Uno studio su:
Gregory Bateson
VERSO UN’ECOLOGIA DELLA MENTE
(Orig.: Steps to an Ecology of Mind – 1972)
Adelphi Edizioni S.p.a., Milano 1976
(14a ediz. Gennaio 1997)
Parte II di 3
Una teoria del gioco e della fantasia
La comunicazione verbale umana può operare a molti livelli di astrazione tra loro contrastanti. Tali livelli si estendono in due direzioni:
- Una gamma o insieme di questi livelli più astratti comprende quei messaggi espliciti o impliciti in cui l’oggetto del discorso è il linguaggio: BATESON li chiama metalinguistici (es.: “Il suono vocale ‘gatto’ sta per qualunque membro di una classe di oggetti così e così” oppure: “La parola ‘gatto’ non ha pelo e non graffia”).
- L’altro insieme di livelli di astrazione BATESON lo chiama metacomunicativo (es.: “Il mio dirti dove trovare il gatto era amichevole” oppure: “Questo è un gioco”). L’oggetto del discorso, in questi livelli, è la relazione fra gli interlocutori.
La grande maggioranza dei messaggi, sia metalinguistici sia metacomunicativi, restano impliciti.
Un messaggio, di qualunque genere, non consiste degli oggetti che esso denota (“La parola ‘gatto’ non ci può graffiare”). Il linguaggio, piuttosto, sta con gli oggetti che denota in una relazione paragonabile a quella esistente tra la mappa e il territorio. La comunicazione enunciativa, così come si presenta a livello umano, è possibile solo in seguito allo sviluppo di un insieme complesso di regole metalinguistiche (ma non verbalizzate) che governano le relazioni tra parole e proposizioni da una parte e oggetti ed eventi dall’altra.
Da ciò che si è detto risulta che il gioco è un fenomeno in cui le azioni di ‘gioco’ sono collegate a, o denotano, altre azioni di ‘non gioco’. Di conseguenza, nel gioco ci s’imbatte in un esempio di segnali che stanno per altri eventi, e quindi risulta chiaro che l’evoluzione del gioco può essere stata una tappa importante nell’evoluzione della comunicazione.
La minaccia è un altro fenomeno che assomiglia al gioco, in quanto certe azioni denotano altre azioni, ma ne differiscono. Il pugno contratto nella minaccia è diverso dal cazzotto, ma fa riferimento a un possibile cazzotto a venire (ma attualmente inesistente). E anche la minaccia è di solito riconoscibile nei mammiferi diversi dall’uomo.
Il comportamento istrionico e l’inganno sono altri esempi dell’avvento primitivo della differenziazione mappa-territorio.
Ci si potrebbe aspettare che la minaccia, il gioco e l’istrionismo siano tre fenomeni indipendenti che hanno contribuito tutti all’evoluzione della distinzione tra mappa e territorio; sembra tuttavia che ciò sia errato, almeno per quanto riguarda la comunicazione tra i mammiferi. Una rapida analisi del comportamento infantile mostra che combinazioni del tipo gioco istrionico, simulazione, minaccia giocosa, gioco dispettoso in risposta a minaccia, minaccia istrionica, e così via, formano insieme un unico complesso di fenomeni.
Il paradosso è doppiamente presente nei segnali che vengono scambiati nel contesto di gioco, fantasia, minaccia, ecc. Non solo il mordicchiare giocoso non denota ciò che denoterebbe il morso, per cui esso sta; ma, per di più, il morso stesso è finto. Non solo gli animali che giocano non vogliono affatto dire ciò che dicono; ma, inoltre, essi comunicano di solito su qualcosa che non esiste.
Siamo dunque di fronte a due caratteristiche del gioco: a) che i messaggi o segnali scambiati nel gioco sono in un certo senso non veri e non sono quelli che si hanno in mente; b) che ciò che viene denotato da questi segnali è inesistente. Queste due caratteristiche si combinano talvolta in modo strano per rovesciare una conclusione raggiunta più sopra, quando è stato affermato che il mordicchiare giocoso denota il morso, ma non denota ciò che sarebbe denotato dal morso.
Il gioco segna un passo avanti nell’evoluzione della comunicazione, anzi il passo cruciale nella scoperta delle relazioni di tipo mappa-territorio. Nel processo primario la mappa e il territorio sono identificati; nel processo secondario essi possono essere distinti.
