Amore e Monti

Chi lo ha conosciuto ha avuto modo di apprezzarne la profondità di pensiero, la fermezza di propositi, la coerenza di giudizio e la volontà di scoperta alla base del suo anelito a conoscere gli aspetti più amati del suo ambiente, ma anche la precisione e la meticolosità delle osservazioni compiute, l’ampiezza culturale che lo ha contraddistinto nei suoi lavori, non ultimo il suo essere schivo nel farsi riconoscere, quasi un atteggiamento di umiltà che si poneva a scudo della sua grandezza di vedute.

È Michelangelo Bruno, cuneese di nascita dall’ormai lontano 1931, innamorato delle Alpi che circondano la sua città d’origine e degli aspetti etnici che a loro si collegano, strettamente connessi alla fisionomia storica e linguistica dei siti conosciuti.

Michelangelo Bruno ha intrapreso, da lunghi anni, una serie di studi riguardanti i “suoi” monti. Ne ha solcato in ogni direzione e asperità sentieri, valichi e cime per rendersi conto da vicino, con visioni immediate e approfondite, delle varie sfaccettature che ne compongono la fisionomia. Per questo i suoi lavori sono felicemente confluiti in alcune pubblicazioni specializzate dell’ambiente montano, vicine in particolare alle Alpi Marittime e Cozie che fanno corona al territorio della provincia di Cuneo. Di sua mano sono alcune importanti Guide alpine e una serie di studi spiccatamente orientativi concernenti itinerari da percorrere, valichi da attraversare, vallate da scoprire e cime da conquistare.

Negli ultimi anni della sua attività di ricerca Michelangelo Bruno ha impresso particolare sviluppo al suo interesse per i “nomi di luogo” scoperti e riscoperti percorrendo vie e tratturi alpini dei suoi monti. Si è posto numerosi interrogativi sul significato, sulla provenienza, sulla storicità di quei nomi, e la passione con la quale riusciva a penetrare a fondo una realtà culturale in parte desueta e misconosciuta per molti lo ha favorito nel raggiungere mete ragguardevoli e ambiziose in un contesto di ricerca storico-paesaggistica di quota in funzione strettamente idiomatico-interpretativa. Le scoperte da lui attuate hanno contribuito a creare i contorni di un’identità linguistica e antropologica che accomunò nel corso dell’evoluzione storica antichi e nuovi abitatori delle Alpi Occidentali.

In un giorno cupo di pieno inverno Michelangelo Bruno è stato chiamato all’ascesa di una Vetta ancora sconosciuta, l’ultima della sua enorme esperienza di esploratore. Ci ha lasciato per un lungo viaggio nel regno dell’Ignoto, era il 26 gennaio del 2017. Il suo nome e la sua fama restano racchiusi e visibili nella considerevole raccolta di volumi dedicati alla Montagna, una raccolta che si è conclusa con l’apparizione del tomo “I nomi di luogo. Note di Toponomastica” dell’Edizione Primalpe, Cuneo, stampato nell’aprile 2017. Il complesso di quest’ultima opera di Michelangelo Bruno si snoda su una ricca esposizione di 316 pagine. Un primo sguardo d’insieme consente di ammirare una ricchezza di informazioni non comune nel settore bibliografico dedicato, con descrizioni dettagliate corredate da abbondante documentazione fotografica. Al seguito della Premessa e di brevi avvertenze utili per la consultazione si presenta un elenco di termini tecnici utilizzati nel testo, a ciascuno dei quali l’Autore appone una definizione chiarificatrice. Una pagina è dedicata alle abbreviazioni d’uso, accompagnate dal relativo significato. Poi inizia il vero e proprio corpo esplicativo con una iniziale trasvolata a illustrazione del territorio alpino sud-occidentale. Segue un elenco riportante le fonti bibliografiche citate nel contenuto che si va a sviluppare, formato da oltre 90 voci sulle quali Michelangelo Bruno ha compiuto i propri studi di consultazione, di studio e di analisi per implementare le conoscenze acquisite in un tutto organico e di facile approccio. La terminologia enucleata, riportante i nomi di luogo, è ricchissima, tutta disposta in ordine alfabetico e di comoda accessibilità. Conclusa la corsa dalla A alla Z, a chiusura del lavoro si presenta un compendio che, sulla lunghezza di tre pagine, si sofferma sulle Radici preindoeuropee rinvenibili nel corso della lettura. Infine, ancora un elenco di Radici prelatine (celto-liguri) e di desinenze d’origine ligure in “asco”.

Scrive Michelangelo Bruno nel 2016: “Complesse ricerche di lessografia comparata sulle radici cristallizzate dei linguaggi mediterranei da parte di dotti studiosi hanno reso possibile lumeggiare, a grandi linee, il significato degli oronimi e degli idronimi, voci preziosamente conservate nel tempo che testimoniano il lungo percorso dell’antropizzazione del territorio alpino… questo saggio non intende imporsi a linea guida bensì facilitare una semplice e veloce ricerca di nomi, in gran parte di matrice ‘Provenzale alpina’, lingua soggetta all’oblio a causa dello spopolamento delle terre medio-alte che ha lasciato un’impronta indelebile sul territorio alpino sud-occidentale… L’analisi linguistica dei toponimi rivela inoltre la presenza di popoli antichi che si sono alternati sul territorio introducendo originari elementi mediterranei di ceppo linguistico Indoeuropeo dal quale ebbe inizio un lungo processo d’assimilazione tra popoli di differente provenienza, come i Liguri, i Celti ed i Latini. Per cui alcuni oronimi e idronimi riflettono tuttora l’antichissimo mistilinguismo tipico che si è sviluppato ed in parte conservato sul territorio alpino… Dopo avere rivisto e corretto i precedenti lavori, cercando risposte ragionevoli ma sicuramente non definitive, concludo lo studio dei nomi di lugo del territorio alpino sud-occidentale”.

Immagine di Copertina tratta da Fino In Cima.

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