Quest’ultima parte dell’analisi che sto percorrendo s’è fatta assai voluminosa, per cui ho creduto bene di suddividerla in ulteriori due parti, allo scopo di non appesantirne la lettura.
Sto pensando alla logica demenziale che guida i comportamenti descritti, nei riguardi dei quali desidero portare un solo esempio: sulla mia pagina Web, mariobruno.net, il 29 marzo e il 5 aprile 2023 pubblico un paio di articoli sulla guerra sottomarina del secondo Conflitto mondiale. A calcolare dalle vite umane e dai tonnellaggi mandati a fondo in tutti i mari del mondo c’è da restare sbalorditi: a parte le vittime disperse a migliaia nei fondali marini e le centinaia di navigli affondati, la perdita di una montagna di tonnellate di rifornimenti trasportati, carburante, mezzi da guerra e munizioni: un costo faraonico distrutto irrimediabilmente, per uccidere, per annientare, mentre quelle somme, sprecate ignominiosamente, avrebbero potuto salvare milioni di vite umane in gravi difficoltà. Il denaro c’è, per fare le guerre lo si trova, ma la gente muore nell’indigenza e nell’inedia.
Poi la Natura prende la propria rivalsa sui costruttori di armi, sugli artefici dei piani di guerra, sugli incendiari degli animi conflittuali e si muove a scatenare le proprie potenzialità livellatrici: è così che una nuova ondata di Covid 19 con rinnovate malefiche varianti si sta sviluppando in Cina, minacciando di ricoprire il terreno già martoriato con milioni di morti. Compagno prediletto del corona virus si erge il surriscaldamento climatico, per un nuovo record negativo a danno dell’ambiente. Le notizie del 12 gennaio 2023 si soffermano attorno al riscaldamento degli oceani che nell’anno 2022 ha superato quello del 2021. Si tratta ormai del settimo anno consecutivo di accelerazione termica sul Pianeta. È il Mediterraneo il bacino a riscaldarsi più velocemente di tutti. La rilevazione è stata effettuata da uno studio dell’Accademia cinese al quale hanno partecipato anche ricercatori italiani. Viene messo in evidenza che il calore dell’oceano nei primi 2000 metri di profondità è aumentato di 10 Zetta-joule, quanto basterebbe a mantenere in ebollizione 700 milioni di bollitori da 1,5 litri per un anno intero. Un’altra, questa, delle notizie che incutono paura ma, su un’angolazione opposta, già ci sarà qualcuno che pensa di appropriarsi di questa formidabile energia occulta per primeggiare sul mercato o per estendere le mostruosità della guerra per la guerra. Se ne avrà il tempo, perché le notizie incalzanti si informano a tutt’altra prospettiva. È infatti l’Organizzazione Mondiale Meteorologica, che fa capo all’Onu, a stimare – notizia del 23 maggio 2023 – che dal 1970 al 2021 una serie di eventi climatici estremi hanno causato nel mondo quasi 12 mila disastri e oltre due milioni di morti di cui il 90% nei Paesi in vi di sviluppo. Dai dati illustrati al Congresso meteorologico mondiale quadriennale di Ginevra si evince che i danni sono in “aumento vertiginoso” e ammontano attualmente a circa 4.300 miliardi di Dollari. Scivolano via in fretta altri due mesi e il 26-luglio 2023 si legge di un’analisi dell’Ong World Weather Attribution (WWA), intesa a studiare le cause all’origine di eventi climatici estremi, dalla quale si evince che le ondate di calore che hanno colpito l’Europa e gli Stati Uniti nel mese di luglio 2023 sarebbero state “virtualmente impossibili” in assenza del cambiamento climatico indotto dall’uomo. Allo stesso tempo il riscaldamento globale dovuto al consumo di combustibili fossili ha reso l’ondata di calore che ha colpito alcune zone della Cina, almeno 50 volte più probabile. Intanto si rileva che la temperatura dell’acqua al largo della Florida ha superato per alcune ore i 38 gradi centigradi, fenomeno che preoccupa gli scienziati. Il 2 agosto 2023 i mezzi di informazione diffondono una notizia di sicuro interesse: Il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Musumeci, in Aula Senato ha esordito con un’informativa urgente sul maltempo: “Il cambiamento climatico c’è non da oggi e ormai non può più essere un alibi per quanti fanno finta di non capire che serve un cambio di passo. Il tempo degli interventi a pioggia è finito… servono strumenti di programmazione”.
