Dove vai, Pensiero? Parte 2 di 20

Mario Bruno

“… è ben facile pensare come tutto il mondo pensa,

ma pensare come tutto il mondo penserà

fra trent’anni non è da tutti.”

(Arthur Schopenhauer – 1788/1860 – “Il fondamento della morale”, 1840)

“L’incivilimento ha mitigato

La tirannide dei bassi tempi,

ma l’ha resa eterna”

(Giacomo Leopardi “Zibaldone di Pensieri”)

Monte Tenibres, Alpi Marittime. Contemplando il panorama che si apre a tutto tondo, dalla cerchia delle Alpi italiane occidentali alla Pianura padana sino al Mar Ligure. In una giornata tersa ed eccezionalmente trasparente.

  • Sirrah. Oh, finalmente in cima. È un bel camminare per arrivare fin quassù! Accidenti, però, ne valeva sul serio la pena: è meraviglioso, c’è un panorama stupefacente, mai visto in una luce così accesa. Pare di volare, tale è la purezza di tinte che si offre allo sguardo. Cosa posso dire… Evviva il 2008, l’anno del pianeta Terra! Allora, ci fermiamo qui, che ne dite?
  • Almach. Bene, certo, e senza fretta per la discesa. Con questo sole, poi, pungente al punto che pare trafiggere le membra da parte a parte … e l’aria, così fine e frizzante da mettere in corpo una strana euforia …
  • Tiziano. Uno spettacolo davvero incantevole. E … guardate laggiù, sulla pianura, quanto sono piccoli i paesi che ospitano la gente come noi. Eppure già si leva qualche filo di fumo e s’accresce e s’intensifica sino a coprire poco alla volta fasce sempre più estese di territorio.
  • Mirach. Sono le fabbriche. Laggiù c’è una zona a forte concentrazione industriale, ecco perché quella coltre nebbiosa. E là sotto stanno a pompare nei polmoni quel putridume alcune migliaia di persone come noi.
  • Ottero. Stando là non ci fai quasi più caso, ma da qui certo la prospettiva è molto diversa.
  • Tiziano. Visto da qui, il nostro mondo della tecnologia e della industrializzazione assume una fisionomia estranea, come qualcosa di incredibile, di inconcepibile. Così nel piccolo. E nel grande? Pensiamo mai a ciò che succede sul nostro pianeta a furia di svendere veleni e di accumulare inquinanti? Quella nuvoletta che vediamo là in fondo, per noi che siamo in cielo, è una cosa irrisoria. Non ci rendiamo conto che, invece, è la manifestazione di una malattia in rapida propagazione, una malattia che sta minacciando l’intero pianeta.
  • Mirach. Sì, lo credo anch’io. Per la terra, per l’aria e per le acque. L’uomo dell’era dei consumi sta impregnando ogni elemento del globo con sostanze di rifiuto enormemente minacciose per la salute complessiva del globo stesso. Lo chiamano smaltimento dei rifiuti. In realtà non è altro che produzione e accumulo di rifiuti, composti chimici e affini devastatori del mondo organico.
  • Tiziano. Da una stima effettuata al concludersi del millennio scorso è emerso che in un solo anno veniva dispersa nell’atmosfera terrestre tanta anidride carbonica che, messa tutta insieme e compressa, avrebbe formato un blocco del peso di sei miliardi e trecento milioni di tonnellate [1].
  • Ottero. E pare che, nonostante gli accordi stipulati a livello mondiale, quello di Kyoto e tutti gli altri, le emissioni, anziché diminuire come dovrebbero fare e anche in modo drastico, siano andate appesantendosi, con tutte le conseguenze che sappiamo. Per non dichiararci già da subito catastrofisti, tuttavia, facciamo le dovute riserve: qualche idea quasi geniale c’era stata, subito dopo Kyoto. Si era pensato di mettere insieme tutto il prodotto mondiale annuo di emissioni inquinanti, entro una soglia di tollerabilità per uno sviluppo sostenibile, suddividerlo in parti come si farebbe con una torta spartita in tante fette, e attribuire a ogni Nazione con