Jerome S. Bruner
Il Pensiero. Strategie e categorie, London 1956, Armando, Roma 1973
Strategie di selezione nel conseguimento dei concetti
Acquisizione della lingua materna:
- L’acquisizione del linguaggio richiede assistenza e interazione con chi si prende cura del bambino.
- Funzioni o intenzioni comunicative, come indicare, qualificare, fare richieste, trarre in inganno, risultano ben evidenti prima che il bambino sia giunto a padroneggiare il linguaggio formale.
- L’acquisizione della prima lingua dipende molto dal contesto.
Esistono certe classi di significato nei confronti delle quali gli esseri umani si trovano “sintonizzati” in modo innato (“attitudini al significato” di tipo prelinguistico), nonché sospinti a un’attiva ricerca.
L’attitudine prelinguistica per classi selettive di significato è una forma di rappresentazione mentale innata ma molto malleabile, la quale viene attivata dalle azioni e dalle espressioni degli altri.
L’essere umano dispone inizialmente, se non di una “teoria della mente”, sicuramente di un bagaglio di predisposizioni a costruire il mondo sociale in un certo modo e ad agire sulle proprie costruzioni. Cioè noi veniamo al mondo già in possesso di una forma primitiva di psicologia popolare.
Prima dei 4 anni sembra che i bambini non siano assolutamente in grado di attribuire azioni appropriate in base alle false credenze di altri (“teoria della mente”).
Una delle forme di discorso più diffuse e più potenti nella comunicazione umana è la “narrazione”.
Una narrazione richiede 4 componenti grammaticali fondamentali per essere efficace:
- Richiede un mezzo per mettere in rilievo l’azione umana.
- Richiede che sia stabilito e mantenuto un ordine sequenziale.
- Richiede sensibilità verso ciò che è canonico.
- Richiede qualcosa di simile alla prospettiva del narratore (non può essere “priva di voce”).
Requisiti della narrazione:
- Il principale interesse linguistico si focalizza sulla “azione umana e i suoi risultati” e, in particolare, sulla “interazione umana” (i rapporti “agente-azione-oggetto-luogo).
- Il bambino rivela una precoce attitudine a rilevare ciò che è insolito e a non rilevare, invece, ciò che è usuale.
- Il terzo requisito riguarda il “rendere lineare” e il mantenere standard la sequenza.
- La quarta proprietà della narrazione è la voce o la “prospettiva”.
La spinta, da parte dell’uomo, a organizzare l’esperienza in modo narrativo è ciò che garantisce l’alta priorità di queste quattro caratteristiche nel programma di acquisizione del linguaggio.
I bambini inventano e comprendono storie molto prima di gestire le più fondamentali proposizioni logiche di Piaget.
Le proposizioni logiche vengono comprese più facilmente dal bambino (A.R. Lurija, Margaret Donaldson) se sono inserite in una storia.
Noi abbiamo una predisposizione “innata” e primitiva per l’organizzazione narrativa e la cultura non tarda a fornirci nuove capacità di narrazione, dandoci strumenti e la tradizione del raccontare e dell’interpretare.
La storia “giusta” è quella che, attraverso opportuni ritocchi, mette in relazione la nostra versione con quella canonica.
Dopo aver padroneggiato le forme linguistiche e le loro conseguenze, il bambino impara che ciò che si fa è fortemente influenzato da come si racconta ciò che si sta facendo, si farà o si è fatto. Narrare in modo convincente richiede la padronanza non solo del linguaggio, ma anche delle forme canoniche. Così il bambino impara l’inganno, l’adulazione, ma anche molte utili forme di interpretazione: in questo modo fa il proprio ingresso nella cultura.
Le cause di un fenomeno di rottura in una cultura:
- Un profondo disaccordo su ciò che costituisce l’ordinario e il canonico nella vita, e ciò che invece costituisce l’eccezionale o il deviante.
- La superspecializzazione retorica della narrazione, per cui la storia non viene creduta e viene rigettata.