Ha appena aperto gli occhi il 2024 che la stima, per l’Italia, è che nei prossimi 40 anni le temperature dei mari aumenteranno di oltre due gradi e il livello salirà fino a 19 centimetri.
Ma che cosa sta succedendo sulla pelle del nostro Pianeta? È Mario Tozzi a raccontarcelo, nella conduzione del programma “Sapiens. Un solo Pianeta. Clima: non c’è più tempo” apparso alle ore 20,55 del 31 maggio 2023 su RAI Scuola. In sintesi riferirò alcune osservazioni salienti. Parliamo della fusione dei ghiacciai che per controparte ha il sollevamento del livello del mare. Se tutti i ghiacciai del mondo fondessero tutti insieme, afferma Mario Tozzi, il livello dei mari salirebbe dai 50 agli 80 metri provocando una seria minaccia per le società delle coste. Il 31 luglio 2023 attraverso le fonti di informazione si viene a sapere che all’Antartide manca una porzione di ghiaccio marino grande quanto l’Argentina. Il ghiaccio marino antartico si trova ora ai livelli minimi, senza precedenti per quanto riguarda questo periodo. Da un’altra parte si leva accorata la voce di Guterres, con un appello per limitare le emissioni del 45% entro il 2030. Qualcuno dirà mai in quale modo?
Anche i ghiacciai italiani rischiano di scomparire; è proprio il caso di dire che si tratta di una rivelazione agghiacciante. Le coste italiane rischiano di finire sott’acqua e l’Italia fisica sarebbe ridotta a una figura scheletrica, neppure l’ombra di se stessa. Le notizie diramate dalle fonti di informazione il 31 agosto 2023 annunciano che la superficie del ghiacciaio della Marmolada si sta riducendo a ritmo accelerato: 112 ettari nel 2022, allorché si prevede che tale estensione nei prossimi anni sarà limitata a meno di un chilometro quadrato ovvero la metà della superficie presente nel 2000 e meno di un quarto rispetto al 1900. Dall’Università di Padova – Comitato glaciologico italiano – e dall’Arpav proviene un monito preoccupante: “Il ritiro del punto di maggiore regressione sfiora i 90 metri su base annua, con una media di arretramento di 20 metri in un anno”. A ben vedere le nostre coste marine saranno condannate a sprofondare e porteranno con sé i segni della stoltezza e dell’incuria umana. Sull’argomento interviene il rapporto “Mare Nostrum” di Legambiente, diffuso il 5 settembre 2023, che rileva l’ammontare a quasi 20 mila i reati ambientali contro mari e coste, in aumento del 3,2%, mentre gli illeciti arrivano al 13% per un totale di 44.444: cementificazioni, inquinamento e depurazione inefficiente sono nel novero dell’illegalità, con un’infrazione ogni 115 metri di costa.
Arriviamo al 12 dicembre 2023 per ascoltare quello che è ormai diventato un drammatico ritornello: “Montagne e ghiacciai alpini sono sempre più sotto scacco di crisi climatica: il 2023 ha segnato nuovi record negativi per l’alta quota”, come osserva il report di Legambiente presentato per la Giornata internazionale della Montagna. Maggiori responsabili “il caldo torrido, lo zero termico mai così alto sulle Alpi – arrivato a quota 5398 metri – e l’aumento degli eventi meteo estremi, ben144 rilevati contro gli 8 del 2010 e i 97 del 2022. A fronte della riduzione dei ghiacciai aumentano eventi franosi ad alta quota e aumenta il numero dei laghi glaciali”. A rincarare la dose si mette pure un’analisi elaborata dal “World Economic Forum” in corso a Davos il 17 gennaio 2024, che così si esprime: la crisi climatica potrebbe causare 14,5 milioni di morti entro il 2050; e avverte che i disastri naturali aggravati dal clima potrebbero portare a perdite economiche per 12,5 trilioni di Dollari e a costi aggiuntivi a carico del sistema sanitario per oltre mille milioni di Dollari aggravando le disuguaglianze sanitarie e mettendo a rischio i più vulnerabili.
