PROGETTO  SOCRATES  COMENIUS “AZIONE 1” – Parte 8 di 13 

Progetto Socrates-Comenius/Azione 1

Anno di partenza: 2002

Dal nostro Paese … all’Europa

Scuole partecipanti

  • Istituto Comprensivo “Don Lorenzo Milani” – Paesana (CN) – Italia – Scuola Coordinatrice del Progetto
  • Istituto di Educazione Secondaria “Boabdil” – Lucena/Córdoba – Spagna – Scuola Partner
  • “Kelsall Ave Nursery School” – Blackburn – Regno Unito – Scuola Partner
  • Istituto Comprensivo Statale “Umberto I°” – Pitigliano (GR) – Italia – Scuola Partner

L’Europa sta portando a compimento l’unione delle risorse culturali e di civiltà in ogni aspetto del progresso. A partire dall’anno 2002, inoltre, viene introdotto l’uso della moneta unica.

Le Scuole hanno lavorato intensamente attorno a questo avvenimento nuovo e fondamentale per l’evoluzione storica comunitaria, guidando gli alunni verso una dimensione Europea dagli orizzonti più vasti e dalla concorrenza di punti di vista più arricchenti.

Il Progetto di seguito descritto vuole essere una proposta di lavoro, da svolgersi in Partenariato Europeo, per accrescere la consapevolezza direttamente nei nostri alunni e, per riflesso, nelle loro famiglie e nel contesto sociale di appartenenza, di una nuova prospettiva di costumi, conoscenze, azioni che consenta di unire sforzi, intelligenze, idee e proposte verso obiettivi di convivenza operativa e costruttiva.

Partendo dalle peculiarità locali, attraverso uno scambio di esperienze, è nostra intenzione promuovere la formazione di una cultura europea comune.

In vista di alcuni obiettivi generali opportunamente selezionati, che ci proponiamo di raggiungere con i nostri studenti, svilupperemo contenuti e indirizzeremo attività a muovere da quelle che sono considerate le “radici” della nostra gente, per seguire un percorso di ricerca sul territorio sino a realizzare l’acquisizione di conoscenze e competenze utili per gettare luce sulla identità collettiva e singola nelle sue connotazioni culturali, storiche, geografiche, etnografiche, artistiche, legate altresì al folklore, agli usi e alle abitudini locali.

I ragazzi di Scuole appartenenti a Paesi diversi della U.E. potranno scambiarsi vicendevolmente le scoperte fatte e le conoscenze conquistate, rilevare differenze, somiglianze, singolarità, luoghi di condivisione o di stimolo a “saperne di più”.

Questi scambi potranno verificarsi attraverso i vari sistemi di comunicazione, tradizionali e/o multimediali, ma anche, e con maggiore profitto, mediante visite di scolaresche nelle Scuole dei Paesi partner.

Si prevede che tutto l’impianto di ricerca, documentazione, scambio previsto dal PEE possa essere opportunamente adattato ad alunni dai tre ai quindici anni e oltre.

Obiettivi generali

  1. Promuovere l’attività di Ricerca e di Esplorazione.
  2. Promuovere la Riflessione e l’Elaborazione dei dati raccolti.
  3. Promuovere lo Spirito di Cooperazione.
  4. Promuovere la Creatività.
  5. Promuovere la conoscenza della Diversità e la ricerca di Elementi comuni.

Queste intenzioni si realizzano attraverso l’introduzione nel mondo delle abitudini, degli usi, dei costumi vissuto prima o molto tempo prima di noi. Le interviste alle generazioni degli anziani costituiranno mezzi privilegiati per stimolare la curiosità, per conoscere lo stupore di fronte ad aspetti inediti o scomparsi della vita dell’uomo, per creare un filone di continuità che dia volto e significato alla realtà prossima attuale.

I cinque obiettivi sopra esposti si richiamano l’un l’altro, essendo essi aspetti di un unico globale modo di atteggiarsi nei confronti della ricerca e della ri-scoperta.

