L’AUTOTERAPIA RAZIONALE EMOTIVA – Uno Studio su Albert Ellis – Parte 1 di 2

Uno studio su:
Albert  Ellis
L’AUTOTERAPIA RAZIONALE EMOTIVA
Come pensare in modo psicologicamente efficace
Centro Studi Erickson, Trento, 1993
(orig.: New York, 1990)

Introduzione all’edizione italiana
(Mario Di Pietro)

Parte I di 2

L’assunto fondamentale della RET (Terapia Razionale Emotiva) sostiene che il nostro modo di reagire emotivamente ed il nostro comportamento non sono automaticamente determinati dagli eventi esterni, ma dalla visione che abbiamo di tali eventi, cioè da come percepiamo, interpretiamo e valutiamo ciò che ci accade.

Ellis, pur enfatizzando il ruolo svolto dai processi cognitivi nel determinare le nostre reazioni e i nostri stati d’animo, riconosce che pensiero, emozioni e comportamento sono aspetti dell’esperienza umana strettamente intercorrelati. Per cui anche se alcune emozioni possono essere state scatenate da eventi esterni o dalle condizioni fisiche dell’individuo, il loro perdurare o intensificarsi è, nella maggior parte dei casi, influenzato dai pensieri.

La prassi terapeutica della RET è quindi congruente con un modo di concepire la psicoterapia “un processo di apprendimento attraverso cui una persona acquista l’abilità di parlare a se stessa in modo costruttivo, così da riuscire a controllare la propria condotta” (Shaffer ’47). Questo nuovo modo di parlare a se stessi è ciò che viene chiamato ristrutturazione cognitiva.

L’essenza della RET è riassunta nel paradigma A-B-C-D-E, attraverso cui viene descritto il processo che porta a reazioni disfunzionali.

 Sistema di convinzioni

      iB   Convinzioni irrazionali

      rB   Convinzioni razionali

C   Conseguenze emotive e comportamentali

D   Messa in discussione di iB

E   Effetti della messa in discussione

  • Effetto sulle emozioni
  • Effetto sul comportamento
  • Effetto sulle convinzioni

Gli effetti (E) di questo processo di disputa sono dei cambiamenti a livello cognitivo, emotivo e comportamentale. I cambiamenti a livello cognitivo si concretizzano in nuove convinzioni e nuovi modi di pensare che tenderanno a generalizzarsi ad altre situazioni. I cambiamenti emotivi potrebbero includere un miglioramento dell’umore, una diminuzione dell’ansia, una riduzione della collera. I cambiamenti comportamentali porteranno probabilmente a una mobilitazione della propria energia e delle proprie risorse verso il raggiungimento di quegli scopi il cui conseguimento era prima ostacolato da un’eccessiva reattività emotiva.

Lo scopo principale della RET è quello di aiutare gli individui a ridurre le emozioni negative e a massimizzare le emozioni positive.

Secondo la teoria razionale-emotiva gli individui tendono a perseguire i seguenti scopi fondamentali: sopravvivere, provare soddisfazione nel vivere, costruire rapporti positivi con altre persone, avere un rapporto più intimo con altre persone, essere assorbiti in qualche attività costruttiva.

Con le tecniche d’intervento della RET si cercherà quindi di agire su tutti e tre questi aspetti del funzionamento umano: pensiero, immaginazione, comportamento. … Le tecniche RET vengono quindi distinte in tecniche cognitive, tecniche emotive e tecniche comportamentali.

La più nota ed elegante tra le tecniche cognitive della RET è la messa in discussione delle convinzioni irrazionali.

La più nota tra le tecniche immaginative della RET è l’immaginazione Razionale emotiva (REI – Rational-Emotive Imagery). In sintesi, si tratta di immaginare o rievocare nella fantasia una situazione spiacevole cercando di provare lo stato d’animo disfunzionale a essa collegato (ad esempio: forte ansia o depressione).

Successivamente si cercherà di arrivare a sperimentare un’emozione più appropriata (ad esempio: preoccupazione o dispiacere) mentre si continua a immaginare la situazione spiacevole.

Le tecniche comportamentali più utilizzate nella RET sono: esercizi antivergogna, esercizi di assunzione di rischi, uscire dal proprio ruolo, desensibilizzazione in vivo, gestione delle contingenze (rinforzo e penalità).

Negli anni Settanta la RET ha gettato le basi di quella che poi è andata affermandosi come la prospettiva cognitivo-comportamentale nella moderna psicoterapia.

I principi e i metodi della RET hanno trovato applicazione anche in campo scolastico ed educativo rivelandosi un ottimo strumento per la prevenzione del disagio psicologico in età evolutiva. 

