CORSO DI PSICOLOGIA DELL’INFANZIA
BAGNOLO PIEMONTE – Biblioteca Comunale – Via Roma
Parte III di 4
Argomento n° 4
ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE
– Incidenza dell’inconscio nelle manifestazioni infantili.
– Il Complesso di Edipo.
TESTO
E Sigmund Freud, c’è ancora? Forse sì, in qualche modo…
Il mondo dell’inconscio. Il trauma psichico. La nozione di inconscio, di rimozione e di trauma servono di base per l’elaborazione di un modello del funzionamento psichico. Nell’infanzia dell’essere umano possono accadere avvenimenti drammatici e tali da imprimersi in forma determinante sulla scorta del divenire infantile. Una delle circostanze peggiori può ravvisarsi in un errato rapporto affettivo tra genitori e figlio: il senso di questa relazione viene pervertito e sono introdotti i primi elementi nevrotizzanti.
Il conflitto psichico. Sorge allorquando la pulsione libidica del soggetto è in opposizione alle funzioni di controllo dell’Io. Se tra le pulsioni istintuali e le esigenze limitanti dell’ambiente non viene trovato un compromesso, la pulsione viene allora rimossa in veste inconscia, ma riapparirà più tardi nella forma di sintomo. Il conflitto psichico nasce nel soggetto stesso e risulta nevrotizzante quando è stato interiorizzato. Tutti i conflitti antichi non risolti restano allo stato latente in forma inconscia. Nel bambino un conflitto psichico in apparenza privo di importanza può produrre effetti sproporzionati rispetto alla loro causa movente.
La nozione di inconscio. La realtà inconscia si svolge in noi, ma la ignoriamo. La riconosciamo attraverso le sue manifestazioni. L’inconscio può venire rivelato sia attraverso l’interpretazione dei sogni sia mediante l’analisi delle associazioni libere. L’inconscio è il fondamento di ogni vita psichica; esso si manifesta tramite i fenomeni coscienti, i quali rappresentano soltanto la parte più superficiale della nostra vita psichica. L’inconscio traspare, in forma nascosta e all’insaputa dell’Io cosciente, nei sogni così come nelle dimenticanze, negli atti mancati, nei lapsus della vita quotidiana.
La rimozione. Determinati moti pulsionali e rappresentazioni psichiche, nel tentativo di accedere alla coscienza, si imbattono in resistenze dovute al fatto che una gratificazione pulsionale è ostacolata da una interdizione proveniente dall’Io. Il rappresentante della pulsione viene cacciato nell’inconscio dove si organizza, germoglia, stabilisce nuovi legami. La rimozione ha trasformato un tentativo di manifestazione attiva cosciente in una stasi delle rappresentazioni e degli affetti ridotti a essere percepiti senza essere identificati. La pulsione rimossa può facilmente ridiventare attiva. In questo caso, non potendo affiorare alla coscienza, a causa dello sbarramento della rimozione, si manifesta sotto forma di un sintomo. La rimozione impiega una grande quantità di energia psichica da parte del soggetto.
L’amnesia infantile. Si riferisce a tutti i contenuti inconsci respinti fin dai primi anni di vita, inaccessibili ma attivi e fondamentali ai fini del comportamento ulteriore. Di ciò che successe prima dei 4 o 5 anni di età difficilmente ricordiamo qualche cosa. La scomparsa dei ricordi è da attribuire al fatto che il bambino attraversa, fin dalla sua primissima età, penosi momenti di conflitto. Si tratta di pulsioni della libido, sessuali e aggressive, che non possono trovare realizzazione a motivo della proibizione oppure dell’affiorare di un’angoscia insopportabile: per questo motivo vengono ributtate nell’inconscio dove danno luogo all’amnesia infantile. Per pura associazione vengono trascinati nell’inconscio anche tutti i ricordi piacevoli di quel periodo.
L’io e l’Id. L’Id è il sistema più profondo, quello che rappresenta la forma originale dell’apparato psichico, governato fin dalla nascita fisiologica dalle pulsioni innate, appetitive. L’Io è sottomesso al principio di realtà, l’Id al principio di piacere. L’Id è essenzialmente costituito dall’inconscio, quindi sfugge interamente alla coscienza. L’Io fa da mediatore fra il soggetto e il modo esterno.
I meccanismi di difesa. La negazione permette che il bambino venga mantenuto nell’ignoranza lasciandolo momentaneamente al riparo da ogni conflitto psichico. Con la proiezione il bambino pone in un altro soggetto un suo affetto. La introiezione ha il significato di impossessamento di un oggetto buono. Per annullamento retroattivo si intende la riparazione di un’azione o di un pensiero giudicati inammissibili dall’Io. La fantasmatizzazione permanente è una produzione di fantasticherie difensive.