Verso una teoria della schizofrenia
La nostra impostazione è basata su quella parte della teoria della comunicazione che Russel chiamò Teoria dei Tipi logici. La tesi centrale di questa teoria è che esiste una discontinuità tra una classe e i suoi elementi. La classe non può essere un elemento di se stessa e d’altra parte uno degli elementi non può essere la classe, poiché il termine usato per la classe è di un livello di astrazione diverso (di un diverso tipo logico) rispetto ai termini usati per gli elementi. Per quanto nella logica formale si tenti di conservare tale discontinuità tra una classe e i suoi elementi, è nostra opinione che, viceversa, nella psicologia della comunicazione reale questa discontinuità sia continuamente e inevitabilmente trasgredita e che a priori ci si debba aspettare l’insorgere di una patologia nell’organismo umano qualora questa trasgressione assuma certi caratteri formali nell’ambito della comunicazione tra madre e figlio. Sosterremo la tesi che questa patologia si accompagni, nella sua forma estrema, a sintomi le cui caratteristiche formali dovrebbero indurci a classificarla come una schizofrenia.
Esempi di come gli esseri umani gestiscono atti di comunicazione in cui interviene una pluralità di tipi logici si possono ricavare dalle seguenti aree:
- Uso di vari moduli comunicativi nella comunicazione umana. Esempi sono il gioco, il non-gioco, la fantasia, il sacramento, la metafora, ecc.
- Umorismo.
- Falsificazione dei segnali che identificano i modi: la risata artificiale, la simulazione interessata di amicizia, l’inganno, la presa in giro.
- Apprendimento.
- Livelli multipli di apprendimento e tipologia logica dei segnali.
Effetti del doppio vincolo.
Noi avanziamo l’ipotesi che, ogni volta che un individuo si trova in una situazione di doppio vincolo, la sua capacità di discriminazione fra tipi logici subisca un collasso. Le caratteristiche generali di questa situazione sono le seguenti:
- L’individuo è coinvolto in un rapporto intenso.
- L’individuo si trova prigioniero di una situazione in cui l’altra persona che partecipa al rapporto emette nello stesso tempo messaggi di due ordini, uno dei quali nega l’altro.
- L’individuo è incapace di analizzare i messaggi che vengono emessi, al fine di migliorare la sua capacità di discriminare a quale ordine di messaggio debba rispondere; cioè egli non è in grado di produrre un enunciato metacognitivo.
Descrizione della situazione familiare.
Avanziamo l’ipotesi che la madre di uno schizofrenico esprima contemporaneamente almeno due ordini di messaggi: a) comportamento ostile, o di ripiegamento, che viene stimolato ogni volta che il bambino le si avvicina; b) affetto simulato, o comportamento accattivante, che viene stimolato quando il bambino reagisce al suo comportamento ostile o di ripiegamento, e che è un modo di negare tale ripiegamento. Il problema della madre è quello di regolare la sua ansietà regolando la vicinanza e la distanza che la separano dal bambino. In altre parole, se la madre comincia a sentirsi affezionata e vicina al figlio, comincia anche a sentirsi in pericolo, e deve ritrarsi da lui; ma ella non può accettare questo atto di ostilità e, per negarlo, deve simulare affetto e propensione per il bambino. Il punto importante è che il comportamento affettuoso della madre è un commento al suo comportamento ostile (dal momento che ne è una compensazione) e di conseguenza appartiene a un diverso ordine di messaggi rispetto al comportamento ostile: è, cioè, un messaggio su una sequenza di messaggi. Eppure, per la sua natura, esso nega l’esistenza dei messaggi cui si riferisce, cioè del ripiegamento ostile.
