Alpini in Russia

Il 23 marzo 1942 si seppe che la Cuneense sarebbe stata destinata alla campagna militare in Russia: doveva essere pronta per il 1° maggio. Il battaglione Saluzzo (comandante il magg. Carlo Boniperti), inquadrato nel 2° Alpini (comandante il col. Luigi Scrimin) e nella divisione Cuneense (comandante il gen. Emilio Battisti), partì fra il 5 e il 6 agosto 1942 da Borgo San Dalmazzo (provincia di Cuneo), trasportato da quattro tradotte. Le truppe da montagna sarebbero state destinate, secondo la loro propria vocazione, alle asperità del Caucaso. Ma, proprio nel corso della marcia di trasferimento, ecco arrivare, il 19 agosto, il contrordine: destinazione il fronte del fiume Don, obiettivo il centro di Vorossilovgrad, un’inversione che richiese la copertura, a piedi, di un buon trecento chilometri di aspro terreno. Testa bassa, allora, i coriacei Alpini, e al passo verso la distesa della steppa russa. Nessuno osava replicare, nessuno avrebbe potuto, se non in cuor proprio. Si poteva soltanto obbedire, e combattere, nella sfumata speranza di portare a casa la pelle. Nessuno osò opporsi, a eccezione della voce coraggiosa fatta sentire dal col. Gay comandante il 3° reggimento artiglieria alpina il quale, per aver definito con le parole “bestiale e delittuoso” il dirottamento delle forze alpine in zona di pianura, fu immediatamente trasferito.

Il battaglione Saluzzo sostò a Izjum, poco più di un centinaio di chilometri a sud-est di Harcov, sino al 27 agosto. Al 2° Alpini era stato assegnato il settore che, per una ventina di chilometri, congiungeva le località di Nowaja Kalitwa e di Kulakowka a ridosso del fiume Don. Una zona decisamente impervia, a tal punto che persino le soste rancio dovevano sottostare a orari i più impensati: le scorte alimentari destinate al battaglione Saluzzo partivano da Nowaja Kalitwa verso il calar del giorno e soltanto dopo un cammino di tre ore potevano consentire la consumazione del primo rancio alle nove di sera e, del secondo, alle sei del mattino. Il corso del fiume completamente ghiacciato, poi, permetteva ai russi di porre in atto uno stratagemma assai ingannevole: mandavano avanti alcuni di loro in atteggiamento di resa e, quando i nostri Alpini uscivano allo scoperto, iniziavano dal retro con furiose scariche di fucileria. Fu per questo che il capitano Pennacini della 23a diede ordine di contrastare e impedire quegli avvicinamenti tranello. Per di più era quello il punto che, sul territorio, si prestava maggiormente ai tentativi di guado. Il Saluzzo non rimase ad aspettare: si industriò subito nel costruire di fronte ai capisaldi un imponente vallo anticarro rinforzato da una estesa zona minata e percorsa da due file di reticolati. Uno di questi capisaldi, chiamato Pisello, serviva come punto di osservazione sui movimenti delle forze russe e il Saluzzo dovette sostenere ingenti sforzi per reggere ai colpi inferti dai russi proprio su quel punto.

Immagine di Copertina tratta da AlbumWar2.

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