Un tuffo fra le pagine
Daniel Goleman
INTELLIGENZA EMOTIVA
Titolo originale: Emotional intelligence – 1995
R.C.S. Libri & Grandi Opere S.p.A. – Ed. CDE spa, Milano, 1996
Parte 3 di 4
UN’OCCASIONE DA COGLIERE
12) IL CROGIOLO FAMILIARE
Il fatto di avere genitori intelligenti dal punto di vista emotivo è di per se stesso una fonte di grandissimo beneficio per il bambino. (226)
L’insegnamento dell’empatia comincia nella primissima infanzia, quando i genitori entrano in sintonia con i sentimenti del neonato. Sebbene alcune capacità emozionali vengano affinate con gli amici nel corso degli anni, i genitori capaci possono fare molto per infondere nei propri figli le basi dell’intelligenza emotiva: in altre parole, possono aiutarli ad apprendere come riconoscere, dominare e imbrigliare i propri sentimenti; insegnar loro a essere empatici; e, ancora, a controllare i sentimenti nelle loro relazioni.
A parità di QI, i bambini i cui genitori erano bravi “allenatori” avevano un migliore rendimento in aritmetica e nella lettura, una volta arrivati in terza elementare. (228)
La differenza fra le due prospettive – quella dei bambini fiduciosi e ottimisti e quella dei loro coetanei che si aspettano di fallire – comincia a prendere forma nei primissimi anni di vita. T. Berry Brazelton (pediatra di Harvard) sostiene che i genitori “devono comprendere come le loro azioni possano contribuire a generare fiducia, curiosità, piacere nell’apprendimento e nella comprensione dei limiti” – tutte cose che aiutano i bambini a riuscire nella vita. Il suo consiglio si basa su dati, sempre più numerosi, che dimostrano come il successo scolastico dipenda in misura sorprendente dalle caratteristiche emotive formatesi negli anni precedenti all’ingresso del bambino nella scuola. (229)
La prima opportunità di dar forma ai germi dell’intelligenza emotiva si presenta nei primissimi anni di vita, sebbene tali capacità continuino a formarsi anche negli anni della scuola. Le capacità che i bambini acquisiscono più tardi, nella vita, vanno ad aggiungersi a quelle apprese nella prima infanzia. E queste abilità costituiscono una base essenziale per tutto l’apprendimento. Un rapporto del National Center for Clinical Infant Programs afferma che spie efficaci del successo scolastico non sono il patrimonio nozionistico o l’abilità precoce nella lettura, quanto piuttosto la misura di capacità emotive e sociali ossia:
- essere sicuri di sé e interessati;
- sapere quale tipo di comportamento ci si aspetta da noi e come trattenersi dall’impulso di comportarsi male;
- essere capaci di aspettare, di seguire istruzioni e di rivolgersi agli insegnanti per chiedere aiuto;
- esprimere le proprie esigenze pur andando d’accordo con altri bambini.