Fissazione e regressione. La fissazione è un attaccamento a un oggetto libidico appartenente a stadi anteriori dello sviluppo. La regressione è il ritorno a forme di comportamento caratteristiche di stadi anteriori e già superati.
Il Super-io. Corrisponde alle forze repressive incontrate dal soggetto nel corso dello sviluppo e poste come proibizione di una gratificazione istintuale; queste forze sono interiorizzate. La rinuncia alla soddisfazione pulsionale è dettata da una morale interiorizzata. Il Super-io del bambino è il successore e il rappresentante della legge morale imposta dai genitori. Il Super-io e l’Id sono affini in quanto il primo rappresenta un’influenza del passato nella sua forma parentale e sociale, il secondo rappresenta un’influenza dell’eredità. Mentre l’Io è soprattutto determinato dall’esperienza personale.
Il Complesso di Edipo. Edipo, figlio di Laio re di Tebe, e di Giocasta, era stato preannunciato da un oracolo come l’uccisore del padre. Questo fatto si avverò e, come l’oracolo aveva predetto, Edipo divenne re nella sua stessa patria sposando inconsciamente la propria madre. Quando venne a sapere la verità su accecò e abbandonò la patria. La triste conclusione della tragedia di Sofocle, sotto un punto di vista psicoanalitico, rivela la soddisfazione dei desideri infantili di ciascun uomo. Noi, tuttavia, siamo riusciti a sviare i nostri impulsi sessuali dalle nostre madri e a superare la nostra gelosia nei confronti dei nostri padri. A somiglianza di Edipo re noi generalmente ignoriamo questi desideri ripugnanti ma nello stesso tempo imposti dalla natura umana, in quanto gli impulsi di incesto infantile permangono nell’inconscio. Nei primi periodi di vita il bambino è unicamente teso a divenire l’oggetto del desiderio materno. Presto scopre che il desiderio stesso della madre è rivolto verso il padre. Il bambino vorrebbe emulare il padre in prestigio e in autorità. Desidera identificarsi con lui. Tuttavia, egli si avvede che il padre rappresenta un ostacolo al suo moto di amore verso la madre. Ora considera il padre con ostilità. Il suo sentimento diventa ambivalente fra la tenerezza e il desiderio di soppressione. L’attrazione per la madre pone il bambino in un atteggiamento aggressivo nei confronti del padre, ma nello stesso tempo provoca un’equivalente paura di essere aggredito a sua volta dal padre. Il senso inconscio di colpa si accresce nel bambino. A questo punto diviene rilevante il ruolo del padre, il quale deve dimostrarsi in grado di sostenete l’atteggiamento aggressivo del bambino sia come figura di rivale in amore sia come modello da imitare. Il bambino non tarderà a rendersi conto che la meta della sua libido è una cosa impossibile e che i propri sforzi sono inutili. Da questa posizione seguirà la sublimazione della libido genitale con il devolvere delle energie a fini etici, culturali, sociali.
La bambina perviene al Complesso di Edipo con la consapevolezza dell’inferiorità fisiologica sessuale, ciò che porta a un indebolimento del legame con la madre. Ella sostituisce presto il desiderio della parità sessuale con quello di avere un figlio dal padre. Inizia la gelosia nei confronti della madre. Questo spostamento dell’attività libidica dalla madre al padre fa ravvisare una prima fase di superamento della dipendenza infantile. Nel maschio il Complesso di Edipo non solo viene respinto, ma si disintegra sotto lo choc della minaccia di castrazione. Gli effetti si riducono alla interdizione dell’incesto e alla instaurazione della morale, ed è quanto appare come una vittoria della specie sull’individuo. Per la bambina il Complesso di Edipo viene rimosso. Il superamento nel bambino invece si delinea con una vera e propria distruzione del Complesso, fatto che ha come conseguenza immediata la liberazione di una grande quantità di energie psichiche che possono venire dirette verso interessi intellettuali. La fase del Complesso di Edipo consente lo sviluppo della sessualità e la strutturazione della realtà. Questa fase viene superata con la sublimazione delle energie libidiche. Se la sublimazione non si verifica, se certe componenti del Complesso di Edipo restano attive, sarà allora probabile l’apparizione di difficoltà scolastiche, a motivo di una indisponibilità delle energie pulsionali che restano arenate nella fissazione erotica. Come erede del Complesso di Edipo viene strutturandosi il Super-io in base alla interiorizzazione della legge morale assorbita dalle imposizioni e dalle proibizioni dell’autorità paterna. Nello stesso tempo viene introiettata l’immagine parentale come modello da imitare: L’Ideale dell’Io.
Argomento n° 5
ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE
– Sviluppo di nevrosi infantili. Elaborazione di tipi schizoidi e schizofrenici. Epilogo delle psicosi.
