Dove vai, Pensiero? Parte 1 di 20

Mario Bruno

                          Tenui filo, obscura spe

                                                    caecaque expectatione

                                                    pendeo

                                                    atque etiam fere

                                                    excrucior.

                                                    Cur sensum meum,

                                                    Andromeda,

                                                    retines

                                                    cum vehementer

                                                    infinitum concupivit?

                                                    Discedat caelum.

                                                    Exiguum lumen

                                                    ab imo arcano

                                                    porrige mihi,

                                                    ut intelligam!

Presentazione

Era il 2016 quando terminai di comporre un lavoro costituito da una trama variegata di riflessioni psicologiche su vari aspetti della vita individuale e sociale. Ne uscì un volume di quasi 500 pagine. Affidarne il risultato all’editoria non era mia ambizione, per cui il tomo rimase fermo in un cassetto. Mi ci proverò ora a mandarne in onda una parte, chissà, forse a qualcuno potrebbe interessare. I versi in corsivo, sopra riportati, ricalcano la voce implorante di un uomo assetato di verità, gli occhi rivolti al Cielo nell’anelito a comprendere una realtà indecifrabile.

Ed ecco di che cosa si tratta e come si articola, grosso modo, l’intera disquisizione.

Sei compagni di viaggio raggiungono luoghi fra i più disparati intessendo, nelle singole occasioni, conversazioni su dieci tematiche che corrispondono ai dieci capitoli del complesso. I dialoghi si svolgono in forma accattivante e seria nello stesso tempo dando vita, attorno agli argomenti trattati, a riflessioni animose e impegnate, tuttavia facilmente avvicinabili a motivo del linguaggio utilizzato. Le avventure concettuali elaborate non contengono alcunché di esoterico. Possono in esse affiorare occasionalmente termini tecnici il cui significato viene facilmente rischiarato da un lessico di tipo familiare e dalla particolare tecnica procedurale dialogica utilizzata.

Gli argomenti sono quelli che coinvolgono l’esistenza di ogni persona dei tempi nostri. Al loro interno trovano collocazione considerazioni di vario orientamento speculativo ed emergono intuizioni stimolanti, talvolta provocanti.

Il contenuto si sviluppa, nell’insieme, sull’onda di una tensione crescente nei confronti del presente, nel prefigurare l’affacciarsi di un futuro sconcertante nelle sue promesse. L’articolazione argomentativa segue un’evoluzione, dalle singole parti alle successive, fra intrecci e anticipazioni, a volte fugaci a volte insistenti, del motivo di fondo che si rivela nel suo volto di ricerca intelligente della consapevolezza per tutto ciò che è il reale, lungo sofferte scelte di un orientamento che va assumendo volto a mano a mano che il testo prende corpo. Non mancano, nella prospettiva accennata, momenti carichi di drammaticità nei quali vanno a convergere le preoccupazioni, le attese, le ansie, le paure che impegnano la mente dell’uomo dell’ultima generazione, con riferimenti concreti alla fase evolutiva in corso nella sua proiezione verso un futuro problematico concernente la sopravvivenza stessa dell’umanità sul pianeta Terra. E non mancano peraltro alcune puntate polemiche e dissacranti all’indirizzo delle grandi ideologie che sorreggono le manovre e le scelte determinanti per il futuro prossimo del mondo.

La suggestione suscitata dall’affiorare progressivo del significato intrinseco alle problematiche affrontate può porsi come motivo opportuno per sollecitare curiosità e desiderio di andare oltre. Su questo percorso il lettore è guidato a ritrovare e riconoscere, all’interno dei contenuti elaborati, le proprie domande, le proprie angosce, la propria sete di conoscenza e di autoconsapevolezza.

La prima parte apre a volo rapido sui problemi legati all’evoluzione, al progresso e agli effetti devastanti dovuti all’opera dell’uomo.

Nel seguito si toccano da vicino i vari mali che affliggono l’umanità, dalle calamità naturali alle ingiustizie sociali.

