Libri da leggere
Uno studio su
Gregory Bateson
Mary Catherine Bateson
DOVE GLI ANGELI ESITANO
Verso un’epistemologia del sacro
Milano, Adelphi Edizioni, 1989
(Orginale: Angels Fear. Towards an Epistemology of the Sacred, 1979)
Introduzione
Gregory si era via via reso conto che l’unità della natura da lui asserita in Mente e natura era comprensibile forse solo attraverso il genere di metafore cui ci ha abituato la religione e capì di essere ormai prossimo a quella dimensione integrale dell’esperienza cui dava il nome di sacro.
È evidente il rifiuto del dualismo cartesiano di mente e materia: la mente senza la materia non può esistere; la materia senza la mente può esistere ma è inaccessibile. Una divinità trascendente è impossibile. Il dualismo cartesiano fu una barriera formidabile: mente e natura formano una unità necessaria in cui non esiste una mente separata dal corpo o un dio separato dalla sua creazione.
Egli aspirava a delineare l’operante impalcatura della vita, quella vita che, nel suo senso più ampio, abbraccia l’intero pianeta vivente nell’arco della sua evoluzione.
Il tema centrale di Mente e natura era che l’evoluzione è un processo mentale, formula sintetica con cui si voleva affermare che l’evoluzione è sistemica e che il processo evolutivo ha le stesse caratteristiche fondamentali di altri processi sistemici, tra cui il pensiero.
Cercò di mettere in evidenza quello che gli stava più a cuore nel pensiero e nell’evoluzione, cioè che essi presentano un’importante analogia, in quanto hanno entrambi una “struttura che connette”.
Gregory era riuscito a trovare una posizione dalla quale parlare di “Dio”.
Fece un serio sforzo per arrivare a comprendere un termine affine alla divinità ma più generale, “il sacro”, avventurandosi con circospezione su quel terreno “dove gli angeli esitano a metter piede”.
In questo libro egli considerò un insieme di problemi che erano stati sempre relegati sullo sfondo nel suo lavoro: non solo il problema del “sacro”, ma anche il problema “estetico” e quello della “coscienza”, indispensabili per poter giungere a una teoria dell’azione nel mondo vivente, a un’etica cibernetica.
Questo libro è dunque uno studio comparato di temi che nascono dall’antropologia e dall’epistemologia locale.
Allora (agli inizi del lavoro di ricerca) le regole erano chiarissime: nella spiegazione scientifica non si deve mai fare ricorso alla mente o alla divinità né si deve fare appello a cause finali. La causalità deve scorrere sempre nella direzione del tempo, quindi il futuro non può avere effetto sul presente o sul passato. Nell’universo che si deve spiegare non bisogna postulare alcuna divinità, alcuna teleologia, alcuna mente.
Questo credo semplicissimo e rigoroso era un paradigma che dominava la scena biologica da 150 anni, espressione di un materialismo che aveva raggiunto punti di fanatismo.
Era chiaro che sulla base di quelle premesse la cultura non avrebbe potuto essere stabile, ma avrebbe subito modificazioni sempre più intense che l’avrebbero portata alla distruzione. Questa intensificazione Gregory Bateson la chiamò schismogenesi (concetto di retroazione positiva).
Bateson si recò ai convegni di cibernetica con una nozione nuova, che chiamò deutero-apprendimento, cioè apprendere ad apprendere, imparare ad affrontare e ad aspettarsi un certo tipo di contesto per l’azione adattiva, cambiamento di carattere dovuto all’esperienza.
Il libro di Jung (Septem Sermones ad Mortuos) sottolineava la differenza tra il Pleroma, il mondo puramente fisico governato solo da forze e urti, e la Creatura, il mondo governato da distinzioni e differenze.
Non ci possono essere mappe nel Pleroma, ma solo nella Creatura. Ciò che porta dal territorio alla mappa è la notizia di una differenza che è sinonimo di informazione.
Bateson iniziò a pensare in modo sistematico al processo mentale come processo distinto dalle semplici sequenze fisiche o meccanicistiche, senza tuttavia pensare a due “sostanze” separate.
Bateson scoprì, in Mente e natura, che il processo mentale e l’evoluzione biologica sono necessariamente simili.
Il mondo del processo mentale
In luogo del vecchio dualismo cartesiano, Bateson vuole parlare della natura del processo mentale, del pensiero nel senso più ampio del termine, e della relazione tra “pensiero” e mondo materiale.
Per Bateson l’ “embriologia” è un processo mentale. Insieme con l’embriologia, nel termine “processo mentale”, mette anche l’evoluzione e tutti quegli scambi che avvengono dentro gli organismi e fra un organismo e l’altro, che chiama Vita.
