Terre Amare
- Tosco. Siamo in tema di paradossi, dunque, e di speranze deluse: emettiamo maggiori quantità di gas-serra, il che sarebbe come dire che produciamo più beni di consumo, più benessere, ma intanto ci troviamo a rischio di vedere esaurite le risorse energetiche, persino le loro riserve, quando più ne vediamo la necessità. Stiamo per essere tirati a fondo da una politica di progettazione energetica che fa acqua da tutte le parti, siamo asserviti a un’ignavia intellettuale che frena in ogni dove il fermento di menti proiettate al futuro e al suo formarsi, ci lasciamo schiacciare dalla nostra stessa incapacità o dalla nostra non-volontà di imprimere cambiamento là dove le cose accennano a degenerare, non ci sforziamo di incoraggiare la ricerca in fatto di nuove tecnologie e di utilizzo strategico delle risorse, ma siamo molto bravi a negare tutto e il contrario di tutto a seconda della direzione da cui spira la brezza che più ci aggrada, senza approdare a una conclusione che sia una conclusione. E pensare che siamo i cervelli più geniali del mondo, tutti lo possono testimoniare, perché tutti quelli che hanno potuto farlo hanno rubato i cervelli migliori del nostro suolo natìo. Abbiamo intelligenza da vendere, da far invidia al mondo intero, se è solo per questo, e non la sappiamo usare. Sapete quale fu la sortita strepitosa di Wittgenstein?[1] Questa: “Indubbiamente l’intelligenza non scarseggia – ce n’è abbastanza da dare da mangiare ai maiali”.[2]
- Tiziano. Figuriamoci! Che cosa poteva succedere come epilogo della valutazione effettuata da un’intelligenza superiore come quella dell’uomo? Vi aspettavate che i buoni propositi, già in partenza non condivisi da qualche Nazione super potente, si sarebbero mutati in realtà concreta? Poco fa vi ho detto di oltre sei miliardi di tonnellate di anidride carbonica buttate annualmente nell’atmosfera in tutto il globo: una cifra che da sola fa inorridire, una delle principali cause della febbre del pianeta che stava aprendosi la via verso un decorso patogenetico candidato a diventare cronico. Oh, i benpensanti direbbero: diamo il tempo occorrente, vedrete, gli studi, le nuove tecnologie, l’inventività della mente umana, con un po’ di tempo si arriverà alla soluzione del problema. Eh, sì, la soluzione sta arrivando, a ritmo sfrenato per giunta. Facciamo trascorrere poco più di sei anni, un discreto margine di tempo per dare attuazione ai provvedimenti pianificati e per raccogliere i primi risultati. Eccoli qua i risultati, ed ecco il vero volto della soluzione al problema: una tendenza del 55 per cento di incremento dei consumi energetici che, come prima conseguenza, vedrà raddoppiare la presenza di anidride carbonica nell’atmosfera nell’arco di tempo che va dagli anni novanta al 2030. L’Europa da sola, nel 2005, produceva oltre 35 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, vedete dove sono andati a finire i sei miliardi di cui vi dicevo poco fa?! Il 15 e il 16 marzo del 2005 si riunivano a Londra i ministri dell’ambiente di numerose Nazioni di tutto il mondo, compreso l’emisfero meridionale, e prendevano di petto la questione in questi termini: si era stabilita una soglia limite, indicata con la quota 400, al di là della quale nient’altro che il precipizio. Che significa? Significa che se si arriverà a superare le 400 parti di anidride carbonica per un milione di parti di aria, come dire un bicchiere di veleno in una cisterna di cinque ettolitri di acqua pura, avremo raggiunto quello che è stato indicato come il punto del non ritorno[3]. Ma… coraggio ragazzi, non ci siamo molto lontani: già nel 2004 si sfiorò quota 375. È questo che vogliamo? Il punto di non ritorno?
- Sirrah. Sembra davvero un paradosso o, come dire, una presa in giro: in tutta questa tragedia si celebrava, il 22 aprile del 2013, la 43a Giornata Mondiale della Terra, un evento che si tenne in 175 Paesi per promuovere la salvaguardia dell’ambiente: sì, a parole, come al solito, lo stesso che festeggiare un moribondo all’ultimo suo respiro.