Lo spazio ulteriore è dedicato alla conoscenza, alla comprensione, requisiti umani capaci di coniugare potere intellettivo e finezza emozionale.

Ciò che l’uomo adulto diventa, in omaggio alla trasmissione ereditaria e grazie all’educazione, viene preso in esame nelle argomentazioni successive.

Vita-morte-guerre sono i motivi di fondo delle analisi condotte con il procedere del discorso.

Andando oltre si propone una serie di situazioni cognitivo-esistenziali particolarmente cruciali, a iniziare da un viaggio nella dimensione del Vuoto, della solitudine, dell’illusione, della disperazione per proseguire, con il capitolo 7°, verso considerazioni profonde sui significati di Identità, di Individualità, di Consapevolezza.

Le sezioni conclusive mirano a mete più lontane. Da un contesto di ardite disquisizioni sull’anima umana, sulla mente e sull’intelligenza della nostra specie a una sortita verso i misteri dell’Universo per giungere a una trasvolata conclusiva attorno al concetto di Assoluto.

Il pensiero dell’autore, ampiamente espresso per bocca dei sei personaggi protagonisti della scena, è opportunamente supportato da riferimenti tratti dalla realtà e da informazioni ricavate da fonti di divulgazione attendibili, aggiornati sino ai tempi della composizione. Tale impostazione fa del lavoro un tentativo serio e scientificamente fondato, mentre concede spazio alla elaborazione di speculazioni concettuali anche profonde, ma sempre comprensibili e vicine alla realtà dell’esistenza umana.

Poiché si tratta di un lavoro assai lungo, la trama è stata disposta in articoli di breve lettura, appunto per non appesantire l’approccio di chi può esservi interessato. Ovviamente la brevità di ciascun articolo non avrà una propria conclusione, ma farà sì che venga lasciata qualcosa in sospeso, che riprenderà il tema sviluppato e avrà il proprio seguito nella puntata successiva. Può essere anche un accorgimento per tenere desta la curiosità del lettore.

Introduzione

Scorre il fiume, simile alla vita dell’uomo. Là dove nasce non conosce il proprio svanire. Inizia un lungo viaggio e subito s’insinua fra mille meandri, incontra ostacoli che supera e aggira, attinge dai sui simili, porta benessere e origina danni, modella in forme diverse il proprio apparire, semina vita e distruzione lungo la via percorsa, si trasforma, muta aspetto e voce, smorza quindi la vivacità e l’effervescenza dei tratti giovanili. Infine si placa, avanza lento e, dimentico della sorgente da cui scaturì, si lascia scivolare nel profondo mare con il quale si confonde e al quale abbandona la propria identità.

Come per il fiume così accade per gli esseri dotati di vita sul nostro pianeta. Per l’uomo la cosa si riveste di attributi particolari, sebbene nessuno sappia di preciso che cosa avvenga nell’esperienza dei propri compagni di viaggio: consimili, animali, vegetali. L’uomo, scorrendo il sentiero della propria vita, sviluppa il pensiero, facoltà unica e privilegiata che gli apre le porte al dominio sul creato.

Ma il pensiero è anche, di per sé, una terribile fonte di turbamento.

La storia che si va a iniziare pone come protagonisti sei personaggi, tre donne (Almach, Mirach, Sirrah) e tre maschi (Ottero, Tiziano, Tosco). L’età, la provenienza, i tratti distintivi somatici, l’occupazione, gli interessi sociali e politici, lo stato civile e molte altre cose che dovrebbero riguardare la loro personalità, incluso il carattere, non sono rivelati espressamente come prologo allo snodarsi del racconto. Forse non se ne ravvede l’importanza e, comunque, si lascia al lettore, se proprio ne avverte l’esigenza, il compito di ricostruzione e di composizione delle singole figure, così come farebbe un artista del pennello o dello scalpello. E si lascia al lettore, in aggiunta, l’emozione di scoprire in quale terreno, fisico e concettuale, si vada a cacciare la comitiva da uno all’altro dei dieci capitoli che seguono.

