Se potessimo portarci su una nave spaziale in orbita attorno al nostro Pianeta, dotati di una sofisticata attrezzatura per una visione ravvicinata, puntato l’obiettivo quaggiù saremmo raggiunti da uno spettacolo desolante che ci dissuaderebbe quasi certamente dal rimettere piede sul suolo natìo. L’allusione è per le guerre che devastano numerose aree abitate e strappano la vita a un numero impressionante di persone. Un inferno davvero, e non è il caso di immaginare qualcosa di più orribile: pare che l’uomo abbia decretato di spegnere la vita antropica in casa propria. Ma, se restiamo con il piede a terra e guardiamo all’insù non tardiamo ad accorgerci che le insidie minacciose per la nostra sopravvivenza possono provenire anche dall’alto e che possono andare a incrementare quelle già in atto sulla superficie del Pianeta.
Sto accennando a quei corpi celesti che si avvicinano di tanto in tanto, ci sfiorano, ci fanno visita, precipitano oppure se ne tornano per i fatti loro: meteoriti, bolidi, asteroidi. Sono entità fisiche per le quali non prestiamo generalmente l’attenzione dovuta, perché sono lassù, lontane comunque da noi, capaci per lo più di attrarre la nostra curiosità per la situazione che ci si presenta allorquando è data la possibilità di un’osservazione circostanziata. Non pensiamo, distratti e presi dalle mille occupazioni giornaliere, che uno di questi nostri vicini di casa potrebbe un giorno farci visita veramente precipitando al suolo, e allora metterebbe a tacere ogni guerra, ogni conflittualità, ogni discussione sugli eterni problemi sollevati dall’umanità. In effetti la nostra esistenza su questo piccolo granello invisibile nell’immensità dell’Universo continua a svolgersi sotto la minaccia, possibile e reale, di almeno tre elementi: le guerre che potrebbero indurre un giorno l’annientamento nucleare dell’ambiente e dei suoi abitatori, conflitti armati inventati dall’homo sapiens soltanto per dare una mano alle calamità naturali nel progetto di estinzione della vita; le insidie scagliate contro l’uomo dalla Natura stessa con terremoti, eventi climatici estremi, cambiamenti degli assetti planetari capaci di lasciare inermi e impotenti le creature portandole a una rapida scomparsa dopo averle seviziate con prove dolorose e insopportabili; infine una fatale deviazione di rotta compiuta da qualcuno di quegli scomodi vicini di casa che transitano beffardi, a ritmi variabili, sulle nostre teste.
Proviamo allora a scambiare conoscenza con alcuni fra loro, per meglio sapere con chi abbiamo a che fare. Le osservazioni effettuate con precisione e assiduità in ambito geofisico e astronomico sono in grado oggi di farci pervenire una realtà molto più prossima rispetto al passato.
Era il 19 aprile 2017 allorché fummo visitati, a debita distanza comunque, si parla di 1,8 milioni di chilometri, da un asteroide che misurava all’incirca 650 metri di diametro. Non un oggetto di dimensioni eccessive ma neppure trascurabili e, se calcoliamo la velocità con cui potrebbe cadere a precipizio sulla Terra, possiamo presumere che svilupperebbe un’energia distruttiva – ricordiamo la formula einsteiniana E=mc2 – di proporzioni inimmaginabili. Il suo nome scientifico è 2014JO25 e lo si trova annoverato nell’elenco dei così detti PHA ossia Asteroidi a rischio potenziale di impatto sul nostro Pianeta. La serie degli oggetti vaganti PHA comprende elementi con almeno 150 metri di diametro e un avvicinamento a noi entro la distanza di 7,5 milioni di chilometri. Altri soggetti di questa famiglia sono conosciuti con il nome di 1999AN10 del diametro pari a 800 metri, e 4179 Toutatis che raggiunge i 5,4 chilometri di diametro, un vero mostro dei dintorni.
Le osservazioni sistematiche hanno dato modo di osservare asteroidi addirittura binari, cioè composti da due corpi in moto sincrono o ruotanti attorno a un baricentro comune, come il così denominato Alascattalo scoperto nell’aprile del 2020 o come il suo parente Ermolova con un diametro di 6,6 chilometri e che si porta appresso per buona misura un satellite in rivoluzione nel tempo approssimativo di 12 ore e mezzo. Nel 2012 fu scoperto l’asteroide 2012TC4, molto piccolo rispetto ai precedenti menzionati, appena 16 metri di diametro, transitato all’inizio del mese di ottobre a circa 95 mila chilometri dalla Terra ossia fra noi e la Luna. La sua forma appariva allungata, probabilmente un frammento sfuggito nello spazio dopo che si erano rovinosamente scontrati fra loro due asteroidi di dimensioni ragguardevoli, un evento databile a milioni di anni fa e verificatosi nella Fascia principale degli asteroidi fra Marte e Giove. Ne fu registrato un nuovo passaggio trascorsi 5 anni, nel 2017.