- Tosco. E poi, in ultimo, arriva la mazzata: le quattrocento parti si sono superate, e con quale abbondanza! Era il mese di aprile 2014, quello che diede a registrare la maggior concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera di tutta la Storia dell’umanità. Il livello di CO2 superava bellamente e in modo costante le famigerate quattrocento parti per milione. La constatazione si doveva al climacentral.org che valutò doversi avere una concentrazione al di sopra della soglia 400 anche nel mese successivo.
- Almach. A proposito delle quote di inquinamento da commercializzare, Ottero, dato che ne hai parlato, ti dirò qualcosa che può fare da contrappeso a quella strana politica di intervento a favore del pianeta. Non tutti comprano quote per sporcare di più. C’è chi ha preso veramente a cuore il problema. Venite con me in Danimarca. Vi porto su due isole, a est e a ovest della penisola. Una è Samsø, situata a est, a circa 56 gradi di latitudine. Qui si pratica l’agricoltura biologica, si fa ricorso all’energia eolica e fotovoltaica. Vige una scrupolosa raccolta differenziata dei rifiuti che sono per la maggior parte destinati al riciclo. Poiché l’attività preponderante è l’agricoltura, si utilizza l’ingente produzione di paglia destinandola come combustibile in speciali centrali termiche. Queste ultime, poi, sono a emissione zero per via della sistemazione di filtri capaci di eliminare persino le polveri dei fosfati. Nell’isola di Samsø si bruciano mediamente 3.200 tonnellate di paglia l’anno ottenendo una produzione di 11.000 Megawatt. Pensate che la combustione di 600 chilogrammi di paglia fornisce l’equivalente della quantità di energia per la produzione della quale sarebbero occorsi due ettolitri di petrolio[4]. Ora un breve volo a ovest della Danimarca, siamo nel Mare del Nord, a quasi 56 gradi di latitudine. Qui ci posiamo sull’isola di Föhr. Nuovamente energia eolica e pannelli solari. L’isola è anch’essa piccolina, appena 82 chilometri quadrati, ma è un gioiello di riferimento ecologico. La produzione di 500 mila Kilowatt/ora annui di energia pulita consente una riduzione annua di 500 tonnellate di anidride carbonica che non vanno a aggiungersi, per nostra buona sorte, al resto delle emissioni[5].
- Ottero. Il Paradiso perduto! Magari, fosse preso a riferimento! Ma, credimi Almach cara, il beneficio di cui godono i dieci o quindici mila abitanti delle due isole che ci hai fatto visitare resterà un’oasi destinata a essere rinsecchita dagli eventi. Appena in questi ultimi anni ha incominciato a svegliarsi l’orso sonnacchioso delle Nazioni sotto industrializzate. La Cina ha da qualche tempo preso a scuotersi, sta incrementando il proprio potenziale industriale a ritmo vertiginoso, e con essa una marea di nascenti Potenze industriali che le fanno coro e che a nessun costo potranno tollerare di essere emarginate. Non sono solo le diecimila persone lungimiranti e sagge, sono miliardi di individui che vanno liberandosi dalle catene della disperazione e si buttano nella corsa, alla cieca, senza misure di precauzione, senza guardarsi attorno, senza fare previsioni. Corrono e basta. Senza saperlo o senza volerlo sapere, affrettano vertiginosamente il passo verso il punto di non ritorno.
