Vaiolo delle scimmie. Dal 9 agosto in qua non se n’era più parlato. Forse per non turbare le ferie di ferragosto attese da tanta gente. Ma il 22 del mese si viene a sapere del primo caso accertato a Cuba. Il contagiato dal vaiolo sarebbe un Italiano le cui condizioni di salute vengono definite critiche, al momento curato in terapia intensiva.
Il 7 settembre 2022 i dati offerti dal Programma Europeo di osservazione della Terra, Copernicus, gestito dalle Commissioni Ue ed Esa, parlano chiaro: L’estate 2022 ha portato la siccità peggiore degli ultimi 500 anni. Le immagini del satellite Sentinel 2 indicano come, tra il 1° luglio e il 31 agosto 2022, vaste regioni siano passate da un verde acceso a un marrone arido. Danni gravi alla vegetazione in particolare nelle aree sud-orientali della Gran Bretagna, in Francia settentrionale, in Germania, Polonia ed Europa orientale.
8 settembre 2022. Che si legge sui mezzi di informazione? Nulla di edificante, nulla di incoraggiante. Il tema centrale è quello della miseria in cui affogano milioni di persone nel mondo. Nel 2021, si dice, i minorenni italiani in povertà assoluta toccavano la cifra di 1.382.000 corrispondente al 14,2%, percentuale in crescita se confrontata con il 13,5% del 2020. La notizia proviene dal Rapporto di Save tue Children concernente le disuguaglianze di tempi e spazi educativi nella scuola. Nel 2022 in povertà assoluta si contano 2,18 milioni di famiglie, pari all’8,3% del totale rispetto al 7,7% del 2021. Così riferisce Istat aggiungendo che nelle stesse condizioni si trovano 5,6 milioni di individui, passando dal 9,1% al 9,7%. Il fenomeno è più alto al Sud, con l’11,2%. I minori in povertà assoluta sono 1,27 milioni, pari al 13,4%, contro il 12,6% del 2021. A preoccupare sono la crisi energetica e l’inflazione che potrebbero fare aumentare ancora il numero dei minori in povertà. L’impoverimento, afferma il Documento, non è che la cornice di un quadro più fosco per il futuro di giovani e bambini. L’impoverimento educativo sconta ancora gli effetti causati da Covid e Dad (didattica a distanza), soprattutto a carico dei minori in svantaggio socioeconomico.
Le notizie del 18 novembre 2023 riportano quanto emanato dal Rapporto Caritas 2023 sulla povertà: “Si contano oltre 5 milioni e 674 mila poveri assoluti (+357 mila del 2021) pari al 9,7% della popolazione. È ormai un fenomeno strutturale e non più residuale come in passato”. Sono invece a rischio povertà ed esclusione sociale “14 milioni e 304 mila persone, il 24,4% della popolazione”. Il panorama è aggravato da “1,2 milioni di minori in condizioni di indigenza”. Si può essere in povertà pur avendo un lavoro: salari inadeguati, contratti deboli, diritti negati creano “lavoratori poveri”.
Ma che succede in Italia? Le notizie del 7 novembre 2023 informano che il reddito reale delle famiglie in area Ocse (Organizzazione Internazionale per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica) è aumentato nel secondo trimestre, per il quarto trimestre consecutivo, dello 0,5%, ma in Italia è diminuito dello 0,3%. Anche il Pil reale per abitante è cresciuto dello 0,4% nell’area Ocse, mentre per l’Italia segna punteggio negativo a -0,3%. Non sanno farsi delle domande urgenti coloro che hanno le mani in pasta? Continuiamo a fungere da fanalino di coda nella ridda delle statistiche sciorinale giornalmente?
10 Settembre 2022. La Fondazione “Di Vittorio” della Cgil pubblica una stima che riguarda oltre 9 milioni di persone in difficoltà con il lavoro, calcolando il tasso di disoccupazione nel 2021 al 16%, a differenza del tasso ufficiale che è al 9,5%. Ma, trascorsi tredici mesi, è la Cgia a comunicare la presenza in Italia di circa due milioni di disoccupati, dei quali 800 mila sono giovani fra i 15 e i 34 anni. Siamo di fronte a un paradosso, perché sta di fatto le imprese non riescono a trovare un milione di addetti. Il motivo risiede in chi cerca un impiego perché, è stato constatato, una gran parte dei richiedenti presenta spesso deficit educativi e di esperienza, non possiede dunque le “abilità professionali” sulle quali puntano le imprese. Di conseguenza si trovano molti giovani senza un’occupazione mentre le aziende sono costrette a rinunciare a quote di ordini per mancanza di risorse umane. Da aggiungere, in questa constatazione, che una buona parte di questi giovani di cui si parla sta bene così com’è, non si preoccupa né di studiare né di lavorare, tanto c’è chi ci pensa al loro sostentamento e alle spese quotidiane. Ossia sono stati come dire abbandonati, senza una guida, senza un esempio forte, alla mercé del bel vivere e della facilità ad avere tutto e subito. Un allentamento della funzione educativa genitoriale su larga scala ha portato a queste conclusioni.