Il nostro modo di sentire romantico, creativo, raffinato è il frutto di filosofie e pensieri complessi. Come sottolineato da Epitteto e Marco Aurelio, antichi filosofi della scuola stoica, negli esseri umani il sentimento coincide per lo più con il pensiero. Non completamente, ma in gran parte.

Questo è il messaggio fondamentale che la RET ha cercato di diffondere per più di 40 anni, dopo che io ne delineai i princìpi traendoli, in parte, dall’insegnamento di pensatori antichi e moderno, in particolare Baruch Spinoza, Immanuel Kant, John Dewey e Bertrand Russel. Siamo noi stessi a creare i nostri sentimenti e lo facciamo attraverso ciò che ci viene insegnato (dai genitori e da altre figure significative) e attraverso i pensieri positivi o insensati che ci creiamo nelle nostre teste.

In quanto umani, ci è innata (e la possiamo potenziare) una caratteristica che altre creature raramente possiedono: l’abilità di riflettere sul nostro pensiero. Non siamo solo filosofi naturali, noi riusciamo a filosofeggiare sulla nostra filosofia, a riflettere sulle nostre riflessioni.

Noi umani siamo dotati di una autocoscienza reale. Noi possiamo – anche se non necessariamente dobbiamo – osservare e giudicare i nostri obiettivi, desideri e propositi. Noi possiamo analizzarli, riconsiderarli e modificarli. Inoltre, possiamo osservare e riflettere sui cambiamenti intervenuti nelle nostre idee, sentimenti e azioni. E possiamo continuare all’infinito a operare dei cambiamenti.

Quanto più decidiamo di usare la nostra autocoscienza e di riflettere sui nostri obiettivi e desideri, tanto più generiamo libertà di volere e autodeterminazione. Ciò vale anche per le nostre emozioni, per i sentimenti positivi come per quelli negativi e insani.

Preoccupazione e precauzione sono stati d’animo pressoché inevitabili (e positivi). Non così però il panico e l’orrore.

Qual è la differenza tra preoccupazione e panico?

La differenza dipende dal fatto di considerare i desideri come necessità assolute: si genera un pesante stato di ansia quando dall’inclinazione si passa alla “doverizzazione”.

Se voi provate un’ansia inappropriata, un’agitazione estrema o un senso di panico dovrete cercare i seguenti pensieri (che indicano doverizzazioni, bisogni assoluti, catastrofizzazioni, insopportabilità, autosvalutazione, generalizzazioni indebite): “Se perdessi questo lavoro, e ciò non deve succedere, non riuscirei mai più a trovarne uno così buono e ciò dimostrerebbe tutta la mia incompetenza!”; “Devo avere la sicurezza che il mio (la mia) partner non muoia perché, se morisse, non sopporterei di essere solo e mi sentirei male per il resto dei miei giorni”; “È assolutamente necessario che io conservi la vista, perché altrimenti la mia vita sarebbe terribile e non potrei più apprezzare nulla!”. 

Questo è il nocciolo della scienza: formulare ipotesi o congetture plausibili e quindi sottoporle a sperimentazione e verifica per confermarle o confutarle. Poiché un’ipotesi non è un ‘fatto’ ma solo una congettura, un assunto, la sottoponete a verifica per determinare se è corretta. Se sembra corretta la tenete sperimentalmente per buona – ma restate sempre disponibili a cambiarla se emergono delle prove che la contraddicono.

Questo è il metodo scientifico. Di rado è infallibile e spesso produce risultati incerti. Ma è con ogni verosimiglianza il miglior modo di cui disponiamo per scoprire la “verità” e per comprendere la “realtà”.

La scienza non è il semplice uso della logica e dei fatti per verificare o smentire una teoria. Il suo aspetto più importante sta nel fare ricorso a teorie che vengono continuamente sottoposte a revisione e a cambiamento nel tentativo di giungere a idee più valide e a congetture più utili. È flessibile piuttosto che rigida, di larghe vedute invece che dogmatica. Si sforza di raggiungere una verità più alta ma non la verità assoluta e perfetta.

I principi della RET sostengono unicamente che il pensiero antiscientifico e irrazionale è la causa preponderante dei disturbi emozionali 

La RET vi mostra anche che, se credete davvero devotamente a queste rigide doverizzazioni e con ciò vi deprimete, potete sempre valervi del metodo scientifico per metterle in discussione e sradicarle, ricominciando così a pensare in modo equilibrato. Poiché in fondo la salute emotiva è soprattutto questo: il pensiero equilibrato o scientifico.

