Dove vai, Pensiero? Parte 13 di 20

Terre Amare

  • Tiziano. Non resisteranno a lungo. Già la civiltà occidentale si è insinuata in quell’habitat, introducendo nelle abitudini di quei poveri malcapitati le comodità offerte dall’industria e dalla tecnologia del progresso. Verranno fagocitati, nel passaggio alla prossima generazione, senza speranza alcuna. E così anche quella maglia, conservata intatta da una famiglia di devoti alla Natura, verrà strappata e porterà nella sua caduta lo sfilacciamento e lo smembramento di molte altre maglie limitrofe sia per spazio sia per dipendenza esistenziale. Scompariranno le culture primitive, poi se ne andranno gli animali, insieme alle piante che li hanno ospitati.Intere specie animali e vegetali, in tutto il mondo, sono in pericolo o in via di estinzione, bombardati a trecentosessanta gradi da acque inquinate, piogge acide, radiazioni mortali, sottrazione sconsiderata dell’habitat naturale. Anni e anni fa potevi dirigerti ancora sulle sponde di un ameno laghetto alpino e rilassarti pescando all’amo qualche saporita trota. Ora neppure le trote ci stanno più nei laghi di montagna. Nubi tossiche sprigionate dalle ciminiere della pianura industriale, sospinte dalle brezze di valle, raggiungono ogni anfratto e superano con disinvoltura le altitudini scaricando, insieme all’acqua piovana, tonnellate di sostanze venefiche con una distribuzione del tutto razionale e meticolosa sul territorio montano, annientando intere famiglie d’api, verniciando ben bene erbe e fiori che saranno il pasto delle mandrie e si trasformeranno in prodotti caseari, tuffandosi nei laghetti alpini d’alta quota e facendo scempio della fauna ittica ivi ospitata. Non puoi più fuggire, capisci? Non sai più dove andare per trovare scampo a questi malanni. Ovunque tu posi il piede, che i tuoi sensi lo percepiscano o meno, c’è qualcosa che parla di artefatto, di snaturato, di tossico.
  • Tosco. Non c’è niente di più vero, purtroppo! Anche le radiazioni ci rincorrono dappertutto: era la fine del 2011 quando ci raggiunse la notizia di quel famoso impianto ungherese, siamo a Bucarest, che produceva radioisotopi per la sanità, la ricerca e l’industria, ma che non riuscì a evitare la dispersione nell’aria di un po’ tutta l’Europa di iodio radioattivo 131. E non è tutto: mi porto in Giappone alla centrale atomica di Fukushima dove tempo addietro si era verificato un grave incidente da fuoriuscita radioattiva. Ebbene, per la prima volta dall’incidente nucleare a quella centrale le autorità giapponesi hanno vietato la vendita del riso prodotto nella regione interessata. Non vi pare un così brutto segnale?[1] Ottero. E, ciliegina sulla torta, le scie chimiche.
  • Tosco. Che vai dicendo, Ottero? Quale nuova diavoleria vieni a riportarci?
  • Ottero. Eh, sì, il mio caro Tosco, si è parlato tanto di quelle strisce color argento che pitturano i nostri cieli in tutte le direzioni, parallele, intrecciate, a rete, talvolta così dilatate da velare gran parte della volta celeste. Qualcuno ha affermato che contengono elementi chimici nocivi al mondo biologico, altri addirittura che vengono sparse in quota da aerei militari e commerciali per il controllo del clima a scopi difensivi o aggressivi. Sarebbero in grado di condizionare l’esistenza di intere popolazioni su vaste aree del pianeta, ma anche di eliminarle in breve tempo.
  • Almach. Non creiamo allarmismi gratuiti, vi prego. Io so che il mondo scientifico si è battuto contro questi tipi di fantasie e si è scagliato contro quella che è stata chiamata la teoria del complotto sulle scie chimiche. Non si tratta di moderni “untori” misteriosi che attuano un piano di irrorazioni con sostanze capaci di alterare il clima in una determinata zona, né esisterebbero motivi validi per fare cose come questa.