Contenuti

Le attività di ricerca e documentazione verteranno sui seguenti argomenti:

  • Beni culturali. Ogni sito abitativo è ricco di resti storici, di tracce di civiltà, di monumenti, di opere dell’ingegno e delle arti.
  • Cucina. Di spiccato interesse saranno le conoscenze, l’elaborazione, lo scambio di elementi relativi all’alimentazione in luoghi, tempi e ricorrenze diversi.
  • Musica e Danze tipiche. L’attrattiva esercitata dal fascino di questi aspetti espressivi e creativi delle varie culture, oltre un contesto ambìto e apprezzato di ricerca sarà altresì un ottimo motivo di avvicinamento fra genti che ricorrono a usanze variegate e una pista sicura per rinsaldare rapporti di conoscenza e cooperazione.
  • Proverbi, Detti, Tradizioni orali.
  • Passatempi e Giochi. Queste due ultime serie di contenuti sono adeguate a risvegliare il senso della sorpresa e dell’originalità, legato all’arguzia, alla semplicità, alle necessità contingenti, all’andamento climatico e meteorologico, alle abitudini di vita e all’esigenza di dipendenza e/o di sinergia di sforzi che hanno da tempo lontano informato il modo di essere e di vivere nei nostri ambienti.

Attività

Ogni Scuola sceglierà direzioni e impostazioni di lavoro relativamente alle risorse disponibili sul territorio. Le attività possono essere rappresentate da escursioni finalizzate, interviste, ricerche di reperti interessanti, facili costruzioni di oggetti e giochi oggi desueti, ascolto e produzione di musiche, anche con strumenti semplici, attività ritmiche e sonore, coinvolgimento diretto e personale in momenti di pratica: manipolazione di elementi in cucina, realizzazione di semplici soggetti musicali, poetici, iconografici, espressivo-motori. Tenendo presenti gli obiettivi iniziali e con riferimenti ai contenuti sarà possibile estendere la ricerca in ambiti privilegiati, attribuendo pertanto priorità a uno o all’altro fra i contenuti, anche in considerazione delle risorse locali alle quali sarà possibile attingere.

Attraverso la corrispondenza epistolare e multimediale sarà operato un sollecito scambio di informazioni e del materiale raccolto.

Saranno incoraggiati gli scambi, mediante l’effettuazione di Visite di studio e di Viaggi di istruzione, sia fra docenti sia fra alunni.

Verifiche

Nel corso del PEE si organizzeranno Visite di studio in occasione delle quali si incontreranno, in unica sede, gli operatori scolastici in rappresentanza, possibilmente, di tutte le Scuole partner. Saranno, queste, le occasioni migliori per operare scambi di informazioni, di idee e opinioni, di prodotti, procedendo altresì a una verifica in itinere circa lo svolgersi del lavoro in partenariato e cogliendo l’opportunità per implementare la fase successiva dell’attività.

Al termine del PEE annuale le Scuole opereranno una verifica stimando l’efficienza delle tecniche adottate, l’efficacia dei percorsi e delle esperienze sia a livello locale sia in proiezione comunitaria, e la significatività dei prodotti e dei risultati educativi conseguiti, con stretto riferimento agli obiettivi preposti.

Si ha grandissima fiducia, potremmo senza indugio dire certezza, che le finalità accordate al nostro PEE, sorrette e concretizzate all’interno di un itinerario operativo pianificato e mediatizzato dall’apporto professionale dei docenti, saranno sviluppate sino alla piena attuazione di quella dimensione Europea che, sola, consentirà la fratellanza e la cooperazione fra i popoli.

Come si preparavano le vivande in Piemonte anticamente e ai giorni nostri

Scuola Media di Paesana

Classe Terza

La cucina nelle nostre valli

Storia, ambiente e società si leggono chiaramente nella tradizione di questa nostra cucina così ricca di personalità, che ci richiama non certo l’oleografia di Vittorio Emanuele II re baffuto, gran cacciatore, sanguigno amante dei piaceri semplici, ma il sole e le nebbie della pianura, il verde intenso e le brume dei colli, le valli profonde e la città cuore e anima di tutta la regione. Un ambiente naturale e umano che ritroviamo nei vini inconfondibili, nelle salse nate in qualche sera d’inverno, nelle magre “tome” (leggi tume ossia caciotte) delle valli, negli antipasti… e nei piatti delle tradizioni.

È una cucina dove montagna e pianura, campagna e città si mescolano come la vita e i costumi degli uomini.

È proprio muovendo da queste abitudini, da questo confronto tra vecchio e nuovo, che siamo partiti seguendo l’uso quotidiano delle ricette che sono passate di generazione in generazione: spesso ricette “antiche”, non “vecchie” perché più di una, vivendo nella realtà del suo tempo, ha perso ingredienti usati nel passato e ne ha assunti altri oggi preferiti o più facili da acquistare. Il confronto tra il vecchio e il nuovo avviluppati dall’usanza ci ha spinto a pensare a tre momenti: la quotidianità, la ristrettezza, la festa.

