La prevenzione primaria delle difficoltà di apprendimento e di adattamento scolastico
Mario Bruno
31 Maggio 1992
Parte VII di 7
“L’unico tipo efficace di istruzione è
§quello che precede lo sviluppo e lo guida”
L.S. Vygotskij
- La fiducia negli investimenti per un futuro vivibile
Non si tratta di fare rivoluzione in campo educativo, sebbene le proposte desumibili dalle intese operative prospettate possano essere annoverate all’interno di un progetto di cambiamento per molti versi improntato a un radicale stravolgimento della stessa ideologia pedagogica.
Ciò che intendo dire con la formulazione della proposta che vado delineando si riconduce a un impegno reciso nelle sue premesse attuative, proiettato su scala epocale senza soluzione di continuità, rivestito di spessore qualitativo, definito da requisiti autogenerativi e progressisti tesi a sottendere un’ampia e generalizzata strutturazione/ri-strutturazione del modo di essere, di vivere, di rappresentarsi e di autorappresentarsi, di costruire per un benessere continuativo garantito a tutti gli individui.
Voglio pertanto pensare alla progettazione di un lavoro del quale in questa sede ho appena gettato, o almeno ho tentato di farlo, le basi teoriche ed ho cercato di analizzare alcuni presupposti adeguati a supportarne la realizzazione, non già come negazione di ciò che finora è stato portato avanti, ma come integrazione delle strategie educative mirate a indurre cognizioni e comportamenti equilibrati, socialmente accettabili, verso il raggiungimento di obiettivi remunerativi sul piano esistenziale e ampiamente garanti di transfert inter-trans-generazionale.
Un’ultima considerazione, per concludere, s’impone come d’obbligo, vista la connotazione evolutiva del discorso intrapreso, per il secondo polo che contraddistingue il sopra menzionato “handicap trasparente”, ed è quella che ha per oggetto i bambini iperdotati.
Sono, questi ultimi, bambini che si distinguono generalmente per eccezionali capacità intellettive; come, sul versante opposto, succede per i bambini deprivati che ereditano alle soglie più basse delle opportunità educative sia le informazioni genetiche sia gli stili comportamentali sia le valenze motivazionali attivi nel definire la presenza, l’intensità e la varietà delle “tensioni euristiche” cruciali per l’apprendimento e per la formazione della personalità. Così accade spesso che un insieme di contingenze particolarmente stimolanti finisca per dotare determinati bambini di requisiti superiori in quanto a capacità di prestazione intellettiva. Sennonché si avvera di consuetudine un fatto sconcertante: che spesso i bambini iperdotati riescono ad apparire, al giudizio degli adulti, come bambini con problemi di un certo peso, se non addirittura fuori dalla normalità. Il senso di ansietà, di insicurezza, di isolamento, di inadeguatezza, di divergenza, di tedio, di “diversità percepita” che spesso grava su questi bambini può essere così opprimente e incompreso da fare di loro degli esseri sofferenti e infelici.
Valutando la portata del “disagio” visto nelle sue connotazioni esistenziali e nella sua polarità di espressione non si può fare a meno di sostenere che il dare al bambino deprivato la possibilità di essere felice, di sentirsi a suo agio in misura ottimale, il coltivare nel bambino dotato quelle particolari attitudini di creatività e di indagine che possono tornare utili al contesto umano intero in una accezione genuina della vivibilità della vita, l’assicurare a tutti i bambini un futuro armonioso con la realizzazione dei valori umani nella integrale loro gamma espressiva, tutti questi atteggiamenti diventano allora aspetti di uno stesso problema, quello che in definitiva, al di là del concetto di benessere, va a sfiorare il bisogno stesso di sopravvivenza.
Per chiudere con un linguaggio un po’ esoterico, così come ho aperto questa trattazione, dirò ancora che l’umanità di oggi, sprofondata negli agi del benessere consumistico e a essi avidamente protesa in forza di un cogente “principio di piacere” (S. Freud), dovrà sensibilizzarsi verso una contrapposta, impellente necessità di saggezza morale e culturale richiamata da un più costruttivo “principio di realtà”.
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Immagine di Copertina tratta da Inside Marketing.