Dovunque l’informazione (o il confronto) faccia parte essenziale della nostra spiegazione, lì vi è un processo mentale. L’informazione può essere definita come una differenza che produce una differenza.
Il Pleroma di per sé non contiene alcuna descrizione. Per quanto privo di pensiero e di informazione, il Pleroma tuttavia contiene (è la matrice di) molti altri tipi di regolarità. L’inerzia, la causa e l’effetto, la connessione e la non connessione sono regolarità immanenti nel Pleroma.
Bateson usa il termine junghiano Pleroma per indicare quel mondo non vivente, descritto dalla fisica, che in sé non contiene e non produce distinzioni. Usa Creatura per indicare quel mondo della spiegazione in cui gli stessi fenomeni da descrivere sono tra di loro retti e determinati dalla differenza, dalla distinzione e dall’informazione.
Queste due entità si possono incontrare solo in combinazione, mai separate. I processi mentali hanno bisogno, per presentarsi, di strutturazioni della materia, di zone in cui il Pleroma è caratterizzato da un’organizzazione che gli consente di essere influenzato dall’informazione oltre che dagli eventi fisici.
Definizione di “mente”:
- Una mente è un aggregato di parti o componenti interagenti.
- L’interazione fra le parti della mente è attivata dalla differenza.
- Il processo mentale richiede un’energia collaterale.
- Il processo mentale richiede catene di determinazione circolari (o più complesse).
- Nel processo mentale gli effetti della differenza devono essere considerati come trasformate (cioè, versioni codificate) di eventi che li hanno preceduti.
- La descrizione e la classificazione di questi processi di trasformazione rivelano una gerarchia di tipi logici immanenti ai fenomeni.
La mente è un “esso”. Data una mente è probabile che essa sia un componente o un sottosistema di una mente più grande e più complessa. Il mondo del processo mentale si rivela come un mondo organizzato di scatole cinesi in cui l’informazione genera altra informazione.
La nostra Epistemologia è una buona epistemologia nella misura in cui le regolarità del Pleroma possono essere tradotte in modo corretto e appropriato nel nostro pensiero, e nella misura in cui la nostra comprensione della Creatura può svilupparsi e fondarsi su quel primo passo dell’Epistemologia che è il collegamento junghiano fra Pleroma e Creatura. L’epistemologia junghiana parte dal confronto delle differenze, non dalla materia.
Bateson definisce l’Epistemologia come la scienza che studia il processo del conoscere, l’interazione tra la capacità di rispondere alle differenze da una parte e, dall’altra, il mondo materiale in cui queste differenze in qualche modo hanno origine. Abbiamo quindi a che fare con un’interfaccia tra Pleroma e Creatura.
L’interfaccia tra Pleroma e Creatura è un esempio della contrapposizione tra “mappa” e “territorio”.
Regole per un pensiero e una comunicazione corretti:
- La mappa non è il territorio.
- Il nome non è la cosa designata dal nome.
- Il nome del nome non è il nome.
- Un elemento di una classe non è la classe.
- La classe non è un membro di se stessa.
- Certe classi non hanno membri.
Nella Creatura tutto consiste in nomi, mappe e nomi di relazioni. Questi vincoli sono eterni.
Le proposizioni che stavano a cuore ad Agostino (le verità eterne) e ai pitagorici sono, in un certo senso, latenti nel Pleroma e aspettano soltanto di essere identificate da qualche scienziato.
La metafora è di fatto la logica su cui è stato costruito il mondo biologico, è la principale caratteristica e la colla organizzativa di questo mondo del processo mentale.
Il modello
Le argomentazioni di questo libro sono in buona parte fondate su un modello dell’interazione fra struttura e processo.
Un modello ha parecchi scopi:
- fornire un linguaggio abbastanza schematico e preciso da consentire un esame delle relazioni interne all’oggetto del modello tramite un confronto con le relazioni interne al modello. Ciò di cui vi è bisogno è un discorso preciso sulle relazioni, e un modello talvolta è di aiuto. Questo è il primo scopo di un modello.
- Un secondo scopo risulta chiaro quando si ha un vocabolario di relazioni, perché allora il modello genera domande
- Infine, un modello diventa uno strumento per lo studio comparato di diversi campi fenomenici. È soprattutto lo strumento dell’abduzione, il procedimento con cui da fenomeni appartenenti a campi diversi si estrae ciò che hanno in comune.
I metodi che Horst Mittelstaedt chiamò calibrazione e retroazione sono strettamente legati ai termini “struttura” e “processo”.
Mittelstaedt usò l’esempio dei due modi di sparare: se un uomo spara con una carabina, prende la mira guardando attraverso il mirino dell’arma, nota l’errore di puntamento, lo corregge, magari lo corregge troppo, sicché deve correggerlo di nuovo, finché non è soddisfatto. A questo punto preme il grilletto e la carabina spara. Questo è il metodo della retroazione. La sua caratteristica principale è l’impiego della correzione dell’errore in ciascun tiro.