Il rapporto elenca sette ingredienti fondamentali della capacità di come imparare:
Fiducia
Curiosità
Intenzionalità
Autocontrollo
Connessione (impegno e comprensione reciproci)
Capacità di comunicare
Capacità di cooperare. (230-231)
L’insegnamento emozionale fondamentale dei primi quattro anni di vita ha importantissime conseguenze durature. (233)
13) EMOZIONI E SUPERAMENTO DEI TRAUMI
I principali sintomi della paura appresa – compresi quelli più intensi, ossia il Ptsd (disturbo da stress post-traumatico) – si spiegano considerando le alterazioni che hanno luogo nei circuiti del sistema limbico concentrati in modo particolare nell’amigdala. Alcune delle alterazioni più importanti hanno luogo nel locus ceruleus, una struttura che regola la secrezione cerebrale delle catecolamine, ossia dell’adrenalina e della noradrenalina. Questi due neurotrasmettitori mobilitano l’organismo preparandolo all’emergenza; queste stesse sostanze fanno sì che i ricordi si imprimano nella memoria con particolare intensità. Nei pazienti con Ptsd questo sistema diventa iper-reattivo, secernendo dosi eccezionalmente elevate di catecolamine in risposta a situazioni che in realtà comportano minacce insignificanti – o addirittura inesistenti – ma che in qualche modo ricordano il trauma originale. (242)
Il locus ceruleus e l’amigdala sono in stretto collegamento fra loro e con altre strutture del sistema limbico, come l’ippocampo e l’ipotalamo; i circuiti catecolaminergici si estendono poi nella corteccia. Si ritiene che alla base dei sintomi del Ptsd – che comprendono ansia, paura, iper-vigilanza, inclinazione al turbamento e a uno stato di attivazione, prontezza al combattimento o alla fuga e l’indelebile memoria di intensi ricordi carichi di emotività – ci siano alcune alterazioni di questi circuiti. …. Altre modificazioni hanno luogo nel circuito che collega il sistema limbico alla ghiandola pituitaria, una struttura che regola la liberazione del Crf, ossia del principale ormone dello stress secreto dall’organismo per innescare la risposta di combattimento o fuga. Le alterazioni della pituitaria portano a un’ipersecrezione di questo ormone – soprattutto nell’amigdala, nell’ippocampo e nel locus ceruleus – che mette l’organismo in uno stato di allerta scatenato da un’emergenza che in realtà non esiste. (243)
Le alterazioni neurali che hanno luogo nel Ptsd sembrano anche rendere l’individuo più suscettibile a ulteriori traumi …. l’amigdala, infatti, è programmata per individuare il pericolo, e quando gli eventi della vita la mettono nuovamente di fronte a un rischio reale, il suo allarme suona più forte. (244)
La corteccia prefrontale può perfezionare gli impulsi provenienti dall’amigdala oppure frenarli, ma non può impedirle di reagire. Perciò, sebbene non possiamo decidere quando avere un’esplosione emozionale, possiamo controllare meglio la sua durata. Un tempo di ripresa più breve, dopo tali esplosioni, può essere un segno di maturità emotiva. (252)
14) IL TEMPERAMENTO NON È DESTINO
Un indizio precoce è la misura del nervosismo e della irritabilità a pochi mesi di vita, come pure il disagio che il bambino prova di fronte a qualcosa o a qualcuno non familiare. Mentre circa un bambino su cinque è compreso nella categoria dei timidi, due su cinque – per lo meno alla nascita – hanno un temperamento spavaldo.
I bambini timidi, ipotizza Jerome Kagan (Harvard University – Laboratory for Child Development), hanno probabilmente ereditato livelli cronicamente elevati di noradrenalina o di altri neurotrasmettitori cerebrali che attivano l’amigdala e che – facilitandone l’innesco – creano pertanto una bassa soglia di eccitabilità …. La noradrenalina eccita l’amigdala e, attraverso i circuiti neuronali connessi, mantiene il sistema nervoso simpatico in uno stato di attivazione. (257)
Il silenzio è un altro metro della timidezza. …. Kagan ipotizza che un timido silenzio di fronte alla novità o alla percezione di una minaccia segnali l’attività di un circuito neurale che collega il proencefalo, l’amigdala e le strutture del sistema limbico che controllano la vocalizzazione …. Quando frequenteranno la sesta o la settima classe, questi bambini sensibili saranno soggetti ad alto rischio per disturbi legati all’ansia, come gli attacchi di panico. (258)
I bambini vengono al mondo con molti più neuroni di quelli che resteranno poi nel loro cervello maturo; grazie a un processo noto come “pruning” (potatura) il cervello perde effettivamente le connessioni neurali meno usate, formandone di molto forti in quei circuiti sinaptici rivelatisi i più usati. Questo processo, eliminando le sinapsi irrilevanti, migliora il rapporto segnale-rumore rimuovendo la causa del “rumore”; si tratta di un processo costante e veloce, in quanto le connessioni sinaptiche possono formarsi nel giro di ore o giorni. L’esperienza, soprattutto nell’infanzia, scolpisce il cervello. (264)
Mentre le aree sensoriali maturano nella prima infanzia, e il sistema limbico entro la pubertà, i lobi frontali – sede dell’autocontrollo emotivo, della comprensione e della reazione corticale perfezionata – continuano a svilupparsi fino alla fine dell’adolescenza, a volte fino a un periodo compreso fra i sedici e i diciotto anni di età.
