Terre Amare
- Almach. E si è anche venuto a sapere che, in siti ad alta concentrazione industriale, da alcuni anni stanno venendo al mondo bambini con malformazioni. Si tratta di aree con emissioni tossiche ad alto potenziale disgregante, e anche mutageno, zone dove abbondano, libere e assorbibili, enormi quantità di amianto, nikel e altre sostanze nocive all’organismo. Tant’è che molti più bambini nascono, in quei dintorni, con vistose malformazioni che interessano soprattutto i genitali, il cuore e la struttura ossea.
- Tiziano. E, se sopravvivono, quelli che hanno la sventura di abitare in una città ad alta densità di traffico sono portati a passeggio, a piedi o nel carrozzino, nel bel mezzo di quei miasmi. Oh, attenzione, non è finita qui; sembra un piano architettato a misura di attentato alle strutture organiche dei bambini più piccoli. Questi ultimi, che procedono a piedi o su un carrozzino, hanno il viso ad altezza di marmitta. Respirano gli scarichi tossici in tutta la loro originaria densità e pericolosità. Se si è arrivati a consigliare alla gente di tenere le finestre ben chiuse in tali centri cittadini, sarebbe ben più pensabile che il respirare l’aria esterna, carica di ossidi, biossidi e anidridi, dovrebbe essere risparmiato ai bambini. Sai, poi hanno inventato le marmitte catalitiche. In certi periodi era concessa la circolazione in città alle sole auto catalizzate. Poi s’è venuto a sapere che dalle pompe di distribuzione della benzina verde per le auto catalizzate si sprigionava una quantità pericolosissima di benzene, e qualche addetto alle pompe aveva preso ad ammalarsi di cancro. E poi nelle benzine verdi s’è cercato di eliminare il piombo, perché quello era la vera minaccia per la salubrità dell’atmosfera. Via il piombo, ecco che qualcuno scopre un incipiente accumulo in determinate zone del pianeta di un altro residuo della combustione da traffico automobilistico: il platino, molto ma molto più tossico del piombo. E le isole di platino si andavano ispessendo sensibilmente, avevano ormai incominciato ad allargarsi per sporcare tutto il resto del piccolo pianeta indifeso. Così per i combustibili fossili e così per gli alimenti. Vedi le mele, per esempio.
- Tosco. Non vorrai dire che in tutto il calderone puzzolente di inquinanti e pesticidi ci vai a buttare pure le mele!
- Tiziano. Anni addietro si diceva che chi mangiava mele viveva sano, che dopo un pasto qualsiasi sarebbe stato sufficiente mangiare una mela perché il suo contenuto fibroso fungesse da pulitore dei denti. Poi, per aumentare la produzione, hanno iniziato una guerra senza sosta ai parassiti e alle crittogame che infestavano le colture, immergendo letteralmente le piantagioni, a partire dalla gemmazione sino al frutto stivato, in bagni di pesticidi – altamente cancerogeni, manco a dirlo. Bastava recarsi in un frutteto dalla primavera sino all’autunno: non ci resistevi molto. Per ben che potesse andare ti trovavi in compagnia di un puzzo di zolfo da darti l’impressione di essere in una scatola di fiammiferi oppure nella sala d’attesa di belzebù. Ma, il più delle volte, ti passava vicino un trattore con un atomizzatore rimorchiato che schizzava a decine di metri tutt’attorno una nuvola di vapori grigiastri, biancastri, talvolta color ocra, dal fetore di DDT e affini. Se ti conosceva, il produttore poteva farti dono di un cestino di mele, ma, per rispetto al rapporto umano, accompagnava il suo dono con una raccomandazione: “Non mangiarle prima di una ventina di giorni!”. Per consentire ai pesticidi di dissolversi si doveva stabilire una sorta di quarantena del consumo agroalimentare.
- Tosco. La mela della strega di Biancaneve, bell’affare!