- Sirrah. Credo mi corra l’obbligo di fare una sintesi su questo argomento, o meglio curare un aggiornamento, dato che ho qui con me alcuni appunti che nell’estate del 2015 mi ero procurata rifacendomi a un programma televisivo di RAI5 dal titolo “La Terra vista dal Cielo”. Era un’elaborazione di Yann Arthus Bertrand, presentato da Jean Louis Remilleux. State ben attenti e armatevi di santa pazienza, perché la porterò un po’ per le lunghe. Iniziamo dal panorama generale che ci si presentava a metà 2015. Ogni ora trascorsa, in tutto il mondo, venivano prodotti rifiuti per circa 4.000 tonnellate. Sull’altro versante della scena si affacciavano un miliardo di esseri umani sofferenti di fame. Prendiamo a esempio il Giappone: era il 12% della popolazione a essere colpita da povertà. Siamo sempre in ambito di paradossi, proprio il Giappone, pensate, una delle nazioni più all’avanguardia su scala produttiva e commerciale. E in Francia si potevano contare già 8 milioni di poveri. Gran parte del cibo avanzato veniva utilizzato nella produzione di mangime per il bestiame o di fertilizzanti per terreni agricoli. Accadeva che gli eccessi di una parte della popolazione determinasse il crollo della parte restante. Rifiuti alimentari non solo, ma inquinamenti da immondizie: la nostra bella Terra era diventata una discarica di rifiuti marcescenti e tossici di ogni genere. Persino le montagne più alte, dove l’aria rarefatta è di una purezza sopraffina; vai a 3776 metri di altitudine sul monte Fuji in Giappone e ti trovi circondato da rifiuti: enormi ammassi, come peraltro anche in Nepal. Vai sull’Everest ed è la stessa cosa: immondizie su larga scala. Si erano mobilitate squadre di volontari per ripulire l’Everest: dal 2009 al 2015 avevano rimosso 9 tonnellate di immondizie tra l’Everest e le cime più alte della zona. Si era calcolato che c’era tanto inquinamento sull’Himalaya quanto se ne potesse trovare in una grande città. Vi dirò qualcosa anche dei mari. Nel Pacifico si incontravano strati su strati di plastica galleggiante, erano centinaia di milioni di tonnellate di plastica alla deriva, residuo dei 250 milioni di tonnellate prodotti ogni anno. Le ammalianti coste delle Haway stavano perdendo tutto il loro fascino perché sommerse di detriti spinti dalle onde dell’oceano. Gli animali venivano distrutti per ingestione di detriti di materia plastica o rifiuti inquinanti: questa la sorte toccata a 200.000 albatros nel 2014. Altro capitolo: i nostri consumi. È stato stimato che un europeo nel corso della propria vita utilizza mediamente qualcosa come 140 tonnellate di ferro, 1.000 tonnellate di petrolio e 3.000 tonnellate di sabbia e ghiaia. L’andamento di questi consumi, fatti tutti i conti, ci rivela che, per mantenere lo stesso standard di vita raggiunto nel 2015, si sarebbero esauriti quasi tutti i minerali del pianeta prima della fine del secolo. Limitiamoci alla Francia: annualmente ogni francese produceva 15 chilogrammi di rifiuti in computer e materiali elettronici; in tutto il mondo il quantitativo saliva a 40 milioni di tonnellate, pari in peso a 4.000 Torri Eiffel. In Cina ci hanno pensato alcuni settori lavorativi a smontare, utilizzare e rivendere parti e componenti di computer, ma quello era un lavoro che, per la qualità tossica dei materiali manipolati, provocava forte inquinamento ai polmoni; si ingeriva gratuitamente, infatti, sia polvere di carbone che fumi venefici e acidi corrosivi come il cadmio, il mercurio, il cobalto, il piombo. Si diffondevano sempre più malattie come tubercolosi, cancro, deficienze respiratorie. Gli oggetti trattati erano per lo più rifiuti elettronici che gli Stati Uniti d’America riversavano nelle botteghe dei riciclatori in Cina, India, Africa per un quantitativo dai 20 ai 50 milioni di tonnellate ogni anno. Da una parte il petrolio, all’altra il carbone, altro nemico non meno venefico per la natura. È l’Australia il più grande esportatore