Le abitudini di controllo emozionale, che si esprimono moltissime volte durante l’infanzia e gli anni dell’adolescenza, contribuiscono anch’esse a forgiare questi circuiti. Ciò fa dell’infanzia un’opportunità fondamentale per modellare inclinazioni emotive destinate a durare tutta la vita; le abitudini acquisite da bambini vengono installate nella cablatura sinaptica fondamentale dell’architettura neurale, e in seguito sono più difficili da modificare. Data l’importanza dei lobi prefrontali nel controllo delle emozioni, l’esistenza di un periodo critico molto lungo per la “scultura” sinaptica di questa regione può benissimo significare che, nel disegno generale del cervello, le esperienze di un bambino possono, nel corso degli anni, forgiare connessioni durature nei circuiti regolatori del cervello emozionale. (266)
Durante un periodo critico, collocabile fra i dieci e i diciotto mesi, l’area orbito-frontale della corteccia prefrontale forma rapidamente le connessioni con il sistema limbico, diventando così un interruttore fondamentale per innescare o disinnescare la sofferenza. Il bambino che va incontro a infiniti episodi di consolazione da parte di altri viene aiutato ad apprendere come calmarsi e, secondo questa ipotesi, rafforzerà le connessioni di questo circuito delegato al controllo della sofferenza; pertanto, nei momenti difficili della vita, egli sarà più abile nell’arte dell’auto-conforto. …. I lobi frontali, tanto importanti nella regolazione degli impulsi del sistema limbico, maturano nell’adolescenza. Un altro circuito fondamentale che continua a forgiarsi per tutta l’infanzia comprende il nervo vago, che non si limita a regolare la funzione del cuore e di altri organi, ma trasmette i segnali provenienti dalle ghiandole surrenali all’amigdala, preparandola a secernere le catecolamine che scatenano la risposta di combattimento o fuga. …. Il fatto stesso di avere genitori capaci dal punto di vista emozionale favorisce un miglioramento della funzione vagale.
Come spiega John Gottman, lo psicologo che ha diretto la ricerca “I genitori modificano il tono vagale dei propri figli” …. “parlando ai bambini dei propri sentimenti e spiegando loro come comprenderli, evitando di essere critici e di emettere giudizi, risolvendo i problemi posti da difficili situazioni emotive, guidandoli sul da farsi, mostrando quali siano le alternative allo scontro fisico, o al chiudersi in se stessi quando si è tristi”. Quando i genitori svolgono bene questo compito, i bambini si comportano meglio, in quanto riescono a sopprimere più efficacemente l’attività vagale che induce l’amigdala a preparare l’organismo al combattimento o alla fuga con una scarica ormonale.