La scienza è flessibile e non dogmatica. Si attiene ai fatti, alla realtà (che è sempre soggetta a mutamenti) e al pensiero logico (che non contraddice se stesso e non può avere contemporaneamente due posizioni antitetiche). La scienza evita inoltre di assumere posizioni estreme (o tutto o niente, o l’uno o l’altro) ed è consapevole che la realtà è spesso bifronte e racchiude in sé caratteristiche ed eventi contraddittori.

Anziché guardare agli eventi del mondo in modo rigido e assoluto, la scienza assume che gli eventi, e specialmente i rapporti umani, seguano di solito le leggi della probabilità.

Le regole principali del metodo scientifico sono le seguenti:

  1. È meglio accettare quanto succede nel mondo come ‘realtà’, anche quando non ci piace e cerchiamo di cambiarla.
  2. Noi definiamo leggi scientifiche teorie e ipotesi logiche e coerenti ed evitiamo contraddizioni importanti e basilari (come pure ‘fatti’ errati o irrealistici). Possiamo cambiare queste teorie se non sono supportate da fatti concreti o dalla logica.
  3. La scienza è flessibile e priva di rigidità. La scienza è ben disposta a rivedere e a cambiare le sue teorie.
  4. La scienza non accetta teorie o punti di vista che non possano essere confutati (falsificati) in qualche modo.
  5. La scienza guarda con scetticismo al fatto che nell’universo possano essere inclusi ‘meriti’ o ‘demeriti’ e che persone (o cose) vengano deificate per le loro ‘buone’ azioni o condannate per il loro comportamento ‘negativo’. La scienza non ha alcuno standard assoluto di ‘buono’ o ‘cattivo’ comportamento.
  6. Per quanto riguarda i rapporti umani e il comportamento, la scienza non ha regole assolute.

Per dimostrare come sia realizzabile prendere i disturbi emozionali, e i pensieri irrazionali che li generano, per eliminarli con l’aiuto del metodo scientifico, prendiamo alcuni imperativi irrazionali e mostriamo come sia possibile esaminarli scientificamente:

Pensiero irrazionale: “Devo senz’altro riuscirvi”.

  • Questo pensiero è realistico e fattuale? Ovviamente non lo è.
  • Questo pensiero è logico? No.
  • Questo pensiero è flessibile? No.
  • Questo pensiero può essere confutato? Certo, sì.
  • Questo pensiero prova che io merito qualcosa? No.
  • Questo pensiero dimostra che io agirò nel modo migliore e otterrò buoni risultati se farò di esso il mio principio guida? Assolutamente no.

Una volta che avete scoperto alcuni dei vostri pensieri ascientifici, a causa dei quali vi create problemi emozionali e agite contro il vostro stesso interesse, utilizzate il metodo scientifico per metterli in discussione e confutarli. Chiedetevi:

  • Questo pensiero è realistico? È in accordo con gli eventi della vita?
  • Questo pensiero è logico? Contraddice se stesso o gli altri miei pensieri?
  • Posso dimostrare questo pensiero? Posso confutarlo? Ha senso che io mantenga questa convinzione se essa non è suscettibile di smentita?
  • Questo pensiero dimostra che nell’universo c’è una legge del merito e del demerito? Se agisco in modo positivo merito di vivere bene, se invece agisco in modo negativo allora mi merito completamente di condurre un’esistenza grama?
  • Se io mantengo con decisione questo pensiero (e quindi i sentimenti e le azioni che esso determina) riuscirò bene nella vita, otterrò i risultati che mi sono prefisso e avrò un’esistenza più felice? O, al contrario, tenderò a essere più infelice?

Continuate a usare il metodo scientifico per mettere in discussione e sfidare i vostri pensieri irrazionali finché non comincerete a sbarazzarvene, ad accrescere la vostra efficacia e a sentirvi meglio con voi stessi.

In termini di RET, l’insight significa prima di tutto capire chi voi siate. Quindi la RET vi aiuta ad esplorare le vostre predilezioni e idiosincrasie e vi suggerisce che cosa potete fare per appagare le prime e schivare le seconde.

La RET, dunque, vi aiuta non soltanto a capire chi ‘siete’ ma anche a cambiare i pensieri, le sensazioni e le azioni che vi fanno star male. Ammette i vostri desideri, auspici, preferenze, obiettivi e valori e cercate di aiutarvi a realizzarli. Ma la RET vi mostra anche come separare le vostre ‘preferenze’ dalle vostre ‘esigenze’ – trattenendovi così dal sabotare i vostri obiettivi.


Immagine di Copertina tratta da Web Leaders.

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