  • Ottero. Già, ma aggiungerò qualcos’altro: si è anche detto che l’HAARP si è presentato come strumento efficace per l’attuazione del piano di modificazione climatica.
  • Tosco. Be’, adesso che ne hai detta una nuova mi devi proprio spiegare che cos’è quell’HAARP che hai nominato.
  • Ottero. Va bene, va bene. Inizierò dall’acronimo: High Active Auroral Research Program, ossia un programma di ricerca sulle alte frequenze negli strati della ionosfera terrestre. È un tentativo scientifico che mira a studiare le proprietà e il comportamento della ionosfera, con particolare enfasi sulla capacità di comprendere e di fare uso delle conoscenze acquisite per accrescere le comunicazioni e i sistemi di monitoraggio a scopi sia civili sia difensivi.
  • Tosco. Eccolo qui, a scopi difensivi, strategia militare, controllo del velo che circonda il pianeta per conseguire la supremazia militare! La musica non cambia.
  • Ottero. Ti dirò comunque che il programma HAARP si impegna nello sviluppo delle osservazioni sulla ionosfera in funzione sia di strumento di ricerca in alta frequenza sia di sequenza sofisticata di strumenti scientifici che sono e saranno usati per l’osservazione di fenomeni fisici.
  • Tosco. Pare innocuo, anzi scientificamente plausibile, ma chissà cosa c’è sotto!
  • Tiziano. Ho seguito l’evoluzione del programma HAARP. Si direbbe che due principali processi connessi alla temperatura abbiano influenza sulla densità elettronica in conseguenza delle trasmissioni IRI.
  • Tosco. Ora ti ci metti pure tu, Tiziano. Sempre con queste sigle misteriose. Spero ci spiegherai!
  • Tiziano. Ma certo, caro Tosco. IRI sta per Ionospheric Research Instrument, non è altro che uno dei tanti strumenti ad alta tecnologia che consentono di effettuare ricerche nella ionosfera. Allora, dicevo di due processi. Uno riguarda la ricombinazione di ioni ed elettroni all’interno di molecole neutre, ossia composte da due o più atomi legati, con effetti sulla troposfera e sulla stratosfera. Temperature più alte rallentano la ricombinazione che si valuta risolversi in aumentata densità elettronica. Il secondo processo interessa la dilatazione della ionosfera in conseguenza del riscaldamento. L’espansione induce una riduzione della densità elettronica nella ionosfera. L’incremento termico verrebbe inibito e le stime sulla ricombinazione elettronica diminuirebbero negli strati alti approssimativamente a duecento chilometri di quota. Come risulta dalle ricerche svolte, la densità elettronica all’interno del volume conico del raggio d’azione IRI potrebbe aumentare nell’ordine del venti per cento. All’incirca oltre i duecento chilometri di quota l’aumento termico sovrasterebbe la ridotta ricombinazione e la densità degli elettroni all’interno del rispettivo volume conico verrebbe meno. L’intensità della riduzione potrebbe essere del dieci-quindici per cento negli strati alti eccedenti anche poche decine di chilometri. La densità degli elettroni nell’atmosfera tornerebbe ai livelli iniziali una volta che IRI venisse fermato. Il decremento della densità elettronica indotto all’interno del volume conico considerato potrebbe durare ovunque per alcune ore come per un’intera notte polare. Le trasmissioni IRI, detto per inciso, che sono causa di cambiamenti temporanei nella densità ionosferica degli elettroni, sarebbero insignificanti se poste a confronto con i cambiamenti che ordinariamente avvengono in natura. Si tratterebbe di impatti poco o nulla significativi sulla ionosfera. Donde non parrebbe necessario il ricorso a misure restrittive.
  • Tosco. E bravo il mio Tiziano, noi ficchiamo il naso nella ionosfera e tutto torna presto al proprio posto, insignificanti i mutamenti. Ma non la raccontare a me. A parte gli arzigogolamenti che tu e Ottero ci venite sciorinando, e la gran confusione che ne è seguita, ti dirò, aggiungiamo ancora radiazioni su radiazioni, e poi vedrete dove andremo a finire!
