Wilfred R. Bion
APPRENDERE DALL’ESPERIENZA
Roma, Armando Armando, 1972 (6a rist. 1996)
Capitolo sesto
Il tentativo di sfuggire all’esperienza di contatto con oggetti dotati di vita – tentativo eseguito mediante la distruzione della funzione alfa – rende la personalità incapace di entrare in contatto anche con se stessa, tranne che con quegli aspetti che hanno le caratteristiche dell’automa. Il risultato è che, invece del pensiero, restano disponibili per tutte le attività da espletare soltanto gli elementi beta, il cui unico destino possibile è quello di essere evacuati, forse ricorrendo all’istanza dell’identificazione proiettiva. (37)
Capitolo settimo
Se uno, da sveglio o nel sonno, ha un’esperienza emotiva ed è capace di convertirla in elementi alfa, ha poi la possibilità di restare inconsapevole di questa esperienza oppure di diventarne cosciente. Chi dorme ha un’esperienza emotiva, la converte in elementi alfa e diventa in tal modo capace di pensieri onirici. Egli ha così la facoltà di rendersene cosciente (cioè di svegliarsi) e di descrivere la sua esperienza emotiva con un racconto che chiamiamo sogno.
Un uomo che parli con un amico e converta le impressioni sensoriali di questa esperienza emotiva in elementi alfa, è in grado di formare pensieri onirici e quindi di avere una coscienza imperturbata dei fatti, siano questi gli eventi di cui partecipa o i propri sentimenti su tali eventi o ambedue. Egli è capace di restare ‘addormentato’ o inconsapevole di certi elementi che non possono penetrare la barriera costituita dal suo ‘sogno’. Grazie al ‘sogno’ può continuare ininterrottamente ad essere sveglio; sveglio, cioè, relativamente al fatto di star parlando con il suo amico, ma addormentato relativamente ad elementi che, se potessero penetrare la barriera dei suoi ‘sogni’, metterebbero il suo intelletto sotto il dominio di idee ed emozioni solitamente inconsce. (41)
Il sogno costituisce una barriera contro fenomeni mentali che potrebbero sopraffare nel paziente la consapevolezza di star parlando con un amico e, allo stesso tempo, rende impossibile a tale consapevolezza di sopraffare le fantasie del paziente.
In conclusione: il ‘sogno’ – insieme alla funzione alfa che lo rende possibile – è al centro dell’operazione del conscio e dell’inconscio, operazione da cui dipende il pensiero ordinato. Nella teoria della funzione alfa del sogno i poteri di censura e di resistenza sono essenziali per differenziare il conscio dall’inconscio e servono a mantenere la discriminazione tra i due. Questa discriminazione deriva dall’operazione del ‘sogno’ che è una combinazione in forma narrativa di pensieri onirici i quali derivano a loro volta da combinazioni di elementi alfa. Secondo questa teoria, la capacità di ‘sognare’ preserva la personalità da uno stato virtualmente psicotico. (42)
Capitolo ottavo
La ‘barriera di contatto’ si trova fra conscio e inconscio. L’uomo deve ‘sognare’ un’esperienza emotiva mentre gli capita, sia che gli capiti nel sonno sia che gli capiti da sveglio: la funzione alfa dell’uomo, sia nel sonno che nella veglia, trasforma le impressioni sensoriali aventi rapporto con un’esperienza emotiva in elementi alfa che, mentre proliferano, si condensano formando la barriera di contatto. Questa barriera di contatto, che è quindi in continuo processo di formazione, segna il punto di contatto e di separazione fra gli elementi consci e inconsci e genera la distinzione fra loro. (45)
L’espressione ‘barriera di contatto’ vuole sottolineare l’esistenza di contatto fra conscio e inconscio e il passaggio di elementi selezionati dall’uno all’altro. La trasformazione degli elementi da consci a inconsci e viceversa dipenderà dalla natura della barriera di contatto.
La natura del passaggio dal conscio all’inconscio e viceversa, e quindi anche la natura della barriera di contatto e degli elementi alfa che la compongono, esercitano una diretta influenza sulla memoria in generale e sulle caratteristiche di un qualsiasi determinato ricordo.
In pratica, la teoria delle funzioni e la teoria di una funzione alfa rendono possibili interpretazioni che mostrano con precisione come il paziente senta di avere sentimenti, ma non possa apprendere da essi; come senta di avere sensazioni, alcune delle quali estremamente deboli, ma non possa apprendere neppure da esse. (46)
Capitolo decimo
Negli elementi alfa comprendiamo le immagini visive, gli schemi uditivi e quelli olfattivi, tutto il materiale utilizzabile dai pensieri onirici, dal pensiero inconscio della veglia, dalla barriera di contatto, dalla memoria.
