Terre Amare
- Tosco. Ma che aria buona, ragazzi! Che delizie buttiamo giù nei nostri polmoni! E sentite che cosa diceva il grido di allarme lanciato dal commissario europeo all’ambiente, Potocnik, a metà dicembre 2013, mentre annunciava per il 18 gennaio 2014 la presentazione di una proposta per l’adozione di nuove regole sulla qualità dell’aria che tutti respiravamo. Diceva che nell’Unione europea si registravano già allora dieci volte più morti a causa dello smog che a motivo di incidenti stradali. Con oltre quattrocentomila morti premature sopraggiunte nel 2010 lo smog era passato in testa alla classifica dei killer ambientali. Insieme al cumulo della immane disgrazia ambientale balzavano in evidenza i costi enormi affrontati per la salute dei cittadini e per l’economia, con danni stimati tra i 330 e i 940 miliardi di euro l’anno. Questo lo scotto pagato per la conquista del benessere.
- Almach. A cosa sto pensando? Ai bambini, ancora. Sì, perché sto meditando su che cosa lasceremo loro in eredità su questo tormentato pianeta. Forse neppure l’aria per respirare. Mi spiego. L’agenzia Onu “World Metereologic Organization” ha emesso un rapporto nel corso di una presentazione nella sede di Ginevra. Il contenuto del rapporto parla di un nuovo record negativo dei gas serra, altro che raggiungimento degli obiettivi del Millennio, previsto per il 2015! L’anno scorso il livello di gas serra nell’atmosfera ha superato il 141% nei confronti di quanto si registrava ai tempi dell’epoca preindustriale. Ancora in primo piano il killer per eccellenza, il diossido di carbonio, il famigerato CO2 che ha un peso preponderante sul fenomeno del surriscaldamento dell’atmosfera terrestre. Il parere dell’Onu è che, a fronte dei 2 gradi centigradi or ora già superiori a quanto ci si potrebbe aspettare, vediamo purtroppo allontanarsi sempre più l’obiettivo che riguarda la riduzione della temperatura globale. E, come se non ce ne fosse abbastanza della natura con le sue avversità, ci mettiamo pure noi a darle una mano. Il Pinatubo, nel 1991, tanto per portare un esempio, riversava nell’atmosfera qualcosa come venti milioni di tonnellate di anidride solforosa nei dintorni delle Filippine. Noi umani, per non essere da meno, all’alba del ventunesimo secolo già riuscivamo a produrre ogni anno ottanta milioni di tonnellate di anidride carbonica. Ma, signori miei, che cosa stiamo facendo? Stiamo continuando a sognare? Oppure ci illudiamo più o meno consapevolmente che basta non farci caso e continuare a vivere come abbiamo sempre fatto? Intanto strade e autostrade straripano di mezzi a motore, le ciminiere sparano nell’aria quantità paurose di veleni, le linee aeree vanno martoriando il cielo con serie di scie chimiche dal volto minaccioso, terra e acqua non ne possono più di ingurgitare sostanze tossiche. Fino a quando? Già, indietro non si torna. Ma stiamo scivolando in un baratro infernale, e ci piace così, come pare. I nostri figli? Vogliamo pensarci per un solo istante?
- Mirach. Poi, la bella primavera del 2014 ci portava l’ennesima triste notizia. Livelli record di emissioni di gas serra, aumentati tra il 2000 e il 2010 più rapidamente che nei tre decenni precedenti. Sono dati provenienti dal rapporto clima presentato a Berlino dal Gruppo intergovernativo di esperti Ipcc, che invitava a “non sottovalutare” le conseguenze sull’inquinamento atmosferico. Per gli scienziati è possibile ridurre l’aumento della temperatura globale di 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali tagliando entro il 2050 le emissioni del 40-70% (rispetto ai valori del 2010) per arrivare a un valore prossimo allo zero entro la fine secolo. Ciò comporterebbe un rallentamento della crescita mondiale del 0,6% del Pil annuo.
- Tosco. Ma che robe! E, poi, tagliare le emissioni? Decarbonizzare? Sappiamo benissimo che il Protocollo di Kyoto, in mezzo a tutti quei bei propositi, non era stato firmato dagli Stati Uniti d’America, e dunque sappiamo ancora meglio dello sfacciato disimpegno degli USA, dell’India, del Giappone, della Russia e del Canada, i più grandi produttori di gas tossici, a fronte del problema trattato.