Stiamo indubbiamente assistendo alle conseguenze delle decine di tonnellate di anidride carbonica che svuotiamo nell’aria ogni anno per soddisfare le nostre esigenze di persone evolute. Ora abbiamo raggiunto una concentrazione di CO2 nell’aria pari a 410 parti per milione (ppm). Per tornare ai limiti più vivibili di 350 ppm occorrerebbe fermare tutte le attività produttive dell’uomo e abolire ogni prodotto della combustione fossile, ma con tutto ciò ci vorrebbero più di 40 anni per raggiungere l’obiettivo accennato. Con l’aumento delle temperature avanzano le zone di deserto, persino lungo la penisola italiana. Ogni anno sulla Terra, a causa del grande calore da riscaldamento climatico, ben dodici milioni di ettari di terra fertile scompaiono e decine di migliaia di profughi si spostano verso altre zone meno ostili. L’effetto serra in definitiva, come rammenta Mario Tozzi, con l’esasperare la gente nella ricerca di condizioni di vita minime, rischia di fomentare nuove guerre fra popolazioni. L’unica misura per avere un parziale beneficio si dovrebbe concretizzare nell’azzeramento delle emissioni, ma bisogna farlo subito, ammonisce Mario Tozzi. Non solo per il traffico, ma in quantità più severa per quanto si inquina nella produzione di energia elettrica, nel riscaldamento domestico, negli allevamenti e nell’agricoltura. Per purificare l’atmosfera dall’eccesso di anidride carbonica sarebbero necessari 1.200 miliardi di alberi. Non rimane altro che la stipulazione di un accordo fra le Nazioni, il varo di leggi nazionali, la riconversione delle economie e l’azione personale di ognuno di noi.
Sempre su RAI Scuola registro la voce del Dott. Bruno Carli dell’Accademia dei Lincei e del Prof. Carlo Barbante dell’Università Cà Foscari di Venezia, secondo la quale negli ultimi cinque milioni di anni la concentrazione di CO2 mai è stata così elevata come ai giorni nostri sulla Terra, con fenomeni crescenti di variazioni repentine di temperatura mai registrate prima. E il 28 luglio 2023 sono un centinaio di scienziati italiani, tra i quali il Nobel per la Fisica Parisi e Antonello Pasini, primo firmatario e primo ricercatore sull’inquinamento atmosferico presso il CNR, a lanciare un appello ai giornalisti: “Parlate delle cause delle crisi climatiche e delle soluzioni… è ancora possibile costruire un futuro migliore”. Ma siamo, al solito, a un punto di stasi: enumerare le cause è abbastanza facile, lo si è fatto ormai in numerose edizioni, ma parlare delle soluzioni è un altro discorso, credo che quelle non si troveranno più o almeno le si sfiorerà, ma non più a tempo per rimediare, e il futuro migliore è una chimera che attende verifica.
Ad avvalorare queste ipotesi e previsioni, infatti, si alza la voce di Copernicus (Servizio Ue di Osservazione della Terra) a confermare che la temperatura media del mese di luglio 2023 è stata la più alta mai registrata da quando sono in atto le rilevazioni scientifiche. Luglio è stato di 0,72 gradi più caldo della media dei mesi nella fascia anni 1991/2020 e di 0,33 superiore al luglio 2019. E temperature medie della superficie del mare sono state 1,5 gradi superiori rispetto alla media 1991/2020.
Guarda che mondo, quello in cui viviamo: invece di scannarci fra di noi sarebbe lecito dichiarare guerra ai mali ambientali che ci sovrastano, ma per questi, come per le guerre, ci limitiamo per lo più a osservare, a monitorare e a commentare. Poi lasciamo che le cose vadano avanti da sé. E intanto la Natura prepara i propri piani per difendersi. Ne abbiamo copiosi esempi, solo a vedere quanto accade negli ultimissimi tempi: basti pensare alle 11 vittime e alle decine di feriti colpite dal terremoto di magnitudo 6,5 in gran parte del Pakistan e dell’Afghanistan a incipiente primavera 2023. E dappertutto si diffonde la paura per la siccità dilagante: è l’Onu ad avvertire che l’acqua è sempre più a rischio nel mondo a causa dell’eccessivo sviluppo e del consumo “vampirico” che se ne fa. Il rapporto dell’Onu mette in evidenza come la carestia di acqua stia peggiorando con l’imminente rischio di una crisi globale. Il mondo sta “ciecamente camminando su una strada pericolosa con l’insostenibile uso di acqua, l’inquinamento e il surriscaldamento climatico che stanno drenando la linfa vitale dell’umanità”, così afferma il segretario Onu Guterres. Da parte sua il nostro Pianeta ci pensa a fare la propria parte, ed ecco che ci rimanda il Niño, tornato alla ribalta dopo sette anni di quiescenza. Ad annuncialo è la Wmo, l’Organizzazione meteorologica internazionale