Anche se intriso delle caratteristiche del Super-io, a livello clinico l’oggetto bizzarro è ciò che più si avvicina alla realizzazione corrispondente del concetto di elemento beta. Ma il concetto di elemento beta designa solo le impressioni sensoriali, l’impressione sensoriale intesa come una parte della personalità che la percepisce e l’impressione sensoriale intesa come la cosa in sé che le corrisponde. (58-59)
L’inconscio è stato reclutato dalla funzione alfa con elementi alfa destinati ad essere immagazzinati, ma cui è vietato introdursi nella coscienza nelle occasioni in cui il loro impatto sul controllo da parte dell’uomo della situazione costituita dalla realtà esterna determinerebbe un senso di futilità o di sconnessione del pensiero ordinato. (60)
Capitolo undicesimo
La teoria delle funzioni, e della funzione alfa in particolare, è in grado di fornire nuovi contributi alla comprensione dei processi di pensiero. (61)
Capitolo dodicesimo
In origine, l’attività nota come ‘pensiero’ era un processo che serviva a liberare la psiche dall’accumularsi degli stimoli, secondo quel meccanismo che Melanie Klein ha chiamato identificazione proiettiva (Proietto una parte della mia vita psichica in un oggetto esterno e in essa mi identifico. Per diventare se stesso il bambino deve forzatamente passare attraverso le interpretazioni affettive e comportamentali che di lui restituisce la madre – rispecchiamento – Ai fini dell’integrazione del Sé è fondamentale che la madre sia in grado di decifrare gli stati emotivi del bambino in modo corretto – disponibilità affettiva della madre e sua identificazione proiettiva – Una situazione interattiva “sufficientemente buona” si instaura alla presenza di azioni della madre fatte con gioia, elasticità, prevedibilità; il bambino interiorizza identificazioni parziali o totali per realizzare il Sé potenziale.). (65)
Non può esservi identificazione proiettiva senza il suo reciproco, senza cioè un’attività introiettiva intesa a immagazzinare oggetti interni buoni. (67)
Supponiamo che il bambino sia allattato: è verosimile che prendere il latte, il calore, l’amore, sia sentito come un prendere un seno buono. Se il seno cattivo – inizialmente non in contrasto con quello buono – è predominante, allora ‘prendere’ il cibo ed eliminare un seno cattivo sono probabilmente due sensazioni tra di loro indistinte; buono e cattivo seno vengono ambedue percepiti con lo stesso grado di concretezza e di realtà del latte.
È molto più probabile che venga riconosciuto come idea il seno cattivo – cioè il seno desiderato, ma assente – che non il seno buono, il quale invece viene ad essere connesso con quanto in filosofia sarebbe definito cosa in sé. Seno buono e seno cattivo – l’uno associato al latte che soddisfa la fame, l’altro alla non esistenza di quel latte – hanno dunque qualità psichiche diverse. (70)
Rêverie è un termine applicabile a contenuti impregnati di amore e di odio: sta a designare lo stato mentale aperto alla ricezione di tutti gli ‘oggetti’ provenienti dall’oggetto amato, quello stato cioè capace di recepire le identificazioni proiettive del bambino; è uno dei fattori della funzione alfa della madre. (73)
Capitolo quattordicesimo
Come il mangiare, il bere o il respirare inadeguatamente comportano nefaste conseguenze per la vita, così il non fare uso dell’esperienza emotiva produce disastrosi effetti sullo sviluppo della personalità. (83)
Capitolo diciottesimo
La teoria della coscienza può essere modificata come segue: conscio e inconscio, prodotti con continuità, funzionano come se fossero ‘binoculari’, atti cioè alla correlazione e all’auto-osservazione. (100)
Dato il modo in cui si origina, una registrazione imparziale della qualità psichica del sé è dunque preclusa: la ‘veduta’ che una parte ha dell’altra è sempre, per così dire, ‘monoculare’. Per queste ragioni – oltre che per quelle provenienti dall’esperien-za tratta dai casi clinici nei quali c’è un ostacolo rappresentato dalla parte psicotica della personalità – la teoria dei processi primari e secondari è da me giudicata insoddisfacente. La debolezza di tale teoria consiste nel fatto che essa deve postulare due sistemi laddove nella mia teoria della funzione alfa l’esperienza emotiva è trasformata in elementi alfa che rendono possibile sia il pensiero onirico sia il pensiero inconscio di veglia sia l’immagazzinamento (memoria).
Il manifestarsi degli elementi beta, degli oggetti bizzarri ad essi strettamente connessi, e di gravi disturbi di solito legati all’eccessiva interferenza degli elementi psicotici della personalità, è da me attribuito alla mancanza della funzione alfa. (101)
Capitolo diciannovesimo
Il bambino è consapevole di avere un seno molto cattivo dentro di sé, un seno ‘che non c’è’ e che, non essendoci, dà luogo a sensazioni dolorose. Tale oggetto è sentito come un qualcosa che va ‘evacuato’ con il sistema respiratorio o con la ‘deglutizione’ di un seno soddisfacente. Il seno ingoiato è indistinguibile da un ‘pensiero’, ma il ‘pensiero’ dipende dall’esistenza di un oggetto che nella realtà viene introdotto in bocca. (107)
Capitolo ventesimo
C’è ragione di credere che proprio dalle esperienze emotive associate con l’alimentazione gli individui hanno astratto e poi integrato gli elementi che formano i sistemi deduttivi teoretici usati per rappresentare realizzazioni del pensiero; vi è quindi anche ragione di servirsi del sistema alimentare come di un modello per evidenziare e comprendere i processi implicati nel pensiero. (113)
Immagine di copertina tratta da Today.it.