produzione industriale una fetta della dimensione proporzionata al funzionamento della macchina produttiva. Sennonché, come sempre accade quando ci si mette d’impegno nello scoprire nuove vie per la tutela del proprio vantaggio, ci fu chi si fece venire un’idea che per genialità sembrava insuperabile: la fetta che mi date non mi basta, io devo produrre di più e quindi consumare e inquinare di più; allora, visto che ho i soldi, sono disposto a comprare le fette di quelli che non si trovano al mio livello di industrializzazione. Questa la logica: togli da una parte e metti dall’altra, tanto, poi, c’è sempre qualcuno che può aspettare a lanciare il progresso interno; alla fine i conti tornano e siamo tutti contenti. Di questo passo, però, dove si arriverà? Gli accordi non parlavano di uno scambio di fette all’interno della torta; parlavano di riduzione delle emissioni, in tempi brevi e senza rimandi. Non solo, ma la riduzione, per essere efficace, si sarebbe dovuta verificare in modo drastico e massiccio.
  • Tiziano. C’è da dire qualcosa di più su Kyoto. “Dovremo dimostrare una maggiore responsabilità nei confronti degli ecosistemi dai quali dipende ogni forma di vita”. Queste le parole del Segretario generale dell’O.N.U. Kofi Annan nell’atto di guardare al Vertice mondiale di Johannesburg che si sarebbe tenuto dal 26 agosto al 4 settembre 2002 per la definizione dei termini di uno sviluppo sostenibile rispettoso della preparazione di un futuro per le nuove generazioni, sotto tutti gli aspetti, quello economico come quello ambientale e sociale. L’intesa di salvaguardia della vita sul pianeta, condivisa dal maggior numero possibile di Nazioni, doveva porsi come il momento di attuazione degli accordi a cui si era pervenuti dieci anni prima – giugno 1992 – alla Conferenza delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro. In quella sede si era parlato dell’istituzione di un documento, poi chiamato “Agenda 21”, nel quale si raccoglievano gli obiettivi e le linee d’azione che avevano trovato d’accordo ben 170 Paesi su scala mondiale. Poi sarebbe arrivato Kyoto, con serrate sedute di lavoro che si protrassero per tutta la prima decade del mese di dicembre 1997. In vista di tale evento l’Europa aveva preparato una proposta che avrebbe impegnato tutti gli Stati membri a ridurre le emissioni di gas-serra del 10-15 per cento prendendo come riferimento di partenza la produzione di anidride carbonica presente al 1990. Come poi siamo venuti a sapere, anche gli Stati Uniti intervennero nel dibattito, ma con la tendenza a dilazionare nel tempo l’attuazione di provvedimenti pratici. Il Giappone, per conto suo, presente, al pari degli Stati Uniti, fra i maggiori produttori di inquinanti nel mondo, avanzava l’ipotesi dell’abbassamento dell’incremento di restrizioni, portandolo al cinque per cento. Si giocò a lungo sull’adozione di una percentuale che andasse bene per tutti e che, nello stesso tempo, soddisfacesse le esigenze di tutela dell’ambiente a livello globale. Al termine dei lavori fu redatto un testo che prevedeva, per i Paesi industrializzati, l’impegno di ridurre le emissioni inquinanti del 5,2 per cento a fronte dei livelli esistenti nel 1990, e questo entro il periodo 2008-2012. – Andiamo avanti? Arriviamo alla fine del 2007 con la dichiarazione apocalittica del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ai delegati di 190 Paesi interessati al problema dei mutamenti climatici: “Se non si agisce, sarà una catastrofe”[2]. Il famoso Protocollo di Kyoto, firmato nel 1997 ed entrato in vigore nel 2005 con scadenza prossima nel 2012, ha stabilito misure di contrazione delle emissioni serra ampiamente disattese. Dati