La Fascia testé richiamata all’attenzione ospita gruppi estesi di asteroidi che, similmente al precedente, possono provenire da un impatto come quello appena accennato. Uno di questi frammenti, il maggiore dello sciame meteoritico, ha avuto il nome di Vesta. La stirpe di asteroidi nani comprende i così denominati NEA ossia Asteroidi prossimi alla Terra, enumerati sino a una quantità di 19 mila, una buona parte dei quali non raggiunge lo spessore di 30 metri. Uno di questi è indicato con l’acronimo 2016RH120, appena 5 metri di diametro, visto anche come la seconda Luna orbitante attorno alla Terra. Il più piccolo fra tutti fu comunque indicato con l’appellativo di 2008TS26, nemmeno un metro di diametro, passato a poco più di 16 mila chilometri da noi. Così pure un suo fratello, detto 1991VG che, con i suoi 4 metri di diametro, si è attardato un anno intero a orbitare intorno a noi. Poco più in là della Luna transitava l’asteroide contrassegnato con la sigla Earth MOID, in avvicinamento alla Terra alla velocità di 2,7 chilometri al secondo.

Piancaldoli è una piccola frazione ubicata nel Comune di Firenzuola, sul versante romagnolo dell’Appennino a 422 metri di altitudine. La notte del 10 agosto 1968 qualcosa di contundente picchiò secco sul tetto di una casa di Piancaldoli e ne risultarono alcuni frammenti con la superficie segnata da tracce di bruciatura. Il proprietario della casa li raccolse e ne fece consegna all’unità Astrofili di Bologna i quali li trasmisero poi all’Istituto di Mineralogia dell’Università di Palermo. Quella notte si verificava anche il fenomeno delle “Lacrime di San Lorenzo” ossia dello sciame meteoritico delle Perseidi. A un certo punto gli appassionati di fenomeni celesti che stavano con il naso all’insù nell’attesa di ammirare lo spettacolo delle “stelle cadenti” scorsero un vero e proprio bolide, dall’apparente grandezza di un quarto di Luna, solcare il cielo per un lungo tratto. Il frammento recuperato a Piancaldoli lasciava rilevare la presenza di condrite ordinaria, residuo importante dell’evoluzione in cui si era trovata la primordiale nebulosa solare, a bassissimo contenuto di ferro, ma ricco di particelle denominate micro-condrule metalliche, valido testimonio delle fasi attraversate durante la formazione del Sistema Solare, risalente a qualcosa come 4,5 miliardi di anni fa.
Un asteroide verosimilmente pericoloso per la vita sulla Terra è il 3122 Florence scoperto nel marzo 1981. Appartiene alla classe dei PHA, quindi a potenziale rischio di impatto. Il 1° settembre 2017 si sarebbe potuta anche verificate una catastrofe, essendo transitato a una distanza di quasi 6 milioni e mezzo di chilometri da noi. Non si sarebbe potuta escludere del tutto una variazione di rotta ai nostri danni, nonostante la lontananza ragguardevole. Se si fosse verificato un impatto contro il nostro Pianeta, 3122 Florence con il suo diametro di circa 4,5 chilometri sarebbe stato responsabile di uno sconvolgimento apocalittico. Per buona sorte ha proseguito oltre, in compagnia dei suoi due piccoli satelliti che, con un diametro dai 100 ai 300 metri, gli girano intorno.
Siamo nel mese di ottobre 2017 quando si sente parlare di un primo oggetto spaziale ad aver percorso le competenze siderali del nostro Sistema Solare, classificato a pieno diritto come appartenente alla serie degli asteroidi. Sempre a quell’epoca, poi, viene comunicata la scoperta di un nuovo asteroide, detto P10Ee5V, con buone probabilità appartenente alla classe dei NEA o Asteroidi prossimi alla Terra.
