Il pensiero e la parola
Il pensiero e il linguaggio
sono per l’artista
gli strumenti dell’arte.
(da Oscar Wilde in “Il ritratto di Dorian Gray”)
Nel concreto si danno due piani per la dissertazione sul rapporto esistente fra il pensare e il parlare al tempo della scuola. Il riferimento, in questa sede, è per l’età della Scuola dell’Infanzia e per il percorso iniziale della Scuola Primaria. Ossia parliamo dell’insegnante e del bambino, quest’ultimo in fase ancora prelogica (vedi Jean Piaget).
Da parte dell’adulto il ricorso è per un meccanismo logico del pensiero, dove concorrono i parametri della obiettività, dell’astrazione, della generalizzazione. Sono posizioni complesse che introducono alla capacità di comunicazione realizzata nel raggiungimento di una sintesi obiettiva dei contenuti del pensiero. In particolare, l’adulto maturo ha raggiunto adeguate capacità di analisi nella descrizione della realtà che lo circonda, riesce a decentrare il pensiero dalla considerazione di un oggetto di conoscenza e a realizzare una dissociazione tra soggetto e oggetto attraverso il senso di obiettività. Può ricorrere a momenti di differenziazione, di deduzione, di comprensione analitica, può considerare la possibilità di un punto di vista entro una gamma di altri punti di vista ugualmente intervenienti. Può quindi, infine, socializzare con la parola il proprio pensiero.
Per il bambino prelogico ovvero di un’età inferiore ai sette anni, le cose si dispongono diversamente. La sua attività mentale è ancora impregnata di egocentrismo, di disposizione al sincretismo, alla diffusione nella regolazione dei processi mentali. Questo significa che la sua mente agisce in omaggio a un senso di indifferenziazione tra l’io personale e l’altro da sé, da cui proviene l’indifferenziazione fra il proprio punto di vista e quello altrui. Si avvale di un punto di vista, il suo, ma non si rende conto di saperlo. Ne proviene una certa confusione di soggetto e oggetto. Egli è propenso a servirsi di un meccanismo di identificazione, all’assorbimento dell’io nelle cose e nelle persone. Prova, inoltre, suggestibilità. La comprensione, per lui, si rivela nella convergenza di schemi acquisiti. Nell’esprimere il proprio pensiero il bambino prelogico ricorre a prove di giustificazione ossia può polverizzare un racconto che vuole riferire, in una serie di affermazioni frammentarie e incoerenti, in assenza di relazioni causali, temporali, logiche. Trovandosi nella propria fase di pre-causalità, è capace di portare al proprio parlare giustificazioni a ogni costo. Crede inoltre di capire tutto e pertanto non si produce in alcun tentativo di adattamento all’interlocutore. È così che è portato ad assimilare al proprio punto di vista i messaggi ricevuti. Il suo modo di rapportarsi agli altri si veste di realismo, di artificialismo, di finalismo, di insensibilità alla contraddizione.
Fin qui le manifestazioni pratiche del suo sincretismo. Ma conviene guardare, sotto questo aspetto, la situazione su due versanti che si richiamano reciprocamente: quello del sincretismo del pensiero e quello del sincretismo verbale. In quanto al primo dei due aspetti vediamo che il pensiero del bambino prelogico si sposta senza remore dalle premesse alle conclusioni per mezzo di un solo atto intuitivo e senza passare attraverso la deduzione. Il bambino impiega schemi di elaborazione fantastica, affini all’analogia, incomunicabili e arbitrari. La sua mente opera sorretta da una credenza e da una sicurezza a tutto svantaggio dei tentativi di dimostrazione.
Vediamo ora che cosa si può dire del sincretismo verbale. Diciamo subito che tale forma di lavoro mentale si può distinguere in sincretismo della comprensione e in sincretismo del ragionamento. Questa situazione comporta la presenza della fabulazione, sorretta da una sorta di onnipotenza della parola. Il bambino fa uso di schemi globali di insieme e ricorre alla fusione globale di due proposizioni. Gli difetta la comprensione della relazione implicatrice fra due proposizioni. Le parole trovano collocazione in una scena globale in mancanza di rapporti di relazione o con la presenza di relazioni a solo senso unico. Il comportamento verbale obbedisce ad aspetti bagnati di concretezza, di globalità, di diffusione. Le valutazioni percettive del bambino sono soggette a spiegazioni precausali. Il linguaggio espone il suo aspetto antropomorfico, finalistico, artificialistico. I suoi schemi di analogia possono dare luogo a ragionamenti a sbalzi.
