Il secondo Flagello planetario – 1940. L’invasione della Francia – Parte 1 di 2

Mi sono interessato abbastanza a lungo delle vicende occorse nella prima Guerra mondiale, con una predilezione particolare per due importanti motivi. Il primo riguarda mio padre, classe 1898, combattente nel primo Conflitto all’età di appena 18 anni. Il secondo motivo si rifà al sacrificio estremo di un mio corregionale, il Capitano Mario Musso di Saluzzo, consumato il 14 settembre 1915 in Carnia, in nome del quale la nostra Sezione ANA “Saluzzo” stipulò un patto di gemellaggio con la Sezione “Carnica” nel giugno 2008.

Mio padre fu congedato, con il grado di Sottotenente di Fanteria, nel 1920 e vent’anni dopo fu richiamato per entrare nei ranghi in vista del secondo Conflitto mondiale. Da qui il motivo che mi ha spinto a interessarmi di questo secondo Conflitto, relativamente più vicino alle mie esperienze che mi portarono ad assistere, in Cuneo, la mia città natale, alle scorrerie dei Tedeschi, ai bombardamenti su alcuni settori cittadini e sul viadotto che solca il fiume Stura di Demonte.

Eccomi allora a iniziare, ovviamente non fidandomi in assoluto dei miei ricordi, ma appoggiando la descrizione dei fatti a una collana di scritti autorevoli: l’Edizione riservata agli Amici della Storia, realizzata dalle Edizioni di Crémille di Ginevra nell’anno 1972, con illustrazioni fornite dal Centro Culturale Americano. Seguirò con scrupolo questo filone narrativo per la semplice ragione che non mi ritengo un pozzo di scienza, tale da avere presenti tutti gli avvenimenti storici di cui farò menzione, ma credo di agire opportunamente per fornire un’informazione seria e accurata  che possa soddisfare le esigenze di chi vuol conoscere il corso della Storia nei suoi dettagli essenziali.

Per rispettare la successione cronologica, almeno fin dove mi è possibile, muoverò a partire dalla nostra entrata in guerra contro la Francia, a fianco dei Tedeschi, nel 1940, ripercorrendo a grandi passi la tragedia della guerra che portò alla capitolazione della Nazione nostra sorella, senza trascurare una serie di antecedenti storici che prepararono, per così dire, il terreno al succedersi degli avvenimenti nel corso del “secolo breve”.

1940. L’invasione della Francia

Parte I di 2

Il primo Conflitto mondiale, 1914-1918, aveva ridotto la Germania in uno stato di prostrazione tale che sopravvivere, per la popolazione, era diventata un’opzione con bassissime probabilità di riuscita. Alla data del 1923 per acquistare un dollaro sarebbero occorsi 4 trilioni e 200 miliardi di marchi, una proporzione spropositata capace di affondare ogni speranza di ripresa economica. Vigeva inoltre l’obbligo di risarcire agli Alleati (Francia, Inghilterra, Russia) le spese di guerra che ammontavano, all’epoca, a 132 miliardi di marchi-oro. La fame e la disperazione avevano portato i cittadini, nei più grandi centri abitati tedeschi, a saccheggiare i negozi. Si verificarono disordini e insurrezioni a Berlino, Amburgo, Dresda. Nello stesso anno 1923 entrava sulla scena politica Adolf Hitler con le sue truppe d’assalto tristemente sguinzagliate a Monaco. Hitler fu comunque arrestato e denunciato il 26 febbraio 1924. Fu condannato a cinque anni di detenzione, periodo in cui portò alla luce il lavoro testimone del suo pensiero, Mein Kampf. Hitler preconizzava una rinascita della Germania a partire dall’annientamento della Francia e dall’espansione verso est, alla ricerca di un promettente “spazio vitale”. Trascorsi alcuni anni Hitler riuscì a conquistarsi larghi spazi nella politica votata alla rinascita della Germania e a ottenere sempre maggiori consensi da una folla di asserviti ai suoi propositi, non senza il ricorso all’arma del terrore, alla propaganda esasperata e all’appoggio della classe reazionaria e degli industriali, tanto che il 30 gennaio 1933 venne nominato cancelliere dallo stesso Hindenburg. Aveva dunque inizio quel periodo di esaltata follia che porterà una valanga di lutti e di sofferenze fra le popolazioni coinvolte in una pletora di disavventure belliche.