Mal di vivere. Si va verificando un suicidio ogni 16 ore, ma anche un tentativo di suicidio ogni 14 ore. Sono i risultati dai dati dell’Osservatorio Suicidi “Fondazione Brf”, alla vigilia della giornata per la prevenzione del suicidio. In Italia da gennaio ad agosto 2022 ci sono stati 351 suicidi e 391 tentati suicidi. Forze dell’ordine e detenuti sono le categorie più a rischio. Tra i giovanissimi, dalle rilevazioni dell’Ospedale Bambino Gesù, emerge che i tentati suicidi sono passati da 369 del 2018-2019 a 649 del 2020-2021, praticamente un caso al giorno, il 75% in più nei due anni di pandemia rispetto al biennio precedente. Sei giorni appresso si legge, dalle stime di Eurostat, che nel 2021 un Italiano su quattro era a rischio povertà. Si trattava del 25,2%, in aumento rispetto al 24,9% del 2020. La percentuale a rischio povertà o esclusione sociale in Unione Europea è al 21,7% pari a 95,4 milioni di persone. Nel 2020 era al 21,6%.
Arriviamo al 19 settembre 2022 e le notizie dal mondo non tendono ad ammorbidirsi. Si narra che il presidente USA Biden abbia affermato che qualora la Russia dovesse ricorrere ad armi nucleari, chimiche o tattiche, la risposta degli Stati Uniti “sarà consequenziale”. E ciò cambierebbe il volto della guerra come mai dalla seconda guerra mondiale. Gli USA, inoltre, difenderebbero Taiwan in caso di invasione cinese. È il monito del presidente Biden intervistato dalla Cbs: “Non ci stiamo muovendo, ma stiamo incoraggiando la loro indipendenza. Questa è una loro decisione”.
Intanto che i toni salgono fra grandi potenze in quanto a minacce, ecco che è la Natura stessa a flagellare come non mai l’uomo. Si viene a sapere che l’uragano “Fiona” ha colpito la costa sud-occidentale di Porto Rico causando frane, facendo saltare la rete elettrica, devastando la viabilità. Centinaia di persone sono state evacuate o soccorse in tutta l’isola. Fiumi impetuosi hanno inondato i primi piani delle abitazioni e persino una pista aeroportuale nella regione meridionale dell’isola. I livelli di pioggia potrebbero raggiungere i 76 centimetri nella parte orientale e meridionale di Porto Rico. “I danni che stiamo vedendo sono catastrofici”, ha affermato il governatore Pierluisi.
