Jerome S. Bruner
Il Pensiero. Strategie e categorie, London 1956, Armando, Roma 1973
Strategie di selezione nel conseguimento dei concetti:
- Strategie di esame simultaneo;
- Strategie di esame successivo;
- Strategie di messa a fuoco conservativa;
- Strategie di messa a fuoco variabile.
Una “strategia ideale” è un artificio analitico usato come unità di misura cui riferire il comportamento umano in situazione.
Considerare un concetto come una rete di inferenze di segno e significato.
Ogni attività cognitiva è legata al processo di categorizzazione e dipende da esso.
L’atto di categorizzazione deriva dalla capacità che l’uomo ha di inferire dal segno il significato.
Appendice di Roger W. Brown
- Avere un significato è denominare le cose, distinguendole. L’atto di una tale denominazione è l’operazione per la quale un individuo possiede una categoria.
- Un concetto si ritiene conseguito quando un soggetto è in grado di “identificare nuovi casi di quel concetto senza un ulteriore addestramento”.
- Cultura come insieme di tutti quegli schemi storicamente creati per vivere, siano essi espliciti o impliciti, razionali, irrazionali o non razionali e che esistono in un tempo qualsiasi come guide potenziali del comportamento umano (Kluckhohn e Kelly, 1945).
Jerome S. Bruner
La mente a più dimensioni, London 1986, Laterza, Bari 1994
Due tipi di funzionamento cognitivo:
- Pensiero paradigmatico o logico-scientifico
- Pensiero narrativo: si occupa delle intenzioni e delle azioni proprie dell’uomo.
Non esiste una realtà “originaria” cui si possa confrontare un mondo possibile.
È grazie ai sottili strumenti della referenza che noi conosciamo le altre menti e i loro mondi possibili.
Zona di sviluppo prossimale: la madre, ponendo sempre “buone domande”, si mantiene sempre sul confine in continua espansione della competenza del bambino.
Bruner concorda con Vygotskij nel riconoscere che le varie forme di acquisizione di conoscenze hanno in comune l’esistenza di una zona di sviluppo prossimale e di procedimenti (linguaggio) atti a favorire l’ingresso in tale zona e il suo progressivo attraversamento.
I mondi di Nelson Goodman: non esiste un unico “mondo reale” che preesista; quello che noi chiamiamo mondo è il prodotto di una mente e delle sue procedure simboliche. Tutti questi mondi sono stati costruiti, ma sempre sulla scorta di altri mondi, costruiti da altri, che noi abbiamo accettato come dati (visione kantiana di un mondo “esterno” costituito da prodotti mentali) – (visione costruttivista della realtà).
Meccanismo della ricorsione: procedimento mediante il quale la mente riprende l’output di un percorso precedente e lo utilizza come un dato che può costituire l’input dell’operazione successiva.
La mente come strumento per la produzione di mondi: il “mondo” non è altro che una “stipulazione” elaborata all’interno di un sistema simbolico.
Il significato dei concetti sociali risiede nella negoziazione interpersonale. La realtà dei concetti non sta nelle cose né nella mente, ma nell’atto stesso di discuterne e di confrontarsi sul loro significato.
Attraverso la speculazione e la negoziazione l’educazione diventa un momento di “costruzione della cultura”.
L’apprendimento è il processo per il quale si perviene a condividere la cultura della quale l’alunno deve acquisire il senso di appartenenza.
Il linguaggio dell’educazione, se vuole essere uno stimolo alla riflessione e alla creazione di cultura, non può ridursi al linguaggio dei fatti e dell’ “oggettività”, ma deve fare spazio alla riflessione, alla metaconoscenza.
La teoria dello sviluppo come cultura:
- Freud focalizza la sua visione principalmente sul passato: battaglia consapevole contro il passato – visione “emancipativa” – si affronta il presente a partire dal passato.
- Piaget: è il presente che controlla il passato; il presente è “alimento” alla crescita del pensiero; il bambino reinventa il mondo – “imparare significa inventare”; il linguaggio è subordinato alla logica interna del pensiero
- Vygotskij: il linguaggio è un gente che modifica i poteri del pensiero dandogli dei mezzi nuovi per spiegare il mondo; il linguaggio possiede sia un passato culturale che un presente generativo, ma ha anche un ruolo di alimento e di “tutor” del pensiero; il passato culturale confluisce nel presente generativo con cui noi affrontiamo il futuro.