  • Ottero. Meglio puntualizzare, allora. Fammi spiegare, Tosco. Devi sapere che HAARP viene usato per studiare le variazioni di intensità della radiazione ultravioletta del Sole, così come le dinamiche dei gas ionizzati e le interazioni fra Sole e Terra. Per un vantaggio di tutti noi, no? In questo senso mette in azione un rilevatore di spettro per l’osservazione dei segnali radio entro una gamma di frequenze in ambito elettromagnetico.
  • Tosco. E la ionosfera, ne viene fuori indenne?
  • Ottero. Le trasmissioni HAARP interagirebbero, così pare, con le particelle dotate di carica nella ionosfera. L’interazione delle trasmissioni IRI con gli ioni sarebbero causa di un aumento della temperatura soltanto passeggero e di una diminuzione, come ha ricordato Tiziano, della densità elettronica nella ionosfera per la durata da pochi secondi fino a parecchie ore con possibilità di prolungamento attraverso la notte polare. Il cambiamento temporaneo nelle caratteristiche della ionosfera causato dall’emissione di onde radio IRI sarebbe di molto inferiore se paragonato ai cambiamenti dovuti alle variazioni dovute all’energia solare. Le trasmissioni IRI avvengono nelle frequenze tra 2.8 e 10 MHz. Il raggio d’azione delle sue onde radio si propaga lungo uno spazio a forma di cono della misura di circa 48 chilometri in larghezza e dieci volte tanto in altezza. Le onde radio trasmesse possono raggiungere i 3.3 MW di potenza, solo un po’ più intense rispetto alle onde diffuse dalle stazioni radiofoniche e televisive. Se vuoi, ora, posso dirti qualcosa in più sul funzionamento di questo marchingegno.
  • Tosco. Visto che ci siamo, concludiamo pure il discorso, così tornerò a casa con la testa ionizzata anch’io.
  • Ottero. Bene. Devi sapere che l’Osservatorio ionosferico HAARP utilizza tutta una serie di strumenti scientifici per lo studio del magnetismo terrestre e per valutare le condizioni delle diffusioni radio. Tali strumenti operano senza sosta monitorando e registrando le variazioni che in natura provengono dall’attività solare. Ti dico anche come si chiamano, almeno alcuni di loro: magnetometro, ionosonda, riometer, sismografo. La “digisonde”, tanto per citarne un altro, è un moderno strumento digitale impiegato per determinare le caratteristiche della ionosfera; lo si può paragonare a un radar per la ionosfera. In ambito geofisico l’uso di trasmittenti molto potenti, come quelle di HAARP, per lo studio dell’alta atmosfera va sotto la denominazione di “ricerca attiva nella ionosfera”. Lo studio riguarda i complessi processi fisici che si verificano in natura nelle regioni popolate da gas ionizzato generato di giorno in giorno dal Sole. È importante ricorrere alle interazioni consentite da HAARP soltanto con particelle ionizzate in una regione circoscritta della ionosfera. Appena la trasmissione in alta frequenza di HAARP si interrompe al momento di terminare un esperimento, scompare anche rapidamente ogni effetto ionosferico che diventa impercettibile nell’intervallo di tempo che volge da un secondo a qualche minuto. Ricerche effettuate in tutto il mondo hanno permesso di osservare che gli effetti derivanti da questo metodo scientifico non si trascinano per lungo tempo. Rassicurato ora, Tosco?
  • Tosco. Be’, diciamo di sì, almeno un po’. Però levami una curiosità: hai detto “riometer”, e che è sta robaccia?