La madre usa le reazioni del bambino per confermare che il suo comportamento è affettuoso, e dal momento che tale comportamento affettuoso è simulato, il bambino viene posto nella condizione di non dover interpretare con precisione le comunicazioni della madre, se le sue relazioni con quest’ultima debbono essere mantenute. In altre parole, il bambino non deve discriminare con precisione tra diversi ordini di messaggi; in questo caso particolare, non deve cogliere la differenza tra l’espressione di sentimenti simulati (un tipo logico) e di sentimenti reali (un diverso tipo logico). Ne consegue che il bambino deve sistematicamente distorcere la sua percezione dei segnali metacomunicativi. Ad esempio, se la madre comincia a provare ostilità (o affetto) per il figlio e contemporaneamente si sente spinta a ritrarsi da lui, potrebbe dirgli: “Va’ a dormire, sei stanco e voglio che ti riposi”. Questa frase apertamente affettuosa tende a negare un sentimento che potrebbe essere espresso con queste parole: “Va’ fuori dai piedi, perché sono stufa di te”. Se il bambino interpretasse correttamente i segnali metacomunicativi, dovrebbe fare i conti col fatto che la madre non desidera averlo vicino e per di più lo sta ingannando dimostrandosi affettuosa. Egli sarebbe ‘punito’ per aver appreso a distinguere con cura gli ordini dei messaggi e quindi, piuttosto che riconoscere l’inganno materno, tende ad accettare l’idea di essere stanco. Questo significa che, allo scopo di sostenere l’inganno della madre, il bambino deve ingannare se stesso circa il suo stato interno (omertà psico-affettiva): per continuare a vivere con lei, egli deve discriminare in modo errato i suoi messaggi interni, oltre che discriminare in modo errato i messaggi altrui.
La soluzione più agevole per il bambino è quella di accettare come reale il comportamento affettuoso simulato di sua madre, e il suo desiderio di interpretare ciò che realmente accade è indebolito. Il risultato è dunque che la madre, mentre si ritrae da lui, definisce questo suo allontanarsi come la manifestazione di un rapporto affettuoso corretto.
Il bambino, dunque, è punito se discrimina correttamente i messaggi della madre, ed è punito se li discrimina erroneamente: è preso in un doppio vincolo.
C’è un unico modo per il bambino di uscire da questa situazione, e cioè quello di rendersi conto criticamente della posizione contraddittoria in cui sua madre lo ha messo. Ma, se così facesse, la madre la prenderebbe come un’accusa di disaffezione, lo punirebbe e continuerebbe ad affermare nello stesso tempo che il figlio ha una percezione distorta della situazione. Impedendogli di parlare della situazione, la madre gli vieta di fruire del livello metacomunicativo, di quel livello, cioè, che usiamo per correggere la nostra percezione del comportamento comunicativo.
Come conseguenza, il bambino cresce senza sviluppare la sua capacità di comunicare sulla comunicazione e pertanto resta privo dell’abilità di determinare il vero significato di ciò che gli altri dicono e dell’abilità di esprimere ciò che egli stesso veramente intende, che è un requisito fondamentale per stabilire relazioni normali.
Il bambino, dunque, è punito se dimostra amore e affetto ed è punito se non li dimostra, e ciò nell’ambito di un rapporto che è il più importante della sua vita e costituisce un modello per tutti gli altri rapporti.
Essere infinitamente intelligenti implica essere infinitamente flessibili.
Credo che la sostanza della questione stia qui: la famiglia schizofrenica è un’organizzazione dotata di grande stabilità di azione, la cui dinamica e il cui funzionamento interno sono tali che ogni membro continuamente subisce l’esperienza della negazione dell’io.
Le categorie logiche dell’apprendimento e della comunicazione
La teoria dei tipi logici
In primo luogo, è opportuno indicare l’oggetto della Teoria dei Tipi logici: essa asserisce che, nell’ambito della logica formale, o del discorso matematico, una classe non può essere elemento di se stessa; che una classe di classi non può essere una delle classi che sono suoi elementi; che un nome non è la cosa indicata; che ‘John Bateson’ è la classe di cui questo ragazzo, è l’unico elemento; e così via. Queste asserzioni possono sembrare banali e perfino ovvie, ma non è affatto raro che gli scienziati del comportamento commettano errori che sono del tutto simili all’errore di classificare il nome insieme con la cosa indicata (ovvero, di mangiare il menu invece del pranzo); cioè un errore di tipologia logica.
Un po’ meno ovvia è l’asserzione successiva della teoria: che una classe non può essere uno degli oggetti classificati, correttamente, come non appartenenti alla classe.
Infine, la teoria asserisce che, se si contravviene a queste semplici regole del discorso formale, si creano paradossi e il discorso sarà viziato.