Siamo in preda a un malessere da mancanza di futuro.
Il potere di ricreare la realtà, di reinventare la cultura è il punto dal quale una teoria dello sviluppo deve avviare la propria analisi della mente.
Il conoscere. Saggi per la mano sinistra, Cambridge 1964, Armando, Roma 1972
Mano destra: rappresenta colui che fa.
Mano sinistra: rappresenta colui che sogna.
Insegnamento in forma comunicativa: l’insegnante espone; lo studente ascolta.
Insegnamento in forma ipotetica: posizione cooperativa tra insegnante e studente; quest’ultimo prende parte attiva alla esposizione e alla formulazione – è la forma di insegnamento che incoraggia la scoperta che è un’operazione di riordinamento o di trasformazione verso una nuova intuizione.
Benefici dell’apprendimento attraverso la scoperta:
- Aumento della potenza intellettuale.
- Passaggio da soddisfazioni estrinseche a soddisfazioni intrinseche.
- Apprendimento dell’euristica.
- Potenziamento della memoria.
La scoperta nel processo di apprendimento sollecita il discente a essere un “costruzionista”.
La scoperta si accompagna al desiderio di competenza e alla motivazione intrinseca e alla capacità di generalizzazione.
La manipolazione e la rappresentazione in cicli continuativi sono condizioni necessarie per la scoperta.
Rappresentazione: ragionare sull’esperienza fatta, ascoltare se stessi, capire le operazioni eseguite.
Programma di insegnamento “a spirale”: a) le idee sono presentate in una forma e in un linguaggio onesti, benché imprecisi e provvisori, ma che possano essere afferrati dal bambino; b) le idee, poi, sono presentate con maggiore incisività e precisione; c) lo studente raggiunge la soddisfazione della completa padronanza della materia.
Una nozione è degna di essere conosciuta se: 1) dà un senso di godimento; 2) concede il dono di un’apertura intellettuale oltre l’informazione.
È nostro dovere optare per la profondità e l’organicità del nostro insegnamento – favorire il possesso di un argomento, sempre più raffinato e profondo.
Il piacere intellettuale risiede nell’atto, nel processo di ridurre ciò che è sorprendente e complesso in qualcosa di prevedibile e di semplice.
Il lievito dell’educazione è l’idea di perfezione – l’insegnante deve dare, attraverso il suo stesso modo di apprendere, un esempio di amore della perfezione.
Le discipline devono essere presentate in modo da porre in luce la loro struttura logica e la loro forza generativa che permette all’individuo di ricostruire i particolari.
Solo una mente ben formata e il senso di poter dominare il sapere sono i veri strumenti che noi possiamo dare ai fanciulli.
La maggiore garanzia di sicurezza per il futuro: a qualsiasi cosa lo studente sia indirizzato, si deve fare in modo che egli la approfondisca abbastanza per ricavarne il senso che il potere mentale si accresce con l’approfondimento della conoscenza.
Il fine dell’istruzione è il sapere organizzato.
I mezzi per incoraggiare lo studio:
- Il fanciullo deve impadronirsi di ciò che apprende e inserirlo nell’interiore mondo culturale.
- Il fanciullo deve essere incoraggiato a trarre i maggiori benefici da ciò che impara.
Il passaggio dal mero apprendimento all’uso logico di ciò che si è appreso è un passaggio essenziale verso la maturità intellettuale.
Gli antidoti più efficaci contro la passività:
- Tirare a indovinare su una base di plausibilità;
- Servirsi di un’ipotesi euristica;
- Impiegare nel modo migliore una dimostrazione necessariamente incompleta.
Il linguaggio non modella ineluttabilmente la conformazione del pensiero, ma predispone la mente a certi modi di pensiero e a certi modi di organizzare la realtà soggettiva di una comunità linguistica.
Verso una teoria dell’istruzione Cambridge 1966 – Armando, Roma 1967
Quando i bambini danno risposte sbagliate, molto spesso ciò non vuol dire che essi sbaglino, ma piuttosto che rispondono a un’altra domanda, si tratta di trovare a quale domanda realmente rispondono.