Tre periodi della vita nelle nostre valli in comparazione tra loro, un paragone letto tra le righe di pasti che sono forse involontariamente lo specchio del mondo dicendola lunga sull’evoluzione e sul cammino che la nostra gente ha percorso.

1. La quotidianità

La quotidianità rappresenta il periodo più lungo, quello dove le donne di casa, lungi dal pensare ad altri tipi di lavoro se non a quello domestico, cercavano di industriarsi per far quadrare il bilancio della famiglia: erano esse a determinare la fortuna o la malasorte di una casa.

E allora, giù a lambiccarsi il cervello per trovare qualcosa di equilibrato, di corroborante, di invitante, piatti che avessero sostanza e palato, nutrimento e appagamento.

Minestra di castagne e latte

Questa minestra è un classico delle famiglie “montagnine”, di quei nuclei cioè che traevano la loro sussistenza dalla montagna e la fondevano con quanto potevano permettersi o che il mercato offriva, ottenendo così quel giusto equilibrio necessario per essere in forma.

Polenta concia

Ecco la polenta, per antonomasia piatto dell’Italia del Nord (non a caso gli abitanti sono talvolta chiamati “polentoni”), che ha una lunga tradizione e, secondo i puristi, va preparata rispettando regole ben precise.

Innanzitutto una pentola di rame, il “paiolo”, una cannella di legno dolce per rimestare e un asse di legno per servirla.

In ricordo delle vecchie baite andrebbe fatta cuocere nel camino perché la polenta “deve odorare di fumo e legna”. Le nonne solevano coprirla rivoltando in su gli angoli del canovaccio, conservandola così ben calda e morbida.

Si racconta che, se si avanzava un po’ di polenta, la saggezza popolare imponeva di non sprecarla ed essa veniva riutilizzata successivamente, per la gioia dei bambini, sotto forma di palla scaldata nella cenere del camino. 

Zuppa di pane e cipolle

L’ampia tradizione di questo piatto dall’etimologia oscura ha un significato vastissimo.

Nella cucina locale le zuppe hanno costituito sempre il momento forte ed erano consumate generalmente come piatto unico a base di patate, di riso, di castagne e di pane cotti in acqua mista a brodo oppure a latte.

Si dice che chi ha avuto la fortuna di mangiare una zuppa di cipolle e pane al mattino presto, in valle e all’ombra del Re di pietra (il Monviso), difficilmente potrà gustarne una simile.

2. La ristrettezza

Se la quotidianità rappresentava il periodo più lungo, da sempre quello più impegnativo per una famiglia era certamente il momento della scarsità di lavoro, un intervallo annualmente presente. E allora l’imperativo era: risparmiare! Bisognava consumare ciò che c’era in casa e cercare di salvare il salvabile, perciò molte di queste scelte risultano fatte col cuore, originali se si vuole, ma spesso non completamente codificabili: la base è comune, ma poi variano da persona a persona, da famiglia a famiglia.

Sopa (pron. Süpa) barbetta

I “barbet” era il nome con cui venivano chiamati i Valdesi (forse per il pizzo che ricopriva il mento delle guide spirituali) che vivevano con molta discrezione e dignità nelle nostre valli, specialmente del Pellice e del Chisone, custodendo gelosamente anche le loro tradizioni culinarie.

Quanto questa ricetta abbia dei seguaci di Valdo non si sa, ma certo è che è sopravvissuta al progressivo affermarsi di quell’arte della cucina che verso la metà dell’Ottocento, e già alla fine del secolo precedente, aveva preso un ampio strato della popolazione benestante piemontese che, pur al di fuori del fasto dei grandi pranzi nei palazzi, pretendeva ormai di esprimere i propri gusti raffinati anche per mezzo della gastronomia.

All’interno della ricetta compaiono i grissini che da Torino si sono diffusi in tutto il mondo. Un tempo, quando il Conte di Cavour sedeva al Cambio, li si poteva trovare solo nella capitale piemontese: secchi, lunghi e sottili. Il grissino ha il dono di accontentare il palato accompagnando le vivande: tutto crosta e niente mollica, i suoi pregi sono notissimi. Il piatto che segue ha conservato un certo nonsoché di austero e continua a occupare un posto di sicuro fascino sulle tavole.