Da subito Hitler fa valere la propria supremazia politica buttando letteralmente fuori dal Reichstag (dal luglio 1919, con la Repubblica di Weimar, nella forma di assemblea legislativa eletta dal popolo tedesco a suffragio universale ossia il principale potere dello Stato) ben 81 deputati comunisti e procedendo a sciogliere il partito socialdemocratico sino anche a far scomparire, uno alla volta, i partiti rimasti. Era il trionfo brutale del potere assoluto, sotto il quale ebbero a patire di pesanti soprusi sia gli Ebrei sia i protestanti e i cattolici. Nel giro di diciotto mesi Hitler era riuscito a livellare l’assetto politico della Germania e a costruire attorno a sé un’aura di potere tale da consentirgli di ritirare la Germania dalla Conferenza per il disarmo e dalla Società delle Nazioni.

Mentre gli alleati, ostili alla Germania, non se ne danno per inteso, Hitler ne approfitta per correre al riarmo totale delle forze interne, e queste acquisiscono un potere enorme riuscendo persino, il 7 marzo 1936, a rioccupare la zona smilitarizzata del territorio occidentale; forse il dittatore era incoraggiato dal fatto che la Francia, ipotizzabile pericoloso avversario ai suoi progetti di espansione militare, era al momento colpita da una pesante crisi finanziaria che si accompagnava nondimeno a una insanabile instabilità politica. I Francesi, sotto l’aspetto di un pericolo proveniente dalla Germania, non si davano gran pensiero: per loro c’era la linea Maginot a garantire la sicurezza dell’integrità territoriale. La linea Maginot era una disposizione difensiva che da Sedan si sviluppava verso Metz a sudest per poi piegare a sud fino a Belfort; era costituita da un sistema di fortificazioni permanenti edificato subito dopo la prima Guerra mondiale, tra il 1930 e il 1936, a ridosso dei confini con il Belgio, il Lussemburgo e la Germania affiancando il Reno nel suo ultimo settore, sino a Basilea, Svizzera. Cosicché i Tedeschi ebbero campo libero per procedere e mettere definitivamente piede nella Renania. Inghilterra e Francia, dunque, vivacchiano senza farsi grossi problemi, e gli Stati Uniti d’America sono ben trincerati nel loro storico isolazionismo. Giunge il mese di marzo 1939 e i Tedeschi si spingono oltre, occupando la Boemia e la Moravia, e già il 31 agosto si fanno vedere nei pressi della frontiera con la Polonia. È giunta l’ora di far precipitare gli indugi: si stabilisce il momento dell’attacco alle ore 4,45 del 1° settembre 1939, una risoluzione facile per Hitler, in quanto l’esercito polacco non è all’altezza, militarmente parlando, di pararne la forza d’urto. Scoppia e divampa così la seconda Guerra mondiale, con la capitolazione di Cracovia il 6 settembre. Cadono nelle mani dei Tedeschi circa 60 mila prigionieri e oltre un centinaio di cannoni, con il sacrificio di 7 divisioni polacche. Gli scontri incrudeliscono il 10 settembre e il 17 interviene anche l’Armata Rossa a concludere l’invasione della Polonia.

Hitler impone all’esercito tedesco di occupare Varsavia entro il 30 settembre, ma la capitale si arrende il giorno 27 e le armi tacciono. Neppure la popolazione tedesca, tuttavia, se la passa meglio: sono stati richiamati i riservisti, i treni viaggiatori sono stati soppressi e gli acquisti di generi alimentari sono sottoposti a severe restrizioni; pare di essere tornati indietro, alle dure rinunce del 1917. C’è chi è ostile a Hitler e vorrebbe ordire la sua eliminazione, ma non se ne fa nulla. Molti fra i plenipotenziari si danno preoccupazione per la frontiera occidentale tedesca che resta per gran parte indifesa e rappresenterebbe un pericolo serio se l’esercito dovesse convergere le proprie forze in modo massiccio verso est.

La Gran Bretagna, alla luce di ciò che sta accadendo, si desta dal semi-letargo e interviene di brutto intimando un ultimatum alla Germania nel momento stesso in cui esprime l’esigenza che la Germania torni sui suoi passi e abbandoni l’invasione della Polonia. Però Hitler non demorde e mantiene in territorio polacco la maggior parte delle forze combattive, rinforzate da circa 2.000 aerei da guerra. In quanto a dotazione di armamenti pare che in tutto e per tutto la Germania si trovi in condizioni di inferiorità rispetto a quanto possono disporre gli Alleati. La situazione, infine, va precipitando con la dichiarazione di guerra degli Inglesi presentata a Ribbentrop il 3 settembre 1939.