- Mirach. Kyoto, un bel dire! Nonostante il Protocollo di Kyoto, nel 2011 è stato registrato il record mondiale delle emissioni di CO2. È stato raggiunto un nuovo primato con lo scarico nell’atmosfera terrestre di 34 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio in soli dodici mesi. La stima era stata operata da Iwr, il Forum economico per le energie rinnovabili. In testa alla classifica dei responsabili di emissioni stava la Cina con 8,9 miliardi, poi gli Sati Uniti d’America con 6 miliardi, l’India con 1,8 e la Russia con 1,7. Nel 1990 la cifra globale si era assestata sui 22,7 miliardi di tonnellate annui. A fine novembre del 2012 la Conferenza Onu sui mutamenti climatici andava affannosamente cercando risposte per l’anno a venire, il 2013, allorquando anche Kyoto ebbe esaurito il proprio mandato per salvaguardare la salute del mondo (da Televideo del 14 novembre 2012).
- Ottero. Sì, perché all’epoca il degrado del suolo e dell’acqua minacciava una notevole quantità di produzioni per l’alimentazione umana in tutto il mondo, con il rischio concreto che l’anno 2050 quando, come ci indicano le previsioni, nove miliardi di persone poseranno i piedi sul suolo del Pianeta, sarà proprio questo ad aver perso la possibilità di fornire cibo sufficiente per il sostentamento delle popolazioni. Un rapporto Fao, l’Organizzazione dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura, diceva che, già a fine 2011, era degradato il 25% della superficie agricola mondiale. I tassi di crescita della produzione stavano rallentando, e tutto ciò portava il Direttore della Fao, Diouf, a esclamare: “Azioni risolutive devono essere prese ora!”.[1]
- Tosco. Eh, già! Sennonché i negoziati sul clima dovevano riprendere a fine anno 2012. A Doha, nel Qatar, si riuniva il summit Onu sull’emergenza climatica, con la partecipazione dei delegati di oltre 190 nazioni e di oltre settemila membri di Organizzazioni non governative, il cui compito era quello di preparare il lavoro per la sessione ministeriale fissata tra il 4 e il 7 dicembre. Era la prima volta che un summit sul clima si teneva in un Paese fra i principali produttori di combustibili fossili. Tra gli obiettivi un nuovo accordo contro i cambiamenti climatici, l’adozione del secondo periodo di impegno del protocollo di Kyoto e un nuovo taglio delle emissioni. In particolare si sarebbero dovute prendere decisioni su come i Paesi avrebbero contribuito a limitare il riscaldamento globale contenendolo entro i due gradi centigradi. A Doha si andava cercando di stabilire un’intesa per rinnovare gli impegni del protocollo di Kyoto, in scadenza a fine anno 2012. L’Unione Europea, sostenitrice di un accordo vincolante, e la Svizzera garantirono la sottoscrizione. Ma ecco ancora i recalcitranti: Stati Uniti, Canada, Giappone e Russia si dicevano da subito contrari. Australia e Nuova Zelanda dovevano ancora pensarci prima di arrivare a una decisione. Il gruppo Basic dei Paesi emergenti Brasile, Cina, India e Sud Africa erano del parere che si sarebbe dovuta mantenuta una distinzione chiara fra responsabili di Paesi ricchi e di Paesi poveri sulla produzione dei gas serra. Intanto si diffondeva l’ennesimo allarme del programma Onu per l’ambiente: senza interventi rapidi, entro il secolo il pianeta si sarebbe riscaldato di tre gradi. Green-Peace chiedeva che a Doha venissero adottati gli emendamenti del protocollo di Kyoto allo scopo di concludere un accordo vincolante che fosse partito già dal primo gennaio del 2013. – Sempre la solita musica, che ne dite? Parole a profusione, impegni da una parte, poi non mantenuti, e congelamenti dall’altra, e nel frattempo l’atmosfera sta per scoppiare! E poi vieni a sapere che i Repubblicani, negli USA, hanno nominato un certo Smith alla presidenza della Commissione Scienza della Camera, un certo Smith che negava l’esistenza del problema connesso al riscaldamento globale[2]. Ma come vanno d’accordo le due cose! Contrari a un accordo vincolante sui tagli e un tizio che fa passare per una bufala il surriscaldamento ambientale, non c’è che dire, ben architettato come idea, e in piena coerenza di propositi!