alla mano, c’è soltanto da prevedere che dal momento presente sino al prossimo secolo si assisterà a un ulteriore surriscaldamento del pianeta Terra compreso fra 1,8 e 4 gradi centigradi. Ultimamente nel gioco a effetto distruttivo sono entrati Paesi in via di sviluppo come la Cina e l’India i quali, nel periodo intercorrente tra il 1990 e il 2004, hanno aumentato le emissioni serra rispettivamente del 47% e del 55%. E, come se ancora non ce ne fosse abbastanza, con la Conferenza di Bali svoltasi nel mese di dicembre 2007 vediamo tre Paesi, Stati Uniti d’America, Canada e Giappone che non si fanno grossi scrupoli per quel che sta accadendo sulla testa di tutti e suggeriscono con estrema disinvoltura di rendere le politiche di riduzione dei gas serra soltanto facoltative, ignari della catastrofe imminente che incombe sull’umanità intera come una spada di Damocle. E, tutto sommato, anche quelle di Bali sembrano risoluzioni da farsa, a sentire gli impegni presi a muovere soltanto dal 2009 al 2013, tanto che nel giro di due o sei anni si crede di sanare l’atmosfera dai gas distruttivi, mentre è più verosimile pensare che quelli aumenteranno a progressione geometrica; vedi il progresso, vedi la domanda di energia, vedi i Paesi emergenti, vedi il rimandare sempre a domani quello che si doveva fare ieri. Nonostante la lungimiranza dei propositi condivisi a larga maggioranza. La Conferenza internazionale di Bali, la tredicesima in argomento di cambiamenti climatici, dopo una tornata di tredici giorni di lavoro per 190 Nazioni di diversa provenienza ha chiuso i battenti il 15 dicembre 2007 ponendo come obiettivo da raggiungere l’abbattimento del 30%, ovvero dal 25 al 40% a seconda dei casi, delle emissioni di gas serra nel mondo. Tutto ciò entro il 2020. Ma, guardate qua, uno stralcio di giornale dell’anno che andava a seguire: lo scioglimento progressivo dei ghiacci ai poli provocherà in relativamente breve tempo, come se già non bastasse l’innalzamento del livello dei mari, una ingente liberazione di gas metano nell’atmosfera, con un incremento impressionante dell’effetto serra.[3] Intanto veniamo a sapere che le dinamiche di riscaldamento del pianeta, al ritmo di crescita attuale, a partire dal 2050 potrebbero provocare l’esodo di oltre 150 milioni di disperati verso lidi di nuova speranza e altri 185 milioni di persone, a quanto riferisce il Rapporto ONG inglese Christian Aid, potrebbero perdere la vita entro la fine del secolo per cause connesse ai cambiamenti climatici.[4] La corsa ai ripari continua: a ottobre 2011 si parla di una sessione di negoziati Onu a Panama, sui cambiamenti climatici, in vista della Conferenza di Durban per la fine dell’anno, la diciassettesima conferenza mondiale sul clima[5]. Ma i negoziati, che ai primi di dicembre non erano ancora approdati a una conclusione di qualche effetto, non facevano che ribadire la presa d’atto della malattia che colpiva la salubrità del pianeta: i 36 miliardi di tonnellate annui di CO2 buttati nell’atmosfera che sarebbero diventati 55 nel 2020 al ritmo di crescita ormai in rapida progressione verso un aumento devastante di tre gradi centigradi della temperatura globale. Il limite, si diceva, non avrebbe dovuto superare i due gradi centigradi, cosa che sarebbe stata possibile contenendo le emissioni nel già molto preoccupante quantitativo di 44 miliardi di tonnellate di gas serra annui per il 2020.[6] Dunque via libera a un trattato salva-clima di ampia portata, con un nuovo slogan “fare presto per raggiungere un accordo globale”. Lo chiamarono Kyoto 2 e avrebbe avuto la funzione di fare da ponte verso l’atteso accordo da attuarsi nel 2020, sennonché Giappone, Russia e Canada da tempo avevano annunciato il loro no al varo del secondo periodo di applicazione concreta del protocollo. Di buono c’era che veniva approvata l’attuazione del Fondo verde di cento miliardi di dollari da stanziare per aiutare i Paesi emergenti a sostenere azioni contro il riscaldamento globale.[7] La morale? Nessuna premura, signori, vedremo il 2015, vedremo il 2020, vedremo… e intanto la Natura ci penserà lei a trovare una soluzione molto più drastica e risolutiva alla situazione.