In Polonia si fece pressione presso la Francia per convincerla a entrare nel conflitto e la Francia rispose procedendo alla mobilitazione generale il 1° settembre 1939.

La guerra mostra il proprio vero volto l’8 novembre con il verificarsi del primo combattimento aereo. La Polonia diviene l’obiettivo dei bombardamenti tedeschi, senza tuttavia che intervengano le forze alleate a contrastarne l’efficacia distruttiva. Pare che la Francia si sia scordata degli impegni presi nel mese di maggio 1939, circa gli interventi da opporre all’offesa tedesca sul territorio polacco, lasciando a se stessa la Polonia fino al suo cedimento del 28 settembre. Anzi, la Francia incomincia a temere per la possibilità molto prossima di incursioni aeree tedesche nei propri cieli, tanto che gli abitanti delle zone frontaliere si danno a sloggiare per sopravvenuti timori di invasione. Da parte della propaganda tedesca si levano voci insistenti tendenti a creare disaccordi fra le due alleate, Francia e Inghilterra.

Accade che i Tedeschi si apprestino a sistemare cannoni ben forniti di colpi in punti critici, a fronte del totale silenzio dei Francesi. Questi ultimi, forti di 110 divisioni con l’apporto di quelle inglesi, avrebbero potuto muovere contro le 25 divisioni tedesche al momento dell’occupazione della Polonia, rendendole inoffensive, ma si limitarono a prendere iniziative risolte in qualche scaramuccia inconcludente nello spazio compreso tra la linea Maginot e la linea Sigfrido (la linea difensiva costruita dai Tedeschi sin dal 1936, lunga oltre 500 chilometri da Basilea ad Aquisgrana, a fronte della linea Maginot francese con uno sviluppo in profondità. Basilea: sul Reno, confine fra Germania, Francia e Svizzera. Aquisgrana: ovest del Reno, in prossimità del confine fra Germania, Paesi Bassi e Belgio).

Allertati dalla piega presa dalla situazione, i Francesi si industriarono frettolosamente a fortificare la linea Maginot, pur nel mezzo di mille difficoltà.

Continuano intanto le brevi scaramucce, senza che nessuna delle parti contendenti si assuma la responsabilità di dare inizio a un conflitto su larga scala, e tutti si accontentano di assestarsi sulla difensiva.

Dall’altra parte, non molto diversamente, data l’incompleta preparazione dell’esercito, si pensava di poter disporre di una forza tale da riuscire a sfondare la linea Maginot, ma non prima del 1942. I Comandi superiori tedeschi non sarebbero stati favorevoli all’idea di portare un’offensiva in Francia, cosa che invece era fortemente voluta da Hitler il quale si decise a fissare la data di attacco per il 12 novembre, sennonché le cattive condizioni meteorologiche costrinsero a decidere per ripetuti rinvii.

Nonostante le riserve opposte dai suoi collaboratori von Brauchitsch e Halder, Hitler rimane fermo sulla propria determinazione di dare corso alla conflittualità. Con l’imperversare delle avverse condizioni meteorologiche la decisione ultima finisce per essere rinviata sino oltre il Natale del 1939. Con il miglioramento verificatosi nel gennaio 1940 Hitler incarica il maggiore Reinberger di portare l’ordine di attacco a una divisione di Paracadutisti di stanza fra Bonn e Colonia. Sennonché per un incidente di volo l’aereo di Reinberger è costretto a prendere terra, ma cade in territorio belga. Reinberger si dà immediatamente a distruggere con il fuoco i documenti in suo possesso, ma non vi riesce con un frammento che riporta dati assai rivelatori dell’attacco e che cade nelle mani del nemico.

Nella concezione di un grande attacco alle forze alleate pesavano con un’importanza fondamentale gli approvvigionamenti di materie prime. Lo capirono subito gli Inglesi che diedero vita a un blocco contro la Germania agendo sul traffico marittimo che trasportava carbone. Estremamente necessari erano pure i materiali ferrosi che la Svezia forniva alla Germania attraverso il Mar Baltico, cosa che metteva in primo piano, per la politica economica tedesca, l’assicurarsi il dominio sulle acque prospicienti la Norvegia; ragione, questa, che avrebbe dovuto decretare la decisione di aggredire da subito la Norvegia.