- Tiziano. Ma c’è di più in questa corsa che chiamerei ai tentennamenti, a un passo avanti e due indietro. Sì, è vero, a fine 2012, prima che arrivasse a esaurimento, il Protocollo Di Kyoto veniva esteso sino al 2020. L’impegno a ridurre ulteriormente le emissioni di gas serra era tuttavia mantenuto soltanto dall’Unione Europea e da qualche altro Paese. Decidevano di restarne fuori i Paesi “grandi inquinatori” come la Cina, gli Stati Uniti d’America, il Giappone, il Brasile, l’India. Si arrivò a un accordo, il Foha Climate Gateway, ma esclusivamente per indicare il percorso da seguire per garantire la sicurezza climatica, senza che si fossero fatti reali passi in avanti. Ancora parole, dunque, ancora progetti, previsioni, statistiche sul futuro, ma non si metteva mano all’azione. S’intravedevano anche vaghe promesse in merito ai finanziamenti da elargire ai Paesi in via di sviluppo, i quali in effetti si aspettavano di più ossia una definizione precisa degli stanziamenti. L’accordo sul clima stipulato a Doha non era altro che una prima tappa sulla strada della riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Ancora una prima tappa. Non affatto risolutiva, come una gara sportiva che non si fa per mille motivi e viene di volta in volta rimandata. “Ma i governi devono fare di più”, così si esprimeva il segretario generale Onu, Ban-Ki-Moon commentando l’intesa raggiunta a Doha. “Sono state poste le basi per un accordo completo e stringente da raggiungere per il 2015” contro il riscaldamento climatico, ha spiegato. – Le basi, a parer mio mentre metto giù questi appunti, si sarebbero dovute porre almeno cinquant’anni prima. Era come continuare a gettare fondamenta di qua e di là per costruire grattacieli e i grattacieli non si vedevano.
- Ottero. Poi arrivava anche il 2014 con un bel bagaglio di notizie poco confortanti. Nel mese di settembre l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) delle Nazioni Unite annunciava che le emissioni dei gas serra avevano raggiunto, l’anno precedente, un livello record nell’atmosfera e negli oceani con il maggior incremento di CO2 nel solo arco di un anno rispetto al periodo che andava dal 1984 al 2013. Un incremento dovuto anche a una minore capacità della Terra di assorbire i gas. La stessa deforestazione e acidificazione degli oceani limitava la capacità della biosfera di reagire alle emissioni umane. Poi la notizia, all’inizio di novembre, della concentrazione di gas serra salita ai più alti livelli mai raggiunti nell’atmosfera in 800 mila anni. Tanto veniva annunciato da un gruppo di esperti dell’Onu in materia di clima (Ipcc) nella seduta di Copenaghen. Le emissioni mondiali, si disse, si sarebbero dovute ridurre del 40% sino al 70% tra il 2010 e il 2050, per annullarsi nel 2100. Bella la prospettiva, vero? Ma intanto la temperatura media della superficie terrestre e degli oceani era salita di 0,85° tra il 1880 e il 2012. L’impegno internazionale sul tema si riprometteva di continuare nel dicembre 2014 a Lima (Perù), ultimo appuntamento prima del summit di Parigi nel 2015.
- Almach. Cosicché, agli inizi del 2015, già si leggeva sui giornali: “Se il mondo non agisce subito, entro il 2030 ci sarà un miliardo in più di persone in povertà estrema: l’allarme è di mille organizzazioni promotrici della campagna Action/2015. Chiedono ai leader mondiali un impegno concreto per sradicare la povertà, fermare i cambiamenti climatici, rimuovere le diseguaglianze. Secondo la coalizione i summit in programma a New York sullo sviluppo sostenibile e a Parigi sul clima possono fare del 2015 “uno degli anni più importanti per il pianeta”. Con azioni decise, entro il 2030 il numero dei poveri può calare da un miliardo a 360 milioni; al contrario, per quella stessa data, il numero delle persone in povertà estrema potrebbe crescere di 1,2 miliardi”.