- La crisi dovuta al mero impoverimento delle risorse narrative.
I racconti trasformano la “realtà” in una realtà attenuata.
Una psicologia culturale è una psicologia interpretativa, così come la storia, l’antropologia e la linguistica sono discipline interpretative.
La psicologia popolare consiste di un esercizio di narrativa e di narrazione. La sua base è formata da una potente struttura di cultura narrativa: storie, miti, generi letterari.
I bambini entrano a far parte della cultura attraverso l’“utilizzo” del linguaggio e delle sue forme narrative “in vivo”.
La cultura dell’educazione. Nuovi orizzonti per la scuola.
1996, Feltrinelli, Milano 1997-1998
L’obiettivo dell’istruzione non è tanto l’ampiezza, quanto la profondità.
L’insegnante è una guida alla comprensione.
La Scuola va concepita sia come un esercizio di presa di coscienza sulle possibilità di un’attività mentale svolta in comune, sia come mezzo per acquisire conoscenza e abilità.
La mente non potrebbe esistere senza la cultura.
L’evoluzione della mente è legata allo sviluppo di un modo di vivere in cui la “realtà” viene rappresentata mediante un sistema simbolico condiviso, conservato, elaborato e tramandato.
L’espressione individuale della cultura è legata al “fare significato che diventa possibile grazie ai sistemi simbolici della cultura.
Senza gli strumenti della cultura l’uomo non si riduce a una “scimmia nuda”, ma soltanto a una vuota astrazione.
9 Principi per l’educazione:
- Il principio della prospettiva: ogni significato dipende dalla prospettiva o dal quadro di riferimento entro i quali viene interpretato.
- Il principio delle limitazioni: sono quelle relative al funzionamento della mente umana e ai sistemi simbolici accessibili alla mente umana. Una funzione della pedagogia consiste nel coltivare la “consapevolezza linguistica”. Uno dei principali ingredienti di una prassi educativa qualificante deve essere la “riflessione sul pensiero”.
- Il principio del costruttivismo: la costruzione della realtà è il prodotto dell’attività del fare significato.
- Il principio dell’interazione: il modo migliore di concepire una sottocomunità che si specializza nell’apprendimento è un luogo in cui, fra l’altro, le allieve e gli allievi si aiutano a vicenda nell’apprendimento, ciascuno secondo le proprie capacità. L’antitesi è il modello della trasmissione di contenuti. Ma, quando l’obiettivo è la padronanza, gli allievi devono acquisire una buona capacità di giudizio, fiducia in se stessi e saper lavorare bene gli uni con gli altri. In un processo interattivo di scambi reciproci, in cui le persone imparano l’una dall’altra, il docente ha un compito di orchestrazione.
- Il principio di esternalizzazione: significa pubblicizzare i prodotti comuni e sottoporli a discussione; l’attività cognitiva si libera del suo carattere implicito, è resa più pubblica, negoziabile e “solidale”, più accessibile alla successiva riflessione e metacognizione.
- Il principio di strumentalismo: l’educazione fornisce abilità, modi di pensare, di sentire e di parlare che in seguito possono essere venduti in cambio di “distinzioni” sui “mercati” istituzionalizzati di una società.
- Il principio istituzionale: il potere di una cultura dipende dalla sua capacità di integrare le istituzioni che la compongono attraverso una dialettica di risoluzione dei conflitti. Le istituzioni forniscono i “mercati” dove le persone “scambiano” le abilità e le conoscenze acquisite e i modi di costruire significati in cambio di “distinzioni” e di privilegi.
- Il principio dell’identità e dell’autostima: risorse semplici come l’offerta di una seconda possibilità, l’apprezzamento di un tentativo buono anche se non riuscito, ma soprattutto un’opportunità di dialogo che permetta all’interessato di scoprire e capire perché e come le cose non hanno funzionato nel modo previsto.