S’è già parlato degli aiuti militari all’Ucraina; c’è un parallelo: con l’inasprirsi del conflitto, a mano a mano che il tempo passa, con l’affievolimento delle speranze di una recessione delle spinte aggressive, con la comparsa sempre più frequente di voci minacciose che si richiamano a possibili interventi nucleari, si va constatando un accrescimento delle preoccupazioni volte a fornire materiale bellico per la prosecuzione del conflitto che, a ben vedere, minaccia di trasformarsi in una catastrofe planetaria. Così si legge sulla pagina Internet Byoblu – La TV dei cittadini: “I politici e i governi a parole potrebbero anche volere la pace ma, nei fatti, le loro azioni smentiscono questo proposito”. È del 28 settembre 2022, mercoledì, la notizia che “Il Congresso degli Stati Uniti ha approvato un pacchetto di aiuti all’Ucraina per 12,3 miliardi di dollari. Una parte, 7,5 miliardi in aiuti militari, un’altra di 4,5 miliardi in aiuti umanitari ed economici. Vengono stanziati 3 miliardi dei 7,5 miliardi di dollari in aiuti militari per l’Iniziativa di assistenza alla sicurezza dell’Ucraina, che consente al Pentagono di stipulare contratti per nuove armi e attrezzature da destinarsi a Kiev e altri 2,8 miliardi di dollari per rafforzare le forze statunitensi di stanza in Europa. L’aiuto consiste inoltre in 1,5 miliardi di dollari di finanziamenti per rifornire le scorte statunitensi di armi già inviate in Ucraina e un importo che include 540 milioni di dollari per il rifornimento di munizioni. Il pacchetto includerà anche i sistemi di lancio multiplo di razzi HIMARS (MLRS), armi anti-droni, sistemi radar e pezzi di ricambio. Insomma, un fiume di denaro che fa chiaramente capire l’intenzione degli Stati Uniti: far proseguire il conflitto tra Ucraina e Russia. Il 20 gennaio 2023 si viene a sapere che un nuovo mega pacchetto Usa di armi per circa due miliardi e mezzo di dollari è stato destinato a Kiev. Per la prima volta sono stati forniti veicoli da combattimento Stryker. Berlino concederà i suoi carri Leopard soltanto alla condizione che gli Stati Uniti forniscano all’Ucraina carri armati Abrams. La Svezia fa avere a Kiev cannoni semoventi Archer. Le fonti di informazione del 26 marzo 2023 fanno sapere che 18 carri armati Leopard 2 sono stati consegnati dalla Germania all’Ucraina. Ecco il quadro delle forniture: 20-25 Leopard 1A5 arriveranno a Kiev entro l’estate, mentre fino ad altri 80 saranno consegnati entro l’anno. L’obiettivo è di arrivare a oltre 100 mezzi nel primo e secondo trimestre del 2024. In tale modo si potranno equipaggiare almeno tre battaglioni con munizioni e ricambi.
Pronta risposta del Consiglio di sicurezza russo: Nikolai Patrushev ha affermato che “La Russia è paziente e non intimidisce nessuno, ma dispone di moderne armi uniche in grado di distruggere qualsiasi nemico, compresi gli Stati Uniti, in caso di minaccia alla sua esistenza. L’Ambasciata russa a Roma, inoltre, comunica essere stati catturati missili anticarro di fabbricazione italiana. Si parla anche di mine italiane in Ucraina. Europol comunica che molte armi Nato fornite a Kiev finiscono sul mercato nero e vengono rivendute alle organizzazioni criminali in Europa e altrove, come sostiene ancora l’Ambasciata. Dalla Russia la reazione per bocca di Medvedev, vicecapo del Consiglio di Sicurezza ed ex presidente della Federazione russa: “La sconfitta di una potenza nucleare in una guerra convenzionale può provocare un conflitto nucleare”. Il 24 gennaio 2023 ancora notizie sinistre: I 27 ministri degli Esteri dell’Unione Europea riuniti a Bruxelles per il Consiglio Affari Esteri hanno dato il via libera politico a una nuova tranche, la settima, di aiuti militari all’Ucraina per un valore di 500 milioni, anche con il sì dell’Ungheria nell’ambito di European Peace Facility. I carri armati Leopard 2 saranno inviati in Ucraina dalla Polonia, anche senza l’approvazione tedesca, visto che Berlino non si opporrà all’invio, come aveva affermato la ministra degli Esteri Baerbacok. Da parte russa il vicepresidente del Consiglio Dmitrevich Medvedev ha affermato: “L’operazione speciale che si sta compiendo è stata una misura forzata ed estrema, una risposta alla preparazione dell’aggressione da parte degli Stati Uniti d’America e dei suoi satelliti. Il mondo si avvicina al rischio della Terza Guerra mondiale di fronte ai preparativi di aggressione contro la Russia”.
Intanto che si riprende a parlare con foga crescente di terza Guerra mondiale si dice – siamo al 24 gennaio 2023 – che Mosca stia inviando altri soldati nelle zone occupate della regione di Kherson, nell’insediamento di Vynohradove e Brylivka, equipaggiati con armi leggere e giubbotti antiproiettile. La Procura generale di Kiev afferma che dall’inizio dell’invasione russa 495 bambini sono morti nei bombardamenti e altri 914 sono rimasti feriti. Le forze russe avrebbero deportato 13.961 bambini dei quali soltanto 126 sono stati rimpatriati.