Viceversa, un cacciatore che usi lo schioppo per sparare a un uccello in volo non ha il tempo di correggere e ricorreggere la mira. Dovrà basarsi sulla “calibrazione” di occhi, cervello e muscoli. Vedendo l’uccello sollevarsi, il cacciatore accoglie un complesso aggregato di informazioni, sulla base delle quali il suo cervello e i suoi muscoli, dopo una serie di calcoli, gli fanno puntare il fucile su una posizione un pochino più avanzata dell’uccello in volo. La caratteristica principale del metodo della calibrazione è l’assenza di correzione dell’errore nell’azione singola e l’uso di un grande campione di azioni.
L’informazione usata dall’uomo con la carabina appartiene a un tipo logico diverso da quella usata dall’uomo con lo schioppo. Il primo sfrutta le notizie relative a un errore commesso in quell’unico evento, il secondo deve apprendere dalla classe o dalle classi degli errori commessi nel corso di ripetute esperienze.
La differenza tra i due metodi può avere ripercussioni importanti sulla formazione del carattere e dell’educazione.
Il dilemma, se considerare l’apprendimento come una modifica della calibrazione oppure come un problema di autocorrezione istante per istante, sembra presentarsi in tutte le arti.
Né soprannaturale né meccanico
Distinzione junghiana tra Pleroma e Creatura: la mente è una caratteristica organizzativa, non una “sostanza” distinta.
Questa prospettiva, che mette in luce il carattere organizzativo del mentale e lo fa apparire accessibile allo studio senza ridurlo al materiale, consente lo sviluppo di una visione del mondo monistica e unificata.
Tutte le religioni e molti altri sistemi di pensiero propongono una soluzione, generale o parziale, del problema mente-corpo: sono soluzioni inaccettabili, fonte di svariatissime superstizioni.
Vi sono quelle forme di superstizione che collocano la spiegazione dei fenomeni della vita e dell’esperienza fuori del corpo, il quale sarebbe influenzato e in parte comandato da un qualche agente soprannaturale separato. Questa superstizione non spiega alcunché. La differenza tra mente e materia è ridotta a zero.
Vi sono per contro superstizioni che negano affatto la mente: secondo i meccanicisti o materialisti non vi è nulla da spiegare che non possa essere descritto da sequenze lineari di causa ed effetto. Secondo questa superstizione l’uomo è una specie di macchina.
Queste due superstizioni, la soprannaturale e la meccanicistica, si alimentano a vicenda.
Dovrebbe essere possibile trovare una posizione teorica più stabile, necessaria al fine di limitare gli eccessi. Ci serve una nuova filosofia o epistemologia per ridurre l’intolleranza che divide i due campi.
Oggi ne sappiamo abbastanza per prevedere che questa nuova e migliore posizione sarà unitaria, e che la separazione concettuale tra “mente” e “materia” sarà vista come il derivato, il sottoprodotto, di un olismo insufficiente. Quando ci concentriamo troppo sulle parti, perdiamo di vista le caratteristiche necessarie del tutto e siamo quindi tentati di ascrivere i fenomeni che derivano da questa totalità a un’entità soprannaturale.
Soprannaturale e meccanicistico: Bateson disprezza e teme entrambe queste opinioni estreme e le giudica ingenue e sbagliate sotto il profilo epistemologico e pericolose sotto il profilo politico. Inoltre, sono pericolose per qualcosa che possiamo chiamare genericamente salute mentale.
Bateson crede all’esistenza di un legame tra la sua “esperienza “ e ciò che accade “all’esterno” e che influisce sui suoi organi di senso, ma non tratta questo legame come se fosse ovvio, bensì come cosa misteriosa che richiede molto studio.
Quando dirigo i miei occhi verso quello che penso sia un albero, ricevo un’immagine di qualcosa di verde. Ma questa immagine non è “all’esterno”. Crederlo è già una forma di superstizione, perché l’immagine è una creazione mia, prodotto di molte circostanze, compresi i miei preconcetti. Credere nel soprannaturale è in ultima analisi un’“eresia”.
Introducendo il soprannaturale nello schema di spiegazione si distrugge ogni possibilità di credere o di dubitare: ciò che resta è uno stato di completo rimbambimento.
Bateson ritiene che l’informazione venga sempre ricevuta tramite percorsi materiali e organi periferici. Ciò non esclude la possibilità che gli uomini, gli animali o le macchine abbiano organi di senso di cui ancora non siamo a conoscenza.
Immagine di Copertina tratta da Warhammer via Reddit.