TESTO
La nevrosi infantile. Certi comportamenti tipici possono spesso far pensare a sintomi di una nevrosi in via di sviluppo. Essi possono presentarsi come: disturbi del sonno, incubi, angoscia notturna, cerimoniali nell’andare a letto, tic, intolleranze alimentari, timidezza, astensione dai giochi di gruppo, passività, enuresi, aggressività. Spesso non si tratta ancora di disturbo nevrotico, ma di un disturbo reazionale indicante la non accettabilità da parte del bambino di una determinata situazione familiare. Nel caso propriamente delle nevrosi si tratta di un conflitto inconscio interiorizzato che riemerge sotto forma di sintomi nevrotici. Talvolta un disturbo relazionale può mascherare un conflitto inconscio. La nevrosi è uno stato morboso reso evidente da specifiche perturbazioni quali la fissazione o la regressione dell’evoluzione libidica, l’inefficacia dell’Io di fronte alle esigenze della realtà esterna, il ricorso ai meccanismi di difesa, le manifestazioni dell’angoscia. La gravità sta nel fatto che il conflitto venga interiorizzato dando origine a una attività psichica duratura. La nevrosi in una persona adulta è legata a un’angoscia infantile. Nell’infanzia la nevrosi è un episodio normale dello sviluppo, ma non è detto che essa debba sempre sfociare in una nevrosi adulta.
Secondo Anna Freud è essenziale che, nel passaggio da uno stadio evolutivo al successivo, la maggior parte della libido si organizzi nell’intensità propria dell’età del bambino, evitando la regressione e la fissazione. Se invece la costellazione libidica si arresta o procede stentatamente in forma rigida, allora si può dedurne l’esistenza di uno stato morboso. L’evoluzione del bambino è caratterizzata da un conflitto tra l’Io, aderente al principio di realtà, e l’Id, sinonimo della vita istintuale. Secondo Anna Freud lo sviluppo della personalità consiste in un equilibrio di forze fra le pulsioni dell’Id e la potenza dell’Io. La nevrosi calcifica questo equilibrio di forze. La nevrosi è caratterizzata da un uso intensivo e durevole dei meccanismi di difesa. Questi ultimi rivelano la presenza di una nevrosi solo se usati con estensione e permanenza. Per Anna Freud può essere intravista una nevrosi quando il bambino si fa un’idea erronea del mondo esterno, quando gli divengono estranee le proprie emozioni, quando egli rivela lacune mnesiche eccedenti la norma dell’amnesia infantile, quando si può notare una lacuna nella sua personalità, quando la motilità diviene incontrollata.
Secondo Melanie Klein il bambino rivela la presenza di una nevrosi nell’incapacità di risolvere il suo conflitto psichico interiorizzato. Ella sottolinea i segni dell’angoscia infantile facendo riferimento ai disturbi del sonno, alle difficoltà alimentari e ai sintomi fobici. Si tratta di inibizioni varie del comportamento, le quali indicano sempre la presenza dell’angoscia e dei sentimenti di colpa. Dette inibizioni possono coinvolgere le attività scolastiche manifestandosi in rifiuto di conoscere, nell’indolenza, nella mancanza di interesse, in deficit parziali. Secondo Melanie Klein nel primo anno di vita si creano situazioni conflittuali ansiogene le quali esigono il ricorso a difese patologiche lasciando poi dei postumi importanti, manifesti o latenti. La nevrosi può provocare restrizioni allo sviluppo psicologico imponendo una rimozione massiccia della curiosità normale ed estendibile a tutto il sapere, inibendo le possibilità della vita immaginativa, suscitando incapacità di tollerare frustrazioni, instaurando un adattamento eccessivo alle esigenze educative, favorendo comportamenti troppo aggressivi o troppo affettuosi. Un aspetto che nella sua forma più acuta si trova in molti pazienti nevrotici e psicotici è la tendenza a rimanere nella chiusura della cerchia familiare o di ritornarvi. Così il sonno eccessivo può essere un’espressione nevrotica, nel senso di un desiderio di sfuggire i contatti con il mondo.
La personalità schizoide. Non si tratta ancora di una vera malattia mentale. Alcuni bambini schizoidi sono intelligenti, ma presentano difficoltà scolastiche e disturbi relazionali. Sono bambini socialmente schivi e preoccupati dei loro studi. Possono essere timidi e tranquilli, oppure inclini a esprimere liberamente le proprie idee. Talvolta esternano interessi che di norma sopravvengono a un’età superiore. In genere essi stessi si sentono diversi dagli altri. Questi bambini non sottostanno al principio della collaborazione, tendono a isolarsi e a sentirsi oggetto delle critiche degli altri. Essi sono caratterizzati da una rigidità del comportamento, da attaccamento alle abitudini, da intolleranza per il conformismo sociale. Di fronte a una contrarietà possono essere colti da crisi molto violente di collera. I tipi più comunicativi amano parlare per metafore. Tutti questi disturbi appaiono spesso in età prescolare, ma si intensificano nel periodo della scuola, all’ingresso cioè in un contesto sociale di collaborazione. Spesso la reazione di intolleranza da parte dell’adulto non fa che rendere più grave lo stato psichico schizoide nel bambino.