- Il principio narrativo: l’invenzione di storie, la narrazione possono fornire modalità di pensiero e modi di sentire che aiutano i bambini a creare una versione del mondo in cui possono immaginare, a livello psicologico, un posto per sé, un mondo personale. L’invenzione di storie, la narrazione adempiono a questa funzione. È importante dare all’alunno il senso della struttura generativa di una disciplina, di un “curricolo a spirale”, del ruolo fondamentale della scoperta autonoma nell’apprendimento di una materia. La narrazione è un modo di pensiero e veicolo per fare significato. Solo la narrazione consente di trovare un posto nella propria cultura. Le scuole devono attivare la capacità narrativa, svilupparla, smettere di darla per scontata.
Pedagogia popolare.
È il problema di come avviene l’incontro fra due menti. Le nostre interazioni con gli altri sono profondamente influenzate dalle teorie intuitive correnti sul funzionamento della mente degli altri.
I primati non umani non attribuiscono ai loro piccoli ignoranza o false credenze. Solo questa attribuzione consente di correggere la carenza attraverso la dimostrazione, la spiegazione e la discussione (teoria della mente).
Se non si attribuiscono stati mentali agli altri non viene fatto alcun tentativo di insegnare.
Spiegare quello che fanno i bambini non basta; occorre capire che cosa pensano di fare e quali sono le loro ragioni per farlo.
Un migliore approccio alla comprensione della mente infantile è un prerequisito indispensabile per qualsiasi progresso in campo pedagogico.
Occorre guidare i bambini a capire che sanno molto di più di quanto pensassero di sapere e che, per rendersi conto di quello che sanno, ci devono “riflettere sopra”. Insegnare e apprendere in questo modo significa aver adottato una nuova teoria della mente.
Esistono 4 principali modelli della mente dei discenti:
- I bambini apprendono per imitazione: es. l’acquisizione del Know-how o “saper fare”.
- I bambini imparano dall’esposizione didattica: ossia attraverso l’acquisizione di conoscenza proposizionale. Vengono presentati fatti, principi e regole di azione che devono essere imparati, ricordati e poi applicati.
- I bambini come pensatori: è quanto implica lo sviluppo dello scambio intersoggettivo. L’insegnante si preoccupa di capire cosa pensa il bambino e come arriva a convincersi di certe cose. La comprensione viene veicolata dalla discussione e dalla collaborazione. Per la Pedagogia della reciprocità il bambino viene incoraggiato a esprimere meglio le proprie idee per poter attuare un incontro con le menti degli altri che possono avere dei punti di vista diversi. Il bambino riflette sul suo stesso pensiero e corregge le proprie idee e le proprie nozioni attraverso la riflessione (livello metacognitivo); più che discente è epistemologo. Il bambino possiede proprie teorie ingenue che diventano congruenti con quelle degli insegnanti non attraverso l’imitazione, non attraverso la didattica, ma mediante il dialogo, la collaborazione e la negoziazione. Le verità vengono fatte scaturire da dimostrazioni, argomentazioni e ricostruzioni. Prevalgono la reciprocità e la dialettica. Si punta all’interpretazione e alla comprensione. Recenti indirizzi di ricerca: a) intersoggettività (leggere altre menti), b) teorie della mente (convinzioni, promesse, intenzioni, desideri), c) metacognizione (cosa pensano i bambini dell’apprendere, del ricordare e del pensare; come la riflessione sulle proprie operazioni cognitive influenza i procedimenti mentali di un individuo), d) apprendimento (cooperativo) collaborativo (come i bambini esprimono e correggono le proprie credenze nel dialogo). Questi quattro filoni di ricerca hanno in comune lo sforzo di capire come i bambini organizzano il proprio apprendimento, la memorizzazione, la formulazione di ipotesi e il pensiero.
- I bambini come soggetti intelligenti. La gestione della conoscenza “obiettiva”: l’insegnamento dovrebbe aiutare i bambini a cogliere la distinzione fra la conoscenza personale da un lato e, dall’altro, le conoscenze che una cultura considera acquisite. Si devono aiutare i bambini ad andare oltre la propria impressione per raggiungere un mondo passato che altrimenti sarebbe remoto e al di là della loro portata conoscitiva.