La prima e più importante conseguenza proveniente dalla messa in moto del sincretismo del pensiero e del sincretismo verbale è l’incapacità di comunicare significati, che è l’equivalente di una sintesi del tutto soggettiva.
I sistemi di immagazzinamento delle informazioni
Questa parte dell’esposizione riguarda un po’ più da vicino quello che si stima essere il funzionamento della mente umana nel momento di recepire quanto ci viene comunicato dall’esterno. Parliamo di memoria, una facoltà fondamentale di elaborazione del pensiero e dell’informazione.
Sulla memoria sono stati fatti numerosi studi che ne hanno descritto in lungo e in largo le caratteristiche. Ne scelgo uno, quello del prof. Dell’Università di Padova, Cesare Cornoldi, esemplificato nel suo volume Apprendimento e memoria nell’uomo (UTET Libreria, Torino 1986). Cornoldi accenna alle strutture e ai processi richiamati dal concetto di memoria la quale, per arrivare a buon fine nel trattamento dell’informazione in entrata, avrebbe percorso il campo di una serie di strutture in sequenza, dalla denominazione di “registro sensoriale, Memoria a breve termine, Memoria a lungo termine”, considerate in qualità di magazzini. Maturando i tempi nello svilupparsi della teoresi psicologica, il concetto di magazzino, visto nella sua prevalente figura di struttura permanente, venne sostituito dal termine corrispondente a “categorie differenti di processi” ossia forme particolari di elaborazione, destinate a trasformare l’informazione pervenuta all’apparato percettivo, a ridurla, a selezionarla, a immagazzinarla e infine a recuperarla alla bisogna. Il modello relativo ai magazzini di memoria risale agli studi di Atkinson e Shiffrin (1968, 1971). Vediamone le peculiarità in funzione della permanenza dei ricordi. Tutto quel che accade in questi processi che andrò ad analizzare ha inizio con la sensazione mediante la quale un impulso di genere fisico viene trasdotto in un impulso di ordine nervoso.
A questo punto viene attivata la complessa macchina elaboratrice predisposta dal sistema cognitivo. Quest’ultimo, per quel che concerne la memoria, si articola in tre categorie di processi, come già accennato: il registro sensoriale (RS), la memoria a breve termine (MBT) e la memoria a lungo termine (MLT).
Andiamo per ordine. Il RS si interessa alle configurazioni di indizi, ossia viene attivato con il compito di estrarre caratteristiche e di riconoscere le configurazioni e gli indici pervenuti ai sensi. Si tratta di un primo riconoscimento e si riferisce a un numero minimo di indizi. Ha una durata brevissima, che può andare da 0,25 a due secondi. Esempio tipico può essere quello di un’occhiata furtiva a una camicia esposta in una vetrina, passandovi davanti quasi di corsa e quasi non facendoci caso. Si tratta comunque di un’attività percettiva-discriminativa. Ma, se mi preme ricordare un numero telefonico, allora vi presto maggiore attenzione. Il soggetto verrà elaborato attraverso una seconda categoria, la MBT, che è anche una memoria di lavoro. Tale categoria richiede l’attivazione di una interpretazione immediata. Può avvalersi dell’impiego di particolari strategie di memoria per fissare lo stimolo nel momento in cui serve, ma anche può essere soggetto a reiterazione ossia a ripetizione continua del numero da ricordare, per “fissarlo in memoria” e per non lasciarselo sfuggire di testa, mantenerlo dunque a disposizione per il tempo che occorre al suo uso. La capacità di ritenzione di questa categoria di memoria si aggira per un tempo che può raggiungere i trenta secondi dopodiché, se non si ricorre alle tecniche reiterative appena citate, la traccia dello stimolo tende a dissolversi. La MBT si esprime grazie al movimento progressivo di processi integrativi diretti verso la terza categoria dell’iter mnestico, la MLT, benché le informazioni possano pervenire alla MLT anche senza essere costrette a passare prima nella MBT.