Le fonti di informazione diramate il 23 gennaio 2023 fanno sapere che nell’Aula della Camera, in Italia, è in corso l’esame del DL dedicato al prolungamento per tutto il 2023 dell’autorizzazione al Governo italiano a inviare armi all’Ucraina, un provvedimento già approvato dal Senato. Il ministro della difesa, Crosetto, così si è espresso: “Abbiamo in preparazione un sesto decreto che ha l’obiettivo di difendere gli Ucraini da attacchi missilistici”. La Germania, poi, è pronta ad autorizzare la Polonia a inviare carri armati Leopard all’Ucraina, mentre il ministro della Difesa ucraino, Oleksii Reznikov, ha riferito che sono arrivati in Ucraina gli elicotteri Sea King donati dal Regno Unito.
Nel tempo stesso che si pensa a fornire tecnologie per uccidere e per distruggere non ci si avvede degli artigli ferigni sfoderati da Madre Natura che, come sta dimostrando da un po’ di tempo in qua, pare proprio che ne abbia abbastanza del genere umano: terremoti che mettono in ginocchio intere etnie, uragani che spazzano via pezzi di civiltà, ultimi Fiona e Ian, alluvioni, siccità, malattie, fame di cibo, sete di acqua, violenze imperversanti di ogni tipo e, dallo spazio, proiettili cosmici dal potenziale devastante che si trastullano a sfiorare il nostro pianeta, lasciandoci una fosca perplessità: fino a quando?
Tutto quel denaro spero in armi non sarebbe meglio e più intelligentemente impiegato per lenire le sofferenze umane? Forse solo una curiosità, ma c’è da riflettere: nella storia dei papi, dove le cupidigie di ordine temporale abbondano, si incontrano due casi valutabili come ardite eccezioni, in cui vengono attuati i principi evangelici secondo l’insegnamento di Gesù. Torniamo molto indietro al tempo di papa Gregorio I Magno, sul soglio pontificio dal 590 al 604. Questo papa non esitò a dare fondo al proprio personale patrimonio e a quello della stessa Chiesa per portare soccorso alle popolazioni d’Italia colpite da gravi calamità come inondazioni, guerre, pestilenze e miseria. Retrocediamo ancora di oltre un secolo e ci imbattiamo, nell’anno 422, nel vescovo di Amida (Diyarbakir in Mesopotamia) di nome Acacio, che nel bel mezzo di una guerra riscattò settemila prigionieri persiani vendendo gli arredi d’oro e d’argento della sua chiesa.
Le batoste climatiche, per amara ironia degli eventi, sono frequentemente incoraggiate dalle attività umane che, anziché spendersi per contrastare lo sfacelo che sta dilagando, ne accrescono la virulenza. Inizia il mese di ottobre 2022 che si incontra l’informazione relativa a una “grande nuvola” di gas in fuga e in propagazione sulla Norvegia e sulla Svezia, a seguito del danneggiamento di Nord Stream 1 e 2. L’Istituto di ricerca norvegese Nilu dichiara “livelli record di emissioni, mai niente di simile in Norvegia e Svezia”, stimando siano fuoriuscite quasi 80 mila tonnellate di metano. La nube ha raggiunto anche il Regno Unito e si sposta verso Nord; in due giorni potrebbe arrivare alle Isole Svalbard.
Viene proprio da pensare che l’uomo aneli quanto mai a realizzare l’autodistruzione. Si parla di cercare la pace e si piazzano armi dappertutto per uccidere, per distruggere. Il vecchio adagio “Se vuoi la pace prepara la guerra” è oggi pervenuto a un limite tale di esasperazione da rivelarsi in tutto il suo potenziale devastante. Si legge, per portare un esempio, sulle fonti di informazione del 23 ottobre 2022, che “Sullo sfondo delle crescenti tensioni fra la Russia e la Nato, dolo l’invasione dell’Ucraina, l’America schiera in Europa, precisamente in Romania, la 101a divisione aerotrasportata. Si tratta di una delle divisioni aeree d’assalto più di élite dell’esercito USA, una unità di fanteria leggera, addestrata per essere impiegata in qualsiasi campo di battaglia del mondo nel giro di ore. Non succedeva da ottant’anni. Certo non si va pensando a una unità di soccorso umanitario attrezzata con mezzi di sussistenza, ospedali, scuole per bambini, generi di prima necessità, ma bensì con armi micidiali e dirompenti per annientare e portare miseria e sofferenza. E la vogliono chiamare garanzia per una pace duratura! Poi, alla distanza di pochi giorni, la notizia trapelata dal nostro Bel Paese: si fa luce sul caso delle armi inviate dall’Italia a supporto della resistenza ucraina. L’Esecutivo Draghi ha fornito i cannoni semoventi e i lanciarazzi più moderni della Nato, con decine di obici e blindati. Sono i nostri mezzi usati da Kiev contro i Russi. Ora la premier Meloni deve decidere sullo scudo antiaereo chiesto da Zelensky.