La pedagogia moderna è sempre più dell’idea che il bambino debba essere consapevole dei propri processi di pensiero (più metacognizione). Un modo per aiutarlo è fornirgli una buona teoria della mente (del funzionamento mentale).
Quattro idee fondamentali:
- Capacità di azione. L’agire e la collaborazione sono come lo yin e lo yang. L’abilità è lo strumento di azione che si acquisisce attraverso la collaborazione.
- Riflessione. L’obiettivo dell’interpretazione è la comprensione, non la spiegazione, che si raggiunge attraverso la narrazione. Le storie e le loro interpretazioni trattano significati. Il requisito dei significati narrativi è la verosimiglianza che è un insieme di coerenza e utilità pratica. Si deve dare un senso a ciò che si impara.
- Collaborazione. La collaborazione e una partecipazione attiva e competente nello studio della condizione umana non hanno come obiettivo il raggiungimento dell’unanimità, ma di una maggiore consapevolezza. E maggiore consapevolezza implica sempre maggiore diversità.
- Cultura. La cultura è una cassetta degli attrezzi, di tecniche e di procedure per capire e gestire il proprio mondo. Il punto è la metodologia di ricerca, di uso della mente, che è centrale per il mantenimento di una collettività interpretativa e di una cultura democratica. Un primo passo può essere quello di scegliere i problemi cruciali. Facciamo in modo che quei problemi e le nostre procedure per riflettere su di essi entrino a far parte della scuola e del lavoro che si svolge in classe.
Mentre la descrizione della realtà rischia di rendere quest’ultima egemonica, le grandi storie la riaprono a nuovi interrogativi.
La comprensione delle altre menti è un processo squisitamente interpretativo. È importante, in classe, che gli insegnanti capiscano quello che pensano i loro allievi e viceversa.
Le teorie infantili della mente sono fondamentali per l’acquisizione del linguaggio.
La narrazione va intesa come modo di pensare, come struttura per organizzare la nostra conoscenza e come veicolo nel processo di educazione.
Curricolo a spirale. Significa partire da una spiegazione “intuitiva”, alla portata degli alunni, per risalire in moto circolare a una spiegazione più formale e più strutturata, finché l’alunno abbia capito l’argomento o la materia in tutto il suo potere generativo.
Le azioni dei soggetti umani non sono prodotte da forze “fisiche”, ma da stati intenzionali (desideri, convinzioni, conoscenze, intenzioni, impegni).
L’arte di sollevare interrogativi stimolanti è probabilmente importante quanto l’arte di dare risposte chiare. L’arte di coltivare queste domande, di tenere vive le buone domande, è importante quanto le altre due.
Se un’immagine vale mille parole, una congettura ben formulata vale mille immagini.
Riuscire ad “andare oltre le informazioni” date, per “afferrare meglio le cose”, è una delle poche gioie inesauribili della vita.
Il nostro problema è quello di raggiungere la consapevolezza di qualcosa che facciamo automaticamente con tanta facilità. Tale consapevolezza può essere raggiunta attraverso il “contrasto”, il “confronto” e la “metacognizione”.
Nella metacognizione l’oggetto del pensiero è il pensiero stesso.
La metacognizione trasforma le argomentazioni ontologiche circa la natura della realtà in argomentazioni epistemologiche sui modi in cui conosciamo.
Obiettivo della metacognizione è la creazione di modi diversi di concepire la costruzione della realtà.
La metacognizione fornisce una base ragionata per la negoziazione interpersonale dei significati, un modo per raggiungere la comprensione reciproca anche quando la negoziazione non riesce a produrre il consenso.
Una cultura può essere vista come una rete condivisa da “rappresentazioni” comuni.
Il nucleo della svolta culturale è costituito dal “fare significato” e dalla negoziazione del significato.
Ciò che rende possibile il linguaggio è la costruzione e l’elaborazione di quella “rete di aspettative reciproche” che è la condizione della nascita della cultura.