L’attacco, infatti, ha inizio il mattino del 9 aprile 1940 contro la Scandinavia con obiettivo la Danimarca e la Norvegia. Nello stesso giorno i bombardieri inglesi sferrano un attacco alla flotta tedesca, ma Hitler prevale sulle previsioni vantate dall’avversario. Infine il re di Norvegia, Haakon VII, si mette in salvo con la fuga. Dopo questa prima conquista Hitler pensa di dover estendere l’offensiva all’Olanda e al Belgio nella prima settimana di maggio. In Francia corrente il mese di febbraio de 1940, alla Difesa Nazionale e agli Affari Esteri sale Daladier, decisamente avverso all’entrata in guerra, ma già il 21 marzo lo si vede dimissionario. Sul piano internazionale continua l’assenza di reazione delle forze alleate alla prepotenza nazista e questo atteggiamento gioca a favore delle aspettative di Hitler il quale il 9 maggio ordina recisamente l’inizio dell’offensiva alla Francia disponendo la ripartizione delle forze: a nord il generale von Bock con le Armate 6a e 18a per l’invasione dell’Olanda e del Belgio; al centro il generale von Rundstedt con le Armate 4a, 12a e 16a per l’offensiva oltre le Ardenne; a sud il generale von Leeb con le Armate 1a e 7a per le azioni che si dovranno svolgere sulla linea Maginot e sul Reno. Olanda e Belgio sono i primi territori a subire l’invasione tedesca, colpiti da immani bombardamenti che lasciano uno strascico di morte. Vittima famosa delle incursioni della 2a Luftflotte è Rotterdam, il cui centro viene raso al suolo il 14 maggio, con il triste bilancio di 980 morti e di altri 80 mila rimasti senza tetto. Rotterdam, porto dei Paesi Bassi, Olanda Meridionale, alla foce del Reno, finisce per capitolare.

Per quanto riguarda il Belgio, nelle mire germaniche non era altro che l’oggetto di una manovra diversiva. Ciò che aveva importanza nella strategia tedesca era il raggiungimento della Mosa.

Il 10 maggio i nazisti attaccano e superano le inviolate Ardenne con l’avanzata dei mezzi corazzati. I protagonisti del momento, Guderian e von Kleist, non incappano in particolari difficoltà, proprio perché le fortificazioni francesi che dovrebbero opporsi all’avanzata nemica sono ancora in via di edificazione. La Mosa viene bombardata senza sosta l’11 maggio. Ne segue una confusione che degenera nel caos per i difensori francesi; una scena macabra che riecheggia la nostra Caporetto del 24 ottobre 1917, mentre le truppe tedesche avanzano a grandi passi e il corpo d’Armata di von Kleist raggiunge la parte meridionale della valle della Mosa. Il primo varco nella linea di frontiera è aperto il 12 maggio dai carri armati tedeschi. Da parte francese lo stesso giorno si leva la voce del generale Huntziger, che intima alle truppe in difesa di evitare assolutamente il ripiegamento, di riconquistare le zone occupate dal nemico, di non badare alle perdite che seguiranno a una decisa azione difensiva, di guardare alla linea Maginot come al significato esteso al sacro suolo della Patria. Per i Tedeschi il passaggio oltre la Mosa costituisce un impedimento da non trascurare, essendo stato il fiume preventivamente minato. Di là c’è Sedan e Hitler non ha dubbi, dirama l’ordine di attacco alla città per il 13 maggio. Von Kleist è ossequiente agli ordini del capo supremo, mentre Guderian li ritiene illogici e ineseguibili. All’avanzata delle truppe germaniche si verifica un fuggi-fuggi generale di civili e soldati presi dal panico. Per i Tedeschi l’impresa promette ottime possibilità di successo con l’ausilio di potenti carri armati al seguito, anche perché i lavori per allestire la linea di resistenza non sono ancora stati portati a termine dai Francesi e lo stesso loro armamento pare decisamente inadeguato a fronteggiare la situazione. Cosicché le avanguardie germaniche si presentano a nord di Sedan il 14 maggio, trovando sguarniti i punti di difesa francesi. Nell’avanzata verso Sedan le forze tedesche annientano la resistenza di una serie di villaggi e, in men che non si dica, occupano Sedan, nel momento in cui la 10a divisione riesce, per prima, a superare la Mosa creando così un varco per l’avanzata. Ancora, a rimembranza di quanto successe a noi Italiani a Caporetto, i 200 cannoni francesi sistemati nella parte occidentale di Sedan non fecero partire un colpo, ma si verificò anche in quell’occasione una fuga generale dei difensori, tanto da dilatare il senso della disfatta sino alla regione di Reims. Ne fanno le spese la 55a divisione di Fanteria e la 71a che sono ridotte sino all’inconsistenza. Negli scontri aerei gli Inglesi sacrificano 40 aerei su 71e i Francesi ne perdono una cinquantina. Arriva il mezzogiorno del 13 maggio allorché Rommel conduce i propri carri armati oltre la Mosa. Si verificano scontri sul campo fra forze corazzate avverse, ma la breccia aperta per l’invasione va creando un serio pericolo di isolamento per le truppe francesi e inglesi a nord.