- Tiziano. Certo, acquistavi sul mercato al minuto esemplari molto appariscenti, belli, con una buccia incontaminata, colorati, lucidi, grandi. Buon per gli occhi, questo è certo. La gente comune aveva capito o, meglio, era stata indotta a capire, che è necessario mangiare con gli occhi. Poco conta il sapore del frutto, se è un gran bel frutto; men che mai la composizione chimica di cui è strutturata la polpa. Poni il caso di possedere, nel tuo giardino, quattro alberi di melo che tu curi alla maniera tradizionale, senza pesticidi o altre diavolerie del genere. Ebbene, se tutt’attorno ci sono colture cosiddette razionali, che prevedono l’impiego di irrorazioni, quali potranno essere i comportamenti conseguenti della popolazione di parassiti contrastata? Semplice, troppo semplice: la maggior parte muoiono secchi sul colpo. Quelli che riescono a scampare alla strage fuggono a più non posso. Verso dove? Ma è chiaro, non esiste altra soluzione, verso l’oasi di pace, le mie povere tenere quattro piante da frutto. E così, se voglio salvare qualcosa, o mi adeguo e imbraccio le stesse armi micidiali oppure l’anno successivo i miei quattro meli saranno buoni al massimo come legna da ardere. Oh, non finisce qui. È arrivato il turno delle pratiche transgeniche. La mela, anch’essa, ha fatto ingresso solenne nella crescente famiglia degli OGM (Organismi geneticamente modificati) e s’è diffusa rapidamente sul mercato del consumo. Niente pesticidi, o di una quantità minima, tollerabilissima e, per controparte, una quasi assoluta garanzia di massima produttività e qualità.
- Tosco. Il problema è stato risolto?
- Tiziano. Ma no! Ecco ora insorgere gli igienisti e raccomandare a gran voce di badare bene nel cibarsi di mele. La manipolazione genetica del frutto ha dato origine a specie contenenti una elevatissima percentuale di zuccheri, veri demolitori dei denti. Allora, mangiamo pure mele, ma ricordiamoci, subito dopo, di mettere mano a spazzolino e dentifricio e lavarli bene perché la carie è in agguato. Capite? È la contraddizione implicita in raccomandazioni di questo tipo che mi urta. Prima si diceva che, per mantenere una dentatura sana, era consigliabile terminare il pasto con una mela. Ora si afferma l’esatto contrario.
- Tosco. La grande giostra delle contraddizioni seminate dall’intelligenza umana e degli squilibri creati dalla mano dell’uomo!
- Tiziano. Sapete qual è la mia opinione? Quella che ci troviamo tutti di fronte a un grande “puzzle” la cui composizione non abbiamo ancora iniziato a comprendere. Ma s’è levato qualcuno a sostenere che, per ottenere maggiori vantaggi da quel puzzle, sarebbe stato necessario spostare una tessera, sostituirla a un’altra o con un’altra, continuando a provare altre modifiche; chissà, le previsioni sembrerebbero favorevoli a una configurazione sempre più remunerativa. Se non che, quando proprio nessuno se lo sarebbe atteso, questo puzzle ha preso a modificarsi da solo, ha imparato ad autoregolarsi e le piccole menti che ne avevano avviato la mutazione sono state prese e stritolate fra i suoi stessi ingranaggi.
- Almach. Già, noi abbiamo fatto di tutto, ci siamo ingegnati magistralmente per portare l’elemento naturale sull’orlo del collasso. E intanto non ci accorgevamo che alla natura bastava muovere soltanto un ciglio per farci tremare come foglie sbattute dal vento. Basti ricordare quel che non fece il vulcano islandese nel 2010…
- Tosco. Racconta, Almach, racconta!
- Almach. Era il 16 aprile 2010 quando tutti i mezzi di comunicazione diffusero la notizia. Circa ottocento persone evacuate dalle loro case in Islanda, a motivo di una enorme inondazione provocata dall’eruzione vulcanica nel ghiacciaio Eyjafjallajokull. Dalla bocca del vulcano era uscita una quantità enorme di polveri silicee la cui pericolosità per i congegni sofisticati dei mezzi di trasporto aereo costrinse a sospendere una notevole quantità di voli, gettando nel caos i traffici aerei di mezza Europa. Paralizzate le linee in Irlanda, Norvegia, Svezia, Danimarca, Regno Unito e Islanda, ma subito dopo anche in Olanda, Belgio, Germania e, parzialmente, Spagna e Francia. Vi si aggiungevano poi la Polonia, la Svizzera, l’Austria, l’Ucraina, la Finlandia, l’Ungheria e la Romania nord-orientale. Gli spazi aerei venivano chiusi al traffico uno dopo l’altro. Restavano aperti ai voli soltanto gli aeroporti di Portogallo e Grecia. Si temette per un blocco di quarantotto ore, ma in alcuni casi dovette essere protratto oltre tale limite, con tutte le conseguenze, soprattutto a livello economico e commerciale, che si possono immaginare. L’Europa vide subito cancellati 17.000 voli di linea.
