Terre Amare
- Tiziano. Correva il mese di ottobre 2014 che il Pentagono Usa esibiva la seguente dichiarazione: i cambiamenti climatici sono una minaccia immediata alla sicurezza nazionale, con l’aumento di rischi derivati da malattie infettive, povertà globale, tempeste, siccità e carenza di cibo. Ma anche disastri di rilievo mondiale, tra i quali l’innalzamento dei livelli dei mari. È “a rischio la stabilità del nostro emisfero” affermava il segretario della Difesa, Hagel: le crisi in molti Paesi spingeranno “ondate migratorie di massa”.
- Almach. Poi i primi giorni del 2015: si disse allora che l’anno appena terminato, il 2014, era stato il più caldo dal 1891. Secondo i dati elaborati dall’Agenzia Meteorologica giapponese, Jma, il riscaldamento risultava costante. Pur in assenza dell’effetto “El Niño”, la temperatura globale superficiale era di 0,63° oltre la media del XX secolo, la più alta in assoluto. Su un periodo più lungo fu registrato un balzo di circa 0,70° per secolo.
- Tosco. È l’ultima del tardo maggio 2015. Sentite qua. Una partnership per contrastare i cambiamenti climatici è stata lanciata da Usa, Canada e Messico. Lo ha riferito il ministro canadese delle Risorse Naturali, Rickford, al termine del summit di Merida, in Messico, con il segretario dell’Energia Usa, Moniz e con l’omologo messicano Joaquin-Coldwell. Rickford ha precisato che non sono stati fissati target vincolanti ma che l’intesa, con la creazione di un gruppo di lavoro dedicato, “è volta a rafforzare la cooperazione sulle questioni legate ai cambiamenti climatici”.
Staremo a vedere, ma intanto non ci rendiamo conto che la terra sotto i piedi ci sta mancando in misura impressionante, e noi ci accontentiamo di parlarne, ne parliamo, discutiamo un po’, come abbiamo sempre fatto da decenni, da Kyoto in qua, ci piangiamo un po’ addosso, pensiamo a possibili progetti di intervento, ma l’unico obiettivo che riusciamo a raggiungere è quello di una prossima riunione per parlare, ancora, dei cambiamenti climatici. Non vogliamo prendere consapevolezza che sotto di noi c’è qualcosa che ribolle e che non tarderà a sfogarsi in uno starnuto così clamoroso da buttarci tutti in aria senza che di noi resti traccia alcuna. Queste stramaledette emissioni di gas a effetto serra e le temperature globali hanno raggiunto livelli record nel 2015 che fu il peggiore della storia moderna per questi parametri. La maggior parte degli indicatori di cambiamento climatico hanno continuato a rivelare una tendenza di riscaldamento del Pianeta, che ha registrato per il secondo anno consecutivo il record negativo. Questo è il resoconto che ci viene dal Rapporto annuale sul clima redatto da 450 scienziati di tutto il mondo. Il fenomeno climatico di El Niño è stato particolarmente forte nel 2015. Anche il livello delle acque ha toccato il suo massimo, con 70 mm di pioggia in più rispetto al 1993. E che facevamo noi, ospiti ormai indesiderati del Pianeta? Nulla di nuovo, nulla di propositivo che avesse un seguito concreto. Risale alla prima settimana di settembre 2016 la rivelazione che USA e Cina avevano aderito formalmente all’accordo sul clima siglato a Parigi su iniziativa dell’ONU per la riduzione dei gas serra. Fu il presidente americano Barack Obama ad annunciarli ad Hangzhou, in Cina, dopo l’analoga mossa di Pechino. L’accordo – queste le parole di Obama – potrà essere visto dalle generazioni future come “il momento in cui noi abbiamo alla fine deciso di salvare il nostro pianeta”. Il segretario generale Onu, Ban Ki-moon, si dichiarò “ottimista” in merito all’entrata in vigore dell’accordo di Parigi entro la fine del 2016. Contemporaneamente era l’Italia a dichiararsi pronta a ratificare la propria adesione all’accordo di Parigi sul clima. Lo rendevano noto i ministri degli Esteri, Gentiloni e dell’Ambiente, Galletti in una nota congiunta. “Nella cornice dell’ambizioso impegno europeo l’Italia è al lavoro per definire la sua legge di ratifica, con l’obiettivo di trasmetterla entro settembre 2016 alle Camere e poter completare l’iter parlamentare nel più breve tempo possibile”, si legge nella nota. - Tiziano. Sì, in effetti agli inizi di ottobre 2016 si diceva che in Italia il Consiglio dei Ministri aveva approvato il Ddl di ratifica dell’Accordo Cop21 di Parigi, collegato alla Convenzione quadro dell’Onu sul clima, adottato il 12 dicembre 2015. Il Ddl prevedeva la partecipazione dell’Italia alla prima capitalizzazione del Green Climate Fund per 150 milioni di Euro, 50 ogni anno fino al 2018. La plenaria del Parlamento Europeo aveva anche ratificato, quasi all’unanimità, l’accordo di Parigi sul clima con 610 voti a favore, 31 contrari e 36 astenuti. Erano 62 i Paesi ad aver ratificato l’accordo. Ma anche il Parlamento del Canada ratificava l’accordo di Parigi sul clima, con 207 voti a favore e 81 contrari. Pareva un buon inizio per un programma di controtendenza. Doveva infatti esserci un seguito promettente. Ecco allora che l’8 Novembre 2016 si apriva