Bisogno di capire – Bisogno di cultura parte II

Perché la naturale curiosità emergente durante l’infanzia non si dissolva, ma sia coltivata e stimolata sino a trasformarsi in bisogno di cultura

Considerazioni di Mario Bruno,
tratte dalla lettura del volume “La Filosofía en el aula” di
Matthew Lipman, A.M. Sharp e F.S. Oscanyan
Madrid, Ediciones de la Torre, 1992

2a di due puntate

Le motivazioni di fondo

  • Necessità di passare da un’educazione in funzione dell’apprendimento a un’educazione in funzione del pensare (Dewey, Bruner), enfatizzando le abilità che rendono possibile l’acquisizione di nuove abilità.
  • Il bambino che ha raggiunto la padronanza di buone capacità di pensiero non è semplicemente un bambino che è cresciuto, ma anche un bambino la cui capacità di crescita ha subìto un incremento.
  • Nulla è in grado di affinare le capacità di ragionamento quanto lo è una disciplinata conversazione in classe.
  • Cultura non è tanto “sapere” scienza, storia, matematica…, ma “saper pensare” scientificamente, storicamente, matematicamente, …
  • Una “comunità di ricerca” ricorre a procedimenti obiettivi e condivisi, sfida le inferenze mal fatte, considera le conseguenze delle presupposizioni e le ipotesi, verso l’acquisizione della riflessione critica. Per contrastare l’ignoranza, l’irresponsabilità e la mediocrità dilaganti nel sociale.

Come impostare una didattica di rapporto

  • Già Dewey (1859-1952), nel momento in cui definiva l’esperienza come interazione tra pensiero e natura, riponeva fiducia nelle possibilità di stimolare la capacità di pensare, di riflettere, di discutere.
  • La discussione in classe serve per aumentare la sensibilità interpersonale per:
    -> ascoltare ed essere ascoltati con rispetto;
    -> scambiare idee;
    -> imparare dalle esperienze altrui.
  • Acquisire la capacità di valutare i fatti, di scoprire incoerenze e contraddizioni, di dedurre conclusioni valide, di costruire ipotesi.
  • Imparare a pensare nel linguaggio delle discipline.
  • Pensare sul pensiero: studiare, controllare e rivedere i propri processi di pensiero; ragionare sul modo in cui si sta ragionando.
  • Pensare in modo più efficace, pensare di più, in modo più riflessivo, più prudente, più razionale.
  • Imparare a essere rigorosamente critici.
  • Imparare a pensare in modo immaginativo.
  • Recuperare la curiosità e la disponibilità per la discussione, già proprie dell’infanzia.
  • Scoprire i nessi per scoprire il senso (attraverso le “buone domande”).
  • Scoprire il senso della vita, cogliere il senso delle cose.
  • Scoprire il senso che può adattarsi alla vita di ciascuno e può illuminarla.
  • Scoprire le proprie risposte in merito agli argomenti importanti della vita.
  • Scoprire alternative (pensare il contrario).
  • Scoprire l’imparzialità (confrontare opinioni).
  • Scoprire la coerenza.
  • Scoprire la capacità di avanzare ragioni per sostenere le proprie convinzioni (mettere a prova le proprie idee).
  • Scoprire la globalità (stabilire relazioni fra idee e fra esse e il reale).
  • Soddisfare il bisogno di globalità e far acquisire il senso della prospettiva (integrazione delle discipline) – (es.: il senso che può avere l’ultima scena di un film).
  • Scoprire situazioni.
  • Scoprire le relazioni parte/tutto.
  • Realizzare il piacere della riscoperta.
  • Investigare attraverso il dialogo.
  • Riscoperta attraverso il dialogo in stretta connessione con la riflessione.
  • Dialogo ragionato come mezzo che consente il formarsi di propri punti di vista e di raggiungere proprie conclusioni.
  • Ricerca del significato (i significati nascono dalla percezione delle relazioni parte/tutto e fini/mezzi).
  • Inferire il significato, renderlo manifesto.
  • Pensare da se stessi.
  • Migliorare la capacità di giudizio.

L’insegnante

  • Riconoscere e seguire molto da vicino ciò che gli alunni stanno pensando, aiutandoli a esprimere e a obiettivare il loro pensiero.
  • Aiutare a sviluppare negli studenti il loro insieme di credenze sul mondo.
  • Guidarli verso una migliore comprensione di ciò che essi pensano, del perché pensano-sentono-agiscono in un certo modo.
  • Coltivare il loro pensiero mediante la formulazione di domande.
  • Coltivare la soddisfazione di trovare risposte da se stessi.
  • Non imporre i propri punti di vista.
  • Suscitare fiducia negli alunni.
  • Stimolare la creatività intellettuale tanto quanto il rigore intellettuale.
  • Aiutare gli studenti a dominare l’inferenza logica e le norme per una discussione in classe.
  • Guidare la discussione da ciò che è a ciò che può essere.
  • Provare a sfidare (provocare, problematizzare, porre buone domande, contrastare il pensiero trascurato) le supposizioni formulate dagli alunni per indurli in un ruolo più vivace, più attivo.
  • Aiutare gli scolari a sviluppare una mente aperta e flessibile, a esplorare nuove prospettive.
  • Favorire l’apprendimento reciproco.
  • Favorire la formulazione di idee nuove.
  • Ammettere e favorire la confutazione di dati scientifici.
  • Guidare la discussione muovendo dagli interessi degli alunni.
  • Chiedere agli alunni il loro punto di vista.
  • Esplorare il senso di ciò che gli studenti dicono.
  • Porre attenzione a come gli alunni stanno interpretando ciò che si sta dicendo.
  • Accertarsi della coerenza dei termini usati dagli scolari.
  • Richiedere e ottenere le ragioni (le buone ragioni) che gli alunni stanno elaborando per sostenere le proprie idee o opinioni.
  • Mai arrivare al punto di dare l’impressione di aver esaurito il bisogno di porsi domande.

Gli studenti

  • Vogliono imparare, ma in modo significativo.
  • Sentono la necessità di riflettere sugli aspetti chiave della loro esistenza, di trovarvi un senso.
  • Provano interesse per le parole degli adulti, ma più ancora per le opinioni che di tali parole si rivestono.

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