- Tosco. Meno male che la cosa si limitava soltanto all’Europa!
- Almach. Ma nemmeno per sogno! Lo stop dei collegamenti aerei colpì anche l’America dove veniva cancellato il 64% dei voli diretti in Europa. Correva un forte rischio persino per la riunione al vertice di Ecofin in ambito europeo a Madrid. Intanto veniva rinviato l’incontro tra il Papa e il Presidente dell’Europarlamento, Buzek. Anche l’Italia era invischiata nel caos: a Fiumicino e a Ciampino veniva cancellata una cinquantina di voli. Nella giornata di sabato 17 aprile 2010 in tutto il Nord Italia lo spazio aereo rimase chiuso dalle ore sei alle quattordici a causa dello spostamento della nube di ceneri. Negli aeroporti britannici qualcosa come quattrocentomila passeggeri restarono bloccati a terra. Si temette anche per la salute delle persone, tanto che in Islanda si fece largo uso di maschere antigas, senza valutare quali sarebbero potuti essere i danni probabili al sistema cardiocircolatorio nei punti nevralgici invasi dalla nube di gas. Ma non è tutto: si profilava contemporaneamente una nuova eruzione, questa volta a opera di un altro vulcano islandese, il Grimsvotn, minaccioso sotto il ghiacciaio Vatnajokull, che avrebbe potuto cagionare una ulteriore inondazione di ghiaccio e acqua. Tutto l’insieme avrebbe avuto probabili conseguenze sul clima degli anni a venire, data la presenza di particelle di cenere a livello stratosferico, responsabili, questo il timore, di un processo di raffreddamento globale sul pianeta. Questo perché le ceneri erano molto più sottili di quanto si sarebbe potuto prevedere e il magma vulcanico era di gran lunga più viscoso, in concomitanza di un’attività vulcanica altamente esplosiva e capace di sospingere la nube a migliaia di chilometri di altitudine.
- Sirrah. E, dall’altra parte del globo, il vulcano cileno Puye.hue che emette tanta quantità di ceneri da raggiungere l’Argentina e bloccare il traffico aereo di Buenos Aires a 1.800 chilometri di distanza[1].
- Tosco. Ci vogliamo mettere assieme la neve senza nuvole? Già, senza nuvole, perché in Val Padana è stato riscontrato un fenomeno del tutto nuovo, che ha destato allarme: è la neve chimica. Non cade dalle nuvole, ma è un processo chimico-fisico che viene a originarsi quando, in presenza di freddo intenso e di umidità atmosferica, viene a insinuarsi anche il prodotto dell’inquinamento. Ecco, cade la neve a ciel sereno, fiocchi delicati con tutto il putridume che noi abbiamo dissipato per aria. E mentre accade tutto questo, eccoti l’Onu a ricordarci che nel 2011 nel mondo è stato raggiunto il record dei disastri ambientali, forse ancora soltanto relativo, perché tutto lasciava intendere che i dati sarebbero stati destinate a gonfiarsi ancor più. Nel 2011, allora, il nostro mondo è stato costretto a subire le conseguenze più gravi, mai constatate a così alti livelli, in seguito semplicemente al verificarsi di catastrofi naturali. Nel 2011, infatti, pare si siano registrati 302 eventi calamitosi di enorme portata, che hanno coinvolto 260 milioni di persone uccidendone 29.782. Iniziamo dal più grave, il terremoto di marzo in Giappone, poi le alluvioni di gennaio in Brasile, il sisma a Christchurch in Nuova Zelanda e l’uragano Irene negli Stati Uniti d’America. Si sono stimati danni per complessivi 366 miliardi di dollari, e anche questo è un nuovo record che vale a superare tutti i precedenti, come l’ultimo, quello del 2005, che ammontava a 243 miliardi di dollari. La Terra non ne può più, si sta scrollando le pulci dalla schiena![2]