Una psicosi dell’infanzia: l’autismo. È una malattia che inizia nei primi tre anni di vita. Essa si manifesta innanzitutto con l’incapacità del bambino a entrare in un rapporto normale con la gente e con le situazioni. Il bambino si avvolge in se stesso e nelle proprie fantasie senza riguardo per la realtà esterna. La comunicazione è ridotta al minimo. Si denota un’ossessione per l’uniformità a detrimento delle attività spontanee; ogni variazione produce attacchi di rabbia o di panico. L’interesse è prevalentemente rivolto agli oggetti. Sussistono tuttavia buone capacità conoscitive. Si stabilisce un caratteristico comportamento motorio ripetitivo. Alcuni bambini possono ridursi al mutismo. Un aspetto caratteristico è l’incapacità del bambino di guardare negli occhi le altre persone. Persiste una fissazione psicologica a modelli di comportamento relativi a stadi evolutivi anteriori. La causa dell’autismo infantile può essere una lesione cerebrale oppure può derivare da genitori emotivamente introversi, ossessivi, intellettuali, goffi nei loro rapporti con la gente, ipersensibili, sospettosi. Esistono all’incirca quattro o cinque bambini autistici su diecimila. L’autismo è più comune della cecità e frequente quasi come la sordità dei bambini. Viene generalmente colpita una bambina ogni quattro bambini.
Studio di psichiatria esistenziale secondo Ronald D. Laing. Nel considerare l’individuo schizoide si dice che la sua totalità di esperienza personale è scissa a due livelli principali: nei rapporti con l’ambiente e nei rapporti con se stesso. “Psicotico” è il nome riservato alla persona che sta con un’altra sana di mente in un rapporto disgiuntivo particolare. Se l’individuo non è in grado di accettare come cose naturali la realtà, l’autonomia, l’identità, l’essere vivo suo e degli altri, deve continuamente inventare dei modi per conservare la propria identità, per non smarrire la propria esistenza ontologica. Il paranoico è perseguitato dall’idea che qualcuno complotti contro di lui. Il bambino inizia già da piccolo a stabilire la propria identità e la propria autonomia. Nell’individuo schizoide vengono gradualmente distrutte la spontaneità, la freschezza, la gioia. L’io dello schizoide elimina i rapporti diretti con gli altri e cerca di divenire l’oggetto di se stesso usando due funzioni principali, che sono la fantasia e l’osservazione. Lo schizoide tenta disperatamente di essere se stesso, ma ciò gli è quasi impossibile. Ne risulta una scissione tra un Io per gli altri e un Io interiore. Quest’ultimo perde la propria identità, diviene irreale, si impoverisce e si svuota; per altro verso si carica di odio, di paura e di invidia. L’Io desidera restare unito al corpo, ma nello stesso tempo teme questo legame. Odiando l’ambiente e rifugiandosi nel proprio Io, l’individuo si avvede a un certo punto che anche questo rifugio per lui è una fonte di tormenti.
Lo schizofrenico desidera essere amato, ma l’idea di tale realizzazione lo terrorizza. Egli teme di perdere la propria identità nel rapporto di amore. Già da bambini occorre creare e sentire la propria identità: è un traguardo che difficilmente viene raggiunto in bambini che non danno mai fastidio, che fanno sempre come si dice loro, che non dicono mai bugie, che non si impongono, che non si ribellano. Una madre o, meglio, una famiglia può risultare schizofrenogena quando determina un fallimento da parte del bambino nell’ottenere le proprie soddisfazioni istintuali. Ogni bambino possiede determinate tendenze innate verso il normale sviluppo delle fasi primarie della sicurezza ontologica. Tutta la costellazione familiare deve essere incline a favorire la capacità del bambino di partecipare realmente al mondo con il suo Io, insieme con gli altri. La maggior parte degli studiosi concorda nell’affermare che lo psicotico e, in particolare, lo schizofrenico, sia un individuo sopravvissuto a un disastro originario dovuto a una eccedenza di frustrazioni. Queste frustrazioni si rifanno in sostanza all’insorgere di gravi difficoltà incontrate dal bambino nel tentativo di divenire una persona intera insieme con gli altri. Gli schemi di vita proposti al bambino dall’ambiente familiare devono accordarsi con le cose nelle quali il bambino deve e dovrà vivere e respirare. Non può il bambino costruirsi da solo una visione chiara del mondo. È con i primissimi legami affettivi che si sviluppa nel bambino l’iniziale capacità di vivere da sé.
Immagine di Copertina tratta da The Coolist.