Lo sviluppo intellettuale dipende da una interazione sistematica e contingente tra un educatore e un educando.
L’insegnamento è enormemente facilitato dal mezzo del linguaggio.
Lo sviluppo intellettuale è caratterizzato da una capacità crescente di considerare simultaneamente diverse alternative.
L’uso delle facoltà mentali dell’uomo dipende dalla sua abilità di creare e utilizzare “utensili” o “strumenti” o “tecnologia” amplificatori dei suoi poteri.
La “predisposizione” si può insegnare: essa consiste nel padroneggiare quelle capacità di tipo elementare che permettono poi di raggiungere capacità più elevate.
Abbiamo bisogno di un modo di trasmettere le idee e le abilità più importanti e le caratteristiche acquisite che esprimono o ampliano i poteri dell’uomo.
Una teoria dell’istruzione ha 4 principali caratteristiche:
- Deve stabilire quali esperienze siano più atte a generare la predisposizione ad apprendere;
- Deve specificare il modo in cui un insieme di cognizioni deve essere strutturato perché sia compreso dal discente;
- Deve specificare la progressione ottimale con cui va presentato il materiale da apprendere;
- Dovrebbe specificare la natura e il ritmo delle ricompense e delle punizioni.
L’istruzione consiste nel guidare il discente attraverso un ordine di progressione che accresca la sua capacità di afferrare, trasformare e trasferire ciò che apprende.
Nel programmare l’insegnamento bisogna tener conto: a) della predisposizione; b) della struttura e dell’ordine di presentazione dei vari argomenti; c) del rinforzo.
Istruire un alunno significa insegnargli a partecipare al processo di conoscenza, portarlo a pensare per proprio conto.
La caratteristica essenziale di ogni utilizzazione degli strumenti non risiede negi utensili in se stessi, quanto invece nel programma che ne guida l’uso come amplificatori delle capacità umane.
È stato Dante, credo, a dire che l’operaio incapace odia i propri strumenti.
La volontà di apprendere cessa di costituire un problema quando si riesca a far leva su quelle energie naturali che stimolano l’apprendimento spontaneo: la curiosità, il desiderio di competenza, l’aspirazione a emulare un modello, il consapevole impegno di inserirsi nel tessuto della reciprocità sociale.
Le congetture (affrontare un argomento ipotizzando ciò che sarebbe potuto accadere anziché presentando subito ciò che realmente è accaduto) mettono in moto il comportamento necessario all’individuazione dei problemi.
Il significato dell’educazione, New York 1971 – Armando, Roma 1973
Lo sviluppo intellettuale è caratterizzato da scatti di rapida crescita, seguiti da fasi di consolidamento.
Lo sviluppo intellettuale può essere assistito.
Qualsiasi argomento può essere insegnato a qualsiasi persona e a ogni età.
Il bambino conosce attraverso l’azione, l’immagine, il simbolo.
È essenziale aumentare la forza del pensiero del bambino.
L’intelligenza è in gran parte l’interiorizzazione degli utensili determinati da una data cultura.
La crescita dell’individuo dipende dalla storia della sua specie, riflessa in una cultura esterna al tessuto dell’uomo.
Una cultura è inventrice, deposito e trasmettitrice di sistemi di amplificazione.
I limiti di crescita dipendono dal modo in cui una cultura assiste l’individuo nell’uso del suo potenziale intellettuale provvedendo ai sistemi di amplificazione.
La pedagogia è la psicologia della crescita assistita: dare all’alunno la possibilità di risolvere problemi, di congetturare, di discutere, di fare ipotesi.
Come insegnare a scuola:
- Usare la propria testa per risolvere un problema;
- La materia deve essere compatibile con le strutture di riferimento dell’alunno;
- Sperimentare le proprie capacità;
- Dare all’alunno la pratica nelle capacità strumentali;
- Dire a parole quello che fa;
- La nostra capacità di trattare convenientemente il flusso di informazioni.
La ricerca consiste nel trovare il problema piuttosto che la sua soluzione.
Gli esseri umani apprendono delle capacità.
L’educazione deve concentrarsi di più sull’ignoto e sullo speculativo.