Se accettiamo la nozione generale che ogni forma di apprendimento (che non sia l’apprendimento zero) è in qualche misura stocastica (cioè contiene componenti del procedimento ‘per tentativi ed errori’), ne segue che si può basare un ordinamento dei processi di apprendimento su una classificazione gerarchica dei tipi di errore che si debbono correggere nei vari processi di apprendimento. Apprendimento zero sarà allora il nome per la base immediata di tutti quegli atti (semplici o complessi) che non sono suscettibili di correzione ‘per tentativi ed errori’. Apprendimento 1 sarà un nome adatto per la correzione della scelta nell’ambito dello stesso insieme di alternative. Apprendimento 2 sarà il nome per il cambiamento dell’insieme entro cui si opera la scelta; e così via.
Ricapitolando le definizioni:
- Apprendimento zero: è caratterizzato dalla specificità della risposta che – giusta o errata che sia – non è suscettibile di correzione.
- Apprendimento 1: è un cambiamento nella specificità della risposta, mediante correzione degli errori di scelta in un insieme di alternative.
- Apprendimento 2: è un cambiamento nel processo dell’Apprendimento 1, per esempio un cambiamento correttivo dell’insieme di alternative entro il quale si effettua la scelta, o un cambiamento nella segmentazione della sequenza delle esperienze.
- Apprendimento 3: è un cambiamento nel processo dell’Apprendimento 2, per esempio un cambiamento correttivo nel sistema degli insiemi di alternative, tra le quali si effettua la scelta.
- Apprendimento 4: sarebbe un cambiamento nell’Apprendimento 3, ma probabilmente non si manifesta in alcun organismo adulto vivente su questa terra. Il processo evolutivo ha tuttavia creato organismi la cui ontogenesi li porta al Livello 3; la combinazione di filogenesi e ontogenesi raggiunge, in effetti, il Livello 4.
Per ogni dato organismo esiste un limite superiore, oltre il quale tutto è determinato dalla genetica. I platelminti non possono probabilmente andare oltre l’Apprendimento 1; i mammiferi diversi dall’uomo possono probabilmente raggiungere l’Apprendimento 2, ma non l’Apprendimento 3; l’uomo, infine, può talvolta conseguire l’Apprendimento 3.
La cibernetica dell’‘io’: una teoria dell’alcoolismo
I filosofi hanno identificato e distinto due specie di problemi: dapprima i problemi di come sono le cose, che cosa è una persona e che genere di mondo è questo; questi sono i problemi dell’ontologia. Poi vi sono i problemi di come noi conosciamo qualcosa o, più specificamente, di come noi conosciamo che genere di mondo è questo e che genere di creature siamo noi che possiamo conoscere qualcosa (o forse niente di tali questioni; questi sono i problemi dell’epistemologia. A queste questioni, sia ontologiche sia epistemologiche, i filosofi cercano di dare risposte vere.
Se noi continueremo ad agire in termini del dualismo cartesiano mente-materia, continueremo probabilmente anche a vedere il mondo in termini di contrapposizioni come: Dio-uomo, aristocrazia-popolo, razze elette-altre razze, nazione-nazione; e uomo-ambiente. È dubbio che una specie che possiede sia una tecnica avanzata sia questo strano modo di vedere il proprio mondo possa durare a lungo.
Parte Quarta
Biologia ed evoluzione
Problemi relativi alla comunicazione dei cetacei e di altri mammiferi
Il gatto non ha parole per indicare il cibo o il latte, ma compie movimenti ed emette suoni che sono quelli caratteristici di un gattino verso la mamma. Se dovessimo tradurre in parole il messaggio del gatto, dovremmo dire che sta asserendo: “Dipendenza! Dipendenza!”. Il gatto parla in termini di strutture e contingenze di relazione, e dipende da voi compiere, partendo da questo discorso, un passo deduttivo, congetturando che ciò che il gatto vuole è il latte. È la necessità di questo passo deduttivo che segna la differenza tra la comunicazione dei mammiferi preverbali, sia la comunicazione delle api sia il linguaggio degli uomini.
La cosa straordinaria – la grande novità – nell’evoluzione del linguaggio umano non è stata la scoperta dell’astrazione o della generalizzazione, ma la scoperta del modo di essere precisi su qualcosa che non fosse relazione.
Immagine di Copertina tratta da INTP Personality.