Be’, vada per lo scudo antiaereo, pura necessità difensiva, ma per quanto riguarda le altre armi non saranno certo usate per un’esposizione di museo aperta a visitatori curiosi. Se ci sono cannoni, obici e lanciarazzi ci saranno pure dotazioni adeguate di munizioni e queste saranno impiegate per uccidere, per spianare al suolo. La Costituzione della Repubblica Italiana, fin dal 1948, all’Art. 11 proclama: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”. Ripudiare la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali si scontra frontalmente in modo più che stridente con l’invio di armi all’Ucraina. In questo modo non risolviamo un bel niente, ma contribuiamo ad alimentare il conflitto armato. Già, non siamo noi a sparare, ma che differenza fa il limitarci a fornire di mezzi micidiali che altri sicuramente useranno per distruggere e uccidere? Nessuna responsabilità in quella sciagurata decisione? Per di più si calcoli il valore finanziario investito per l’invio di quelle macchine da guerra: il denaro impiegato sarebbe stato meglio indirizzato ad aiutare la popolazione sofferente per cibo, medicinali, abitazioni, servizi fondamentali e sicurezza. Ma no, perché chi dà una direzione alle decisioni da assumere in questi frangenti è una ridda di interessi economici e politici che, come sempre è stato, si lasciano alla “sensibilità” di pochi artefici, quelli ai quali è stato demandato il compito delicato di “fare” la Storia.
Possiamo pensare a un nuovo atto di buona volontà? Ma certo, perché di volontà sulla bonifica del clima mondiale se n’è profusa a iosa negli accordi presi in precedenza, che sono stati puramente accordi, non usciti dalla carta delle pagine del dossier relativo. Parlo della notizia diramata il 5 novembre 2022, concernente il Cop 27 ossia il vertice del clima e dei leader. I nodi cruciali presi in considerazione riguardano: la temperatura media mondiale, la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, il livello e il contenuto energetico degli oceani, l’estensione delle superfici di ghiaccio e la perdita di massa dei ghiacciai. Alla vigilia della Conferenza Onu sui cambiamenti climatici, Cop 27 appunto, a Sharm el-Sheikh in Egitto, per gli esperti di riscaldamento globale, sono questi i sei indicatori chiave per misurare la reale portata dei cambiamenti climatici, anche rispetto alla prima conferenza sul tema tenuta nel 1995. Il vertice ha avuto luogo dal 6 al 18 novembre 2022. E, a proposito della fusione dei ghiacciai, in data 21 aprile 2023 se ne dice di più ossia si constata che la perdita di ghiacci ai due Poli, in Groenlandia e in Antartide, è aumentata di cinque volte nel periodo che va dal 1990 a oggi e ora rappresenta un quarto dell’innalzamento del livello dei mari che, a muovere dal 1992, è salito di 21 millimetri, poco ma foriero di grande preoccupazione. Tra il 1992 e il 2020 le calotte polari hanno perso 7560 miliardi di tonnellate di ghiaccio, che in volume corrisponderebbero a un cubo di ghiaccio di 20 chilometri per lato. Il picco della fusione si verificò nel 2019 a causa dell’ondata anomala di caldo estivo nell’area dell’Artico. I dati qui citati provengono da uno studio finanziato da Esa, Nasa e utilizzato dall’International Panel on Climate Change (IPCC) per la valutazione della crisi climatica.