  • Ottero. Ragionevole obiezione, vediamo di trovare una risposta esauriente. Riometer è uno strumento scientifico passivo utilizzato per l’osservazione degli assorbimenti nella ionosfera, in particolare quelli che si verificano ad altitudini inferiori a centodieci chilometri dovuti alla precipitazione degli elettroni. Misura l’energia della diffusione radio originata da stelle e galassie e pervenuta a terra dopo aver attraversato la ionosfera. Il cielo, come sai, è popolato da stelle e galassie che emettono uno spettro radio di larga banda e la diffusione è sufficientemente forte da poter essere intercettata e utilizzata. In conformità alla quantità di ionizzazione…
  • Tosco. Fermati, Ottero. È l’ennesima volta che sento parlare di ioni e ionizzazione, ma mi vuoi dire più chiaramente di che cosa si tratta?
  • Ottero. Ah, certo! Lo ione è una particella elettricamente carica costituita da un atomo o da un gruppo di atomi che hanno catturato o perso uno o più elettroni. Cosicché la ionizzazione non è altro che la formazione di ioni per frazionamento di molecole oppure per addizione o sottrazione di elettroni a strutture atomiche o molecolari. E allora ecco la ionosfera: l’insieme delle zone dell’alta atmosfera nelle quali l’aria è fortemente ionizzata e quindi conduttrice di elettroni. Sufficiente così? Posso procedere?
  • Tosco. Grazie Ottero, sempre paziente e gentile, a anche abbastanza chiaro. Vai pure.
  • Ottero. Dicevo, allora, che in conformità alla quantità di ionizzazione presente i segnali radio che attraversano la ionosfera possono subire perdite in quel processo a cui abbiamo già accennato, detto di assorbimento. Immaginiamo la ionosfera come una lunga sequenza di finestre. Se c’è perturbazione le finestre si chiudono e i segnali che arrivano dall’esterno incontrano difficoltà a passarvi. Ma se la ionosfera è tranquilla le finestre restano spalancate e i segnali vi transitano agevolmente. Qualora non vi siano cause di assorbimento nell’atmosfera terrestre, la diffusione cosmica misurata da riometer sarebbe esattamente la stessa al corrispondente intervallo di durata di ciascun successivo giorno siderale. Il diagramma di un giorno tranquillo equivale a un non assorbimento dei livelli di diffusione diurna ossia quando la ionosfera non è disturbata dall’attività solare. Ogni scarto fra la misurazione in atto e il diagramma di un giorno tranquillo va attribuito all’assorbimento ionosferico.
  • Tosco. Speravo proprio che ci saresti tornato su. Chiariscimi allora un po’ meglio il significato di quell’assorbimento nella ionosfera.
  • Ottero. Infatti. Ed è per questo che riometer si dimostra molto sensibile all’assorbimento ionosferico a quote fra cinquanta e centodieci chilometri. L’assorbimento a queste altitudini può essere dovuto a molti fattori. Durante le ore di luce, per esempio, il Sole è all’origine della ionizzazione negli strati sugli ottanta chilometri di quota. Questa ionizzazione avviene quotidianamente nel corso dell’anno. Un altro tipo di assorbimento è dovuto all’alta energia causata dalla precipitazione di elettroni, provenienti dalla magnetosfera, nell’atmosfera terrestre come conseguenza, ad esempio, delle perturbazioni legate al vento solare. L’altitudine da cui queste particelle provengono dipende dalla loro energia iniziale. L’aurora boreale che si osserva alle alte latitudini è causa di assorbimenti a novanta-cento chilometri di quota. Riometer è in grado di osservare la caduta di elettroni che non necessariamente sarebbe percepibile a occhio nudo. L’assorbimento rivelato da Riometer è molto frequentemente, benché non sempre, associato a modeste condizioni di propagazione delle onde di alta frequenza. Quando il Sole si trova alto sull’orizzonte un’eruzione di energia solare sarà causa quasi immediata di aumento della ionizzazione negli strati a ottanta e a cento chilometri, producendo una brusca breve dissolvenza d’onda. Riometer indicherà con precisione l’avverarsi di questi eventi episodici che sono comuni nel corso del ciclo di attività solare.
  • [1] Da Televideo del 18 novembre 2011.

Immagine di Copertina tratta da UAF.

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