  • Mirach. Disperati, hai detto. E hai detto bene! Perché le previsioni per un futuro di pacifica convivenza non cadono così rosee come da molte parti si vorrebbe far passare per certo. Io credo piuttosto che prima o poi, ma molto presto in ogni caso, si avvererà un cataclisma sociale di enormi proporzioni e di inaudita ferocia, tale da riecheggiare le parole pronunciate da Marat ai tempi della Rivoluzione Francese: “L’uomo ha il diritto di strappare all’altro non solo il superfluo ma anche il necessario; per non soccombere egli stesso, ha il diritto di sgozzare l’altro e di divorare la sua carne palpitante!
  • Tosco. Oh, Dio, che bella prospettiva, speriamo che le cose vadano diversamente! Meno male che c’è il Protocollo di Kyoto, meno male che c’è la Conferenza di Bali! Finalmente la maggior parte dei nostri simili con le mani sui bottoni hanno messo la testa a posto e noi potremo dormire sonni tranquilli.
  • Mirach. Dici? Se gli impegni fossero stati rispettati, ribadisco! Noi spesso ci lamentiamo se i nostri figli, ancora adolescenti, fanno mille promesse e si lanciano in mille ottimi propositi per poi, immancabilmente, seminare pian piano per strada la maggior parte delle buone intenzioni della prima ora.
  • Tosco. Che vuoi dire, che quei Grandi erano come adolescenti?
  • Mirach. Non loro. Il sistema produttivo interno dei loro Paesi, con tutto il contorno di interessi giganteschi di mercato e di ingerenza politica.
  • Tosco. Spiegati meglio, per favore.
  • Mirach. Dunque, tutto il trambusto di cui dicevo finì per confluire in una carta, chiamata più comunemente “Protocollo di Kyoto”, che entrò in vigore precisamente al sorgere del 16 febbraio 2005. Che cos’è successo intanto? Che dopo appena un anno da quella data l’Italia, per limitarci a questo Paese soltanto, mentre avrebbe dovuto attenersi a ridurre del 6,5 per cento la quantità di emissione dei gas dannosi per l’atmosfera, a fronte dell’otto per cento riferito all’Unione Europea nel complesso, non solo ha disatteso il proprio impegno, ma, per tutt’altra tendenza, ha superato la soglia di riferimento e l’ha superata ben del 12 per cento circa. Prova ne sia l’innalzamento della produzione di anidride carbonica di quasi il 24 per cento in appena dodici anni, a partire dal 1990. Di questo passo avremo uno scarico di rifiuti tossici in continuo rialzo, si parla di una previsione di 156 milioni di tonnellate di anidride carbonica scaraventate per aria nel 2010, qualcosa come 45 milioni di tonnellate in più rispetto a vent’anni addietro.

[1] Da Leonardo, Telegiornale Scientifico di Rai3, del 14 gennaio 1999

[2] Dal quotidiano “la Repubblica”, martedì 4 dicembre 2007, pag. 16.

[3] Notizia trasmessa da “Radiotre Mondo”, Rete 3 radiofonica, il 23 settembre 2008, tratta dalla lettura della stampa estera.

[4] Da Mondo possibile, Rivista trimestrale del VIS – Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, Roma, n° 18, Settembre 2008.

[5] Da Televideo del 1° ottobre 2011.

[6] Da TG Leonardo – Rai3 del 9 dicembre 2011.

[7] Da Televideo del 11 dicembre 2011, ore 6,10.

Immagine di Copetina tratta da Gulliver.

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