Queste due forme di memoria sviluppano livelli di elaborazione nel ruolo di strutture organizzative e ricostruttive della memoria. La MLT funziona all’interno dei processi di interpretazione, di controllo e di recupero mediante l’elaborazione dei dati-base con la presenza di un interesse concreto a ricordare. Per me, ad esempio, può essere di fondamentale importanza la rimembranza della disfatta di Caporetto, 24 ottobre 1917, e gli studi effettuati in merito mi inducono a ritenere in memoria quella data che posso richiamare senza sforzo in qualsiasi momento. Il lavoro mentale che ho processato mi consente di trattenere in MLT un’informazione per parecchi minuti, fino a un lasso di tempo valutabile in anni.
Il lavoro portato dagli insegnanti nel corso dell’attività didattica si svolge appunto nel senso dell’elaborazione dei dati-base prima descritti ossia: le competenze logico-linguistiche, le sollecitazioni logico linguistiche, la mediazione verbale, la rappresentazione simbolica dell’esperienza, l’opportunità di nuove elaborazioni, fino alla strutturazione di nuovi e più complessi schemi mentali. Di qui un ritorno, in seguito al lavoro dei così detti circuiti riverberanti, ai processi di interpretazione, di controllo e di recupero.
La rete strutturale del pensiero
Stiamo per avviarci su un percorso assai complesso, dove è necessario porre molta attenzione per non smarrirsi. Cercherò dunque di esprimermi nel modo più chiaro e accessibile possibile.
Diciamo che possiamo immaginare di trovarci alla presenza di un vero e proprio reticolo la cui trama è intessuta di costrutti mentali, dai quali possiamo trarre un ventaglio di informazioni. Il compito che ci attende è quello di riuscire a comunicare ad altri le strutture caratteristiche della nostra mente, e questo si ottiene mediante la parola che trascina con sé significati. Al significato della parola si perviene attraverso il pensiero verbale, come coniugazione di pensiero e linguaggio. Si tratta dunque di cercare di ricostruire, per chi riceve l’informazione, la struttura mentale portatrice di significati, mediante la messa in moto di meccanismi atti a elaborare il messaggio in arrivo.
A questo punto la mente agisce in due modi: sulla struttura superficiale del linguaggio e sulla struttura del significato. Entrambe coinvolgono le strutture mnestiche, muovendo dai sistemi di immagazzinamento dell’informazione e indirizzate alla formazione di una rete semantica.
Partiamo dalle strutture superficiali del linguaggio. Qui abbiamo una sequenza elaborativa guidata dai dati, che si esprime attraverso: la registrazione di un’immagine acustica, l’analisi e la rilevazione delle caratteristiche critiche, il riconoscimento cognitivo, per confronto, di configurazioni particolari del segnale acustico, la selezione decisionale della configurazione corrispondente all’immagine esterna.
Ora prestiamo attenzione a quanto accade nei riguardi della struttura del significato. Qui sono implicati, ancora, i dati-base ossia le strutture simboliche precedentemente acquisite, ma si ha anche il riferimento alle strutture mnestiche già trattate nell’argomentare attorno alla struttura superficiale del linguaggio. Ora si verifica una sorta di commistione fra le due strutture, quella superficiale del linguaggio e quella del significato. La prima, mediante l’elaborazione guidata dai dati, si inoltra su un terreno di andata e ritorno, nel quale emergono l’elaborazione di conflitti cognitivi e il coordinamento di elaborazioni.
Questa direzione di lavoro confluisce, insieme ai dati-base provenienti dalla struttura del significato, in un’area dove insistono sia le conoscenze generali sia le aspettative specifiche ovvero teorie e ipotesi.
Siamo dunque pervenuti a un tipo di elaborazione guidata concettualmente. Per arrivare alla conclusione di tutto questo complicato lavoro, sia la struttura superficiale del linguaggio sia la struttura del significato pervengono a un campionamento selettivo di informazioni ambientali: la prima partendo dal segnale per arrivare alla interpretazione, la seconda a muovere dalla interpretazione per giungere al segnale. Il tutto andando a confluire nella sintesi ricercata.
Immagine di Copertina tratta da University of Padova City.