L’asteroide che impiega meno tempo a compiere una rivoluzione attorno al Sole è 2019AQ3 che si trova a una distanza dalla nostra stella abbastanza simile a quella di Venere. Però detiene una grandezza considerevole con il suo diametro di circa 1,2 chilometri. Inserito nella categoria Atira, risulta il maggiore fra tutti i suoi fratelli. Sempre nei nostri paraggi incontriamo il 2018WV1, forse un frammento lunare, poi il 2006RH120 che si pensò avesse coperto il ruolo di una seconda nostra Luna. Sono infatti presenti meteoriti generati da impatti verificatisi sulla superficie lunare, dai quali sarebbe stata lanciata nello spazio una quantità di materiale destinata a formare una nube di detriti. Sono frammenti che comunque potrebbero dirigersi anche sulla Terra. Se ne trovò un prototipo nel 2017, il già citato 1991VG, lanciato in un’orbita solare molto simile a quella del nostro Pianeta; anzi, nel 1992 per la durata di un mese ha orbitato attorno alla Terra, poi fortunatamente se n’è andato. Nell’aprile 2006 fu scoperto l’asteroide 2008GO98 appartenente alla famiglia Hilda comprensivo di oltre 3700 esemplari, dal nome dell’asteroide scoperto nel 1875, del diametro di chilometri 170,6 e di una rivoluzione pari a quasi 8 anni. Nel mese di luglio 2017 l’asteroide GO98 fu ripreso fotograficamente.

Termino questa carrellata sui nostri vicini, affascinanti nel loro spostarsi fra gli spazi di casa nostra, ma talvolta persino invadenti e indesiderati, con il richiamare il meno simpatico di tutti per le sue prerogative minacciose: è 99942 Apophis (il distruttore), della categoria dei NEO ossia corpi celesti prossimi alla Terra, che di questi esemplari ne conta all’incirca 25 mila. Si tratta di oggetti di modeste-medie dimensioni, variabili da una decina di metri sino anche a decine di chilometri, vaganti attorno al Sole su un’orbita molto simile a quella della nostra Terra, tanto da essere considerati un pericolo incombente nell’eventualità che la loro traiettoria si avvicini oltre una certa soglia a quella terrestre. Qualora le due traiettorie venissero a intersecarsi si creerebbe una situazione di grave allerta imminente. Nel caso di Apophis che si sposta con il suo diametro di 320 metri, con una massa superiore ai 4600 chilogrammi e alla velocità orbitale pari a 30,7 chilometri per minuto secondo, concesso che fosse trascinato alla superficie dalla forza di attrazione terrestre, produrrebbe effetti da impatto devastanti: 1200 megatoni di energia liberata (le atomiche sul Giappone nel 1945 sviluppavano ‘appena’ 13 chilotoni) e la formazione di un cratere esteso per cinque chilometri della sua larghezza.
Apophis era, nell’antichità mitologica, un terribile mostruoso serpente il quale aveva deciso di condannare il mondo intero a cadere nelle tenebre. Per arrivare a tanto aveva ingoiato niente meno che il Sole, fonte di luce e di calore per i viventi. Qualcosa di simile potrebbe verificarsi in seguito a un inimmaginabile impatto dell’asteroide Apophis sulla superficie terrestre: si solleverebbe una massa di polvere e detriti talmente invasiva e densa da oscurare la Terra in tutta la sua estensione. Apophis fu scoperto da un osservatorio dell’Arizona il 19 giugno 2004. Gli studi successivi hanno confermato che riapparirà il 13 aprile 2029 non eccessivamente lontano da noi ossia ad appena 38 mila chilometri, un decimo della distanza che ci separa dalla Luna, a un’altezza cioè dove circolano i nostri satelliti artificiali geosincroni. La probabilità che si verifichi una collisione tra l’asteroide e il nostro Pianeta è stata calcolata al 2,7%, come dire una probabilità su 37 casi ipotizzati. Ma pare che questa stima sia stata ampiamente smentita dalle ultime osservazioni e dai calcoli associati con la coniugazione di monitoraggi radar e di indagini telescopiche, dai quali si desume che Apophis non si avvicinerà alla Terra oltre una ben definita distanza di sicurezza.

Queste le previsioni e le speranze in seguito alle indagini dirette su Apophis durante il monitoraggio diretto alla sua traiettoria e velocità da punti di osservazione situati in California e in Virginia nel 2021. Lasciamolo dunque per ora nella sua folle corsa a 17 milioni di chilometri da noi.
Un dubbio resta insoluto: ma i signori della guerra non riescono a farsi un’idea di ciò che potrebbe succedere anche solo per un minimo cambio di rotta di qualcuno di quei bolidi? Vedono e combattono e ammazzano nemici dappertutto, ciechi completamente nel non ravvisare che un nemico terribile che non perdona, più di tutti gli ordigni letali messi insieme, ci sta volteggiando attorno, sino al momento che deciderà di tuffarsi. E allora?
Immagine di Copertina tratta da Space.com.