a Marrakech, in Marocco, la conferenza annuale dell’Onu sul clima (Cop22), la prima dopo l’accordo di Parigi, con il proposito di contenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2°. L’accordo di Parigi era stato firmato da 192 Paesi e ratificato da un centinaio. A Marrakech i negoziatori avrebbero dovuto stabilire il processo per renderlo operativo e trasformarlo in provvedimenti legislativi per ridurre le emissioni di gas serra, incrementare l’efficienza energetica e le energie rinnovabili. Restiamo alla prima metà del mese di novembre 2016. Era la volta dell’Organizzazione meteorologica mondiale che, in un rapporto diffuso a Marrakech in seno alla Cop22, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima, affermava: “Con l’innalzamento della temperatura è aumentata anche la frequenza e la violenza degli eventi meteorologici estremi – come siccità, piogge torrenziali, uragani e ondate di calore – registrati tra il 2011 e il 2015. Le catastrofi che si sono verificate nel corso di questo lustro hanno causato la morte di almeno 300.000 persone in tutto il mondo, ha calcolato la Wmo, mentre i danni economici hanno superato i 90 miliardi di Euro”. Intanto Hollande, dall’Eliseo alla Conferenza di Marrakech, preoccupato per le posizioni di Trump (appena eletto alla presidenza degli USA) sui cambiamenti climatici, affermava: “Gli USA, primo potere economico nel mondo e secondo Paese per emissioni di gas serra, devono rispettare l’accordo di Parigi sul clima. Nessuno si può considerare al riparo”. Nel contesto, confermavano il proprio impegno la Cina e il Brasile, mentre l’Europa si faceva paladina del sostegno alla causa del Pianeta. “Posta in gioco è l’esistenza dell’uomo”, incalzava il re Mohamed del Marocco, esortando a “tradurre gli impegni in azioni”. Non ultimi, gli Stati Africani chiedevano maggiori investimenti per l’adattamento. “Il tempo gioca a nostro sfavore, ma non ci fermeremo”, assicurava Ban Ki Moon.
- Tosco. Vi riporto alla tarda primavera del 2017. L’Istituto degli Studi Ambientali di Amsterdam si pronunciava sul rischio idrogeologico che si stava minacciosamente profilando in Europa. Si diceva che le alluvioni sarebbero aumentate costantemente di intensità e frequenza negli anni a venire e sarebbero raddoppiate attorno al 2050. Furono chiamati in causa i 195 Paesi dell’Accordo di Parigi, con il compito di darsi da fare senza attendere oltre, per frenare il riscaldamento globale. Le emissioni dei gas serra erano cresciute di quasi il 50% a muovere dagli anni ’90 costituendo una seria minaccia per l’umanità intera. Sapete cosa vi dico? Qui si parla di umanità ossia della popolazione tutta del Pianeta, eppure abbiamo continuato imperterriti a bruciare combustibili fossili e a impregnare l’atmosfera di gas devastanti. Dovevamo convincerci che le mezze misure non servivano più. L’attenzione allo sviluppo e alla crescita economica doveva prendere una direzione diversa. Non si poteva chiedere alla Natura di piegare ancor più la schiena e sopportare ancora il peso delle nostre offese. Non si trattava ormai di trovare antidoti per addomesticare i danni prodotti; si trattava, ed era diventato d’obbligo, di ricorrere a rimedi drastici. Il nostro Pianeta era come un ferito grave di guerra: non si poteva pretendere da lui che ancora si sobbarcasse le fatiche di nuove imprese combattive, avremmo dovuto lasciarlo degente, prodigandogli ogni cura necessaria nel tentativo di ristabilirlo e di fargli recuperare le primitive energie. Tutto questo a iniziare dall’aria che respiravamo. Nella corsa a inferire ferite gravi alla nostra dimora cosmica siamo stati campioni. Soltanto in Italia avevamo procurato danni alla produzione agricola, a strutture e infrastrutture, come diretta conseguenza dei cambiamenti climatici, per più di 14 miliardi di Euro. Bella cifra, vero? E non si poteva evitare di bruciarla e invece utilizzarla in opere utili alla società umana? Era il tempo in cui in casa Coldiretti si consigliavano sia un nuovo modello di sviluppo sia l’adozione di stili di vita più attenti all’ambiente nei consumi di fronte all’evidente accelerazione del surriscaldamento. Eppure è appena sufficiente guardarsi attorno: è sempre stata una corsa inarrestabile a godersi la vita, a far correre mezzi a motore sempre più potenti e di brillanti prestazioni, a spostarsi e a consumare senza riserve. Il rimedio, a fronte di questo andazzo, era soltanto quello di rallentare le nostre corse, a iniziare da coloro che detenevano le possibilità maggiori e ad accontentarci di un tenore di vita più modesto. Ma mi avvedo che sto parlando al vento e sono subito smentito dalle notizie che proprio il 7 giugno 2017 provenivano per bocca del presidente dell’Enac, Riggio, contenute nel Rapporto per l’Aviazione civile. Ossia il mercato del trasporto aereo era in costante crescita e puntava al raddoppio del traffico nei successivi venti anni, poiché l’economia accelerava trainata dai consumi e dalla crescita dei servizi.