- Tosco. Già, il 2015! Ma lo sai che cosa si diceva del 2015 ai primi di agosto dell’anno successivo? Si diceva che le emissioni di gas a effetto serra e le temperature globali avevano raggiunto livelli record, proprio nel 2015, dichiarato come il peggiore anno della storia moderna per quanto si riferiva agli indicatori accennati. “La maggior parte degli indicatori di cambiamento climatico hanno continuato a rivelare una tendenza di riscaldamento del Pianeta che ha registrato il secondo anno consecutivo il record negativo”. Tutto questo nel Rapporto annuale sul clima redatto da ben 450 scienziati di tutto il mondo. Il fenomeno climatico di El Niño, si diceva, era stato particolarmente forte in quell’anno famigerato. Anche il livello delle acque aveva toccato il suo massimo, con 70 millimetri di pioggia in più rispetto al 1993.
- Tiziano. E, infine, l’inquinamento è pervenuto a una soglia tale di gravità da essere valutato come agente mortale. Era la fine di maggio del 2016 e si diceva che l’inquinamento era responsabile, ogni anno nel mondo, della morte di un numero di persone 234 volte superiore a quello delle vittime dei conflitti armati. La notizia giungeva da un rapporto delle Nazioni Unite, Agenzia Onu per l’Ambiente (Unep) e Organizzazione Mondiale della Sanità. Il rapporto, presentato a Nairobi a 2.300 delegati per l’Assemblea Onu Ambiente, riportava che le morti premature legate al degrado, nel 2012, furono il 23%, pari a 12,6 milioni sul totale. C’è di più. In piena estate 2016 arrivava una decisione della Commissione Ue, tratta dal suo pacchetto per un’economia a basso contenuto di carbone. All’Italia veniva richiesto di tagliare del 33% le sue emissioni di CO2 entro il 2030, rispetto a quella rilevata nel 2005. La Commissione Ue dava le misure necessarie per la realizzazione degli obiettivi climatici in vista dell’anno 2030. Be’, restavano soltanto quattordici anni, pochi per la verità, ma era la prima volta che si prevedevano obiettivi annuali paese per paese, con sforzi in tutti i settori economici incluse l’agricoltura e le foreste. Erano anche previste diverse flessibilità per consentire agli Stati membri di gestire gli obiettivi senza danni per l’economia.
- Tosco. Già, si va parlando anche degli oceani, quelli che tengono in serbo, sempre meno gelosamente, spaventose quantità di gas metano, come fu rilevato, a esempio, nel Golfo del Messico. Metano che preme per uscire alla superficie, sospinto da una pressione che potrebbe non essere contenuta all’infinito. Se ci saranno emissioni di gas metano dal fondo degli oceani l’umanità intera verrà soffocata e basterà la scintilla di un fulmine per incendiare la nuvola assassina e cancellare ogni traccia di vita sul nostro pianeta. Vi voglio soltanto accennare di sfuggita al Vertice Onu che si tenne, a inizio autunno 2014, al Palazzo di vetro di New York con oggetto i cambiamenti climatici. L’ennesimo piangerci sulle spalle: secondo i dati del Global Project, citati dal New York Times, le emissioni di gas serra continuavano imperterrite a crescere, del 2,3% a livello mondiale nel 2013 e del 2,9% nei soli Stati Uniti d’America.
- Ottero. Quando Greenpeace e Wwf, nel primo autunno del 2014, organizzarono il convegno “Europa 2030: obiettivi ambiziosi per la lotta ai cambiamenti climatici e l’energia”, posero alla Ue e all’Italia la seguente pressante richiesta: “Il nuovo accordo su clima ed energia deve contenere una riduzione delle emissioni di gas serra che vada ben oltre il 40%, almeno il 55%” insieme a un “obiettivo vincolante per l’efficienza energetica che vada oltre il 30%, si propone il 40%”, portando “le rinnovabili al 45%”. Ma vi figurate? Con l’andazzo che c’è stato, aumenti su aumenti di emissioni, altro che riduzioni! Si sapeva, si è sempre saputo che le cose sarebbero precipitate a danno dell’ecosistema, ma chi poteva ha continuato a consumare, sempre di più, e a inquinare senza remissione.
[1] Da Televideo del 29 novembre 2011.
[2] Da Televideo del 28 novembre 2012.
Immagine di Copetina tratta da WMO.