di carbone, ma la nazione non ha sottoscritto il Protocollo di Kyoto. L’Australia non faceva eccezione, nel 2015, ai danni da siccità, quella che da otto anni inferociva sulle colture di tutto il paese. Si erano persi 90.000 posti di lavoro nell’agricoltura. Non pochi imprenditori agricoli fallivano e risolvevano il dramma con il suicidio, uno in media per settimana ma con un incremento, negli ultimi tempi, del 40-50%, vero segno della disperazione che s’impadronisce dei più sfortunati. Si parlava della più feroce siccità dell’ultimo secolo. Niente acqua negli alvei, ma fiumi rossi di acido con Ph a una gradazione tale da farli simili all’acqua che introduciamo nelle batterie delle automobili: una vera e propria catastrofe ecologica. Ad Adelaide l’acqua delle condutture veniva dichiarata non potabile e si doveva ricorrere all’acquisto di acqua in confezioni nei supermercati. Si cercò di superare l’estrema carenza raccogliendo l’acqua piovana in cisterne da 1.000 a 4.500 litri. Gli incendi trovavano facile spazio a divampare. Sto comunque parlando di un fenomeno che andava propagandosi rapidamente anche in Europa. Io sono convinta che dire amore sia l’equivalente del dire creare, non già consumare. Se noi riduciamo, come abbiamo sempre fatto, i legami con la natura, finiremo per minacciare la nostra stessa sopravvivenza. Che cosa faremo quando avremo consumato tutte le nostre risorse? Già nel 2015 era giunto il momento di organizzare la vita dell’uomo attorno ai bisogni necessari, non al superfluo.
- Tosco. Un istante di pausa, Sirrah!… Possiamo essere più ottimisti o pessimisti? Sentite questa: era da poco iniziato l’anno 2012 che fu trovato, da un’équipe di studenti dell’Università di Yale negli Stati Uniti d’America, un fungo che sarebbe stato ben felice di essere invitato a un pranzo a base di plastica. Non scherzo, sto citando uno studio apparso sulla rivista “Applied and Environmental Microbiology” dove si parla di un fungo dell’Amazzonia che mangia volentieri il poliuretano, uno dei materiali più resistenti, e quindi meno degradabili, che sia mai uscito dalle mani dell’uomo. È un microrganismo del tipo tiopsis, microspora che può vivere con una dieta a base di sola plastica sia in presenza sia in assenza di ossigeno. Mica male, vero? Una bella garanzia per le nostre preoccupazioni di smaltimento![6]Ma, poi, non credo si debba trascendere più di tanto su questi argomenti! Ho le mie buone speranze, comunque. Mi è di conforto un bel passo avanti fatto dall’uomo in materia di inquinamento atmosferico; è il Solar Impulse, un aereo a inquinamento zero. Funziona a energia solare. A inizio estate del 2012 è atterrato a Ouarzazate nel sud del Marocco, proveniente da Rabat, dopo oltre diciassette ore e mezza di navigazione aerea. “Il volo è stato magnifico” ha affermato il pilota svizzero André Borscheberg. Solar Impulse è costruito in fibra di carbonio e pesa quanto una berlina. È azionato da quattro motori elettrici alimentati da una serie di celle posizionate sulle ali. È partito dalla Svizzera il 24 maggio 2012 e nel 2014 è previsto compia il giro del mondo. Coraggio, ragazzi, si riparte da qui, il progresso questa volta non ci tradirà.
- [1] Ludwig Wittgenstein, Vienna, 1889 – Cambridge, 1951, grande personalità accademica vicina alle correnti filosofiche del Neo-empirismo o Positivismo logico.
- [2] In Ludwig Wittgenstein, Conversazioni e ricordi, Vicenza, Neri Pozza Editore, 2005, Titolo originale Recollections of Wittgenstein, a cura di Rush Rhees, 1984, Oxford University Press, Traduzione italiana di Emanuele Coccia e Vincenzo Mingiardi, pag. 93, nota n° 5.
- [3] Notizia diffusa dal TGR “Leonardo” – RAI 3 – del 15 marzo 2005.
- [4] Notizia diffusa dalla trasmissione “Geo & Geo” – Rai 3 – del 02 marzo 2005.
- [5] Notizia diffusa dal TGR “Leonardo” – RAI 3 – del 03 marzo 2005.
- [6] Da Televideo del 3 gennaio 2012.
Immagine di Copertina tratta da Microbiology.