- Tiziano. E io vi voglio riportare ancora oltre, al 43º vertice del G7 che si svolse a Taormina, in Sicilia, il 26 e 27 maggio 2017. La riunione delle sette maggiori economie avanzate era guidata dal presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni. Per la quarta volta consecutiva, dopo la sospensione della Russia dal G8 nel marzo 2014, il vertice si tenne nel formato G7. Anche il rappresentante dell’UE e il Presidente del FMI erano, come sempre, presenti all’incontro. Tutti d’accordo sulla riduzione delle emissioni serra, eccetto Trump che avrebbe pensato a qualche soluzione congeniale a tutti gli Americani.
- Sirrah. Entrava il mese di luglio 2017 e le fonti di informazione enunciavano: “Entro il 2020 meno gas serra o sarà disastro. Ghiacciai artici sciolti, isole sott’acqua, deserti estesi, disastri climatici. Questo lo scenario sulla Terra se entro tre anni non si ridurranno le emissioni di gas serra, secondo l’Accordo di Parigi sul clima, limitando il riscaldamento globale entro i due gradi dai livelli dell’epoca preindustriale. L’allarme è di 60 politici, scienziati, imprenditori ed economisti mondiali. Servono politiche adeguate. Misure? 30% di energia da fonti rinnovabili, piani di decarbonizzazione, 15% di veicoli elettrici nelle vendite, ridurre deforestazione, dimezzare emissioni industriali, 1.000 miliardi di dollari all’anno dal sistema finanziario per il clima.” – Questo è quanto mi risulta, ma io la penso un po’ diversamente. Le Nazioni di tutto il mondo hanno sempre corso a crescere. È stata la parola del ventesimo e del ventunesimo secolo: crescita dell’economia, crescita dei consumi, crescita del Pil, crescita della produzione industriale, crescita, in sostanza, della ricchezza e del benessere per tutti. Un ideale niente male, veramente, ma per arrivare a tanto è necessaria energia, molta energia, sempre più energia. E produrre energia è sinonimo di creare scarti e inquinamento. Ora, per evitare di massacrare il nostro malato Pianeta, dovremmo forse accontentarci di adattarci a un ritmo di vita meno ambizioso, più morigerato. Già, e chi comincia? Se sarò io a iniziare verrò trattata alla stregua dello scemo del villaggio, forse che qualcuno seguirà il mio esempio? E come risponderanno a tale richiesta i nostri ragazzi, i nostri giovani che abbiamo cresciuto nella falsa convinzione di essere venuti al mondo per godere, per avere tutto, subito e con il minimo o nullo sforzo? Eppure a lanciare l’allarme sono stati scienziati non solo, ma anche politici e imprenditori, persino gli economisti. Auto elettriche? Come se per il loro funzionamento silenzioso si eliminasse l’inquinamento. Per generare energia elettrica sufficiente a far correre quelle auto si dovrà bruciare una quantità impensabile di idrocarburi e la pestilenza nell’aria non diminuirà. E, al problema dello smaltimento degli accumulatori invecchiati, proprio non è il caso di pensarci? Dimezzare le emissioni industriali? Con quali conseguenze immediate? Disoccupazione, crisi dei consumi, inflazioni a non finire. Non credo che siamo tanto bravi al punto di trovare la soluzione al gravoso problema. La soluzione la si sarebbe dovuta trovare e applicare almeno nel periodo a cavallo tra i due conflitti mondali. Ora è tardi, troppo tardi, ma, ancora, quei sessanta esperti hanno detto il giusto, e se ne sono accorti solo ora?
Immagine di Copetina tratta da Archello.