Il Vertice Cop 27, protratto fino al 18 novembre, vede la partecipazione di 197 Paesi. Si cerca un punto di accordo facendo fronte comune contro il cambiamento climatico. Partecipa a distanza anche il Movimento ecologista Ecoitaliasolidale. L’obiettivo è la piena attuazione dell’Accordo stipulato a Parigi. Il segretario esecutivo Onu sui cambiamenti climatici, Stiell, ha affermato: “Tutti, ovunque nel mondo, devono fare tutto il possibile. Emissioni da ridurre del 45% entro il 2030 rispetto al 2010”. Il rapporto annuale sul clima osserva che gli ultimi otto anni sono stati i più caldi di sempre. Ora siamo più che prossimi a superare il limite di riscaldamento globale. I livelli record di gas serra nell’atmosfera, portando il livello dei mari e la fusione dei ghiacciai a nuovi massimi, aumentano i fenomeni climatici estremi. La siccità ha ridotto alla fame 19 milioni di persone nell’Africa orientale. E la fame torna a smuovere le preoccupazioni in tutto il mondo il 25 luglio 2023 allorquando, al Vertice Fao di Roma, il segretario Onu Guterres ha esordito: “È oltraggioso che le persone continuino a soffrire e morire di fame. I sistemi alimentari mondiali sono in frantumi. Oltre 780 milioni di persone soffrono la fame”. Il 2 agosto 2023 ricorreva l’Earth overshoot day 2023, giorno che indica l’esaurimento ufficiale delle risorse rinnovabili che il Pianeta è in grado di elargire nel giro di un anno. Stiamo consumando quanto servirebbe per 1,7 Pianeti all’anno, una cifra allarmante che potrebbe arrivare a due pianeti entro il 2030. Dal 2 agosto di quest’anno, quindi, l’umanità intera “finisce” tutte le risorse che la natura produce in un intero anno e inizia a contrarre un drammatico debito. Il Wwf ricorda come nel 1973 il giorno del debito cadeva il 3 dicembre e lo sforamento del badget annuale era di pochi giorni. Nel 2003 si verificava il 12 settembre e nel 2013 il 3 agosto. Il tempo è agli sgoccioli, si declama, servono azioni urgenti e serve il coinvolgimento di tutti. Una data sempre più anticipata, alla stregua di un debito ecologico in ascesa. Nell’anno in corso l’Italia è arrivata per prima, senza orgoglio ovviamente, raggiungendo l’overshoot già il 15 maggio. Non è dunque un caso che le preoccupazioni aumentino per noi e per le Nazioni che si affacciano sul Mediterraneo. Dicono le fonti di informazione del 3 agosto 2023, infatti, che il Presidente Mattarella e i capi di Stato di Croazia, Grecia, Malta, Portogallo e Slovenia, membri del gruppo Arraiolos (Arraiolos è un piccolo Comune portoghese del distretto di Évora. Nel 2003 ha ospitato la prima riunione del Gruppo Arraiolos ossia del vertice dei presidenti di alcuni degli Stati membri dell’Unione europea: da qui il nome della Sede inaugurale), si sono impegnati a sostenere azioni congiunte “contro la crisi climatica” e hanno lanciato un appello all’Unione Europea e alla Comunità Internazionale affinché mantengano il tema della crisi climatica con precedenza assoluta nell’agenzia politica. Da una nota del Quirinale, riferita alla crisi climatica nel Mediterraneo, si evince che “Non c’è più tempo da perdere per scendere a compromessi per ragioni politiche o economiche. È imperativo agire e prendere iniziative urgenti, efficaci”: Tutto estremamente sensato, ma non arriva la risposta a una domanda di base: come arrivare a tutto ciò?
Le alluvioni, per altro verso, hanno provocato la morte di 1.700 persone in Pakistan e hanno costretto quasi 8 milioni ad abbandonare i propri villaggi. Cicloni e uragani hanno causato morti a Cuba, Madagascar e Florida.
Ed è così che la Conferenza Cop 27 si è aperta lunedì 7 novembre 2022 con la prevista fase tutta sulle constatazioni di fatto. La Cop 27 è stata inaugurata dal ministro degli Esteri egiziano ShouKry, in qualità di presidente del Vertice. Per la prima volta si andava a discutere sul tema della divisione fra Paesi ricchi e Paesi poveri. È prevedibile che i Paesi più sviluppati, ai quali viene addebitata la responsabilità dei cambiamenti climatici per le emissioni dei decenni trascorsi, temano di dover pagare miliardi per i danni arrecati dalle calamità naturali. Una decisione finale sul finanziamento del fondo “Loss and damage” per i danni climatici dovrebbe arrivare non più tardi del 2024. Si rammenta che il 2022 è stato fino a oggi l’anno più caldo mai registrato in Italia, superato dal 2023. Nei primi dieci mesi del 2022 la temperatura ha segnato 1,07 gradi superiori alla media storica. I dati del Cnr osservano che l’anomalia climatica è più evidente al Nord, con +1,41 gradi; al Centro con +1,01 e al Sud con +0.85 gradi. Con il caldo sono saliti a una media di nove al giorno gli eventi estremi. Siccità, bombe d’acqua, nubifragi, tempeste di vento, trombe d’aria e grandinate hanno causato danni all’agricoltura per 6 miliardi di Euro a partire dall’inizio dell’anno.
Immagine di Copertina tratta da ONDA.