Concetti fondamentali in Jerome S. Bruner
A. Il pensiero. Strategie e categorie. 1956 – 1973
Concetto: rete di inferenze da segno a significato (inferire il significato a partire dal segno)
B. La mente a più dimensioni 1986 – 1994
Pensiero paradigmatico (logico-scientifico). Pensiero narrativo (intenzioni e azioni dell’uomo). Zona di sviluppo prossimale. Le “buone domande”. I mondi di Nelson Goodman (ricorsione). La realtà dei concetti sta nell’atto stesso del discuterne. Educazione = momento della “costruzione della cultura” (attraverso la speculazione, la negoziazione, la condivisione). Freud: si affronta il presente a partire dal passato. Piaget: è il presente che controlla il passato. Vygotskij: il linguaggio modifica i poteri del pensiero e possiede sia un passato culturale sia un presente generativo; il passato culturale confluisce nel presente generativo con cui affrontiamo il futuro. Malessere da mancanza di futuro.
C. Verso una teoria dell’istruzione 1966 – 1967
I bambini che danno risposte sbagliate: rispondono a un’altra domanda. Uso delle facoltà mentali: dipende dalla abilità di creare e utilizzare utensili e strumenti (amplificatori dei suoi poteri). La “predisposizione” si può insegnare (amplificare i poteri). Istruzione = accrescere nello studente la sua capacità di afferrare, trasformare e trasferire ciò che apprende. L’operaio incapace odia i propri strumenti. Congetture: si fanno nell’individuazione dei problemi.
D. Il conoscere. Saggi per la mano sinistra 1964 – 1972
Mano destra: colui che fa. Mano sinistra: colui che sogna. Insegnamento in forma enunciativa (contenuti). Insegnamento in forma ipotetica (cooperazione, scoperta, verso nuove intuizioni). La “scoperta” forma lo studente “costruzionista”; si accompagna alla motivazione intrinseca e alla capacità di generalizzazione. Insegnamento a spirale: da una forma e un linguaggio onesti a una maggiore incisività e precisione. Conoscere: senso di godimento più apertura intellettuale, oltre l’informazione. Il lievito dell’educazione è l’idea di perfezione. Discipline: struttura logica e forza generativa. Educare: per avere menti ben formate; dare il senso di poter dominare il sapere; dare il senso che il potere mentale si accresce con l’approfondimento della conoscenza. Il linguaggio non modella ineluttabilmente la conformazione del pensiero, ma predispone la mente a certi modi di pensare.
E. Il significato dell’educazione 1971 – 1973
Qualsiasi argomento può essere insegnato. Conoscenza attraverso: azione-immagine-simbolo. Aumentare la forza del pensiero del bambino. Intelligenza: è in gran parte l’interiorizzazione degli utensili. La Pedagogia deve fornire sistemi di amplificazione (possibilità di risolvere problemi, congetture, discutere, fare ipotesi). L’alunno deve dire a parole quello che fa. Ricerca: trovare il problema piuttosto che la sua soluzione. Gli esseri umani apprendono delle capacità.
F. La ricerca del significato 1990 – 1992
Partecipazione a una cultura: negoziazione dei significati collettivi condivisi. Cause dell’agire dell’uomo: la cultura e la ricerca del significato all’interno della cultura. Psicologia popolare: è organizzata su base narrativa (credenze, speranze, desideri, significati = stati mentali). Noi veniamo al mondo già in possesso di una forma primitiva di psicologia popolare. La “negoziazione dei significati” può avvenire grazie alle strutture della narrazione. La narrazione media tra il mondo canonico della cultura e il mondo più idiosincratico degli stati mentali. Ciò che non viene strutturato in forma narrativa non viene ricordato (Jean Mandler). Le proposizioni logiche vengono comprese più facilmente dal bambino se sono inserite in una storia. L’importante è che la “storia” metta in relazione la nostra versione con quella canonica.
Immagine di Copertina tratta da State of Mind.