che avverte l’avanzarsi di un fenomeno atmosferico di riscaldamento dell’Oceano Pacifico tropicale centrale e orientale, tale che potrebbe portare un caldo record in varie parti del mondo. Guardando più addentro in casa nostra, le informazioni ci dicono che l’Italia è arrivata al disastro idrico, con la metà degli acquedotti che perdono acqua e con i consumi che per noi sono i più alti di tutta l’Europa. Tutto ciò pone a serio rischio tre milioni di cittadini. Il 22 luglio 2023 si apprende dalle fonti di informazione che è della Nasa una previsione funesta: l’anno 2023 sarà definito l’anno più caldo in assoluto. È il climatologo Nasa Schmidt a sostenere che “Il caldo a cui stiamo assistendo non è dovuto propriamente a El Niño, “Finché immettiamo gas serra le temperature saliranno”. E prevede: al 50% il 2023 sarà il più caldo di sempre… fino al 2024. Poi, giunto il mese di ottobre 2023, arriva puntuale la conferma. Il 6 di ottobre l’Osservatorio Europeo Copernicus Climate Change Service ha rilevato che “Settembre 2023 è stato il più caldo mai registrato a livello globale”. Con una temperatura media di 16,38° centigradi sulla superficie terrestre, settembre è una “anomalia senza precedenti”. Ancora Copernicus Climate Change, il programma di Esa e Commissione Ue di osservazione della Terra, il 10 gennaio 2024: il primato all’anno 2023 per essere stato il più caldo della Storia a partire dal 1850 con l’aumento della temperatura media globale vicina al limite di 1,5° centigradi. Il 2023 segna “per la prima volta in assoluto che ogni giorno, in un anno, ha superato 1° al di sopra del periodo preindustriale 1850-1900”. E anche i livelli di gas serra sono stati i più alti di sempre. Ridurre i gas serra? Magari, ma invece noi andiamo in controtendenza. Sono le dichiarazioni-stampa del 25 ottobre 2023 a confermarlo: considerato che la domanda di combustibili fossili rimarrà troppo alta, l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di fermare l’aumento della temperatura media globale a 1,5° centigradi non è scontato. È quanto sostiene l’Iea (International Energy Agency) nel suo World Energy Outlook per il 2023. Secondo l’Iea servono misure più incisive per raggiungere l’obiettivo. I Paesi dovrebbero rispettare gli impegni perché “piegare le curve delle emissioni su un percorso coerente con 1,5 gradi Celsius resta possibile, ma molto difficile”, scrive l’Agenzia.
Certo che è un percorso difficile, e se ne accorgono solo adesso? Sempre con incolmabile ritardo. Non c’è altra via che ridurre le emissioni. Come? Producendo di meno, rinunciando a molti consumi inutili e riducendo quelli essenziali, accontentandosi tutti di meno, a partire da coloro che detengono la percentuale di beni maggiore, diventando cioè tutti un po’ più poveri, a dispetto delle disuguaglianze. Ma chi è disposto a cotanto sacrificio? Chi inizierà per primo? Ci saranno i soliti furbi che continueranno a fare come vogliono? E chi sarà capace di cambiare la mentalità e le abitudini dei nostri giovani e non solo, spegnendo gran parte delle loro aspettative su un futuro di soddisfazioni e di spensieratezza?
Per tornare rapidamente in casa nostra, un sintomo sicuro dell’andamento è il rapporto deficit/Pil che nel 2022 si è attestato all’8%, il livello più alto registrato all’interno dell’Unione Europea. Dopo di noi Ungheria e Romania al 6,2% e Malta al 5,8%. Così ci informano i dati di Eurostat in data 22 aprile 2023. In Ue e Nell’Eurozona il rapporto è diminuito, passando rispettivamente dl 4,8% al 3,4% e dal 5,3% al 3,6%. Il rapporto debito/Pil invece è passato nell’Eurozona dal 95,5% al 91,6% e nell’Ue dall’88% all’84%. Il debito italiano, al 144,4%, resta il secondo più alto d’Europa, dopo la Grecia che si ferma a 171,3%. Passa oltre un semestre e il fenomeno non accenna a ridimensionarsi. È sempre Eurostat che propone i dati del 24 ottobre 2023 allorché il rapporto debito/Pil si porta a quota 142,4% nel secondo trimestre dell’anno, segnando un aumento del 1,5% rispetto al primo trimestre. Nell’Eurozona, viceversa, è sceso al 90,3% dal 90,7 del trimestre precedente. L’istituto di statistica precisa come il rapporto debito/Pil italiano sia il più alto della Zona Euro. Nello stesso tempo l’Italia espone un altro misero volto della situazione interna: l’Agenzia Save the Children parla di quasi 3 milioni e 800 mila bambini e adolescenti entro l’età di 19 anni costretti a vivere nelle 14 città metropolitane e nella maggioranza dei casi nei quartieri svantaggiati, privati di spazi e opportunità per la loro crescita.