La trama non si affida a un itinerario dotato di sviluppo logico sequenziale. Anzi, è più facile avvedersi che una vera e propria trama non c’è. Si tratta piuttosto di un accompagnamento evolutivo che via via prende voce e assume tonalità e musicalità cangianti nel momento di inoltrarsi in spazi diversi della funzione di pensiero.

I sei protagonisti portano in parte nomi comuni, in parte prendono a prestito nomi di astri noti di una Costellazione dell’emisfero boreale. Ciò che dà ragione, per un certo verso, di siffatta varietà si riconduce alla considerazione dello svolgersi del pensiero nelle due modalità di fondo che gli sono caratteristiche: quella delle categorie logiche e quella relativa alla dimensione emozionale. I contributi che provengono dall’una e dall’altra di queste due dimensioni concorrono con egual forza e intensità a realizzare il viaggio dell’uomo verso l’ignoto. Perché è l’ignoto che ci attrae.

Ed è un viaggio che attraversa ambienti polimorfi, talvolta originali nel loro genere o bizzarri per collocazione. Fa parte della scenografia. E neppure tutti i personaggi possono conservare i primitivi tratti identificativi in ognuna delle tappe del loro procedere. Scenari e attori costituiscono lo sfondo sul quale si apre, di volta in volta, il sipario verso orizzonti di speculazione filosofica, etica, scientifica, metafisica, sempre di marcato taglio esistenziale. Orizzonti che ospitano le attese dei nostri pellegrini, le loro domande, le loro curiosità, il loro bisogno di sapere, di capire, le loro angosce e la sofferenza arrecata dall’impotenza che si rivela in tutta la sua drammaticità di fronte al grande Mistero dell’Esistenza.

Il libro, pur nei suoi tentativi di indagare contesti di pensiero familiari ma anche, talvolta, desueti per le loro peculiari implicazioni di riflessione e di elaborazione concettuale, non vuole in alcun modo presentarsi come qualcosa che possa somigliare a un trattato né arrogarsi presunzioni di natura didattica o disciplinare. Tutt’altro. La panoramica che va assumendo contorni sempre più definiti e complessi, a mano a mano che la lettura procede, non è altro che un tentativo, coraggioso e fiducioso se si vuole, di rincorrere il pensiero nel suo vagabondare alla ricerca di certezze. Certezze che sono sempre troppo lontane.

Ma è l’avventura del conoscere il forte impulso che spinge a aprire un varco su questa strada impervia, costellata di complessità, di assurdità, di inspiegabilità. Un’avventura all’interno di una matassa concettuale non tanto nel tentativo di dipanarne i fili, quanto piuttosto nello sforzo di infilarsi nei suoi intrecci alla ricerca della comprensione, del significato ultimo. Un’avventura che, per sua prerogativa, può essere interpretata come una fuga speculativa verso l’ignoto, non priva di rischi e di occasioni di sofferenza mentale.

Da questa fuga, da questo affanno del pensiero nella sua interminabile corsa attraverso la mente e il linguaggio dei sei protagonisti si sprigiona un’esplosione di interrogativi. La pretesa di darvi puntuale risposta non trova posto nelle intenzioni dei temi proposti. L’auspicio è, piuttosto, quello di suscitare altre perplessità, altri dubbi, di edificare altri e più efficaci livelli di funzionalità del pensiero, di scoprire che ogni plausibile risposta a una domanda, ogni più o meno opinabile convalida di un’ipotesi, ogni traguardo verosimilmente raggiunto altro non sono che successivi punti di lancio verso nuove avventure del pensiero, verso nuove conquiste concettuali in una rete complessa di dimensioni alla quale, probabilmente, non sono posti limiti. Perché è il pensiero stesso a non conoscere limiti.

Al punto in cui saranno esaurite le parole, allora, non sarà anche apposta la parola fine. Quel punto, si crede, segnerà l’inizio di una nuova avventura che vedrà protagonista, ancora, il pensiero.

Immagine di Copetina tratta da Ritiri Filosofici.

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