- Ottero. Se andiamo a considerare proprio tutto, non trascuriamo allora il fatto di ciò che ci avvolge completamente, perennemente, da cui in nessun modo possiamo liberarci: l’inquinamento elettromagnetico. In qualche modo puoi ancora sfuggire ad altre fonti inquinanti, ma fuori del tutto dai campi elettrici e magnetici non puoi starci. Ci rincorrono, ci circondano, ci trafiggono, ci perseguitano sino all’ultima cellula del nostro organismo. Si è verificato un incremento esponenziale di questi bombardamenti incrociati negli ultimi tempi, da quando furono posti in commercio i telefonini portatili. Sono proliferati i ripetitori e il territorio è stato invaso da una fittissima rete di celle dialoganti fra loro sull’onda delle emissioni elettromagnetiche. Ne siamo trapassati da parte a parte giorno e notte, tutti, in tutto il mondo, sempre di più. È possibile che una concentrazione simile di attività ondulatoria sia completamente innocua? Non finiremo per diventare spugne che, se spremute, lasceranno schizzar fuori tanta energia da accendere una lampadina o da ricaricare un accumulatore d’auto?
- Tiziano. Ne abbiamo dette di tutti i colori a proposito dell’aria, che quasi mi viene di trattenermi dal respirare, per non imbrattarmi i polmoni! Ma, poi, avete pensato a ciò che accade oltre l’aria, al di là della stratosfera voglio dire. Oltre i vari progetti pensati per gettare nello spazio i rifiuti che non si sa più dove disperdere sulla superficie della Terra, ora, se ci rechiamo in quella parte di cielo che supera in altezza la nostra atmosfera, rischiamo un incidente di percorso, e lì non ci sono semafori o rotonde a regolare il traffico. Sapete a cosa intendo accennare. Ebbene, iniziava l’autunno meteorologico del 2011 che si venne a sapere[3] degli esiti scaturiti da una ricerca condotta da un gruppo di scienziati della Nasa, i quali non esitarono a gettare un allarme al mondo intero a riguardo dei relitti che navigano incontrollati nello spazio circumterrestre: una vera popolazione di spazzatura spaziale che galleggia in orbita avrebbe raggiunto un livello critico di saturazione e potrebbe essere causa di danni irreversibili per le astronavi e i satelliti lanciati in missione spaziale. Ad allertare l’Ente spaziale è emerso uno studio della “National Research Council”, pubblicato sul sito della Bbc, che tratta di ventiduemila oggetti rilevabili da terra, in orbita attorno al nostro pianeta a una velocità di oltre 28.000 km/ora. In aggiunta, si dà a corsa pazza tutta una ridda di rimasugli e detriti più piccoli, come avverte il rapporto, che potrebbero creare problemi assai seri per l’utilizzo dello spazio extra atmosferico.
- Mirach. Forse siamo presi tutti nel vortice di un processo di degrado, ma allo stesso tempo anche di assuefazione, direi. C’è da ammettere, tuttavia, che oggi si vive di più e una stragrande percentuale di persone in più, rispetto ai lontani anni venti del secolo scorso, è longeva. A quei tempi imperava una feroce mortalità infantile, l’effetto di una mal controllata selezione naturale. Soltanto chi sopravviveva poteva vantarsi di possedere un organismo sano e vigoroso. Oggi si va avanti tutti, o quasi tutti, ma pieni di porcherie nel sangue e nelle ossa. Mi domando: dal punto di vista genetico, sarà un vantaggio? Oppure una corsa sfrenata verso un crollo finale della specie senza possibilità di ripresa?
- [1] Da Televideo del 17 ottobre 2011.
- [2] Da Televideo del 19 gennaio 2012.
- [3] Da Televideo del 3 Settembre 2011.
Immagine di Copertina tratta da SikeliaNews.