Immagine di Copertina tratta da Rai.it

2 pensieri riguardo “Il secondo Flagello planetario – 1940. L’invasione della Francia – Parte 1 di 2

  1. Un aspetto, che non sono mai riuscito a comprendere del tutto dalle mie letture e dagli anni trascorsi nella BRD e nella DDR, è come una Germania uscita dalla disfatta del primo conflitto mondiale e passata attraverso due altre catastrofi economiche – la spaventosa inflazione anni 1919-23 con il 662,6% annuo e la crisi mondiale di Wall Street e la conseguente grande depressione in Germania, vera origine della scalata al potere di Hitler – in soli 9 anni sotto il potere nazista riuscisse a diventare una potenza militare mondiale, in grado di mettere a ferro e fuoco tutta l’Europa fin quasi a conquistarla. L’interrogativo che da sempre mi pongo è: quali di quei metodi sarebbero minimamente utilizzabili oggi a fini costruttivi, ad es. per azzerare il nostro mostruoso e costoso debito pubblico e riportare il paese ad un dignitoso e competitivo livello industriale generale, con istituzioni e strutture di avanguardia? Tutte cose che, non ho dubbi, gli italiani sarebbero capaci di produrre nel giro dei prossimi 9 anni.

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    1. Ciao Alfredo. Vero tutto. Le tue constatazioni sono attualissime. Penso anch’io: la stirpe umana è un’espressione sbagliata dell’anelito alla vita e alla conquista del sapere. Con le fortune bruciate nelle varie guerre abbiamo inquinato il mondo, sprecato energie e beni materiali, in terra, in cielo, in mare. Sto in questi giorni rileggendo alcuni libri sulla seconda Guerra mondiale. Ora sono alla guerra sottomarina. Soltanto in quell’occasione, con gli affondamenti provocati dai siluri e dalle artiglierie, sono state annientati in quantità paurosamente elevata stra-tonnellate di naviglio, di carburante, di carri armati e mezzi trasportati, tutto in fondo al mare, e sappiamo quanto denaro occorre per costruire missili, siluri, mezzi meccanici, navi, aerei e via dicendo. Ma qual era il motivo che spingeva a tanto? Nient’altro che l’impulso a distruggere per sempre un dichiarato avversario, un impulso avallato dalla volontà di poche centinaia di potenti aspiranti alla supremazia nazionale e a una fantastica carriera personale, al limite della pazzia e oltre. Distruggere, quindi, senza possibilità di ripensamento. Pare che la spinta feroce alla distruzione e all’autodistruzione sia la forza prima che muove il mondo, superiore anche alla forza di gravità, alla forza elettromagnetica, alla forza forte e alla forza debole in fisica. Un impulso volto a fare del bene all’Umanità, con motivazioni alquanto aleatorie e spesso non condivise, non è cosa di questo mondo. Però: se quelle risorse bruciate nelle guerre, visto che c’erano e in mano agli uomini tornarono in seguito alle distruzioni perpetrare, almeno in parte fossero state destinate alla crescita del genere umano, qui sarebbe il paradiso, non per aria o fra le nuvole. Ma così non sarà mai, io sono pessimista al riguardo, siamo nati su un Pianeta delizioso e terribile, soltanto per affilare le nostre armi dell’ingordigia, dell’ingiustizia, dello sfruttamento, della follia suicida.

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