Obiettivo: produrre capacità di raggiungere mete che abbiamo un’importanza personale e assicurarci una società in cui l’espressione personale sia ancora possibile.
Anche le idee più complesse e astratte possono essere rese in una forma intuitiva e operativa.
Bloom (1964): gran parte della variazione nella maturità intellettuale dell’adulto è già spiegata all’età di 5 anni.
Il linguaggio nei ceti bassi è più affettivo e metaforico che formale e analitico, più legato all’ambiente e alla scoperta che alla ricerca.
Le madri del ceto medio (Helen Bee 1969) permettono ai bambini di lavorare secondo il loro ritmo, offrono molti consigli di carattere generale riguardanti la struttura, il modo di cercare la soluzione di un problema, usano un modo di operare linguistico interrogativo (maieutica).
La generazione da educare rappresenta una risorsa decisiva: essa può essere la nostra ultima occasione.
La ricerca del significato. Per una psicologia culturale. 1990 – Bollati Boringhieri, Torino 1992
Cultura come concetto centrale per la psicologia:
- La partecipazione dell’uomo alla cultura e la realizzazione delle potenzialità della sua mente attraverso la cultura rendono impossibile la costruzione di una psicologia umana su base puramente individuale.
- In virtù della partecipazione alla cultura il significato è reso pubblico e condiviso. Il bambino si inserisce nella vita sociale partecipando a un processo più ampio e pubblico di negoziazione dei significati collettivi condivisi dagli altri.
- Esiste una psicologia popolare che è il modo con il quale una cultura spiega il comportamento degli esseri umani; essa comprende una teoria della mente, una teoria della motivazione.
La cultura, e la ricerca di significato all’interno della cultura, sono le vere cause dell’agire dell’uomo. Il substrato biologico non è una causa d’azione, ma solo una condizione o un vincolo.
La vera forza strutturante è rappresentata dalla cultura, insieme con la ricerca del significato. La cultura ha inoltre il potere di trascendere il limite rappresentato dalla biologia.
Il concetto basilare di una psicologia dell’uomo è il significato. Insieme con i processi e le transazioni inerenti alla costruzione dei significati. Infatti:
- Per comprendere l’uomo si deve comprendere il modo in cui le sue esperienze e le sue azioni vengono plasmate dai suoi stati intenzionali.
- La forma di tali stati intenzionali si realizza solo attraverso la partecipazione ai sistemi simbolici della cultura.
È la cultura, e non la biologia, a plasmare la vita e la mente dell’uomo, a dare significato all’azione inserendo gli stati intenzionali profondi in un sistema interpretativo e imponendo i modelli che fanno parte dei suoi sistemi simbolici: il linguaggio e le modalità del discorso, la forma della spiegazione logica e di quella narrativa, i modelli della vita sociale.
Stati intenzionali: credenze, desideri, significati.
La psicologia popolare è organizzata su base narrativa piuttosto che logica o categoriale; si occupa di soggetti umani che compiono azioni basate sulle loro credenze e i loro desideri.
Una narrazione è composta da una particolare sequenza di eventi, stati mentali, avvenimenti che coinvolgono gli esseri umani come personaggi o come attori. La validità di una cultura consiste nella capacità di risolvere i conflitti, di comporre le differenze e di rinegoziare i significati sociali.
La “negoziazione dei significati” può avvenire grazie alle strutture della narrazione.
È dalla narrazione e dall’interpretazione della narrazione che la psicologia popolare dipende per acquisire il significato.
La funzione del racconto è quella di trovare uno stato intenzionale che mitighi o almeno renda comprensibile una deviazione rispetto a un modello di cultura canonico.
La narrazione si occupa del materiale dell’azione e dell’intenzionalità umana. Essa media tra il mondo canonico della cultura e il mondo più idiosincratico delle credenze, dei desideri e delle speranze.
La forma tipica di strutturazione dell’esperienza è narrativa; Jean Mandler ne ha raccolto le prove, dimostrando che ciò che non viene strutturato in forma narrativa non viene ricordato.
Dall’inizio dell’uso del linguaggio il bambino è in grado di cogliere i significati.
Il significato dipende (Peirce) non solo da un segno e da un referente, ma anche da un “interpretante”.
Immagine di Copertina tratta da ENI.
