiane, rinvenute a Pilbara, prodotte dall’azione di microrganismi fotosintetici vissuti 3,48 miliardi di anni fa.

Stromatolites: The Earth's oldest living lifeforms
Immagine tratta da BBC Travel

Le stromatoliti si presentano alla vista come rocce stratificate. Si tratta di strutture sedimentarie che si osservano in rocce calcaree. Stromatoliti, gli organismi viventi più antichi della terra, sono gli stessi ai quali dobbiamo oggi la nostra vita. Comparsi più di tre miliardi di anni fa hanno avuto il compito di emettere ossigeno, e di rendere quindi l’atmosfera della Terra respirabile.

Nella palude della parola

Torno dalla spesa e volgo un’occhiata allo scontrino fiscale. Lo sguardo si arresta sul prezzo di due contenitori di latte da un litro. Uno è di latte, diciamo così, consueto; l’altro, sull’etichetta, ha scritto BIO. Entrambi contengono latte, prodotto dalla mungitura di mucche piemontesi: può esserci qualche differenza? Incuriosito, vado a leggere la descrizione.

Cartone Grifo BIO Latte UHT INTERO 1L - CARTONE

Quella del primo tipo dice: “Prodotto proveniente da aziende agricole con allevamenti attentamente selezionati, sottoposto a un sistema di gestione certificato per la qualità, per la sicurezza, per l’ambiente UNI EN ISO 9001-22000-14001, naturalmente ricco di proteine e di elementi nutritivi”. Bene, mi pare una presentazione degna di attenzione e ricca di tutti i carismi che potremmo richiedere a un bicchiere di sano latte italiano.

Sull’etichetta del secondo tipo, il BIO, leggo: “Filiera controllata biologica ai sensi del Reg. CE 834/2007 per la sostenibilità ambientale. Proveniente da agricoltura biologica, naturalmente ricco di proteine e di elementi nutritivi, dal sapore piacevole e genuino. È ottenuto da bovini allevati in conformità con il metodo dell’agricoltura biologica che garantisce il benessere degli animali, la sostenibilità ambientale, il rispetto della natura e l’alimentazione con fieno e cereali coltivati con metodo biologico, come previsto dalla normativa vigente. È escluso l’utilizzo di foraggi ottenuti da organismi geneticamente modificati. È un latte certificato da CCPB, organismo di controllo per la certificazione dei prodotti biologici secondo la normativa europea vigente”.

Be’, a questo punto, posso dire che differenze ce ne sono. A iniziare dalla dovizia di lessico e dalla sonorità di termini per presentare l’una o l’altra qualità di latte. Già l’attribuzione “dal sapore piacevole e genuino” mi getta poco poco nello sconcerto: vale per il latte BIO, ma allora, che latte dovrebbe essere il non BIO, se il suo sapore potrebbe anche non essere così piacevole né altrettanto genuino, non trovandosi citazione al riguardo? Ma, poi, quel Regolamento CE citato dovrebbe valere soltanto per il latte BIO? Il primo tipo di latte proverrebbe da allevamenti attentamente selezionati: quell’avverbio “attentamente” pare abbastanza pleonastico, perché dovremmo ammettere che sul mercato possano arrivare tipi di latte provenienti da allevamenti selezionati, ma un po’ meno attentamente? Il secondo tipo di latte, per conto suo, sarebbe il derivato di un’agricoltura biologica che fornisce ai bovini foraggi “coltivati con metodo biologico, come previsto dalla normativa vigente”. Per l’altro tipo di latte, visto che questa definizione non è applicata, che si può pensare? Siamo dunque autorizzati a immaginare che nella sua catena produttiva entrino foraggi anche OGM o di bassa categoria o quali residui da bombardamenti radioattivi? La negazione di quest’ultima opportunità la troviamo esplicitamente dichiarata per il latte BIO. Ma “l’alimentazione con fieno e cereali coltivati con metodo biologico”, previsto dalla normativa vigente, diventa una forma di deroga alla normativa vigente per il latte “consueto”? Com’è possibile, allora, che una normativa, europea addirittura, valga per una cosa mentre per un’altra può essere adombrata? Non dovrebbero valere, le condizioni previste per la tutela del benessere e della salute dell’uomo, per entrambi, per tutti i prodotti nella stessa misura?

Già, ma c’è un’altra differenza: il prezzo. Quando il latte “normale” costa Euro 1,69 al litro, il suo omonimo BIO ne vale 2,06. Non si tratta di una differenza enorme, può essere accettata, ma non si dica che pago quella differenza per avere un latte migliore, di più elevata garanzia e genuinità nutriva. Altrimenti finiamo con il discriminare fra chi può spendere, e acquista un latte di prima categoria, e chi è costretto a fare i conti con i centesimi su tutto, accontentandosi di un latte che manca comunque di qualcosa.

Le attenzioni della normativa, se vogliamo procedere con giustizia ed equità, devono essere rivolte ad ambedue le forme di latte prese in considerazione, senza che ne provengano un prodotto privilegiato e uno in sott’ordine, senza che la fiducia sulla genuinità naturale di uno o dell’altro prodotto possa essere incrinata.

Si dica allora, se vogliamo attribuire un senso alle parole che adoperiamo, che la differenza di prezzo è dovuta a un tipo di lavorazione più elaborato per certe fasi del ciclo produttivo e di conservazione, facendo cadere la differenza di qualità fra un latte BIO che costa di più e un latte non BIO che costa di meno, sottoscrivendo infine la garanzia che tutto il latte posto in distribuzione sul mercato è BIO e viene commercializzato a prezzo unico, perché chi lo acquista e se ne nutre ha il diritto di aspirare  a consumare prodotti senza svalutazione alcuna.

Immagine di copertina tratta da Isola Architetti.

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