È ovvio che esiste un periodo critico per ognuna delle abilità fondamentali dell’intelligenza emotiva – periodo che si estende per diversi anni durante l’infanzia. Ognuno di tali periodi rappresenta un’opportunità per fare in modo che il bambino prenda abitudini emozionali positive oppure, se si perde quest’occasione, per rendere difficilissimo ogni successivo intervento di correzione. (267)
Sicuramente, il cervello resta plastico per tutta la vita, sebbene non nella misura spettacolare tipica dell’infanzia. Ogni tipo di apprendimento implica una modificazione a livello cerebrale, un rafforzamento di connessioni sinaptiche. (268)
ALFABETIZZAZIONE EMOZIONALE
15) IL COSTO DELL’ANALFABETISMO EMOZIONALE
Fra gli adolescenti la causa più comune di infermità è la malattia mentale. Sintomi più o meno gravi di depressione colpiscono fino a un terzo degli adolescenti; per le ragazze l’incidenza della depressione raddoppia durante la pubertà (272). (Nota n° 7, pag. 382: L’ansia è tra i problemi più comuni fra i bambini sotto gli undici anni)
In base alle valutazioni dei genitori e degli insegnanti, si è accertato un costante peggioramento della condizione emozionale alla fine degli anni Ottanta:
- Chiusura in se stessi o problemi sociali;
- Ansia e depressione;
- Difficoltà nell’attenzione e nella riflessione;
- Delinquenza o aggressività. (273)
Afferma Urie Bronfenbrenner (Psicologia evolutiva – Cornell University): le tensioni esterne sono diventate così grandi che persino famiglie solide si frantumano. (274)
I bambini più aggressivi sono coloro che neppure in seconda classe sono riusciti ad apprendere un minimo di autocontrollo. (276)
La metà dei bambini che in prima elementare sono turbolenti, incapaci di andare d’accordo con gli altri, disobbedienti ai genitori e ribelli agli insegnanti, diventano delinquenti durante l’adolescenza (Dan Offord e al., “Outcome, Prognosis, and Risk” in “a Longitudinal Follow-up Study”, Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry 31, 1992). …. La via che tipicamente conduce alla violenza e alla criminalità inizia con bambini aggressivi e difficili da controllare in prima e seconda elementare. (Nota n° 17, pagg. 383: Ciò che avviene nella famiglia prima che il bambino raggiunga l’età scolare ha ovviamente importanza cruciale nel creare una predisposizione all’aggressività. Uno studio, ad esempio, ha mostrato che i bambini rifiutati dalle madri durante il primo anno di vita e la cui nascita fu più difficile del normale avevano una probabilità più alta di quattro volte rispetto agli altri di commettere un crimine violento entro i 18 anni. – Adriane Raines e al., Archives of General Psychiatry, dicembre 1994).
I bambini che, all’atto di iniziare la scuola, hanno già appreso in famiglia uno stile “coercitivo” – cioè prepotente – sono anche considerati pessimi scolari dagli insegnanti i quali devono impiegare troppo tempo nel disciplinarli. …. A dieci anni l’impulsività è un fattore predittivo della successiva attitudine delinquenziale tre volte più importante del quoziente intellettivo (Jack Bloch, “On the Relation Between IQ, Impulsivity, and Delinquency”, Journal of Abnormal Psychology 104, 1995). (277)
Le adolescenti antisociali non diventano violente, ma hanno gravidanze premature. (278)
Una delle abilità principali per il controllo della collera consiste nel sorvegliare i propri sentimenti, diventando consapevoli delle sensazioni corporee, come il rossore del viso e la tensione muscolare, che si verificano quando ci si arrabbia …. “I bambini discutono di situazioni nelle quali si sono trovati di recente, come venire urtati nell’atrio della scuola quando pensano che il gesto sia stato fatto apposta per provocarli. Discutono di come avrebbero potuto affrontare la situazione (proposte di autocontrollo – Metaemozione) (John Lochman, Duke University). (279)
Le difficoltà della vita di relazione, in particolare nei giovani, sono un fattore che scatena la depressione. (280)
Questi anni di fine millennio ci introducono a un’Epoca di Malinconia, così come il Ventesimo secolo è stato un’Epoca di Ansia. (281)
Il grado di simpatia di cui gode un bambino in terza classe è un fattore predittivo più attendibile di ogni altro per quanto riguarda problemi di salute mentale che possono insorgere a diciotto anni (293).
Coloro che sanno resistere persino di fronte alle più tremende avversità posseggono in genere abilità emozionali fondamentali:
- la capacità decisiva di socializzare in maniera vincente attirando gli altri verso di sé;
- la fiducia in se stessi;
- un ottimismo persistente anche di fronte al fallimento e alla frustrazione;
- la capacità di riprendersi in fretta dai dispiaceri;
- un’indole accomodante. (299)
Immagine di copertina tratta da CircleDNA.