Frittata di lüvertin

Il “lüvertin” non è altro che il luppolo, pianta che cresce spontanea lungo le rive e le coste e in primavera se ne raccolgono i getti giovanissimi.

L’origine del nome è una via di mezzo tra il francese “hoblon” e il lombardo “lovertis”.

Una volta si adoperava anche per fare della birra artigianale: oggi il suo uso è limitato e se ne trova sempre meno. Comunque si cuoce e si condisce proprio come gli asparagi.

Brüs

Almeno nella ricetta originale questo piatto è, se non tra i più poveri, il più misero e sicuramente di antichissima tradizione.

Si faceva con gli avanzi dei formaggi, di tutti i formaggi, di pecora, come di capra, come di mucca adoperando come base le tome (tume).

Il risultato finale è una sorta di crema da spalmare sul pane abbrustolito al forno o anche fra fette di polenta calda, con il vantaggio di poter essere conservato abbastanza a lungo in recipienti di terracotta.

3. La festa e le ricorrenze

Momenti belli, rari e importanti racchiudevano in sé tutta una vita. Queste occasioni servivano per dimostrare generosità e passione, capacità e ostentazione anche, ma sempre con i piedi per terra e facendo notare come, anche nelle circostanze più importanti, prevalessero i valori semplici della tradizione.

Peperonata

La peperonata rappresenta un piatto pregevole a sé, o un contorno di estrema soddisfazione.

È un piatto semplicissimo. Un tempo, nel cortile di molte fattorie, l’aroma di questo piatto si spandeva nell’aria: era preparato per gli uomini che, affamati, ritornavano dai campi. Per le sue caratteristiche ha assunto tuttavia una valenza festaiola.

Agnolotti

Questo piatto occupa un posto importante nella tradizione locale: non c’è festa senza agnolotti della nonna. È un piatto laborioso e di lunga preparazione, ma ne vale la pena e, alla fine, si accontentano tutti i palati.

Bagna caoda (pron. cauda)

Se gli agnolotti sono il piatto della nonna per eccellenza, alla “Bagna caoda” spetta un altro primato: quello di permettere di utilizzare al meglio i molti prodotti dell’orto in un piatto vario e completo che, in tempi trascorsi, favoriva le lunghe riunioni di commensali con il mangiare e discorrere lento che distinguono una “civiltà del saper vivere” da un’altra civiltà smaniosa di nutrirsi con urgenza per pura sopravvivenza.

Trota in carpione

Poteva capitare che i pescatori del Po facessero una “buona” di trote che, non potendo essere consumate subito, venivano messe “in carpiòn” (carpiùn).

Finanziera

Con molta probabilità è questo un piatto nato con l’idea del piatto unico, ma anche molto invitante, che consentiva il “riciclaggio” davvero originale di qualche avanzo. Una fantasia che, col tempo, è diventata però motivo ricercato nei momenti di festa.

Bollito misto

Se gli agnolotti sono il simbolo della festa, il bollito è sicuramente l’invitato più atteso e una portata fondamentale. Ne esistono diverse varianti, ma il “misto” è la versione più tradizionale.

Ed ecco… il dolce! Quello che si consumava raramente, ma che rappresentava il momento ghiotto.

Due sono le ricette: una a base di frutta e una, particolarissima, a base di farina di mais e che si preparava in occasione dei battesimi, detta “le batijaie”.

Persi pien

Si tratta di nient’altro che di pesche ripiene.

Paste di meliga o “batijaie”

Per ottenerle bisogna seguire una ricetta antichissima scritta da un frate priore saluzzese due secoli fa.

Le nozze. Concludiamo la nostra corsa con la presentazione di due “menu” di nozze particolari e risalenti all’inizio del novecento.

Menu di un pranzo di nozze del 1923

Salame conservato nel grasso
Agnolotti alla salvia
Bollito misto
Paste di meliga

Vino d’Assarti in caraffa

Menu per il matrimonio della Principessa Mafalda – Racconigi, 23 Settembre 1925

Uova alla Cavour
Trota in carpione
Carciofi all’italiana
Fagiani e capponi arrosto
Insalata fiorentina
Cassata alla siciliana
Torta svizzera

Vini: 
Capri rosso
Grande spumante Gancia
Strega Alberti

Immagine di Copertina tratta da La Stampa.

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