A livello mondiale, come rilevano le informazioni multimediali del 22 aprile 2023, ci troviamo nel bel mezzo di un cumulo di contraddizioni tendenti al ribasso. Da una parte si celebra la 53a Giornata della Terra, la più grande manifestazione ambientale per la salvaguardia del Pianeta. Il tema è indicato con i termini “Investire nel nostro Pianeta”, in un’economia verde e sostenibile, priva di combustibili fossili e di tecnologie basate sullo sfruttamento indiscriminato delle risorse. Per altro verso veniamo informati che ogni anno il nostro Pianeta perde 4,7 milioni di ettari di foreste, un’area che supererebbe le dimensioni della Danimarca. Si stima inoltre che un milione di specie viventi – su otto milioni di cui siamo a conoscenza – siano a rischio di estinzione. Secondo una stima dell’Onu oltre due miliardi di persone non hanno già ora accesso all’acqua potabile sicura. Un altro avvertimento funesto ci perviene dal Lago di Garda che attualmente si trova a soli 45,8 centimetri sopra lo zero idrometrico, il livello più basso raggiunto dal 1953 a questa parte, rispetto a una media di 109 centimetri rilevata negli ultimi 70 anni. Sono dati provenienti da un rilievo del satellite Sentinel-2 nell’ambito dell’Osservatorio europeo sulla siccità del programma Copernicus. Le notizie diramate il 7 maggio 2023 dalle fonti di informazione parlano di circa 25 mila Canadesi costretti ad abbandonare le proprie case a causa di 103 incendi selvaggi divampati nella provincia occidentale di Alberta. Il Governo locale ha dichiarato lo stato di emergenza. Il numero degli evacuati potrebbe aumentare di altre migliaia di persone. La governatrice provinciale Danielle Smith dipinge la situazione con le parole “senza precedenti”. La causa degli incendi sarebbe da collegarsi a “Una primavera calda e secca”.
Chissà se si aprirà ancora uno spiraglio di salvezza per il nostro clima e per il mondo intero? Viene da sperarlo se si guarda alla Conferenza indetta a Dubai, negli Emirati Arabi dal 1° al 12 dicembre del 2023. È la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, che dovrà fare il punto sugli impegni presi dai Paesi nel 2015 a Parigi, con i capi di Stato e di Governo di circa 150 Paesi. Purtroppo assenti i presidenti degli Stati Uniti e della Cina che hanno pensato di inviare in sostituzione loro rappresentanti. Il 1° dicembre a Dubai si contano oltre 200 i Governi presenti alla Cop28. Il segretario della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, Simon Stiell, ha affermato: “Se non decidiamo la fase terminale dell’era dei combustibili fossili come la conosciamo, accettiamo il nostro declino terminale e scegliamo di pagare con la vita delle persone”. Il 2023 è stato “l’anno più caldo di sempre per l’umanità e sono stati battuti così tanti record terrificanti”. Sul clima “siamo sull’orlo del precipizio”. Alla Cop28 si decidono aiuti ai Paesi più poveri e vulnerabili. Gli Emirati Arabi si impegnano con 100 milioni di dollari, altri 100 dalla Germania, 10 dal Giappone e 60 milioni di sterline dalla Gran Bretagna. Si tratta di un accordo “storico” secondo il Climate Action Network, rete di 1900 Ong di 130 Paesi. Meno buone le notizie raccolte il 9 dicembre 2023: nella seconda settimana di lavori della Cop28, la Conferenza Onu sul clima in corso a Dubai con la partecipazione di 197 Paesi più l’Unione Europea, si sono realizzati alcuni successi, come il fondo “Loss & Dammage” per i Paesi più vulnerabili e l’impegno a triplicare le rinnovabili entro il 2030. Ma intanto siamo ancora lontani dall’analisi delle misure adottate contro l’effetto serra e su quelle richieste per il rispetto dell’Accordo di Parigi. E, per di più, gli Stati Uniti, la Cina e la Russia si schierano contro lo stop all’uso dei combustibili fossili. In quanto all’Italia, il nostro Paese precipita dal 29° al 44° posto nella classifica dei comportamenti verso il clima fra i principali Paesi del mondo.
Immagine di Copertina tratta da Visit Dubai.
